Al Santiago Bernabéu va in scena un’amichevole pre-stagionale di super lusso per il trofeo dedicato alla memoria dello storico presidente dei Blancos.

In campo ci sono i padroni di casa del Real Madrid contro la nuova Inter di Héctor Cuper. Il presidente Moratti dopo l’ennesima stagione imbarazzante, ha deciso di affidare la panchina all’Hombre Vertical di Santa Fe, reduce da due finali consecutive di Champions League, entrambe perse, con il Valencia dei miracoli. Per assecondare le richieste dell’allenatore, Moratti ha messo ancora mano al portafoglio, rivoluzionando la squadra dell’anno passato. Furono tante le cessioni e altrettanti gli acquisti per dare a Cuper i giocatori ideali per il suo rigido 4-4-2.

A Madrid è una serata torrida. Come potrebbe essere altrimenti dato che è il 14 agosto e – nonostante le tante assenza da entrambe le parti – il Bernabéu è tutto esaurito. Dopo sei minuti, i nerazzurri passano in vantaggio con il Bobone nazionale. Nel secondo tempo, i Merengues pareggiano su calcio di rigore di capitan Hierro. Il caldo comincia a farsi sentire, così come i carichi di lavoro svolti durante la preparazione atletica.

A cinque minuti dalla fine, Cuper usa l’ultimo cambio a sua disposizione per sostituire un esausto Kallon con un giovane centravanti brasiliano di 19 anni appena arrivato dal Flamengo in un’operazione molto simile alle trattative del presidente Borlotti della Longobarda: la metà di Vampeta che apparteneva all’Inter viene ceduta al PSG (l’altra era di proprietà proprio del Flamengo) per tutto il cartellino del ragazzino.

Il primo pallone che il 19enne tocca viene fatto passare nel mezzo alle gambe di Salgado tra lo stupore dell’esigente pubblico madridista. L’esperto terzino non accetta l’umiliazione e lo stende senza troppi complimenti. Il secondo pallone che capita sul suo sinistro è una progressione palla al piede che lascia sul posto tutti. Certo, è appena entrato ed è logico che sia il più fresco. Ma sembra proprio che ci sia dell’altro.

Onestamente, si vede subito quando qualcuno sa giocare a calcio oppure è uno che deve ringraziare il fato. Il 19enne tocca in totale sette palloni e sono tutti delle potenziali minacce per la retroguardia dei Blancos. In pieno tempo di recupero, quando ormai il pubblico pregustava già la cinica lotteria dei rigori, viene atterrato al limite dell’area, leggermente spostato sulla sinistra. Punizione da una posizione ideale per un destro che di solito calcia a foglia morta, ovvero a giro sopra la barriera, come aveva iniziato a fare Mario Corso, bandiera nerazzura degli anni ’70.

In campo ci sono gli specialisti Di Biagio e Seedorf, ma sul pallone va proprio lui: un mancino naturale. Prende la rincorsa e colpisce di collo pieno. La traiettoria è perfetta e il pallone, calciato talmente forte che sembra uno dei tiri visti da Mark Lenders in Holly e Benji, si infila all’incrocio dei pali alla sinistra di Casillas. Il primo gol all’esordio. Una serata da ricordare, o proprio da salvare, come diceva Eagle Eye Cherry nella sua one hit wonder del 1997.

Il missile del ragazzino, che di nome fa Adriano Leite Ribeiro, fa il giro del mondo e ai tifosi interisti, e non solo, si illuminano gli occhi. Giancarlo Padovan, ai tempi giornalista del Corriere della Sera, scrive che in otto minuti Adriano ci ha fatto credere di essere superiore a Ronaldo. Il paragone è forte, ma è palese che sia un predestinato e la riprova è la sua data di nascita, il 17 febbraio, lo stesso giorno di Michael Jordan.

Adriano cresce nella Rocinha, la più grande favela del mondo che conta più di 150mila abitanti. Non è il posto migliore dove iniziare a giocare a calcio. L’ingresso alla Rocinha sembra la frontiera tra gli Stati Uniti ed il Messico che abbiamo visto in centinaia di film con la polizia sempre presente a controllare tutto quello che succede.

