Fino a metà anni ’80 l’Inghilterra poteva vantare le squadre più forti d’Europa: finiti i cicli di Ajax e Bayern Monaco, la Coppa dei Campioni era diventata affare britannico. Dal 1977 al 1984 l’Amburgo è l’unica squadra capace di spezzare l’egemonia di Liverpool, Nottingham Forest e Aston Villa. Dopo la tragedia dell’Heysel, tutte le squadre inglesi sono squalificate per 5 anni dalle manifestazioni europee, e la geopolitica del calcio continentale viene rivoluzionata.

Il calcio inglese conosce un periodo di crisi: il campionato perde appeal, e il governo Thatcher, scagliandosi contro gli ultras dopo la tragedia di Hillsborough, avvia una riforma che cambierà il pubblico degli stadi e il rapporto con le televisioni, dando vita alla nuova Premier League. Si dovrà aspettare il 1999 per veder trionfare di nuovo una squadra inglese in Champion’s: il Manchester United home-made di Alex Ferguson è il primo grande esempio della ricostruzione inglese degli anni ’90.

In questo articolo, abbiamo voluto immaginare come sarebbe stata una potenziale top eleven della Premier League durante questa transizione. Ecco una formazione che annovera i migliori talenti di inizio anni ’90, quando le squadre inglesi tornavano in Europa ma non erano ancora abbastanza ricche per competere con i top club continentali. Mentre la Thatcher lasciava il posto a Blair – o se preferite Blur e Oasis sostituivano Stone Roses e Happy Mondays – un fantallenatore britannico avrebbe potuto giocare così.

Peter Shilton: l’erede di Gordon Banks ha difeso i pali dell’Inghilterra dal 1970 al 1990. In mezzo sbronze, relazioni extraconiugali e due coppe Campioni vinti con il Nottingham Forest di Brian Clough: l’unica squadra capace di vincere più coppe europee che titoli nazionali.

Lee Sharpe: il grande rimpianto dello United di Ferguson. Nel 1991 è una delle pedine fondamentali della cavalcata dei Red Devils in Coppa delle Coppe: poi la meningite lo tiene un anno lontano dai campi. Nel frattempo, esplode nel suo ruolo un certo Ryan Giggs: Sharpe non tornerà mai sui suoi livelli, e la sua parabola è una delle storie più tristi del football inglese.

Tony Adams: 20 anni di onorato servizio con la maglia dei Gunners. Dall’Arsenal ruvido degli anni ’80 fino ai trionfi con Arsene Wenger, passando per i campionati al cardiopalma raccontati da Nick Hornby in Febbre a 90 °. 20 anni senza mai tirarsi indietro: neanche quando l’alcolismo era diventato un problema, e Tony ha dovuto ammettere ad un Paese intero che il capitano della Nazionale doveva andare in rehab.

Terry Butcher: Una vita in squadre di seconda fascia, a sgomitare in difesa. L’immagine più famosa della sua carriera risale al 1989: la partita è Inghilterra – Svezia, valevole per le qualificazioni a Italia 90. Terry si infortuna alla fronte, e i medici arginano la ferita con alcuni punti di sutura; Butcher gioca come niente fosse, e all’ennesimo colpo di testa i punti saltano e la ferita riprende a sanguinare copiosamente. Il difensore continua a giocare, e a fine partita può esultare per il pareggio a reti inviolate: adesso che l’Inghilterra si è qualificata, si può pensare alla ferita.

Un indimenticabile Terry Butcher al termine di Inghilterra – Svezia 0-0

Dennis Irwin: uno dei fedelissimi di Sir Alex Ferguson. Arrivato 25enne nel 1990, diventa presto il leader dei Red Devils, con cui vincerà sette volte la Premier. Terzino di grande affidabilità, farà da chioccia alla generazione del 1992 che riporterà il Manchester United sul tetto del mondo.

