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Amore, esco un attimo. Porto il cane a fare una passeggiata.

Tutto è nero a Newcastle, città operaia di duecentosettantamila abitanti adagiata ai piedi della Scozia. Un tempo c’erano le fabbriche e le ciminiere oscuravano il cielo; oggi è andata persa la fuliggine, le fabbriche non funzionano più come una volta e sono stati costruiti meravigliosi ponti sul fiume Tyne da architetti di fama mondiale.

Da sempre l’unico vero orgoglio per la gente locale è il Newcastle United, la squadra della città, che afferma i concetti di vita fondamentali del profondo nord” d’Inghilterra: tenacia, essenzialità e un modo di comportarsi privo di fronzoli. Sono tutti diretti da quelle parti: se provate a parlare con qualcuno potreste ascoltare vocaboli sconcertanti ma detti con simpatia. E il colore di questa squadra quale è? Ovviamente il nero, ma c’è anche il bianco.

Tutto è nero a Newcastle, anche il calcio. Le origini di questa squadra risalgono alle due formazioni di cricket della città, l’East End e il West End, che iniziarono una forte rivalità durata per dieci anni, fino a quando la parte ovest fu colpita da una forte crisi economica e virò per una fusione con i rivali arrivando ad ospitarli nel loro stadio: il St. James’ Park chiamato anche Il Castello, per via di quelle due torri tremendamente romantiche.

Nel corso della sua storia ultracentenaria ha visto correre tanti giocatori, gioire o disperarsi i tifosi, ha visto anche pochi trofei, praticamente tutti conquistati nel corso degli anni ’20 del 1900. Sì, perché il Newcastle è la tipica squadra di metà classifica, che gioca per salvarsi il prima possibile e arrivare più in alto possibile in classifica.

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Il Newcastle 1995/96

Prendiamo la macchina del tempo e torniamo alla stagione calcistica 1995/96, quella precedente agli Europei in terra d’Albione. L’avversario da battere era il Manchester United di Alex Ferguson, rinnovatosi dando spazio alle giovani promesse della “Class of ’92”. Paul Scholes, David Beckham, i fratelli Gary e Phil Neville, Nicky Butt. Un discreto vivaio, insomma.

Nonostante questa nuova politica del manager di Glasgow, i Red Devils volevano riprendersi la corona dopo lo spodestamento operato dal Blackburn Rovers l’anno precedente ma le avversarie non mancavano: il Liverpool puntava forte sul suo centravanti 20enne Robbie Fowler, l’Arsenal si affidava all’estro dell’olandese “non volante” Bergkamp, l’immortale Ian Wright e David Platt. Erano queste tre le vere candidate al successo finale.

L’inizio della Premier League è tanto inaspettato quanto unico: la classe di Ginola, la regia di Lee, la velocità di Gillespie, l’intelligenza tattica di Beardsley, l’opportunismo di un attaccante come Les Ferdinand portano il Newcastle a vincere le prime cinque partite. Al giro di boa i ragazzi di Keegan hanno portato a casa ben 45 punti, sono stati sconfitti in due sole occasioni e hanno il migliore attacco del campionato con una media di due goal e mezzo a partita.

Gillespie, Les Ferdinand e Ginola

L’emblema di quella squadra, al di là del fenomeno Ginola strappato al PSG in estate, è l’attaccante di colore Les Ferdinand: grazie al suo fisico statuario, ad una forza fisica fuori dal comune e l’eccelsa rapidità mentale nel finalizzare, riesce ad incarnare i valori della gente di Newcastle. È tenace, essenziale, privo di fronzoli. Alla gente del Tyne piace così com’è, per quello che regala sul rettangolo verde ogni sabato. Gioca in coppia con Paul Kitson che è il suo esatto contrario: rapido, imprevedibile, frizzante.

Hey amico, mi porti una birra?

Prima parlavamo di un uomo che porta a spasso il proprio cane. Già, dovete sapere che a Newcastle c’è una strana espressione: cane e birra sono sinonimi, da queste parti. Non una birra qualunque. La Newcastle Brown Ale. Una birra scura come questa città ma anche elegante, leggera, meno alcolica, pastosa, con un forte retrogusto amarognolo e note di caramello. Fu lanciata nel 1927 da un birraio, il Colonnello Porter, che aveva combattuto nella “Grande Guerra”, e la bottiglia è diventata un’icona con una stella nel marchio che incornicia una veduta del New Bridge, sul fiume Tyne.

