“Il calcio moderno? È nato a Perugia. L’imbattibile squadra che sovvertì la geografia del pallone in Italia; e che rivoluzionò ogni regola tra sponsorizzazioni, pugni chiusi e giocatori in prestito.”

A metà degli anni ‘70 l’Europa del pallone inizia a parlare inglese: dopo la rivoluzione del calcio totale di Michels e la restaurazione del Bayern di Beckenbauer, la Coppa Campioni attraversa la Manica e diventa prerogativa britannica. Il Mondiale casalingo del 1966 ha segnato intere generazioni di ragazzini, divenuti gli epigoni di Bobby Charlton e Gordon Banks; ma è tutto il movimento calcistico britannico ad essere cresciuto a dismisura: gli allenatori sono manager incaricati di seguire le squadre giovanili, leggere i rapporti degli osservatori, discutere con il CDA bilancio e campagne acquisti.

Un modello distante anni luce dalla borghesia pallonara italiana, per cui il calcio è un investimento che dà soprattutto ricavi intangibili, sostenibile solo grazie agli enormi capitali a disposizione.

Così, in un Paese da sempre poco propenso alle novità, la rivoluzione parte dalla più insospettabile delle piazze. Il Perugia chiude la stagione 1973-1974 al quindicesimo posto in Serie B, evitando la retrocessione solo grazie alla differenza reti: in estate, la squadra viene acquistata da Franco D’Attoma, imprenditore inesperto di calcio ma abilissimo nella gestione delle sue aziende.

Il presidente Franco D’Attoma

È uno dei primi esperimenti di management applicato al calcio: lo stesso concetto che Berlusconi svilupperà quindici anni dopo con il Milan e (ahimè) con il Paese. D’Attoma si circonda di persone più competenti di lui, il direttore sportivo Silvano Ramaccioni e il giovanissimo tecnico Ilario Castagner; anche la squadra è rivoluzionata con alcuni acquisti di spessore come Pellizzaro e Frosio, giovani promesse come Walter Sabatini e Renato Curi e giocatori provenienti dalle serie minori come Paolo Sollier.

Castagner si ispira dichiaratamente al calcio totale di Michels: l’attaccante centrale è un centravanti alla Hidegkuti (oggi si chiamerebbe falso nueve), incaricato di fare movimento, rientrare e scambiarsi di posizione con le ali. Il centrocampo a rombo e la difesa con il libero completano un modulo innovativo, che sorprende le statiche difese del campionato cadetto. Incredibilmente, il Perugia vince il campionato cadetto e viene promosso, per la prima volta nei suoi 70 anni di storia, in Serie A.

L’Arena Santa Giuliana, lo storico impianto situato quasi nel centro storico di Perugia, viene considerato insufficiente per l’occasione e D’Attoma in soli tre mesi fa costruire un nuovo stadio. Il Perugia debutta in Serie A il 5 ottobre 1975, pareggiando 0-0 con il Milan, tra le nuove mura amiche dello stadio Comunale di Pian di Massiano. La curva Nord verrà costruita solo nel 1979 ma il nuovo impianto, complici l’assenza della pista di atletica e l’inclinazione delle gradinate, è un vero catino dove i tifosi perugini sono a ridosso del campo.

Ilario Castagner alla guida del Perugia

D’Attoma accontenta le richieste di Castagner e rinforza la rosa con giocatori come Aldo Agroppi e Walter Novellino: la squadra centra subito un ottavo posto e la stagione successiva arriva addirittura sesta. Il Perugia è diventato la squadra simpatia del campionato italiano, un miracolo di provincia che le piccole sognano di emulare e le grandi squadre del Nord rispettano. Ma in una piovosa domenica di ottobre del 1977 la favola si trasforma in incubo.

