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Il calcio è lo sport più bello del mondo. Punto. Senza se e senza ma.

Devo ammettere però che ha un piccolissimo “problema”: si presenta male. Agli occhi di chi si limita soltanto ad ascoltare le notizie su Sky, viene visto come il giocattolo di tanti bambinoni viziati di scadente cultura che possono permettersi qualsiasi cosa. Dal fidanzarsi con le modelle di Victoria’s Secret alle macchine extra lusso ai vestiti trendy che il più delle volte son dei capi orrendi che a nessuno li rivendi (cit.).

Ammetto che alcuni calciatori non fanno niente per nascondere i loro capricci, e le pagine su Facebook con più like che ci sono in Italia e che li riguardano ne sono la riprova.

Ma c’è dell’altro. Molto altro. La storia calcistica è piena di imprese epiche che potrebbero stare benissimo in un poema omerico: uomini che per una maglia hanno dato cuore, sudore e sangue, inni che sono diventati delle preghiere laiche e squadre che partendo dal nulla sono arrivate fino alla vetta del monte Olimpo.

Mister Howe “Howdini”

È ricominciato il mio campionato preferito, e tra le venti partecipanti c’è una matricola che per la prima volta nella sua storia disputerà la Premier League.

Vi racconterò una favola e vi dico subito che è ambientata ai giorni nostri. Non troverete principi e principesse da salvare, anche se è presente un mago che, però, non ha né la barba bianca né il cappello a punta.

Il Dorset è una contea a sud-ovest dell’Inghilterra, famosa perché nella città di Brownsea è stato fondato il movimento scoutista e perché ha dato i natali agli scrittori Thomas Hardy, Douglas Adams e John le Carré. Inoltre, il Dorset è la contea con la più alta percentuale di abitanti over 65 in tutto il paese. In pratica, è il classico posto dove godersi la pensione nella più totale tranquillità dopo una vita di lavoro nella City.

Scendendo a sud, lungo la costa, troviamo la città di Bournemouth, anch’essa, come tutta la contea, celebre per aver visto passare diversi scrittori tra cui J.R.R. Tolkien, Oscar Wilde, Paul Verlaine, Robert Louis Stevenson e Mary Shelley, sepolta nel cimitero della chiesa di St. Peter.

Panoramica di Bournemouth

La società calcistica cittadina è l’A.F.C. Bournemouth che fu fondata nel lontano 1899. Inizialmente, si chiamava Boscombe e giocava le partite in casa nel piccolo stadio di King’s Park, quando nel 1910, il neo presidente Cooper Dean acquistò un terreno per costruire un nuovo stadio da 10mila posti che fu chiamato Dean Court in suo onore. Fu durante la costruzione di esso che la squadra fu soprannominata The Cherries perché accanto alla casa del presidente sorgevano numerosi ciliegi.

Nel 1923, il Boscombe fu promosso nella neonata Third Division e nel 1923 cambiò il nome in Bournemouth & Boscombe Athletic Football Club. I Cherries sono la classica squadra da metà classifica senza troppe pretese e restano per ben trentanove anni (record di longevità tutt’oggi imbattuto) in Third Division, vincendo il primo trofeo nel 1946 battendo a Wembley il Walsall nella finale di Coppa di Lega, fino a quando non vengono retrocessi nel 1969.

Agli inizi del decennio successivo, pur entrando in un metaforico ascensore tra terza e quarta serie, il club decise di cambiare prima i colori sociali, passando dalle strisce biancorosse a quelle rossonere per merito di una neppure troppo nascosta ammirazione per il Milan di Rivera, e poi fu modernizzato il logo con i nuovi colori in alto accompagnati dall’immagine stilizzata di Dickie Dowsett, centravanti di categoria che aveva indossato la maglia dei Cherries per una decade.

I Cherries contro il Real (credits: Jan Kruger/Getty Images)

Fu con l’arrivo in panchina di Harry Redknapp, all’esordio come capo allenatore, che il piccolo Bournemouth realizzò l’impresa di battere il Manchester United in F.A. Cup e di ottenere la prima storica promozione di Second Division.

Redknapp era un tecnico giovane e molto ambizioso e la sua idea era quella di riuscire a portare i Cherries in Premier League, ma nelle prime due stagioni, pur giocando un calcio a tratti molto spettacolare, la squadra non andò oltre il dodicesimo posto. Il terzo anno finì con la retrocessione e con le dimissioni di Redknapp a causa dei problemi finanziari del club.

La dirigenza aveva accumulato debiti per circa un milione di sterline. “Be prepared” cita il motto del movimento scoutista e infatti furono i tifosi a mettere mano al portafoglio, o meglio alle proprie pensioni, con una donazione di 35mila sterline a testa, riuscendo ad arrivare alle 300mila necessarie per l’iscrizione al campionato.

