“Se gli arancioni rappresentano i Beatles del pallone, Cruijff e Neeskens sono Lennon & McCartney: grandi da soli, inarrivabili in coppia”. (Gianni Serra)

Da pochi giorni è scomparso colui che per molti rappresenta la risposta alla domanda “è meglio Pelè o Maradona?”: Johan Cruijff. Ma il Profeta del gol probabilmente non sarebbe arrivato dov’è arrivato, se al suo fianco non avesse avuto “l’altro Giovanni” (entrambi all’anagrafe fanno Johannes), il fido e talentuosissimo scudiero che gli ha parato le spalle per quasi due decenni tra Ajax, Barcellona e Nazionale olandese. Amatissimo ma sempre vissuto all’ombra di Cruijff, Johannes Jacobus Neeskens non ha mai goduto pienamente della considerazione che avrebbe meritato.

Se è vero che non “esiste un Cruijff senza un Neeskens” – come sentenzia nel 1970 il santone Rinus Michels -, va detto che vale anche il contrario: giocare con Johan dev’essere più facile che giocare con Mauro Zarate o Salah, se ci passate la citazione iper-casereccia. Ma per giocare con Cruijff devi esserne all’altezza, e Neeskens lo era eccome: dinamico, tecnico ed intelligentissimo, nessuno come lui ha saputo completare e completarsi con Cruijff. È la storia di “Johan II”, uno dei giocatori più sottostimati di sempre.

Neeskens nasce il 15 settembre – stesso giorno del poeta maledetto e conterraneo Jan Jacob Slauerhoff – del 1951 a Heemstede, paesino medievale di 25.000 anime situato sulle rive del fiume Spaarne, nel nord dell’Olanda. Magro e slanciato sin da piccolo, diviene ben presto famoso nella scuola media di Heemstede per l’incredibile capacità di riuscire bene in qualsiasi tipo di sport.

Johan in particolare eccelle nel baseball, giocando nei tornei estivi per il Racing Club Heemstede. È talmente forte che viene addirittura aggregato alla nazionale giovanile olandese, con cui partecipa ad un’edizione dei campionati europei di categoria, entrando addirittura nel mirino di alcune società statunitensi.

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Una rarissima foto di Neeskens (a sinistra) con l’Heemstede

Ben presto, Nees decide tuttavia di dedicarsi esclusivamente al calcio, sport in cui si trova maggiormente a suo agio. I primi passi li compie nel Racing Club di Heemstede, mettendo in mostra quella che è e sarà per sempre la sua migliore caratteristica: non mollare mai. Le lunghissime basette – abbinate ai capelli perennemente lunghi à-la John Lennon del periodo – e al sopracitato modo di giocare, gli valgono presto il soprannome di de leeuw, il leone.

Calcisticamente, è 10 anni avanti rispetto al calcio degli anni ’60: è perfetto sia in fase difensiva (da subito viene schierato sul più forte degli avversari) che offensiva, dove il fisico non altissimo ma aitante e resistente lo rende perfetto per gli inserimenti. Inoltre, tecnicamente è completissimo e il senso del gol è notevole.

In sostanza, è in grado di giocare in ogni posizione del campo senza che il suo rendimento ne risenta. Caratteristica perfetta per giocare accanto a Cruijff, che un ruolo preciso non l’ha mai sostanzialmente avuto. Quando, dopo due stagioni di alto livello col Racing, viene notato dagli osservatori dell’Ajax, Neeskens per la verità aveva giocato le sue 70 partite da professionista (in due anni) come terzino destro. Ruolo non perfetto per le sue caratteristiche, che tuttavia gli è servito nel prosieguo della carriera:

“Da terzino ho imparato l’importanza del cambiare ritmo. È importante tanto per gli attaccanti (soprattutto per i trequartisti) quanto per i terzini. Non conta tanto la velocità assoluta, quanto la rapidità con cui si scala le marce. Conta di più passare rapidamente da 1 a 6, piuttosto che andare sempre a 10. Questo lo sapevo anche prima d’incontrare Johan”.

