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Il calcio, si sa, è anche un colossale business; e le trasformazioni economiche della società hanno conseguenze dirette sulla geopolitica del pallone. Da metà degli anni ’80, visto il crescente appeal televisivo, una generazione di miliardari spregiudicati si affaccia nel mondo del calcio europeo: un ottimo modo per investire denaro, accreditarsi nel gotha della finanza continentale e, per i più scaltri, avviare promettenti carriere politiche o riciclare denaro di dubbia provenienza.

Il fenomeno non è un’esclusiva italiana, come dimostra la storia di Bernard Tapie, presidente dell’Olympique Marsiglia: yuppie spregiudicato, politico post-ideologico, imprenditore saltimbanco.

Bernard Tapie, il self made man

Tapie, come adora ripetere, è uno che “si è fatto da solo”: ha iniziato come venditore di televisioni e, dopo dimenticabili trascorsi come cantante e pilota automobilistico, è diventato un imprenditore specializzato nell’acquisire aziende in crisi, spacchettarle e rivenderle.

Bernard Hinault, Bernard Tapie and Greg Lemond

Dimostrando molta abilità e pochi scrupoli, Tapie in pochi anni diventa uno degli uomini d’affari più potenti, ricchi e discussi di Francia. Nel 1984 allestisce una squadra di ciclismo e si fa sponsorizzare da La Vie Claire, una catena di negozi di prodotti sanitari che proprio lo spavaldo Bernard ha rilanciato dopo la bancarotta: con Bernard Hinault e Greg Lemond vince due volte il Tour de France. Guardando i suoi campioni in maglia gialla sfilare tra due ali di folla, Tapie consolida la sua certezza: lo sport è il volano perfetto per coronare le sue ambizioni politiche.

L’arrivo a Marsiglia

Nel 1986 acquista l’Olympique Marsiglia, deciso a farne un top club europeo ad ogni costo: come dirigente plenipotenziario chiama Michel Hidalgo, ct della Francia campione d’Europa nel 1984, e per presentarsi al pubblico biancoazzurro acquista il più promettente attaccante francese in circolazione, Jean Pierre Papin. Nel 1987 Tapie tessera il più forte giocatore africano dell’epoca, Abedì Pelè, e l’estate successiva compra il giovane Eric Cantona.

1988, Cantona arriva a Marsiglia

Il rapporto tra Tapie e King Eric sarà complicato: dopo aver gettato la maglia a seguito di una sostituzione in amichevole, Cantona viene punito dal rigoroso imprenditore “Questo non corrisponde all’idea che ho del calcio, tantomeno all’Olympique”. Cantona tornerà dopo un prestito al Montpellier di Valderrama e Blanc, ma i rapporti con il presidente rimarrano tesi fino alla sua cessione definitiva al Nimes.

Tapie non pone limiti alle sue ambizioni: addirittura, manda Hidalgo a trattare in segreto con Maradona per portarlo a Marsiglia. Quando un giornalista li sorprende insieme, El Pibe de Oro lo depista e presenta Hidalgo come il comandante dei militari argentini alle Falkland. L’affare poi salterà per il veto di Ferlaino, ma Tapie si consolerà con una serie di acquisti incredibile: Waddle, Deschamps, Francescoli nel 1989 e Dragan Stojkovic, stella della Jugoslavia che ha incantato a Italia ’90.

Bernard Tapie e Silvio Berlusconi

Niente sembra poter fermare il rampante imprenditore parigino: mentre il Marsiglia fa incetta di titoli nazionali (quattro di fila dal 1989 al 1992) Tapie trova anche il tempo di acquistare l’Adidas, di appoggiare la corsa presidenziale di Mitterrand e di lanciare accuse agli altri presidenti per l’utilizzo di fondi neri.

Il suo Olympique, intanto, è diventato una corazzata capace di competere anche in Europa: nel 1991 ai quarti di Coppa Campioni l’OM affronta il Milan di Sacchi, campione in carica della manifestazione. La sfida, un confronto diretto tra Tapie e Silvio Berlusconi, è decisa sul campo da una prodezza volante di Chris Waddle e si conclude poi con l’assurda decisione del Milan di abbandonare il campo a causa della scarsa illuminazione: la “bizza” costerà ai rossoneri un anno di squalifica dalle coppe europee.

Il Marsiglia, eliminato lo Spartak Mosca in semifinale, si trova davanti la Stella Rossa di Belgrado: ai rigori, il grande ex Stojkovic si rifiuta di tirare contro la sua squadra del cuore, mentre gli altri jugoslavi si dimostrano cecchini infallibili, regalando ad una nazione allo sbando una gioia irripetibile.

Il trionfo e il declino

Nel 1992 Tapie acquista Barthez, Desailly, Boksic e Völler: l’Olympique firma un’altra grande stagione, e fine maggio si presenta in finale di Champions contro il Milan di Capello. Prima della finale, le sensazioni non sono buone: il Milan è favoritissimo, avendo vinto tutte e dieci le partite giocate fino a quel momento subendo solo un gol di Romario; inoltre, un giocatore del Valenciennes, Glassmann, ha appena denunciato un tentativo di corruzione fatto dai dirigenti dell’Olympique.

A suo dire, i marsigliesi avrebbero provato a comprare la partita per presentarsi più riposati all’incontro contro la corazzata rossonera. Contro tutti i pronostici, l’Olympique vince 1-0 la finale grazie ad un’inzuccata di Boli e diventa la prima squadra francese a trionfare in Champions.

1993, Tapie festeggia la Champions League

Il 24 giugno 1993 vengono trovati 250.000 franchi sepolti nel giardino di Chrisophe Robert, giocatore del Valenciennes; è la prova che gli inquirenti stavano aspettando per avviare il processo sportivo e quello penale. Il 6 settembre la UEFA esclude in via preventiva l’Olympique dalla Champions, ripescando il Milan in Coppa Intercontinentale e in Supercoppa Europea. È l’epilogo per quella squadra che stava dominando l’Europa e il mercato.

Il titolo di Francia viene revocato ed assegnato a tavolino agli eterni rivali del Paris Saint Germain, e il club di Tapie, a stagione in corso, viene retrocesso in II Divisione. La condanna della giustizia ordinaria per Tapie arriverà solo nel 1995, dopo il trionfo alle elezioni europee del 1994.

Bonus track: che fine hanno fatto

Bernard Tapie non sembra aver imparato molto dallo scandalo OM-VA: dopo una parentesi da attore (Donne e uomini, istruzioni per l’uso, 1996), Tapie è risorto dalla bancarotta grazie all’indennizzo versatogli dal Credit Lyonnais per la cessione di Adidas. Il calcio e il ciclismo, con tutti i loro problemi, non ne sentono la mancanza: Tapie, oggi editore, spiega candidamente “Ho mentito, ma ero in buona fede“.

L’Olympique Marsiglia, dopo alcuni anni di anonimato, è tornato ad essere protagonista in Francia e in Europa: dal Vélodrome sono passati Didier Drogba, Laurent Blanc, Robert Pirès fino a Batshuayi e Thauvin. Oggi, tra alti e bassi, lotta nelle zone nobili della Ligue 1 e in futuro non ci soprenderebbe vederla avanzare pure in Europa. Anche senza bisogno di sotterrare soldi.