L’essenziale è invisibile agli occhi.”

Questo ci racconta Antoine de Saint-Exupéry nel suo Piccolo Principe. Quando un aviatore incontra nel deserto un bambino, scopre che è legato ad un fiore da un sentimento invisibile ma carico di energia e voglia di esplodere nel cielo, tra miliardi di stelle. Oggi splende quella di Antoine Griezmann, e noi abbiamo scorto qualcosa che va aldilà di un cross ben confezionato, un dribbling nello stretto e una zampata vincente sotto porta. I prodromi di un talento autentico.

La Francia sta trovando il suo Piccolo Principe, anche se vassalli e valvassori ben più blasonati hanno deciso di non farlo salire da subito sul trono:

“Griezmann è un grande attaccante. Però non rientra nei piani del Chelsea per rinforzare la squadra. Non siamo interessati” (José Mourinho)

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Peccato Mister. Peccato davvero, perché noi ci siamo innamorati di questo esile francesino dal capello platinato che fa frullare le gambe alla velocità della luce e che ben presto ha imparato a buttarla dentro non appena si presenta l’occasione.

Sembra proprio che quest’anno per il tecnico di Setúbal le ciambelle non vogliano uscire col buco. Probabilmente il giovane ma già navigato Antoine, avrebbe fatto da apripista per riprendere in mano le chiavi della squadra londinese allo Special One, ormai finito in una situazione di pessimismo e fastidio per la quale non sa più che pesci pigliare.

Negli ultimi tempi, Griezmann è salito alla ribalta per i fatti di Parigi: lui in campo all’Estade de France per l’amichevole contro la Germania e la sorella al Bataclan per assistere al concerto degli Eagles of Death Metal.

Il francese però, più che per i suoi tweet è diventato un punto fermo della nazionale di Didier Deschamps e dell’Atlético targato Diego Pablo Simeone. Proprio come un TGV, “le train a grande vitesse” francese, quest’ala mancina dalla velocità supersonica è uno dei talenti più in crescita tra i galletti transalpini e uno dei top player più performanti della Liga.

In Francia se lo sono fatti sfuggire da sotto il naso durante dei provini, tanto che giovanissimo ha fatto le valigie e se n’è andato da Maçon, piccola cittadina della Borgogna, patria del Beaujolais Noveau: il vino novello francese per eccellenza. Direzione San Sebastian, dove i tifosi baschi hanno potuto assaporare le sue caratteristiche, proprio come un buon vino: fresco, fruttato e beverino. Da scolarsi tutto d’un fiato, visto che il giovane Antoine vola su quella fascia a più non posso unendo agilità e tecnica da far invidia ad alcune delle più complete ali classiche del passato.

Ultimo bimbo d’oro del calcio francese e uno dei migliori giocatori della Liga spagnola, la stella di Antoine Griezmann è in costante espansione tra i fenomeni della sacra trinità composta da Barcellona, Real e Atlético Madrid.

Un sapiente esterno di fascia che può giocare su tutta la linea d’attacco, a suo agio come seconda punta, non soltanto come ala sinistra secondo il più classico dei prototipi mancini ma ugualmente esperto e ideale sulla sezione opposta. Duttilità moderna e adattamento contemporaneo: 100% just in time. Il trasferimento da San Sebastian a Madrid era quasi inevitabile. Dritto al cuore della capitale spagnola e del fútbol iberico.

Una bicicletta memorabile contro il Lione

Griezmann ha sempre avuto capacità da vendere, ma quando era piccolo, il blasonato e dirimpettaio Olympique Lyonnais (di cui è tifosissimo), ha pensato bene di metterlo alla stregua dei tanti mingherlini troppo fragili per unirsi alla loro accademia.

La sua carriera inizia fra le mura di casa dove suo padre era un allenatore. Dopo diversi provini in club professionistici, Griezmann viene finalmente notato dalla Real Sociedad mentre giocava in un torneo organizzato dal Paris Saint-Germain. Antoine, dubbioso, accetta con la consapevolezza di dover fare tanti sacrifici. Sì, perché le giornate di Griezmann trascorrono al confine tra due nazioni. Antoine la mattina studia in Francia e il pomeriggio si allena in Spagna. Poco più di 50 chilometri distanziano infatti la città basca di San Sebastian dalla studentesca Bayonne, dove Antoine è tutt’altro che uno studente modello.

Il melting pot franco-spagnolo è un tratto distintivo ineludibile. Il suo stile di gioco, infatti, ha subito l’influsso della cantéra della Real. Un’educazione al tatto e alla tecnica, che in Spagna sono i mantra prevalenti, si sono fusi ad un piede sinistro prodigioso e ad un’eleganza e forza francofona. Il francese col basco in testa è così diventato un punto di riferimento fra gli Under 25 del panorama europeo.

