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«Fare l’impossibile è una sorta di divertimento.» (Walt Disney)

Un leggero imbarazzo. Il pallone è finito in rete ma l’unica cosa che veramente si nota e alla quale la gioia e l’estasi lasciano il campo è: un leggero imbarazzo. Possibile? Sì, se ad insaccare quel pallone è stato Fabio Quagliarella, al quale è capitato molto spesso di dover tenere a bada le emozioni, di doversi quasi scusare per aver fatto semplicemente il proprio dovere. Una scelta assolutamente personale, ma ben precisa e mai rinnegata che non nasconde sensibilità e rispetto verso trascorsi che non si possono dimenticare.

Il non esultare dopo un gol ad una sua ex squadra è diventato un marchio di fabbrica del numero 27 di Castellamare di Stabia, che proprio per quest’abitudine ha finito per innervosire sia i vecchi supporter, traditi, sia gli attuali, privati della gioia del loro bomber, atteggiamento spesso travisato in mancanza di rispetto per la maglia.

Rispetto che non è mai venuto meno in realtà, dal momento che non si contano i classici gol dell’ex rifilati in più di dieci anni di carriera. Il suo dovere insomma lo ha sempre fatto con professionalità, il Quaglia, anche se a volte avrebbe preferito evitare.

L’ultimo caso è il rigore con scuse segnato al S.Paolo, che ha di fatto sancito la rottura con l’ambiente granata, dove solo un anno fa era stato accolto con tutti gli onori riservati ai figliol prodighi di ritorno all’ovile dopo un lungo peregrinare, e il passaggio alla Sampdoria. O meglio, il ritorno. L’ennesimo. Proprio lì dove di fatto era diventato grande.

Ma oltre ad essere un bomber implacabile e (ir)riconoscente – a seconda dei punti di vista – contro le squadre in cui ha militato, Fabio Quagliarella si è meritato l’etichetta di “uomo dei gol impossibili”, veri colpi di genio tirati fuori dal cilindro come solo il più esperto degli illusionisti sarebbe in grado di fare. O come Eta Beta, il personaggio Disney a cui è stato accostato, capace di tirare fuori dai calzoni ogni sorta di oggetto. Anche il più impensabile.

La prima stagione alla Samp in tal senso è emblematica. Tredici gol totali, una decina dei quali autentiche opere d’arte. Una serie infinita di gol della domenica, che fanno scoprire al grande pubblico un ventiquattrenne alla seconda stagione di Serie A, dopo la salvezza conquistata ad Ascoli, in grado di sovvertire le leggi della fisica.

Giocate mai banali, assoli improvvisati fatti di tecnica ed istinto che rinnegano il concetto di schema. Il più delle volte il difficile non è tanto l’azione in sé, quanto il pensiero folle che essa sia realizzabile. L’idea malsana che ci si possa spingere oltre i sentieri della razionalità, avvicinandosi a ciò che non credevi possibile. La “collezione Quagliarella” farà tappa ad Udine, Napoli e Torino, su entrambe le sponde del Po, incrementando mano a mano i propri capolavori.

Ne ho scelti 7, non necessariamente i più belli, perché come detto il materiale da cui attingere sarebbe sterminato – non tanto per il numero delle reti quanto per la qualità della maggior parte di esse – ma i più esemplificativi e paradigmatici per capire che giocatore sia il Quaglia.

Uno che ha trasformato il colpo ad effetto in un gesto seriale, come un’opera pop di Andy Warhol. Uno che è riuscito a standardizzare quelli che potevano essere singoli exploit. Quagliarella è uno di quei casi che dividono, ma non possono lasciare indifferenti. Campione mancato o giocatore ordinario sopravvalutato? Geniale o fortunato? Mercenario o professionista?

Sicuramente le troppe pause ne hanno condizionato il giudizio che altrimenti non sarebbe potuto che essere entusiasta. Ma nonostante i periodi di magra, gli addii dolorosi, i sorrisi smorzati, alcune gemme non possono che rimanere incastonate nella memoria.