Il primo degli incontri decisivi per la squadra di Keegan è il giorno del “Boxing Day” del 1995, il 26 dicembre, contro il Manchester United: sono decisive le reti di Andy Cole, servito da un meraviglioso assist di Giggs, e di Roy Keane. È il giorno della svolta per noi e per il Newcastle dirà Ferguson mentre il suo collega gli risponderà ironicamente: Volevamo rendere meno noioso il campionato.

Il Manchester United è in grande difficoltà nei mesi di gennaio e febbraio mentre i bianco-neri continuano la loro marcia e l’arrivo dell’ex giocatore del Parma, Faustino Asprilla, servirebbe per confermare il primato in campionato anche se si rivelerà di lì a poco un’arma a doppio taglio: più croce che delizia a causa dei suoi comportamenti negativi sia dentro che fuori dal campo.

Il fermo immagine di un’epoca: le capriole di Asprilla

4 Marzo 1996. “Football Come Home”. Il calcio torna a casa recita lo slogan di Euro ’96, a cui mancavano solo tre mesi. L’Inghilterra si blocca per un giorno. Newcastle si blocca. Perché è il giorno in cui si decide il campionato. Lo sanno tutti. L’unica cosa da fare è andare al St. James’ a tifare per la propria squadra per la realizzazione del sogno. È il match delle grandi sfide: i bomber Les Ferdinand ed Andy Cole; gli irrequieti Asprilla ed Eric Cantona; la classe di Ginola e Ryan Giggs; la sagacia in cabina di regia di Batty e la personalità di Roy Keane.

I due allenatori sono praticamente agli antipodi: freddo, calcolatore, esperto e saggio Fergie; esuberante ed istintivo Keegan. La partita la fanno i padroni di casa che vanno più volte vicino al vantaggio ma il portiere dello United, Schmeichel, si oppone da vero campione fino a quando cambia per sempre l’inerzia della stagione: Phil Neville si fa tutta la fascia sinistra, scambia il pallone con Cole, se lo fa ridare per poi metterlo in mezzo dove ci pensa Eric Cantona a metterci il piede per l’1-0. Cala il silenzio sul St. James’.

Keegan si dispera e si getta al suolo come un corpo morto. In quel momento il titolo prende la strada di Manchester, grazie a quel Cantona che solo pochi mesi prima era tornato dalla squalifica per aver tirato un calcio ad un tifoso del Crystal Palace a Selhurst Park. Uno dei momenti più iconici, nel bene e nel male, della storia della Premier. Il Newcastle non riuscirà più a segnare in quella partita, si farà rimontare i dodici punti di vantaggio accumulati nei confronti della squadra di Ferguson a causa di cinque sconfitte in otto partite.

A volte, nel calcio come nella vita, ti rendi conto che le cose devono andare in un modo e, pur opponendoti, non riesci a cambiare la situazione. Questo è successo al Newcastle, come dimostra anche la partita col Liverpool in quell’Anfield di cui Keegan conosceva ogni zolla: una sequenza infinita di goal, con gli ospiti che passano in vantaggio dopo essere stati sotto di due gol, ma finiscono per prenderne due nei minuti di recupero perdendo incredibilmente 4-3.

Sotto alla Kop, quel giorno, è apparso ancora più chiaro come il titolo fosse destinato allo United e nessuno, neppure il Newcastle, poteva opporsi a questo. Il campionato finirà col terzo titolo in quattro anni della Banda Ferguson con 82 punti, il Newcastle a 78 e il Liverpool a 71.

I bianco-neri ci riproveranno l’anno successivo con un nuovo allenatore, quel Kenny Dalglish che era stato l’unico ad interrompere il dominio di Manchester due anni prima alla guida del Blackburn, la partenza di Paul Kitson verso Upton Park e il ritorno a casa del “figliol prodigo” Alan Shearer per la cifra record di 15 milioni di sterline ma quella è un’altra storia.

Il famoso pub Strawberry, vicino al St. James’ Park, è il ritrovo dei tifosi di casa e ci sono anche tutti gli uomini che “hanno portato i cani a spasso”: servono un ottimo fish and chips e l’ambiente è tipicamente british con pavimento a scacchi bianconeri, sedie retrò, qualche divanetto, e quadri appesi alle pareti in legno che raccontano tutta la storia del Newcastle.

Mai come nella stagione 1995/96 il Newcastle andò vicino a sedersi sul trono d’Inghilterra; il desiderio di affermazione del Nord sarebbe stato finalmente premiato e la certezza che quella squadra avrebbe potuto vincere davvero rimarrà per sempre nella mente di tutti gli abitanti di Newcastle. Come un’eterna promessa: troppo bella per realizzarsi davvero.

Barista, servimi un’altra Brown Ale. Bevo per dimenticare le sconfitte del Newcastle. Alla salute!”.