Mi ero promesso che non avrei scritto niente su un calciatore ancora in attività. Poi, però, ieri sera ho vinto la Champions con il West Bromwich Albion grazie ad un sua doppietta in finale contro il Bayern e – mentre gongolavo leggendo la notizia della sua affermazione come miglior giocatore della rassegna – ho pensato a quanto lui e l’espressione ancora in attività fossero distanti.

Ma questo articolo glielo devo. Per rispetto.

Non mi ricordo se l’ho già scritto ma, in ogni caso, mi piace ricordarlo: ogni anno, sia a Fifa che a Football Manager versione handheld (quello per computer, ho giurato su Thunder Road di Bruce Springsteen che non l’avrei più comprato per nessun motivo al mondo), inizio una stagione con una squadra di Premier di livello medio basso per poterla rilanciare. Non compro mai campioni affermati, ma cerco sempre di puntare sulle meteore, sui talenti incompresi e su coloro che hanno bisogno di rilanciarsi. Di solito utilizzo due moduli: il 4-3-1-2 oppure il 4-2-3-1.

L’importante è che alle spalle di chi sta davanti ci sia il trequartista. L’uomo dell’ultimo passaggio e, ovviamente, il calciatore con maggior classe. Gli angolofoni li chiamano playmaker. Una pubblicità Adidas del 2010 prima dei Mondiali in Sudafrica recitava: “un playmaker di talento ha le speranze di una nazione intera sulle spalle”.

E quando sei un trequartista e sei pure francese, le aspettative sono doppie perché colui che giocava nel tuo stesso ruolo quattro anni prima si chiamava Zinedine Zidane. Tenetevi a mente il nome di Zizou perché lo ritroverete spesso durante questa storia.

Quel Mondiale che doveva consacrarlo come uno dei calciatori più forti del mondo in realtà è stato il punto più basso della carriera di Yoann Gourcuff, l’uomo che da PES 2008 ad oggi, mi ha fatto vincere tutto.

Colui che romanticamente parlando considero, insieme a Denilson, il calciatore più forte di tutti i tempi nasce a Plomeur, in Bretagna, l’11 luglio 1986. Inizia a giocare nel Lorient allenato da suo padre Christian, ex calciatore ed attualmente CT della nazionale algerina. Firma il suo primo contratto per le giovanili del Rennes nel 2001, e nel 2003 viene integrato con i grandi con cui esordisce a gennaio durante una partita di coppa di Francia. Resta con i rossoneri d’Oltralpe per tre anni, trovando sempre più spazio e segnando sei gol.

È il capitano ed il punto di riferimento della Nazionale Under 19 con cui vince l’Europeo di categoria nel 2005. C’è una cosa che balza subito all’occhio nel vederlo giocare: il modo in cui si muove, come accarezza il pallone e il tipo di giocate che prova, e che gli vengono, durante le partite sono la fotocopia esatta del modo di giocare a calcio di Zinedine Zidane. Per questo iniziano a chiamarlo “le petit Zizou”. Un soprannome importante, diciamo pure da predestinato.

E proprio come per Zidane, c’è l’Italia nel suo futuro ed una maglia a strisce. Non bianconere, ma rossonere. Per 3 milioni di Euro, il ventenne Gourcuff viene acquistato dal Milan nell’estate del 2006 dopo aver deliziato gli occhi di giornalisti e spettatori agli Europei Under 21, pur perdendo ai supplementari in semifinale con l’Olanda.

Arriva a Milano ed esordisce subito nel preliminare di Champions contro la Stella Rossa. La prima rete in maglia rossonera arriva nel girone contro l’AEK Atene. Fuga di Kakà sulla destra, cross al centro e Yoann che di testa, non proprio la specialità della casa, trafigge l’eterno Sorrentino. Il gol non è altro che la ciliegina sulla torta di una prestazione sublime, tanto da mandare in visibilio gli esigenti tifosi rossoneri presenti alla Scala del Calcio.

Le aspettative verso di lui sono altissime, ma quel Milan allenato da Carlo Ancelotti ha già la sua ossatura. In più è una squadra devastante. Un mio caro amico vedendo quest’ultima versione del Diavolo, spesso inizia a citare quell’undici titolare: Dida; Cafu, Nesta, Maldini, Jankulovski; Gattuso, Pirlo, Ambrosini; Seedorf, Kakà; Inzaghi. In una formazione del genere – anche se priva di Sheva – è difficile trovare posto per un “vecchio”, figuriamoci per un giovane.