7) Milan – Juventus 1-2

Probabilmente non una delle reti più belle in senso assoluto, ma una delle più prestigiose e inusuali. A San Siro Fabio porta in vantaggio i bianconeri con uno stacco di testa in controtempo che beffa Abbiati. Non proprio la specialità della casa.

Il cross dalla trequarti di De Ceglie è leggermente arretrato, Quagliarella, che nell’occasione giostrava da esterno destro, conquista la posizione a centro area e indirizza la palla sul secondo palo con uno stacco da fermo, grazie ad una grande frustata.

Il Milan di Thiago Silva e Ibrahimovic vincerà lo Scudetto, la Juve di Delneri, senza l’attaccante stabiese operato al crociato, passerà dal secondo al settimo posto finale. In quella stagione il Nostro segna nove gol in diciotto partite, tra colpi di tacco, staffilate e acrobazie varie, tra le quali un colpo di testa rasoterra(!).

6) Atalanta-Napoli

La grande occasione di giocare finalmente nella sua città e nello stadio dei suoi sogni, dopo gli anni di Udine, non rispecchia esattamente le aspettative. Il cambio di allenatore (Mazzarri per Donadoni), un progetto ambizioso nelle intenzioni ma ancora lacunoso nella pratica e il peso di quella maglia che sente più degli altri, non gli permettono di esprimersi al meglio. Saranno comunque undici le reti a fine anno.

Questo all’Atalanta è il classico gol “alla Quagliarella”, un numero del suo repertorio che non passerà mai di moda. Tiro praticamente da casa sua, e pallone che dopo essersi impennato si infila sotto al sette.

C’è una piccola pausa tra il primo controllo e il tiro. È il momento in cui decide di rompere gli schemi, di uscire dall’ordinario per tentare la sorte. Sembra voler appoggiare il pallone, poi, come in preda ad un raptus, si gira e colpisce, senza mai alzare la testa.

È il tipico gol che ti porta a chiederti quanto conti la tecnica e quanto la fortuna. Diciamo che Fabio la fortuna ha dimostrato di sapersela creare, come l’Harvey Dent di Aaron Eckhart. Un giocatore a due facce, indivisibili. Pause e genio. Sfrontatezza e apatia. In questo caso però c’è soltanto il lato giusto della medaglia.

5) Napoli-Torino 2-1

La sua stagione al Torino, quella del grande ritorno (dopo la firma si parla subito, con un gioco di parole, di figliol prodigio) è ottima, con tredici reti in campionato. Tra le altre, c’è questa perla, per il vantaggio granata al S. Paolo. Un gol in cui c’è tutto Quagliarella. Una sorta di compendio, in cui oltre alla solita follia, non si tralasciano le caratteristiche proprie di ogni grande attaccante.

Scatto sul filo del fuorigioco sul lancio di Maksimovic, stop di petto che lo costringe ad allargarsi e colpo al volo sul secondo palo con una coordinazione da applausi. Per concludere: gol dell’ex e, ça va sans dire, velato senso di colpa.

4) Reggina-Sampdoria

Altro esempio di tecnica e istinto. Un colpo volante, senza neanche cadere. Il tempo di esecuzione e l’impatto con il pallone sono perfetti come i personaggi dei film di Tarantino.

Il gol di rovesciata su calcio d’angolo troverà spazio più volte nella sua collezione (vedere alla voce Chievo, due volte, e Pescara con la maglia della Juve). Questo è sicuramente il più bello. E il primo. E la prima volta si sa, non si scorda mai. Un po’ come i dialoghi di Pulp Fiction.

3) Atalanta-Samp

Quagliarella è riuscito a dare il meglio di se nelle competizioni internazionali. In Champions ha viaggiato con una media monstre di un gol ogni 88 minuti (6 reti, tra le quali due fondamentali contro il Chelsea campione in carica) mentre sono 12 i centri in Europa League (due ogni tre partite di media).

Negli unici quarantacinque minuti disputati in una fase finale di un Mondiale per poco non riesce da solo a salvare la disastrosa spedizione sudafricana del Lippi bis. Nel match decisivo contro la Slovacchia segna con un mezzo lob da fuori area, riaccendendo le speranze azzurre. Una rete bellissima, che poteva tranquillamente rientrare in questa carrellata.