Vinnie Jones: la finale di FA Cup del 1988 in Inghilterra la raccontano ancora. Da una parte l’impeccabile Liverpool, dall’altra un manipolo sgangherato di picchiatori, il Wimbledon FC. Tra gli sguardi attoniti di tutta l’Inghilterra, famiglia reale compresa, la spuntarono i secondi: al fischio finale il commentatore della BBC esclamò “The Crazy Gang have beaten the Culture Club” , regalando loro l’immortalità.

Vinnie Jones, soprannominato Psycho, era il giocatore più rappresentativo, per irruenza e cattiveria, della Crazy Gang: terminata la carriera calcistica, si reinventerà attore in film improbabili almeno quanto i suoi interventi.

Vinnie Jones e un giovane Paul Gascoigne

Roy Keane: altro uomo simbolo del Manchester United, l’irlandese Keane da giovane sembra avviato ad una buona carriera come pugile. Nel 1989 viene scoperto da Brian Clough, che decide di portarlo con sè a Nottingham: qui Keane matura, tra una scazzottata e l’altra con il suo allenatore. Tra le sue gesta, si ricordano originali complimenti all’arbitro (“Tua moglie è più gentile come me”, 11 giornate di squalifica) e vendette attese anni: nel 2001 si vendica con un fallaccio di un infortunio che gli era costato la rottura dei legamenti nel 1997 (“Avevo aspettato abbastanza“). Dal 1993 alla corte di Sir Alex Ferguson, va a formare con Paul Scholes una diga di centrocampo entrata nella storia del calcio.

Matthew Le Tissier: Uno dei talenti più cristallini che il calcio inglese abbia mai generato. Debutta in Premier nel 1986 con una maglia, quella biancorossa del Southampton, che gli resterà cucita addosso per tutta la carriera. Quanto stridevano le sue giocate con quel fisico tarchiato, con quella maglia sempre sporca di fango, con il calcio glam del Nuovo Millennio. Nel 2001 i Saints lasciano il loro storico stadio, The Dell; l’anno successivo li salutava anche il loro numero 7: tarchiato, appesantito, ma sempre capace di numeri incredibili. Ritirare la maglia? “No, però datela al giocatore più fantasioso che c’è in squadra”.

Paul Gascoigne: Paul “Gazza” Gascoigne è probabilmente il giocatore più amato dell’Inghilterra anni ’90: la sua spacconeria nasconde una fragilità emotiva che con il tempo si fa sempre più evidente. Nel 1990 le sue lacrime durante la semifinale di Italia ’90 contro la Germania commuovono tutta l’Inghilterra; nel 1995 ammonisce l’arbitro prima di restituirgli il cartellino caduto; a Euro ’96 segna un gol meraviglioso alla Scozia e esulta mimando il gioco alcolico della Dentist’s Chair e bevendo tequila. Potremmo continuare per pagine intere: indimenticabile.

Eric Cantona, 1994

Eric Cantona: King Eric arriva in Inghilterra nel 1992, e fa subito capire quanto vale regalando al Leeds un titolo che mancava da 19 anni. L’anno seguente approda allo United, dove diventa una leggenda: gol meravigliosi, dichiarazioni fuori dalle righe e titoli in sequenza. L’unico anno in cui i Red Devils non vincono la Premier, guarda caso, coincide con la sua lunga squalifica dopo il calcio al tifoso del Crystal Palace.

Gary Lineker: Il capocannoniere di Mexico ’86 è uno degli attaccanti più prolifici nella storia del calcio inglese. Nel 1986 lascia l’Everton per il Barcellona, dove vincerà una Coppa Coppe con Cruijff: tornato in patria alzerà la FA Cup con la maglia del Tottenham. Durante la sua carriera, Lineker non è mai stato espulso né ammonito.

Questi gli undici giocatori che più ci hanno emozionato nella Premier di inizio anni ’90: un periodo di transizione per i risultati e il fair play, ma emotivamente indimenticabile per le storie e i personaggi che ci ha messo davanti. Adesso chiediamo a te: chi non deve assolutamente mancare nella tua formazione?