È la quinta giornata del campionato, e il Perugia è primo in campionato accanto al Milan di Liedholm e ai campioni in carica della Juventus. Al Comunale, il 30 ottobre, arriva proprio la Vecchia Signora di Trapattoni e Scirea. Renato Curi, come sempre, si districa abilmente tra le maglie avversarie; al quinto minuto della ripresa, improvvisamente, si accascia al suolo esanime. I medici lo portano immediatamente al Policlinico di Perugia, mentre la partita prosegue. I medici tentano di rianimarlo per oltre mezzora finché alle 16:30, in una perfetta e sconvolgente contemporaneità con il fischio finale Curi viene dichiarato ufficialmente deceduto.

Quattro settimane dopo, lo Stadio Comunale di Pian di Massiano viene intitolato a Renato Curi, morto a 24 anni per arresto cardiaco.

Renato Curi

Dal punto di vista sportivo, la stagione 1977-1978 è un altro successo per la banda Castagner, che conferma il sesto posto dell’anno precedente. Il Grifone è oramai una solida realtà del calcio italiano, ma nessuno può aspettarsi il miracolo dell’anno seguente: gli umbri concludono il campionato al secondo posto, preceduti solo dal Milan dell’ex Novellino e del giovanissimo Franco Baresi.

Soprattutto, con 11 vittorie e 19 pareggi in 30 partite, il Perugia diventa la prima squadra a chiudere il campionato imbattuta: un record che solo il Milan di Capello e la Juventus di Conte riusciranno a eguagliare.

Nell’estate del 1979, D’Attoma è deciso a superare se stesso: vuole portare a Perugia Paolo Rossi, bomber del Vicenza inaspettatamente retrocesso dopo l’incredibile secondo posto del 1977-1978. Per superare la concorrenza dei top club italiani, il presidente si inventa la formula del prestito, offrendosi di pagare 500 milioni a stagione. Paolo Rossi rifiuta l’offerta del Napoli, provocando non poca delusione nei tifosi azzurri, e accetta la corte degli umbri.

Ma le casse del Perugia non possono comunque permettersi un simile investimento, ed ecco che D’Attoma decide di chiedere al pastificio Ponte di sponsorizzare la squadra. La FIGC si oppone, poiché il regolamento ammette sulle maglie solo il nome dello sponsor tecnico; ecco quindi che il vulcanico presidente fonda la linea di abbigliamento sportivo “Ponte” per aggirare la norma. La FIGC si oppone ancora, ma oramai i giochi sono fatti, e D’Attoma firma una rivoluzione destinata a cambiare per sempre il rapporto tra squadre di calcio e brand commerciali.

Paolo Rossi a Perugia con lo sponsor Ponte

Nonostante l’acquisto di Paolo Rossi, il Perugia delude: gli impegni europei, le enormi aspettative e la grande attenzione mediatica frenano i biancorossi. Non bastasse, a marzo scoppia lo scandalo Totonero, che coinvolge direttamente gli umbri, che concludono la stagione con un anonimo ottavo posto. Nell’estate del 1980, la Commissione d’Appello Federale della FIGC commina una squalifica di due anni per Paolo Rossi e conferma per il Perugia i 5 punti di penalizzazione decisi dalla Disciplinare.

Tra penalizzazione e squalifiche, il ciclo del Perugia dei miracoli volge al termine. D’Attoma ha tracciato un sentiero che gli anni Ottanta – non solo calcistici – solcheranno con decisione. Mentre la FIGC decide di riaprire le frontiere ai giocatori stranieri, molti presidenti fiutano le possibilità che il calcio può offrire in termini di visibilità, profitto, riciclaggio.

Per il calcio italiano, con il Totonero si apre una nuova stagione, più rampante e meno genuina di quella appena conclusa: anche a Perugia se ne accorgeranno quando, dopo un Purgatorio lungo 15 anni, i grifoni torneranno alla ribalta delle cronache sportive con le sparate di un immarcabile Luciano Gaucci.

Ma questa è un’altra storia, che ha poco in comune con il pugno chiuso di Sollier, le intuizioni di Castagner e il cuore impazzito di Renato Curi.