A loro non è permesso entrare sia perché è impossibile per un poliziotto rincorrere un criminale dato che i vicoletti sono talmente stretti che a fatica si riesce a passare in due, sia perché la Rocinha è il campo di battaglia di alcune tra le gang più violente e pericolose di tutto il Brasile: i Comando Vermehlo, i Comando Vermehlo Jovem, i Terceiro Comando e gli Amigos dos Amigos che da anni si sono divisi in zone la città di Rio per riuscire ad avere il controllo assoluto del narcotraffico.

La Rocinha, Rio de Janeiro

Di conseguenza, non puoi essere un bambino “normale” quando cresci nella Rocinha.

Adriano inizia a giocare nel Flamengo e si fa conoscere vincendo il Mondiale Under 17 in Nuova Zelanda, nel 1999, battendo in finale ai rigori l’Australia. Nel 2000 a soli 18 anni fa il suo esordio al Maracanà segnando subito una doppietta contro il San Paolo. Ha un talento spaventoso e in poco tempo scalza le gerarchie di chi gli sta davanti diventando il centravanti titolare dei rublo-negros. Appena maggiorenne, nel suo primo anno di prima squadra segna 7 gol in 19 partite.

In Europa sono ancora scettici. Non sono molte le squadre pronte a scommettere su un talento cristallino ma ancora troppo acerbo. Nonostante Adriano firmi il prolungamento del contratto con il suo club, viene acquistato dall’Inter.

Dopo il meraviglioso gol che ha incantato il Bernabéu, Adriano fatica a trovare un posto da titolare chiuso dalla folta concorrenza in attacco. Davanti a lui ci sono Ronaldo, Vieri, Ventola, Recoba e Kallon. Gioca soltanto 8 partite segnando una rete alla seconda di campionato contro il Venezia e viene mandato in prestito durante il mercato di gennaio alla derelitta Fiorentina, una squadra allo sbando e sull’orlo del fallimento.

Nonostante i 6 gol in 15 partite, conditi da prodezze di devastante potenza come non si vedevano dai tempi di Batistuta – per farsi un’idea, osservare il gol al Milan dove sradica letteralmente Costacurta nel corpo a corpo – Adriano non riesce ad evitare la retrocessione dei viola mentre l’Inter perde lo scudetto all’ultima giornata nel famoso 5 Maggio.

Rientrato a Milano, viene ceduto in comproprietà al Parma ed è proprio nella città ducale che tutto il suo talento, per il momento visto a sprazzi, esplode definitivamente. Con Prandelli in panchina e Mutu al suo fianco come seconda punta, Adriano diventa l’Imperatore. Il primo anno è devastante, 17 gol in 32 partite tra campionato e Coppa Uefa. Il secondo anno inizia alla grande segnando subito 8 gol in 7 partite prima che un infortunio lo tenga lontano dal campo fino al 18 gennaio 2004, quando al rientro segna la rete del pareggio contro l’Udinese.

Qualche giorno dopo l’Inter, in piena crisi di risultati e di gioco, decide di acquistare anche l’altra metà del cartellino riportando alla Pinetina il suo Imperatore. I tifosi che non hanno mai scordato quel gol al Bernabéu lo eleggono subito come salvatore della patria e Adriano li ripaga segnando 9 gol nel girone di ritorno, tra cui quello decisivo nella sfida spareggio proprio contro la sua ex squadra trascinando i nerazzurri ad un’insperata qualificazione in Champions.

Nel mezzo, decide di vincere praticamente da solo la Copa América. In una delle più belle finali della storia, va a riacciuffare la lanciatissima Argentina di Bielsa con una perla che testimonia il suo potenziale tecnico pressoché infinito. Chiude il torneo stravincendo il titolo di capocannoniere con 7 reti.

La stagione della consacrazione è la seguente. L’Imperatore è sempre più Imperatore. Segna caterve di gol in tutti i modi. Su azione, di sinistro, di destro, di testa, su calcio da fermo. Quando parte in progressione palla al piede incute terrore e nessuno è in grado di fermarlo. Fabio Caressa lo chiama “L’incredibile Hulk” e quando diventa verde non hai speranze di contenerlo.

