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“Se non sei tormentato dopo aver fatto un errore, non sei un grande portiere. In quel momento non importa quello che hai fatto in passato, perché sembra non avere futuro”.  (Lev Yashin)

Come promesso ai lettori di Zona Cesarini, ecco un breve articolo sui tre migliori portieri scelti tramite il nostro sondaggio su Facebook. Questa speciale “inchiesta” ha premiato tre grandi nomi che hanno custodito la porta di importanti squadre del calcio continentale. Nomi conosciuti a tutti i calciofili del globo, fenomeni mainstream a guardia della porta delle proprie Nazionali e, tra le altre, di società come Manchester United, Juventus e Bayern Monaco.

Oggi parliamo di: Peter Schmeichel, Gianluigi Buffon e Manuel Neuer.
Partiamo con il nostro identikit e andiamo a vedere se ti raccontiamo qualcosa che già non sai. 

Peter Schmeichel

 Se mi colpisce sono morto.”  (Sir Alex Ferguson)

Fare paura ad un allenatore come Ferguson non è cosa che possono permettersi in tanti. Certo, quando nella ristrettezza dello spogliatoio, ti trovi davanti un danese di 193 cm per 96 kg, c’è da poco scherzare.

Peter Boleslaw Schmeichel nasce, da padre polacco e mamma danese, in un freddo 18 Novembre del 1963 nella piccola Gladsake, cittadina non molto lontana da Copenaghen. Cresciuto calcisticamente nella squadra del proprio paesello, le prime avventure di livello le fa con il Brondby, vestendo la maglia di titolare dal 1987 al 1991. Da lì, il grande salto verso il calcio che conta, direzione Manchester, nelle file dello United. Mezzo milione di sterline. Pochissimo, per quello che vale il gigante danese.

Vince di tutto, la ciliegina sulla torta nel 1999 con la vittoria della Champions League, prima del passaggio in Portogallo: Sporting Lisbona. Ma il ritorno in Inghilterra non si fa attendere, vestendo le maglie di Aston Villa e Manchester City. Nel 2003, alla soglia dei 40 anni chiude una carriera meravigliosa, fatta di parate memorabili, risse nello spogliatoio, anche con il docile Roy Keane, un altro dal temperamento facile. Ma la vittoria più bella è quella della “cavalcata europea del ’92“, dove vince il titolo assieme ai compagni danesi. Chi l’avrebbe mai detto. Detiene il record come primo portiere ad aver segnato su azione in un memorabile Aston Villa – Everton nel 2001.

Seguitissimo su Twitter, lavora in TV da anni. Protagonista anche di un reality girato “nella miniera di carbone, in Polonia, il paese di mio padre. Per alcune ore mi sono immedesimato nel ruolo di quegli operai, mostrando al  pubblico  l’importanza del loro lavoro”. Un difensore operaio, a guardia della porta per più di 20 anni. Anche il figlio, Kasper, ha seguito le orme del padre, e da quest’anno è finalmente in Premier League, con la maglia del Leicester. Certo, tra lui e suo padre c’è una differenza abissale, magari il nipote diventerà un vero campione, come il nonno, indimenticabile portiere dell’Old Trafford.

  Gianluigi Buffon

“Un pronostico per la partita? Non so, chiedetelo a Buffon: io vado solo in tabaccheria, è lui quello che passa in ricevitoria.”  (Zdenek Zeman)

Già, qualche volta Gianluigi in ricevitoria c’è andato, e ha dovuto parare tutte le palle sparate dai giornalisti sul suo presunto vizio di scommettere sulle partite di Serie A: “Puntavo solo partite legali”. Maggio 2006, rischia di saltare il Mondiale, per fortuna di tutti i tifosi azzurri, quel Campionato del Mondo meno male l’ha giocato. Uno dei protagonisti assoluti. E pazienza se gli è scappata qualche bolletta di troppo e una croce celtica su uno striscione durante i festeggiamenti di quel Mondiale vinto.

