Settembre 2002. È il cinquantaquattresimo minuto del secondo tempo. Un giocatore in maglia bianca guadagna la linea di fondo, crossa al centro e trova il compagno libero in area che deposita il pallone in rete. La squadra di casa raggiunge un insperato pareggio.

I tifosi ospiti pensano a un’allucinazione dovuta all’eccessivo calore di un afoso pomeriggio ecuadoregno. L’attenzione di tutti è rivolta all’uomo vestito di nero che, ignaro dei forse già troppi sei minuti di recupero decretati, ha deciso inspiegabilmente di far proseguire la partita.

Non è finita. Siamo all’undicesimo minuto di recupero. Tra lo stupore generale l’arbitro decide un calcio di punizione per la squadra di casa. I telecronisti si chiedono se per caso l’orologio del fischietto non si sia dimenticato di funzionare. Cross in mezzo, svetta di testa un difensore dei padroni di casa, ed è gol. Lo stadio esplode in un boato di incredulità, i giocatori ospiti accerchiano l’arbitro furiosi. È il caos.

Non sono i ricordi di un anziano appassionato di calcio al Bar Sport e, nonostante l’ambientazione, non si tratta di un racconto da realismo magico sudamericano. È il campionato ecuadoregno e la Liga de Quito supera incredibilmente i rivali del Barcelona Sporting Club per 4 a 3. Dopo il match l’arbitro viene sospeso per venti giornate.

Oltre ad aver concesso un incredibile recupero ha annullato una rete regolare del Barcelona su “invito” del portiere di casa e ha falsato il referto indicando un minutaggio diverso per le reti che hanno decretato il ribaltamento del risultato.

Sono in molti a pensare che la sua candidatura al Consiglio Comunale della capitale Quito, città della squadra favorita dalle sue decisioni, abbia avuto un peso decisivo nelle scelte del direttore di gara. In ogni caso l’arbitro non sarà eletto. L’arbitro è Byron Aldemar Moreno Ruales.

Un piccolo flashback: pochi mesi prima, Daejeon, Corea del Sud. Milioni di tifosi sono in attesa del calcio di inizio tra l’Italia e i padroni di casa coreani. Gli azzurri hanno superato un girone rognoso, incontrando qualche difficoltà anche a causa di alcune scelte arbitrali discutibili. Sulla squadra ci sono grandi aspettative, l’undici titolare è imbottito di calciatori sbocciati negli anni ’90 e approdati al mondiale nippo-coreano in piena maturità, pronti a scrivere la storia. L’ostacolo è la nazionale allenata da Hiddink. Il fantasma della storica sconfitta contro i coreani del Nord nel 1966 evoca ancora brutti ricordi.

Ai più attenti non sfugge il personaggio alquanto bizzarro che accompagna i ventidue atleti sul terreno di gioco. In completo nero, capelli impomatati da calciatore anteguerra e una forma fisica non proprio invidiabile, l’arbitro ecuadoregno Byron Moreno si appresta a fischiare il calcio di inizio di una partita che lo renderà celebre in tutto il mondo.

Molto appesantito, spesso in ritardo sull’azione, Moreno si renderà protagonista di un arbitraggio molto dubbio che contribuirà ad eliminare gli azzurri, spalancando le porte dei quarti di finale ai padroni di casa.

Durante i 90 minuti – più supplementari, stroncati dall’aberrante invenzione del golden gol – Moreno fa infuriare gli uomini allenati da Trapattoni, sorvolando sulle entrate molto dure dei giocatori coreani e annullando, con la complicità del guardalinee, il gol regolarissimo di Tommasi che avrebbe chiuso i conti in favore degli azzurri.

Il fischietto ecuadoregno non si cura minimamente delle ferventi proteste dei giocatori in campo, neanche li guarda in faccia e distribuisce ammonizioni casuali che culminano in quella che sancisce l’espulsione – secondo giallo – di Totti per simulazione.

Al gol di Ahn l’Italia è fuori e, seguendo il classico copione del vittimismo nazional-popolare, si scatena la caccia al colpevole: Byron Moreno è il braccio di un complotto deciso dalla Fifa per portare avanti i padroni di casa.

Le prime pagine il giorno dopo Corea del Sud – Italia

Se la teoria trova parziale conferma nello scandaloso arbitraggio che elimina la Spagna nei quarti di finale, Moreno diventa troppo facilmente il capro espiatorio di una spedizione comunque fallimentare, guadagnandosi prepotentemente un posto nella hall of fame dei nemici del popolo italiano.