“Molti son nati poveri, molti sono belli, forti, leali; pochi sanno farsi il campo da soli e poi segnare, ma soltanto lui, Adriano, è una vera forza della natura.” (R.Vecchioni)

Segna 28 gol, vincendo il suo primo trofeo italiano, la Coppa Italia, ed è da molti considerato come uno dei centravanti più forti e completi del mondo, in grado di abbinare una tecnica sopraffina ad uno strapotere fisico mai visto prima. Eppure, nonostante i gol segnati e gli assist per i compagni di reparto, cominciano a girare delle strane voci sulla sua vita extracalcistica.

È la stagione 2005/06. I tifosi dell’Inter si aspettano grandi cose da Adriano dopo la fantastica annata precedente, però i pettegolezzi sul suo conto raddoppiano. Intanto, balza subito agli occhi il fatto che abbia preso qualche chilo. Gli addominali scolpiti che un tempo mostrava ogni volta che realizzava una rete togliendosi la maglietta sono stati sostituiti da una pancetta da impiegato postale. Adriano segna, meno rispetto all’anno prima, ma continua comunque a segnare.

Le leggende su cosa fa lontano dal campo sono diventate incontrollabili: si parla di locali, donne a pagamento e non, alcol. Addirittura cocaina.

Il timer sta aspettando di arrivare allo zero e la bomba esplode con delle fotografie pubblicate dall’agenzia di Fabrizio Corona. Foto che sono diventate famosissime e che ritraggono l’Imperatore che fuma come un turco, completamente ubriaco, con della polvere bianca sul tavolo dov’è accasciato e una delle signorine presenti al festino che gli fotografa il regale augello da sotto il tavolo.

Dopo quelle foto Adriano non sarà più lo stesso.

Facciamo qualche passo avanti fino al 2009. L’Imperatore è tornato in Brasile e gioca nel Flamengo, la squadra dove è cresciuto, e in un’intervista ad un sito brasiliano si lascia andare ad un’inquietante confessione:

“Tra il 2005 e il 2009 sono caduto in depressione. La morte di mio padre mi ha lasciato un vuoto enorme. E bere era l’unica cosa che mi rendeva felice: vino, whisky, vodka, birra… molta birra. Non avevo come nasconderlo: arrivavo ubriaco agli allenamenti. Spesso mi mandavano a dormire in infermeria mentre alla stampa dicevano che avevo problemi muscolari. L’Inter ha provato ad aiutarmi in ogni modo. Mi vedevo solo, triste e depresso in Italia. E ho cominciato a bere, era l’unica cosa che mi rendeva felice. Tutte le notti feste, bevevo quello che mi passava davanti. La situazione cominciò ad essere insopportabile, non smettevo di bere e allora ho lasciato l’Inter. A San Paolo mi hanno aiutato a regolare la mia vita e a dare un svolta, perché mi ero perso. Pensavo solo alle donne. E a bere”.

Il crollo, fisico ed emotivo, di Adriano arriva in contemporanea con l’inizio del ciclo di vittorie dell’Inter, prima con Mancini e poi con Mourinho. Non è più lui e si vede. È diventato lento, non ha più la fame che aveva quel ragazzino uscito dalla Rocinha. Soprattutto è grasso. Sempre più grasso. E di comune accordo con l’Inter decide di tornare in Brasile per entrare in rehab.

E in Brasile ci rimane, dato che viene ceduto in prestito al San Paolo dove riesce, in parte, a superare i suoi problemi segnando 17 reti tra campionato e Libertadores.

Il celebre “festino” di Adriano in Brasile

Alla fine del prestito ritorna all’Inter dove in panchina non c’è più Roberto Mancini, ma José Mourinho. Lo Special One prova a dargli fiducia e Adriano riesce a ritagliarsi un po’ di spazio, anche se il rapporto con il tecnico portoghese non è idilliaco a causa di svariati ritardi con cui si presenta agli allenamenti. Il periodo felice al San Paolo è solo un ricordo. Adriano ricomincia a bere come una spugna, diventando anche aggressivo in campo.