I tifosi del Bournemouth in festa

La favola potrebbe benissimo terminare qui, con i tifosi che di tasca loro riescono a salvare una squadra sull’orlo del fallimento, ma ancora manca il protagonista principale: il mago. Che arriva al momento giusto quando in realtà stava andando tutto in malora.

Nel 2008 il Bournemouth è nella sua cara League One (così è chiamata oggi la Third Division) e rischia ancora una volta la bancarotta con debiti per quattro milioni di sterline. Non ci sono acquirenti e la F.A. gli infligge dieci punti di penalizzazione, con conseguente retrocessione in League Two (la nostra quarta serie).

Ad inizio stagione, la situazione è la stessa e gli vengono sottratti altri diciassette punti. Dopo un girone d’andata inquietante e due allenatori cambiati, i Cherries sono mestamente ultimi lontani anni luce dalla zona salvezza. È una squadra allo sbando che oltretutto ha perso l’anno prima il suo storico capitano Eddie Howe che, appena trentenne, ha deciso di lasciare il calcio giocato per una serie di infortuni al ginocchio.

Durante l’anno di inattività, Howe è riuscito a prendere il patentino di allenatore ed è diventato il manager della squadra riserve. È proprio a lui che viene affidata la panchina dei Cherries. La dirigenza vuole scomparire dal calcio professionistico nel miglior modo possibile ed Eddie è perfetto per traghettare la squadra dove giocavano tanti suoi ex compagni, verso una morte dolce senza troppe sofferenze.

Come avevo scritto in apertura del post, il mago di questa favola non ha la barba bianca e il cappello a punta, ma i capelli biondi e gli occhi azzurri. A Bournemouth non sapevano che avevano appena fatto firmare Howdini.

Durante il girone di ritorno succede l’impossibile: i Cherries mettono la quinta e cominciano la risalita, facendo in tutto 63 punti e salvandosi in casa alla penultima giornata contro il Grimsby Town in quello che è conosciuto come The Survival Saturday.

L’anno dopo porta nuovamente il Bournemouth in League One e al suo terzo anno riesce addirittura ad arrivare alle semifinali playoff per salire in Championship, venendo però eliminato, seppur imbattuto, dall’Huddersfield Town.

Howdini è il volto emergente del calcio inglese ed ha sempre più ammiratori. Il Peterborough United, appena promosso, gli offre la panchina che però viene rifiutata per il troppo senso di appartenenza al club.

Eddie vorrebbe diventare il Ferguson di Bournemouth ed è curioso il fatto che sarebbe andato a sostituire alla guida dei Posh proprio il figlio di Sir Alex. Ma si sa, i soldi, che per il momento sono stati ai margini di questa favola (e sono sempre stati piuttosto pochi) riescono ad arrivare anche oltre le promesse.

A gennaio 2011, Howdini si lascia affascinare dalla copiosa offerta economica del Burnley e decide di lasciare i Cherries per provare ad allenare una squadra che come obiettivo aveva la promozione in Premier League.

Howe al Burnley

Eddie però si dimentica la bacchetta magica nel Dorset, dato che nell’anno e mezzo con i Clarets, raggiunge un misero ottavo e ancora più misero tredicesimo posto. All’inizio della stagione 2012/13, rassegna le dimissioni per motivi familiari.

Parallelamente, senza di lui i Cherries sono tornati in League One e si trovano, manco a dirlo, in piena zona retrocessione, nonostante non ci sia più alcun tipo di problema economico.

Dato che Bournemouth è conosciuta per i vari scrittori che ci hanno abitato, voglio aprire una piccola parentesi letteraria: Grandi Speranze è uno dei più celebri romanzi di Charles Dickens. È un bildungsroman, ovvero un testo di formazione che segue il protagonista Pip dalla nascita fino alla maturità. Non sto a raccontarvi tutta la sinossi anche perché in teoria dovreste averlo letto.

Se non l’avete fatto allora è SPOILER ALERT. [Il punto su cui mi volevo soffermare è quando Pip viene convocato dall’avvocato Jaggers che lo informa di aver ricevuto un’ingente quantità di soldi da un benefattore che preferisce restare anonimo e che poi si scoprirà essere Magwitch, l’evaso che Pip bambino conosce all’inizio del racconto].

Riportando la storia alla favola del Bournemouth, il benefattore è un magnate russo del settore petrolchimico di nome Maxim Demin che ha acquistato tutte le quote dei Cherries, restando però nell’anonimato e mettendo come presidente ufficiale Jeff Mostyn, un personaggio a dir poco bizzarro che ritroveremo tra poco.

Jeff Mostyn

A differenza dei connazionali o degli sceicchi, Demin non ha speso milioni di euro per comprare calciatori di grido, ma ha investito i suoi soldi per migliorare le strutture della società e per riportare il fatturato in positivo. A molti benpensanti, la figura di Demin non piace nonostante non si sia mai visto al Dean Court perché è convinto di portare sfortuna, ma è proprio lui in persona ad aver voluto riportare in panchina in tutti i modi il mai dimenticato Howdini.