In più, l’unico cambio che Ancelotti si concede è spostare Seedorf al posto di Ambrosini tra i 3 di centrocampo e mettere Inzaghi e Gilardino in attacco passando dal modulo ad albero di natale, ovvero il 4-3-2-1, al 4-3-1-2. Inoltre, Carletto fatica a trovare una collocazione tattica al suo giovane talento: Gourcuff che in Francia ha sempre giocato come trequartista puro, viene spesso schierato come mezzala, anche perché era impossibile togliere il posto a Kakà. Di conseguenza, è costretto anche ad un lavoro di copertura. Cosa che non gli va molto a genio.

Yoann, infatti, si sente a disagio a fare l’interno di sinistra. Le presenze sono poche, specialmente in campionato. Quel Milan vince la Champions contro il Liverpool nella rivincita di Istanbul, ma lui è comodamente seduto sulle tribune dello Stadio Olimpico di Atene. Resta a Milano per due anni, collezionando soltanto 36 presenze, la maggior parte partendo dalla panchina e giocando in Coppa Italia, segnando soltanto tre gol, quello già citato contro l’AEK, uno in ripartenza alla Samp e un tap-in a porta vuota contro l’Udinese.

Ha 22 anni ed ha bisogno di giocare con continuità. Soprattutto ha bisogno di andare via da una squadra dove non ha futuro a breve termine. Durante il calciomercato estivo del 2008, Yoann torna in Francia e viene ceduto in prestito con diritto di riscatto a 15 milioni di Euro al Bordeaux di Laurent Blanc. La Ligue 1 non è la Serie A ed è reduce da un’egemonia del Lione che dura da sette anni. Le premesse non sono esaltanti. Il Bordeaux è una buona squadra ma, diciamocelo francamente, non è niente di che. I big tra virgolette sono Chamakh, Placente, Cavenaghi, Alou Diarra e Gouffran.

Eppure in Supercoppa di Francia, i Girondini riescono a sconfiggere l’imbattibile Lione, seppur ai rigori. Yoann, schierato da Blanc nel suo ruolo naturale, gioca una partita sontuosa e viene nominato man of the match. All’esordio in Campionato, il Bordeaux batte il Caen per 2-1 con Yoann che segna l’1-0 con un fortissimo destro all’incrocio dei pali regalando l’assist a Cavenaghi per il raddoppio. Bastarono due partite e la stampa ricominciò a paragonarlo a Zizou.

In più, c’erano un paio di ricorsi storici che i francesi vedevano come segni del destino: la maglia del Bordeaux e il gol del 2-2 in Romania con la Nazionale, sua seconda presenza, molto simile al sinistro di Zidane al suo esordio contro la Repubblica Ceca. Risultato finale: ovviamente 2-2. Una settimana dopo la partita contro la Romania, Yoann segna ancora in casa contro il Tolosa, liberandosi in area con un geniale colpo di tacco.

Il Bordeaux nonostante la rosa non di prim’ordine inizia a vincere trascinato dalle magie del suo talento, ma quello che Yoann fa contro il PSG è roba da vera fantascienza: dopo aver ricevuto il pallone spalle alla porte, si libera del primo difensore con un doppio colpo di suola, poi salta il secondo con un doppio tocco destro-sinistro e infine batte Coupet calciando di collo-esterno. Favoloso.

Dopo quella magia, tutta la Francia si convince una volta per tutte che Yoann è davvero le petit Zizou.

A fine stagione, il Bordeaux vince la Ligue 1 interrompendo l’egemonia del Lione e Yoann viene incoronato come calciatore dell’anno grazie a 15 gol e 10 assist. A consegnargli il premio c’è, ovviamente, Zidane in una sorta di passaggio di testimone.

Galliani vuole riportarlo a Milano per dargli una seconda occasione, ma la stagione successiva, quella del Mondiale, inizia con il riscatto del cartellino da parte del Bordeaux e con due doppiette nelle prime tre partite. Addirittura Platini, colui che aveva preceduto Zizou in una immaginaria dinastia di trequartisti francesi, lo definisce “uno Zidane più prolifico in zona gol”. Il Bordeaux domina in Ligue 1 e ci sono tutti i presupposti per un’altra cavalcata trionfale, eppure qualcosa va storto.

