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Icona indelebile di un calcio di passaggio da tecnica pura a sport iper-cinetico; talento sopraffino mai interamente espresso; character fuori da ogni logica comune e convenzione sociale. Idolatrato e chiacchieratissimo, Paul Gascoigne ha costantemente regalato momenti di bellezza e stupore come nessuno, spostando in avanti l’ormai logoro concetto di genio e follia.

Pensi a Gazza e d’improvviso si apre un mondo. O meglio, un palcoscenico fatto di luci ad occhio di bue, risate fragorose e numeri da illusionista consumato al ritmo di free-jazz da cabaret parigino. Oppure un universo costellato di pinte di stout e schiamazzi, seduti al bancone di un fumoso pub di periferia, mentre va in scena l’ultima scommessa su chi segnerà nella partita della propria squadra del cuore.

Gascoigne, insomma, è uno di quei pochi calciatori che richiama alla mente un immaginario collettivo; un caleidoscopio – in buona parte surreale – composto di prodezze geniali dentro e fuori dal campo, contraddistinte da una patina di drammaticità che rimane cifra stilistica della turbolenta vita di Gazza.

Eroe tragico e clown ribelle, centrocampista immarcabile e buffone di corte, compagno generoso e personalità fragilissima, segnata da una sindrome di Tourette che l’ha reso icona di un calcio romantico e fuori dagli schemi. Direttamente dai racconti del “calcio secondo Gazza”, tre bravate che forse più di altre sono passate agli annali per sublimare in aneddoti leggendari.

PAUL & DINO

Se qualcuno si arrovellasse il cervello nel pensare una coppia più antitetica ma incredibilmente complementare come quella composta da Paul Gascoigne e Dino Zoff, probabilmente non riuscirebbe a migliorare tale binomio. Un tandem che può pareggiare le icone senza tempo della comicità come Stanlio & Ollio, e che neanche la penna di Giovanni Guareschi con i suoi Peppone e Don Camillo avrebbe potuto partorire con la stessa efficacia.

Gascoigne mi ha fatto dannare molto però ho un grande affetto nei suoi confronti proprio perché era un artista, fondamentalmente era un bravo ragazzo che non ha saputo reprimere gli istinti del suo modo di comportarsi.”

Estate del 1992. Gazza atterra a Fiumicino, accolto da migliaia di tifosi bianco-celesti in delirio e attorniato da una security degna di Axl Rose. Inizia la parentesi italiana di Paul, un percorso ondivago e fuori dagli schemi agli ordini di mister Zoff. Durante una delle prime trasferte di campionato, la squadra è diretta in Toscana in pullman e il vecchio Dino è seduto in prima fila, mentre Paul saltella da un posto all’altro nelle ultime file del bus.

Improvvisamente, Gascoigne afferra un giornale e piomba accanto all’allenatore che stava sonnecchiando a braccia conserte; iniziano a levarsi risate dal fondo del pullman. Zoff non sa cosa aspettarsi, sa soltanto che qualcosa sta per accadere. Il bus imbocca un tunnel piuttosto lungo, circa 2 kilometri, completamente al buio. Appena la luce inizia a filtrare dai finestrini la scena che si presenta davanti alla squadra è irresistibile: Gazza è sempre lì, seduto accanto a Zoff, continua a leggere il giornale, solo che adesso è completamente nudo.

I compagni esplodono in risate a crepapelle; urla ed imbarazzo si mischiano, mentre il mister getta lo squardo su Gascoigne pronunciando un fragoroso: “Gazzaaa! Ma che cazzo fai?!”. Gascoigne ripiega il giornale, guarda fisso Zoff, e torna a sedersi come nulla fosse in mezzo ai compagni in divisa.

LA GAZZA LADRA

Luigi Corino è un compagno di squadra di Paul: uno di quei difensori di provincia cresciuti a fango e tackle, generosità e grinta, senza che pensieri folli o giocate impensabili sfiorassero la sua mente. Un onesto mestierante, che si è fatto strada nelle serie minori fino a conquistare un’agognata Serie A con la maglia della Lazio. E proprio per questo Gigi è uno dei migliori amici del Gascoigne versione capitolina, quello con cui condividere la stanza in ritiro e le confessioni durante i lunghi viaggi in trasferta.

Adottato da Paul, Corino è ormai la figura di riferimento – nel limite del possibile – dell’avventura di Gazza a Roma. Ma essere il miglior amico di Gascoigne non significa soltanto risate e colpi di genio improvvisi, vuol dire anche e soprattutto (sotto)stare alle sue condizioni: essere in balia di un soggetto incontrollabile, un artista surreale che può rovesciare la visione del mondo secondo intuizioni personali.

Gazza sta al calcio come Dalì alla pittura. O più semplicemente, citando la testimonianza diretta dello stesso Corino:

“Una volta mi disse di passarlo a prendere a casa, perché lui a Roma non guidava, girava con l’autista. Quel giorno però era a piedi. Arrivo a casa, era come al solito mezzo nudo. Gli dico di sbrigarsi, perché Zoff era inflessibile e se arrivavi in ritardo le multe fioccavano. Lui mi offre una birra, mi accende la televisione e mi fa mettere seduto in salone. Dopo dieci minuti, niente. Lo chiamo, salgo a cercarlo, niente. Era sparito.

Esco e mi rendo conto che mi aveva rubato la macchina ed era andato al campo di allenamento, lasciandomi a piedi. Chiamo di corsa un taxi e quando arrivo in ritardo clamoroso, a Tor di Quinto, lui si rivolge a Zoff e comincia a urlare: ‘Multa Mister! Multa, multa!’, con tutti i compagni in coro, piegati dalle risate perché sapevano dello scherzo. Ma questo è normale. Perché lui era capace di tutto: anche di farti la cacca dentro i calzini da gioco e di rimetterteli come se nulla fosse appoggiati sugli scarpini”.

GAZZA IS MISSING

1990, Londra. Uno di quei pomeriggi grigi, scandito da una continua e finissima pioggia anglosassone, che sembra non avere fine. Paul è a Tottenham, all’interno del centro d’allenamento degli Spurs, dove sta disputando la canonica partitella di metà settimana con i compagni. Un’immagine banale, quasi rassicurante. Fin troppo, probabilmente.

La palla viene rinviata con forza da un compagno, il campanile sorvola le reti di recinzione facendo finire il pallone nel verdissimo bosco che cinge il centro sportivo degli Spurs. È la scintilla che fa da detonatore per il genio di Gazza, che intravede un’autostrada di visionarietà in una situazione assolutamente anonima per chiunque. Alza le mani e ferma i compagni, urlando:

“Continuate a giocare! Non preoccupatevi, vado a riprenderla io!”

Paul parte di scatto, si avvicina alla recinzione e la scavalca, infilandosi fra cespugli ed alberi. Scompare per tutta la durata dell’allenamento. Non solo, nessuno sa dove sia: è irrintracciabile perfino la mattina successiva. Il Tottenham, come il giorno precedente, riprende gli allenamenti al centro sportivo e Gazza non c’è. Sono passate 24 ore e – oltre alla rabbia di mister Terry Venables – aleggia sui compagni una seria preoccupazione mista al terrore che qualcosa di orribile possa essere accaduto a Gascoigne.

Al momento della consueta partitella di fine allenamento, mentre vengono distribuiti i fratini alle squadre, appare Paul. Come un lampo nel buio. Gazza sbuca dal bosco, scavalca nuovamente la recinzione e si presenta in campo col pallone sotto braccio. Si avvicina a coach Venables e ai compagni e – guardandoli come se nulla fosse – esclama: “Eccola! L’ho presa!”.