La capacità di far coesistere queste due anime matura decisamente sotto la guida dell’allenatore uruguaiano Martin Lasarte. Colto come un fiore di campo dalla sorprendente covata giovanile del club, Griezmann da allora è sbocciato come uno dei talenti più interessanti di Spagna, aiutando con le sue sfuriate La Real in Champions League, il cui capitolo culminante è proprio quella bicicletta non-sense che abbiamo potuto ammirare nel video. 52 gol in 198 presenze mostrano un giocatore con un’abilità naturale e un reale potenziale per diventare una futura star planetaria.

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Griezmann ha detto che i suoi modelli di gioco si chiamano David: Silva e Beckham. Difficile fare paragoni al riguardo, sinceramente lo vediamo più vicino a un Callejon o un Salah. Un concentrato di energia e una minaccia reale in ampie aree di campo: la classica pedina ideale per un gioco veloce in ripartenza e nei tagli negli spazi. Antoine però ha dimostrato anche di essere molto pericoloso sotto porta e il suo piede sinistro ha la precisione di un laser: diretto e chirurgico. Senza tralasciare un’ottima capacità nel colpire di testa.

Se finora è riuscito nell’intento di raccogliere il più ampio riconoscimento internazionale, la sfida di oggi sarà quella di aggiungere maggiore continuità al suo gioco. Tanto abbagliante quanto abulico in diverse occasioni, con un vizio più o meno latente di isolarsi dal gioco. Il suo debutto internazionale per la Francia in una gara contro l’Olanda ne è stato un esempio: a spasso nella prateria, senza mai prendere il toro per le corna.

L’uomo della provvidenza per Griezmann è un altro francese: Philippe Montanier, tecnico della Real Sociedad dal 2011 al 2013. È amore a prima vista:

“L’ho fatto giocare ovunque: tutti gli allenatori lo amano, perché ha enormi qualità s’impegna ed è sempre felice.”

In tutto questo, è arrivata anche la consacrazione in nazionale: Deschamps lo ritiene un punto fermo della Francia, tanto che le 22 presenze e 6 reti accumulate sono arrivate tutte nell’ultimo anno e mezzo. Già convocato per il Mondiale 2014 al posto dell’infortunato Ribéry, ora sembra averne preso pienamente il posto. Il prossimo anno si gioca l’Europeo in casa e Griezmann potenzialmente è una delle stelle più attese.

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Nel 2014 arriva l’offerta dell’Atlético Madrid, fresco campione di Spagna e deciso a investire sul francese sborsando la massiccia cifra della clausola rescissoria: 30 milioni di euro. Ora veste la casacca numero 7 blanquirroja. L’Atlético l’ha messo al centro del progetto e non è un caso che quest’estate i Colchoneros abbiano innalzato il valore della sua clausola a 65 milioni. L’anno scorso l’ha buttata dentro 22 volte, diventando il calciatore francese con più gol all’attivo in una singola stagione della Liga.

“Sono sempre stato convinto che potesse essere un giocatore letale spalla a spalla con l’ultimo difensore.”

Simeone è convito delle sue doti d’attaccante, perché “quando gioca largo perde un po’ della sua carica offensiva“. Quella carica che era un po’ in ombra nella prima parte della stagione. I suoi primi gol nella Liga arrivano solo a novembre ma la tripletta di fine anno nel 4-1 sull’Athlétic Club di Bilbao lo ha definitivamente consacrato. Da allora ha segnato 16 gol nelle successive 16 partite di Liga. Una delle perle più belle proprio contro il suo vecchio amore: una cavalcata infinita contro la Real Sociedad con la quale sigla lo 0-1 per i madrileni:

“Peligro Griezmann, madre mia que jugador. El Niño Prodigio. Golazo!”

La stima di Simeone è totale e non è poco essere nelle grazie di un professionista navigato e ossessivo come el Cholo: un patrimonio calcistico da spremere fino alla buccia. Ci siamo affezionati a questo spensierato funambolo d’oltralpe e vorremmo essere lì aggrappati alla rete per gridargli: “Vola come una farfalla e pungi come un’ape, Antoine!

Saint-Exupéry avrebbe concluso dicendo che bisogna esigere da ciascuno ciò che ciascuno può dare”. Vorremmo che Antoine Griezmann esigesse l’eleganza che solo un principe sa avere: un principe piccolo, ma con tutto il futuro davanti per diventare un grande Re.