Zidane consegna a Gourcuff il premio di calciatore dell’anno

La Nazionale francese è reduce dalla finale di Berlino persa ai rigori contro l’Italia e da un logico ricambio generazionale, e ha non pochi problemi a staccare il biglietto per il Sudafrica vincendo nello spareggio contro l’Irlanda ai supplementari, grazie al gol di Gallas propiziato dal famoso fallo di mano di Titì Henry.

Yoann però, vide quei supplementari dalla panchina perché Domenech decise di sostituirlo prima della fine della partita e la sua uscita dal campo fu accompagnata dai fischi dello Stade de France. Quel cambio generò un enorme equivoco: Gourcuff non capì come mai coloro che lo avevano eletto “simbolo” della Francia calcistica gli stavano voltando le spalle e viceversa, i tifosi non capivano come mai le prestazioni del petit Zizou stavano diventando sempre più disastrose. Sembrava che gli alieni di Space Jam gli avessero rubato il talento di punto in bianco.

Il Bordeaux perde la Ligue 1 dopo essere stato avanti di dodici punti, perde la finale di Coppa di Lega e viene eliminato dal Lione agli ottavi di Champions. Nonostante la stagione con più bassi che alti e con i primi infortuni, Yoann è uno dei 23 convocati per il Mondiale dove, come scritto prima, le aspettative sono altissime.

Quel mondiale fu un disastro sia per lui sia per la Francia. Domenech fece lo stesso errore di Lippi preferendo puntare sulle ultime cartucce da sparare dei vecchi, piuttosto che sulla freschezza e l’incoscienza dei giovani. L’unico convocato della nuova generazione fu il mio Yoann.

All’esordio contro l’Uruguay, la Francia pareggiò 0-0. Gourcuff giocò male e passò novanta minuti a vagare per il campo. Quando un trequartista tocca cinque palloni in una partita è evidente che qualcosa all’interno della squadra non va e la spiegazione è semplice: i Vecchi lo odiavano e Yoann per protesta decise di saltare la colazione di gruppo del mattino.

La situazione dentro e fuori l’ambiente francese stava sempre più sfuggendo dalle mani di Domenech. Per la stampa, erano i Vecchi a fare la formazione e non lui. Infatti, per la seconda partita contro il Messico, Yoann fu mandato in panchina. La Francia perse per 2-0. Anelka all’intervallo offese in più modi l’allenatore astrologo e venne caricato sul primo aereo destinazione Charles de Gaulle e rispedito in patria. Nella conferenza post-partita, Evra e Ribery accusarono davanti alle telecamere un loro compagno apostrofandolo come “traditore” e per protesta, insieme agli altri Vecchi, saltarono l’allenamento.

La Francia era una bomba ad orologeria con il timer innescato. Era questione di giorni prima del botto. Infatti, la bomba esplose in aereo durante il tragitto verso il ritiro di Knysna, quando Gourcuff e Ribery cominciarono a punzecchiarsi sulla partita col Messico. Eppure il rapporto tra di loro era iniziato nel migliore dei modi dato che anche Ribery aveva paragonato Yoann a Zidane, sottolineando più volte il fatto di essere fortunato a giocare insieme ad un calciatore che capiva ogni suo movimento.

La stima però era diventata gelosia. Ribery era convinto di essere, con Henry, il leader della squadra e non accettava il fatto che la stampa preferisse Gourcuff a loro due. “Gourcuff, le petit Zizou”, “Gourcuff, le Magnifique”, “Gourcuff, le joueur du futur”. Troppo per chiunque. Figuriamoci per uno con il caratterino dello sfregiato. I due si alzarono dai rispettivi sedili e si avvicinarono per prendersi a pugni e fu provvidenziale l’intervento di Toulalan, metronomo in campo e sugli aerei, che riuscì ad evitare la scazzottata simil-Bud Spencer&Terence Hill.

Ribery e Gourcuff al mondiale 2010 (credits: PhotoPQR / OUEST FRANCE)

Nonostante lo screzio e la frattura ormai irrecuperabile nel gruppo, per l’ultima e decisiva gara contro il Sudafrica, Domenech rimise Gourcuff tra i titolari. La Francia doveva assolutamente vincere per qualificarsi agli ottavi e sperare nel non biscotto di Messico ed Uruguay, alle quali bastava un pareggio per passare. Dopo venti minuti, i Bafana-Bafana stavano già vincendo per 1-0.