Gianluigi Buffon è il miglior portiere degli anni 2000. Su questo non ci piove. Figlio della grande tradizione italiana dei numeri 1, da più di 20 anni  è sulla breccia a parare tutto quello che gli lanciano addosso. Nessun trasferimento all’estero per lui. Oltre alla Vecchia Signora, un’altra grande esperienza, la prima, nelle file del Parma di Callisto Tanzi. Esordio a 16 anni. Un predestinato.

Prima faceva il centrocampista, poi si sposta dietro, ispirandosi al grande portiere camerunese N’Kono, protagonista ai Mondiali di Italia ’90. E se non si può ancora fregiare (e non si fregerà) del Pallone d’Oro, Buffon continua imperterrito a difendere i pali della più forte squadra italiana con l’obiettivo di arrivare a 40 anni sempre vestendo la maglia di titolare. Come Dino Zoff.

Tutto comincia nella scuola calcio Canaletto, una società di La Spezia. Nel Giugno del 1991, alla tenera età di 13 anni, viene tesserato dal Parma. “Acquistato per 15 milioni di lire pagabili in due anni con la prima da 3 milioni e la seconda da 12 milioni: se però dopo il primo anno ai ducali non fosse stato riconfermato, sarebbe decaduto l’impegno del Parma a corrispondere il compenso pattuito per la seconda stagione”. Con il titolare Luca Bucci messo male, scavalca anche Nista come secondo portiere. Subisce la prima segnatura. Ce ne saranno tante altre, ma chi se ne importa. Uno così, viene fuori ogni morte di Papa. San Gianluigi da Carrara.

Michael Neuer

Sono un calciatore e non l’ambasciatore di un marchio, non sono il tipo che posa in biancheria intima.  Al rosso del red carpet preferisco il verde dei campi di calcio, mi sento più a mio agio tra i pali.”

Orgoglio teutonico e carisma da far invidia ad Angela Merkel. Un mostro in porta. Dice di non essere interessato a far parte del Jet Set  nel ruolo di specchietto per le allodole per fare la fortuna di pubblicitari e sponsor; al contrario di Cristiano Ronaldo, che quest’anno gli ha soffiato il Pallone d’Oro. Se lo meritava Neuer, diciamocelo. Il giovane portiere tedesco rappresenta la sintesi del calcio moderno. Tra i pali è il numero 1 al Mondo, libero aggiunto in fase d’impostazione e riflessi da mettere spavento ad una Tigre del Bengala.

Nato e cresciuto calcisticamente nello Schalke 04 di Gelsenkirchen, si è fatto tutta la trafila fino alla qualifica di capitano. Era l’idolo della curva, e in curva ci andava anche lui. Poi il patatrac. Lo acquista il Bayern, a Gelsenkirchen monta una protesta gigante. Tutti vogliono la sua testa per aver tradito il primo amore. A Monaco le cose non si mettono meglio. Anche i tifosi del Bayern sono lividi di rabbia. Vedere la maglia di portiere andare nelle mani di un “minatore” (così vengono chiamati i giocatori dello Schalke) tifosissimo, per di più.

Si arriva così ad un accordo tra società, Neuer e tifosi. Un patto blindato fatto di 5 punti a carico del portiere: divieto di avvicinarsi alla Curva dei propri tifosi, di baciare la maglia né lanciarla al pubblico sugli spalti; divieto di intonare le strofe di “Humba” (il coro degli aficionados), e di commentare con la stampa il comportamento degli ultras.

Sono passati più di tre anni da quei giorni. Con la maglia del Bayern ha vinto tutto. Con la Nazionale è stato protagonista assoluto nell’ultimo Mondiale vinto. “Supamanuel” è ormai un coro fisso sugli spalti dell’Allianz. Il passato è stato dimenticato in fretta. “Manuel è un bene del calcio tedesco e del Bayern”, ha detto al quotidiano Tageszeitung uno dei capi ultras. Quello che conta sono gli scatti felini del portierone di Gelsenkirchen. Il resto fa solo volume.

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