Durante un Inter-Sampdoria rifila un pugno a Gastaldello e rimedia tre giornate di squalifica. Il Santone di Setubal lo mette ai margini della squadra, sempre più solo e triste. Il tracollo arriva ad aprile. Adriano è in Brasile con la nazionale, ma invece che tornare in Italia sparisce.

Si parla di rapimento, addirittura di morte. In realtà è a casa di sua madre e dopo qualche giorno comunica di non voler rientrare a Milano e che si prenderà qualche mese di tempo per valutare il suo futuro per provare a rimettere i pezzi al posto giusto. L’Inter non può fare altro che rescindergli il contratto.

Adriano e il presunto “Comando Vermelho” a Rio

Svincolato, firma col suo Flamengo. I problemi dovuti ai ritardi ci sono sempre così come l’amore per la birra. Le prestazioni sono alterne, ma comunque buone. Segna 19 gol in 32 partite; in Europa credono che si sia finalmente ritrovato e la Roma lo riporta in Italia facendogli firmare un triennale. Il giorno della presentazione, il giornalista di Sky Stefano Meloccaro gli fa la domanda che tutto il mondo voleva fargli:

“Abbiamo letto sui giornali tantissime cifre riguardo il tuo peso, dagli 80 ai 150 kili. Ci dici esattamente come sei messo fisicamente?”. La risposta è convinta: “Sono stato in vacanza e sono fermo da un mese. È chiaro che si prende qualche chilo. È normale. Avrò tempo per perderli”. Meloccaro incalza: “Sì, ma quanto pesi?”. Questa volta la risposta è molto più imbarazzata: “Tutti sanno che sono un po’ sovrappeso. Se dico 80….. Ehm… Tutto questo…”.

È davvero impresentabile. Più della pancia, quello che mi inquieta nel vederlo sono le guance, ormai arrivate al pari degli zigomi, e soprattutto la pappagorgia. Dopo la conferenza stampa, viene presentato ai tifosi allo Stadio Flaminio. Lo fanno posare con una sciarpa piena di doppisensi con scritto: “Mo’ te gonfio”.

È il triste presagio ad una scommessa persa in partenza. Nel ritiro precampionato fatica a trovare la condizione fisica, che per altro non ritroverà più, ma i tifosi provano a stargli vicino, incitandolo ad ogni allenamento. La stagione però è una tragedia. L’Imperatore riesce a non segnare neppure un gol anche perché si infortuna in qualsiasi parte del corpo, che non riesce quasi più a sostenere tutto quel peso. Fa notizia soltanto quando a febbraio, in Brasile, gli ritirano la patente per essersi rifiutato di sottoporsi all’alcol test. La Roma gli rescinde il contratto a marzo.

Torna nuovamente a San Paolo, stavolta sponda Corinthians e durante la presentazione accade una cosa piuttosto inusuale per un qualsiasi calciatore di “nome”: non c’è nessun tifoso ad accoglierlo. Durante un allenamento, senza aver giocato una partita ufficiale, si rompe il tendine d’achille e resta fuori otto mesi.

Nel periodo di convalescenza compie un’altra Adrianata: decide di andare a ballare senza stampelle e senza lo stivaletto ortopedico. La movida prima di tutto. Rientra in campo ed è abbondantemente oltre i 100 chili. Facciamo anche oltre i 110. I tifosi che non si erano palesati alla presentazione lo acclamano a gran voce quando esordisce contro l’Atlético Goianense, ma gioca soltanto quattro partite realizzando un gol nel 2-1 contro l’Atlético Mineiro prima che gli venga, ancora, rescisso il contratto.

Era il 13 marzo 2012. Viene tesserato per la terza volta dal Flamengo ma non gioca neppure un minuto, sempre alle prese tra infortuni e problemi di peso. Contratto rescisso, come sempre. Si offre al Palmeiras che non lo vuole, e rifiuta l’Ámerica di Rio perché milita in Serie B. Trova un accordo con l’Internacional di Porto Alegre, però non se ne fa di nulla perché non supera le visite mediche.