Al 25° del primo tempo, la tragedia: in una mischia nell’area di rigore del Sudafrica, Gourcuff colpì MacBeth Sibaya, nome più appropriato non poteva avere, con una gomitata. Rosso diretto. Doccia, per lui e per la Francia che perse per 2-1 e finì ultima nel girone. Il ritorno a casa fu una lapidazione mediatica. La stampa si accanì contro tutta la rosa ed in particolare contro Domenech, che fu accusato di non avere gli attributi per gestire così tante primedonne. La Federazione fu quasi obbligata a licenziarlo.

Nonostante il mondiale disastroso, Gourcuff viene acquistato dal Lione per 22 milioni di Euro più bonus e un contratto da 400mila Euro lordi al mese. È l’estate 2010 e Yoann è in cerca di riscatto dopo un Mondiale da dimenticare, ma neppure con l’OL riesce a ripetere l’annata stratosferica di Bordeaux perché entra nella spirale degli infortuni. Si rompe praticamente qualsiasi cosa, sia a livello osseo che muscolare. La sua faccia è sempre più triste ed i rapporti con l’allenatore Puel sono ai minimi termini. I due si parlano a malapena, perché il Mister non ha mai avallato il suo ingaggio.

Aulas, il presidente, prova ad offrirlo a tutta Europa ma niente, nessuno lo vuole. Nel 2012 sembra essersi ritrovato, Puel – in emergenza infortuni – è obbligato a farlo giocare in un ruolo insolito ovvero come esterno sinistro. Yoann però questa volta non si deprime e sforna qualche buona prestazione, quando guardandolo giocare pensavi: sembra proprio Zidane. Ma non è sufficiente per farlo tornare un titolare né per andare agli Europei. Anche Laurent Blanc, l’unico che era riuscito a far emergere tutto quel talento, gli volta le spalle, depennando il suo nome dalla lista dei potenziali 23 convocati.

Gregory Coupet, ex portiere della Francia e colui che ha subito il gol del secolo, ha commentato l’esclusione ricordandosi le parole di Paolo Maldini. Era il 2010 e alla vigilia della sfida di Champions contro il Lione, Paolino rilasciò un’intervista all’Equipe ricordando i due anni di Gourcuff a Milano:

“Al Milan sbagliò al cento per cento. Per quello che vidi, una buona parte dei torti veniva da lui. Il suo problema era il comportamento. Non si è dimostrato intelligente nel modo di gestirsi ed è veramente un peccato, perché nessuno mette in discussione le qualità tecniche di Yoann, ma ogni volta che veniva dettata una regola, la infrangeva. Non aveva voglia di mettersi a disposizione. Non si è neanche messo a studiare subito l’italiano. Sulla tattica non voleva lavorare. Non era puntuale. Sono successe tante cose, cose che non è possibile raccontare. Lui sa benissimo quello che ha fatto e quando entrava in campo non dava tutto. Dei giocatori con meno talento si sono guadagnati il rispetto al Milan perché giocavano col cuore prima che con le gambe. Lui non l’ha fatto e lo sa. Dopo un po’ diventò un corpo estraneo, non era più da prendere in considerazione”.

In difesa accorse suo padre Christian, il primo ad essersi accorto di avere in casa un talento infinito:

“Il Milan è la ‘famiglia’. Tutto è molto politico negli spogliatoi. E Ancelotti faceva la legge dello spogliatoio. Al Milan ci sono stati dei giochetti di potere terribili. Non è qualcosa che dico così, a vanvera. Ci sono cose che so ma di cui non posso parlare. Ma, ad esempio, Gattuso in allenamento riempiva di colpi Yoann”.

Anche Carlo Ancelotti nella sua autobiografia non è stato troppo delicato, definendolo:

“Strano, molto strano, egocentrico: pensava sopratutto a se stesso, aveva potenzialità pazzesche, però le teneva tutte per sé”.

Non è più le petit Zizou, ma il panchinaro più pagato d’Europa e la riserva di Clement Grenier, talento cresciuto nel vivaio che gli ha rubato posto, nazionale e copertine sui giornali. Dopo aver realizzato su punizione il gol del 4-0 alla prima di campionato contro il Nizza, le telecamere, mentre i compagni in campo lo abbracciavano, hanno inquadrato proprio Grenier, in panchina con la pettorina gialla, che lo applaudiva sorridendo.