Ho scelto un altro pallonetto, solo perché evidenzia la sensibilità anche del suo piede debole. Il Comunale di Bergamo evidentemente gli porta fortuna. In questa stessa partita aveva già insaccato un missile sotto al sette. Anche in questo caso è più l’idea, la scelta a lasciare di stucco, che non la realizzazione, ad ogni modo sopraffina.

2) Chievo – Sampdoria

Il gesto di Bazzani, che si tocchetta la tempia con l’indice gridando “È matto! Ragazzi, questo è matto!” può valere più di mille spiegazioni. Di gol così se ne sono visti diversi negli ultimi anni – da Mascara a Stankovic fino a Destro – ma ogni volta non si può non farsi sopraffare dalla meraviglia.

Per Quagliarella sembra essere una soluzione plausibile, se non addirittura la migliore. Non è un tentativo per frustrazione, né una semplice sfida alla sorte. Lui sa che può, e gli viene naturale stoppare quel pallone col petto, a metà campo, girarsi e colpire. Senza pensare. Lo fa con la stessa sicurezza e determinazione con la quale si potrebbe tirare un rigore. Ne esce una parabola perfetta, con Squizzi che non può che rimanere di stucco, come tutti del resto.

Novellino – che lo volle fortemente alla Samp – sembra compiaciuto, anche se non si tratta del classico schema provato in allenamento che nutre l’ego degli allenatori. Ma al Nostro gli schemi preordinati non sono mai piaciuti e ha sempre provato ad abbatterli.

Forse perché, parafrasando Rino Gaetano, Fabio O Pazzo è pazzo davvero. E questo gol è qui a testimoniarlo.

1) Napoli-Udinese

Spoiler: pur segnando contro il Napoli Quagliarella esulta, e già di per se potrebbe essere una notizia. Non si sa se dipenda dal fatto che la maglia azzurra la vestirà solo nella stagione successiva o semplicemente perché è impossibile, anche per lui, frenare le emozioni dopo una roba del genere, ma tant’è.

Se prendiamo per buona la definizione che Frank Tirro fa dell’uomo hipster degli anni quaranta: “amorale, anarchico, gentile e civilizzato al punto da essere decadente e che si trova sempre dieci passi avanti rispetto agli altri grazie alla sua coscienza”, ecco che questa giocata può a pieno titolo poter essere definita “hipster”. Aggiungendo il prefisso “in” alla parola coscienza magari.

Quagliarella si dimostra qui “dieci passi avanti” rispetto a tutti, avversari e compagni, elaborando e mettendo un pratica qualcosa di difficilmente ipotizzabile fino ad un attimo prima. Ma lui si è già immaginato la scena, anticipando le intenzioni del suo marcatore prima ancora di ricevere palla.

Un gesto fantascientifico da romanzo di Isaac Asimov e visionario come un monologo di Giorgio Gaber. E per una volta, il San Paolo non può che applaudire il meno scontato dei finali. Se non ci fosse di mezzo Fabio, ovviamente. Uno che il colpo di scena lo ha declassato a normalità.

Adesso c’è una nuova sfida ad attenderlo. Un ritorno al passato, per continuare una storia lasciata in sospeso. Marassi e il lungomare di Genova, proprio lì dove ha iniziato a “fare ciò che non poteva, in modo da imparare come farlo”. (P. Picasso).

20 novembre 2016. Fabio Quagliarella raggiunge il prestigioso traguardo dei 100 gol in Serie A. Ovviamente alla sua maniera, dando il via ad una clamorosa rimonta a cinque minuti dal termine con la Samp sotto 0-2 con il Sassuolo. Il gol in sé non è paragonabile ai precedenti: tap-in di sinistro dopo che a tu per tu con Consigli aveva centrato il palo.

Ma quella che poteva sembrare una rete ininfluente si è trasformata nel primo fondamentale mattone per dare il là ad una vittoria rocambolesca, inaspettata e memorabile. Quando di mezzo c’è Fabio Quagliarella si sa, impossible is nothing.