Il paffuto direttore di gara ecuadoregno riesce a far gridare allo scandalo il placido Bruno Pizzul, alla sua ultima partita come commentatore della nazionale. L’immagine dell’arbitro da quel momento verrà storpiata in tutti i modi, la sua faccia da Commedia dell’Arte diventerà il bersaglio di satire di dubbio gusto. Byron Moreno, piccolo furbetto di quartiere, modesto arrangiatore di risultati, è il tipico personaggio che avrebbe potuto fare colpo sul popolo italiano se non avesse arbitrato quel fatidico ottavo di finale.

Colpa, espiazione, beatificazione: uno dei più tipici percorsi di successo della storia nostrana.

Purtroppo o per fortuna non è andata così. Al ritorno in patria Moreno si fa squalificare per la partita tra Liga de Quito e Barcelona (di cui sopra). Torna, arbitra tre partite e viene nuovamente sospeso per aver espulso tre giocatori della Sociedad Deportiva de Quito in una partita.

È troppo anche per Byron, che decide così di chiudere la sua carriera di arbitro: un cammino non proprio di successo che convincerà il giornale messicano Fútbol Total a nominare proprio il fischietto ecuadoregno come peggior arbitro della storia del calcio.

Appesi gli scarpini, Moreno tenta un’improbabile carriera televisiva, ovviamente allettato dalle migliaia di dollari proposti dallo squallido show business nostrano, ingolosito dall’idea di dare in pasto a milioni di spettatori l’espiazione delle colpe dell’ex arbitro attraverso ogni forma di umiliazione. In questo contesto, riceve pure il Tapiro d’oro dalle mani di Valerio Staffelli: battesimo perfetto per una svolta da personaggio-pop del piccolo schermo italiano.

Byron Moreno con il Tapiro d’oro

Byron viene quindi invitato a ballare con Carmen Russo in occasione dell’unica puntata del programma di Rai Due, Stupido Hotel. Il percorso alla Fabrizio Corona tuttavia non si realizza. Moreno l’ha fatta davvero troppo grossa, ha toccato le vene scoperte di un latente orgoglio italico.

Moreno con Carmen Russo e Lory Del Santo su Rai 2

Invitato al Carnevale di Cento, viene bersagliato di uova. Si trova infine a rivestire nuovamente il completo nero, sempre dietro lauto compenso, per arbitrare un’improbabile finale di calcio a 7 a Bondeno: ancora una volta contestazioni e uova per lui. Quando il mondiale del 2006 avrà lavato ogni onta, l’Italia e il suo baraccone mediatico perderanno interesse per questo strano personaggio.

Settembre 2010. Un uomo sovrappeso e molto sudato si avvicina ai controlli dell’aeroporto JFK di New York. Lo sguardo è perso nel vuoto. Alcuni agenti notano degli strani gonfiori sulle gambe, sullo stomaco e sulla schiena dell’uomo. I suoi gesti si fanno nervosi.

Perquisito, gli vengono trovati addosso 4,5 chili di eroina. Byron Moreno lavora come commentatore sportivo in una tv in Ecuador. L’incredibile tentativo di importare un tale quantitativo di droga negli States è dettato “dalla necessità” – secondo le parole dell’ex arbitro – che si sarebbe ritrovato in quegli anni, sommerso dai debiti, a causa di un figlio malato, morto poco dopo.

Moreno racconta di essere stato minacciato. Comunque si prende 30 mesi di galera, ridotti a 26 per buona condotta. Dicono organizzasse partitelle tra i carcerati, non sappiamo bene con quali risultati.

L’umiliazione è delle peggiori, il carcere è stato molto doloroso per lui e per la sua famiglia, dice l’avvocato. Ingrassato e invecchiato, fa qualche comparsata in alcune televisioni ecuadoregne dove racconta di essere stato venduto da loschi personaggi.

I media italiani si ricordano allora di lui, raccontano di un ex arbitro che ha provato a superare i controlli dell’aeroporto con chili di droga nascosti nelle mutande, irridono ancora una volta l’arbitro corrotto da campo di periferia, improvvisatosi maldestro narcotrafficante: il giusto epilogo per il fischietto malandrino. Buffon dichiara che la droga l’aveva probabilmente già in corpo in occasione di quell’ottavo di finale.

Una risata riporta Moreno rapidamente nel dimenticatoio. Peccato, perché se non ci fosse stata di mezzo l’Italia quel pomeriggio dell’estate del 2002, probabilmente gli avremmo voluto bene. Chissà.

A cura di Filippo Poltronieri