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Domenica 29 novembre verrà presentato in anteprima al Festival dei Popoli di Firenze Loro di Napoli, film documentario di Pierfrancesco Li Donni che racconta la storia della squadra di calcio dell’Afro Napoli United. L’Afro Napoli è nata per far giocare insieme ragazzi immigrati e napoletani: un obiettivo non da poco, specie in un contesto sociale complicato come quello partenopeo.

L’Afro Napoli si iscrive al campionato Amatori AIC, e presto diventa un modello di come il calcio possa (tornare a) essere un veicolo di aggregazione, capace di abbattere quelle barriere sociali ed economiche che sempre più stanno abbrutendo il nostro Paese. Grazie allo sport ci si confronta, si diventa più empatici e si ha la possibilità di integrarsi in contesti diversi.

L’Afro Napoli diventa un fantastico calderone di culture, capace di far dimenticare le migliaia di chilometri che separano la Campania dal Senegal, o le poche decine di euro con cui si viene retribuiti – naturalmente a nero – per intere giornate di lavoro.

L'Afro Napoli durante un allenamento

L’Afro Napoli durante una seduta di allenamento

Logico che dopo tre anni nei campionati amatoriali, nel 2013 il presidente Antonio Gargiulo decida di iscrivere la squadra al campionato di Terza Categoria della FIGC. Un passaggio obbligato per una società che sta già diventando un caso mediatico, ma che incontra le resistenze della burocrazia italiana.

In un mondo dove i confini diventano sempre più sfumati – e inutili – le federazioni sportive spesso sembrano andare controvento: i tesseramenti richiedono una documentazione difficile da ottenere per chi fatica per avere un permesso di soggiorno, vive in affitto senza un regolare contratto o dorme in baracche decadenti.

Loro Di Napoli

Invece di favorire l’integrazione – e magari aiutare a regolarizzare posizioni giuridicamente delicate – gli uffici della FIGC possono creare ulteriori ostacoli.

Loro di Napoli prova a raccontare le difficoltà dell’Afro Napoli United nel registrarsi a un semplice campionato di calcio. Lo fa ripercorrendo il cammino della squadra e mettendo in primo piano quattro storie tanto vere quanto paradigmatiche: Maxime, ex promessa del calcio ivoriano; Adam, ragazzo adottato da una famiglia di Secondigliano che ancora deve capire cosa fare da grande; As, portiere senza certificato di residenza con un padrone di casa senza scrupoli; Lello, ventenne dei quartieri spagnoli apolide e quindi privo della documentazione necessaria a giocare.

La storia dell’Afro Napoli United è la storia di un’altra Italia, ancora capace di essere ospitale: perché chiudere le frontiere non servirà a renderci più ricchi, ma soltanto a inaridirci il cuore. A volte, basta un pallone per ricordarcelo e dare un calcio all’emarginazione.

Perché Loro di Napoli siamo anche noi.