Clement Grenier e Yoann Gourcuff, il passaggio di testimone

Aulas, come ogni sessione di calciomercato estivo o invernale, non riesce a venderlo e neppure a regalarlo. D’altronde, come si può fare affidamento su un giocatore che si fa male alla caviglia mentre sta portando il cane a fare i bisogni? Perché a Yoann è successo anche questo. E sono quattordici infortuni in meno di quattro anni. Se non è un record, poco ci manca. Infatti Yoann decide di dimezzarsi lo stipendio. Gesto che viene apprezzato da tutti, tranne che da Aulas che non vede l’ora di arrivare alla scadenza del suo contratto per liberarsi di lui e delle spese mediche.

Prima di salutare l’OL, Yoann regala alla Gerlande due ultime partite “alla Zidane”, per altro consecutive: contro il Montpellier dove realizza una doppietta e nel big match contro l’Olympique Marsiglia, segnando il gol dell’1-0 finale, prima di infortunarsi ancora e di chiudere la stagione e l’esperienza con il Lione.

“Noi e Yoann ci fermiamo qui, e lo si farà con un po’ di nostalgia. Gourcuff è un grande giocatore che non si è mai integrato. La cosa più bella che potesse capitargli era che dimostrasse di essere un campione con noi, ma non ci è riuscito. Peccato. Specialmente per lui”.

Scaduto il contratto, diverse squadre si interessano a lui: Watford, Atlético Madrid, Bordeaux, Montpellier, Porto e Monaco, ma alla fine, probabilmente spaventate dalla frequenza con cui s’infortuna, nessuna se la sente di comprarlo. Monta suggestiva l’ipotesi di un ritorno al Rennes, tra l’altro ribadita da Aulas, però poi non arriva la conferma. O meglio, arriva dalla società ma non da lui.

Sembra una soap-opera da Tele Bolero. Ogni giorno c’è un nuovo capitolo senza una conclusione e un temporeggiare continuo ai limiti dell’odioso. La firma sul contratto arriva a metà settembre. Un anno, senza opzione per il secondo. Tutto perfetto, eccetto un piccolo particolare: Yoann è fermo per una frattura da stress al piede e ne avrà per otto mesi. Infatti, il suo nome non appare nella rosa della squadra e la notizia del suo acquisto è stata comunicata attraverso un misero tweet.

Gourcuff al Rennes che torna ad allenarsi sul campo (03/11/2015)

Yoann Gourcuff è uno dei più grandi incompiuti degli anni Duemila. Un calciatore che avrebbe potuto fare qualsiasi cosa, ma che è riuscito a far vedere cosa era in grado di fare soltanto per una stagione e mezzo. Infortuni a parte, nessuno è mai riuscito a capire il perché. Hanno dato la colpa al suo carattere schivo ed introverso, da vero Bretone, all’aria snob e all’idea di essere uno con troppa puzza sotto il naso. Come ha detto Philippe Lucas, ex allenatore di Federica Pellegrini e amante del bel calcio:

“È fragile, sensibile e non si sente amato. Quindi lo riempirei di complimenti, ricordandogli che solo lui sa fare certe cose in campo”.

Credo che sia semplicemente nato in un’epoca sbagliata, dove la classe e l’eleganza sono sempre più in secondo piano rispetto ad un gioco fisico e muscolare. Quello che mi dispiace è che ha soltanto 29 anni e per tutti è già finito. Da almeno cinque anni.

Sinceramente, non mi interessa. Continuerà ad essere il mio primo acquisto e lo metterò dietro le punte, lasciandolo libero di inventare qualsiasi cosa. Gli darò la fascia di capitano e gli farò battere rigori, punizioni e calci d’angolo. Il mio sole con altri 9 pianeti di movimento che correranno intorno a lui. E sarà così sempre. O almeno fino a quando resterà in attività.

Epilogo

Due anni fa mentre giocavo online a Fifa14, gli faccio fare un gol irreale contro l’ennesimo odioso che usava il Barcellona: un cucchiaio dal limite dell’area con Victor Valdés in uscita. Smaltita l’euforia in stile Oronzo Canà, salvo il replay e lo pubblico su Instagram con questo commento: “@yoanngourcuff8 greatest playmaker ever”.

Guardate chi ha messo like. In quel momento ho avuto la riprova che il calcio rimane lo sport più bello del mondo.