È buffo come la sua carriera da allenatore ricalchi quella da calciatore: cresciuto nelle settore giovanile dei Cherries, tentò il salto in una big venendo ingaggiato dal Portsmouth per poi rientrare alla base dopo due anni con sole due presenze. Il suo ritorno fu merito ancora una volta dei tifosi e del fondo privato, chiamato Eddieshare, creato per riuscire ad acquistarlo senza dover ricorrere alle finanze del club.

Howe in metà stagione porta il Bournemouth in Championship. Si aspetta un altro anno di “passioni” e fino all’inverno l’impressione è proprio quella. Come tutte le squadre di Howe, i Cherries decollano sul finale con otto vittorie e un pareggio raggiungendo il decimo posto, trascinati dai 22 gol di Lewis Grabban e sfiorando così l’entrata nei play-off.

È con la stagione da poco conclusa che arriva il vero lieto fine di questa meravigliosa favola.

Durante l’estate, Grabban viene ceduto al Norwich e come centravanti titolare è promosso il giovane Callum Wilson. Arrivano Dan Gosling a parametro zero, Andy Surman proprio dal Norwich, Junior Stanislas, fortemente voluto da Howe che lo aveva allenato al Burnley, e in prestito il “portiere santo” Artur Boruc e il pennellone rasta di Trinidad e Tobago Kenwyne Jones.

I Cherries partono piano con sole tre vittorie nelle prime dieci gare, fino al momento dell’accelerazione Howdinesca. Undici vittorie e tre pareggi portano il Bournemouth in testa alla Championship. Tutti si aspettano un imminente caduta verticale, ma la squadra resiste e resta fino a marzo in piena corsa per i play-off. Il primo giorno di primavera, al Dean Court i Cherries spazzano via il Middlesbrough secondo in classifica per 3-0.

Ormai non sono più in zona play-off. Se la lottano per la promozione diretta e sulle ali dell’entusiasmo e dell’incoscienza di un allenatore appena trentasettenne, tutto il Dorset ci crede.

Un altro 3-0 in casa, questa volto contro il Bolton, viene festeggiato come promozione virtuale, dove il mattatore assoluto è il presidente John Mostyn che si lascia andare a un “I love these fucking boys!” in diretta su Sky Sports, per poi venire sollevato di peso e preso a sculacciate da Callum Wilson. Tutto troppo bello. Ho scritto virtuale perché, nonostante la festa, la matematica non ha ancora dato la sua benedizione. Lo sanno benissimo a Charlton, prossimi avversari del Bournemouth, che twittano:

L’infelice tweet del Charlton

Invece è ancora 3-0 e finalmente, al The Valley, anche la matematica deve arrendersi all’evidenza: per la prima volta in 116 anni di storia, l’A.F.C. Bournemouth è in Premier League.

Cherry on a pie il fatto di aver chiuso la Championship come primi per il pareggio del Watford contro lo Sheffield Wednesday. Statistica che conta per una squadra che sette anni prima stava scomparendo dal calcio professionistico.

Adesso il Bournemouth è davanti ad un bivio: da una parte c’è la nuda e cruda realtà. Con tutto il rispetto, giocare contro il City, il Chelsea e lo United (non ho scritto il Liverpool di proposito perché prevedo un’altra valle di lacrime) non è come affrontare il Blackpool, il Rotheram e il Millwall. Dall’altra invece, c’è una favola finita, ma che può avere un ulteriore capitolo.

I Cherries hanno mantenuto l’ossatura della passata stagione. Howe parte con un equilibrato 4-4-2, che può trasformarsi in un 4-2-3-1, che fa del possesso palla e delle continue sovrapposizioni degli esterni la propria forza. Molto dipenderà dall’impatto che avrà Matt Ritchie, il sosia di Gordon Ramsay, con la Premier League.

Matt Ritchie, la stellina del Bournemouth

Ritchie, scoperto da Paolo Di Canio nello Swindon Town, è un’ala mancina che gioca a destra. Quest’anno ha giocato 51 partite, mettendo a referto 15 gol e 17 assist per il già citato Wilson e per il compagno di reparto Yann Kermorgant, attaccante francese trentaquattrenne che a quindici anni ha sconfitto la leucemia. Una favola dentro la favola.

Personalmente io ci credo. Anche perché amando un certo tipo di calcio non potrei non crederci. E poi ci terrei molto a rivedere Mostyn festeggiare in quel modo nello spogliatoio e presentarsi alla parata per le strade della città vestito con una maglietta attillata piena di tribali.

D’altronde, e in questo caso più che mai, sognare non costa veramente niente.

P.s. Chiedo scusa ai lettori per l’orribile finale del post su Adriano. Spero di essermi fatto perdonare.