Adriano presentato al Flamengo

Ormai la sua carriera è alla frutta. Anzi, all’ammazzacaffè, per restare in tema alcolico.

Improvvisamente ritorna sulle prime pagine dei giornali, non per le imprese calcistiche ma per delle foto. Ancora delle foto. Cleverson de Souza Silva – in arte Trek – è il più pericoloso e spietato boss del narcotraffico di Rio. Quando è stato arrestato, la polizia ha trovato nel suo cellulare uno scatto che lo ritraeva abbracciato all’Imperatore.

“Era solo un suo fan”, hanno detto gli Avvocati di Adriano. Voi ci credete? Io personalmente no.

Cominciano a rincorrersi con insistenza delle voci sul suo ritiro che però vengono subito smentite dal diretto interessato. Ottiene il permesso di potersi allenare con l’Atlético Paranaense, l’ultima squadra a cui aveva segnato. Ci mette tutto l’impegno possibile e i Furacão si convincono che colui che una volta era il miglior centravanti del mondo possa dar loro una mano, offrendogli un contratto a rendimento.

Adriano accetta, ma non si presenta al ritrovo della squadra perché perde l’aereo da Rio a Curitiba. Eppure, nonostante l’ultima bravata, l’11 febbraio, sei giorni prima del suo trentaduesimo compleanno, firma a 30mila euro al mese. La notizia mi esalta, perché ho trovato il bomber ideale per la mia squadra di delusi a Fifa. Tant’è.

Debutta contro il Londrina, e la settimana dopo contro i boliviani del The Strongest segna il gol del momentaneo 1-1. Gol che attualmente è l’ultimo della sua carriera. Perché è talmente felice di aver gonfiato la rete ancora una volta che chiede, ed ottiene, un permesso di due giorni per motivi familiari. Peccato che venga beccato in un locale di Curitiba la sera stessa dell’eliminazione dell’Atlético dalla Libertadores e messo, di nuovo, ai margini della squadra.

L’11 aprile, dopo soli due mesi, indovinate cosa succede? Esatto, gli viene rescisso il contratto. In estate esce la notizia che non ha più un soldo e che è stato costretto a vendere il suo lussuoso appartamento di Rio, teatro di sbronze e festini, per tornare a vivere con sua madre nel Complexo do Alemão.

Più che un miracolo ci vorrebbe qualcosa di magico per poterlo rilanciare un’ultimissima volta e c’è un solo periodo dell’anno in cui si respira aria di buonismo a buon mercato: il Natale. Dopo un corteggiamento durato mesi, il giorno di Santo Stefano il Le Havre, modesta squadra di Ligue 2, ufficializza l’arrivo dell’Imperatore. Adriano twitta in francese la sua felicità, che però dura poco.

Un crepuscolare Adriano a Le Havre

Per fortuna, o purtroppo in questo caso, la verità viene sempre a galla: per prima cosa, il corteggiamento era durato così tanto perché Adriano doveva sistemare in Brasile tutte le sue beghe giudiziarie. Poi, il suo arrivo era subordinato all’acquisto del Le Havre da parte di Christophe Maillol, un losco figuro che in passato aveva provato a diventare presidente di Nantes, Nimes e Grenoble, e ad una serie di sponsor africani che al momento delle firme si sono tirati indietro.

“Dopo aver concesso un tempo limite al signor Christopher Maillol, il Le Havre annuncia che il denaro non è stato depositato sul conto del club. Pertanto consideriamo chiusa questa trattativa e interrotti i relativi progetti. Da lunedì prossimo cominceremo la ricerca di nuovi investitori”.

Con l’arrivederci e grazie a Maillol, anche Adriano è costretto a fare fagotto e tornare in Brasile. L’unica notizia che è uscita dopo il nulla di fatto con la squadra francese, riguarda l’ennesimo festino.

Questa volta però ha fatto le cose in grande: si è presentato al Motel Vip’s a Copacabana in compagnia di alcuni amici, di 30mila euro in contanti e di 18 prostitute a 1200 euro cadauna, restando in loro compagnia fino all’alba. Il che mi fa pensare che ormai abbia abbandonato anche gli Atleti di Cristo per diventare un “Dipreista”.