Comprare Neeskens – su consiglio del suo ex giocatore Arie van Eijden, che aveva chiuso lì la carriera – e il trasformarlo nel miglior gregario della storia è l’ultimo, grande regalo dell’indimenticato tecnico Rinus Michels. Colui che ha gettato le basi della rivoluzione orange che avrebbe sconvolto l’Europa negli anni ’70, e che se ne sarebbe andato alla fine del secondo anno da lanciere di Neeskens.49a9e6d5-6e5d-41e2-0c34-e7533f036e4e

Quando giunge all’Ajax, i Lancieri sono appena stati bastonati 4 ad 1 dal Milan in finale di Coppa di Campioni. In un organico che già annovera tra le sue file sia Krol che Cruijff, Nees è il jolly perfetto per completare una squadra pressoché perfetta: comincia in difesa o appena davanti ad essa, ma come detto spesso viene sfruttato come attaccante aggiunto o trequartista; a seconda che la squadra debba rimontare o no, o semplicemente quando c’è bisogno di nascondere la palla. Neeskens con una difesa alta – che dà un nuovo significato alle parole “pressing” e “fuorigioco” – è semplicemente perfetto.

Anche perché non si ricorda un duello aereo che abbia perso, o una palla buttata alle ortiche in fase di costruzione. A neanche 19 anni, per lui già si aprono le porte della Nazionale orange. Tanto poliedrico quanto già carismatico, il giovane Neeskens si adatta praticamente subito anche al grande calcio internazionale, dimostrando una maturità impensabile per uno che l’anno precedente giocava in seconda lega olandese.

“È stato il primo, vero giocatore box-to-box: non l’ho mai visto stare per terra per più di 3 secondi”. (Sjaak Swart)

Gli anni più prolifici della carriera di Johan sono proprio quelli della prima metà degli anni ’70. Quando compie 25 anni, nel 1976, Neeskens ha infatti già vinto 3 Scudetti olandesi e altrettante Coppe Campioni consecutivamente. Viene regolarmente schierato come difensore nella Top11 del massimo torneo continentale anche se – col trasferimento di Cruijff al Barcellona nel 1973 – s’era riciclato come trequartista con ottimi risultati.Barcelona 74 Road Cruyff, Neeskens

L’anno che lo consegna alla gloria eterna è probabilmente il 1974, grazie agli incredibili mondiali che Johan gioca coi compagni. L’Olanda esprime infatti un calcio moderno ed ultra-innovativo, in cui si fa fatica a trovare i ruoli dei giocatori, che non stanno mai fermi in campo, coprendone ogni centimetro. Uno dei giocatori più attesi del torneo è proprio il ragazzo di Heemstede, che non tradisce le attese diventando alla fine della manifestazione (segna anche il gol in finale) il capocannoniere con 5 reti all’attivo.

Purtroppo per lui e per i compagni, non bastano: in finale l’Olanda soccombe 2 a 1 contro la Germania Ovest. Dopo i mondiali, Neeskens coglie l’occasione di riformare la leggendaria coppia con Cruijff e firma per il Barcellona. A differenza di Cruijff, i tifosi catalani non lo accolgono propriamente a braccia aperte, complice il fatto che andava a sostituire la bandiera Hugo Sotil, cui non era stato rinnovato il contratto tra le polemiche; ma cambieranno velocemente idea, i tifosi blaugrana.

Non solo per le qualità calcistiche di Johan Segundo – come viene soprannominato dopo una manciata di partite -, ma soprattutto per il suo identificarsi totalmente nella causa catalana. A differenza di Cruijff, a volte accusato d’essere un freddo calcolatore poco legato ai colori delle sue squadre, Neeskens diviene in pochi anni una bandiera, un riferimento in cui identificarsi per chi sanguina e respira blaugrana.

Dopo 5 anni, l’avventura di Neeskens a Barcellona si chiude con 35 gol in quasi 200 partite, e la vittoria di una coppa di Spagna e una coppa delle Coppe. Il palmares non è eccelso – qualche delusione di troppo in Liga non facile da digerire, così come l’aver nuovamente fallito con la Nazionale l’assalto ai mondiali del ’78 – ma Neeskens oramai è il giocatore modello della nuova generazione calcistica, che ne segue le gesta con riverenza e ammirazione.

Finita l’esperienza catalana, Neeskens ancora una volta segue il suo faro Johan Cruijff, firmando pure lui per i Cosmos di New York, che tra le loro fila annoverano pure Beckenbauer. Ma gli anni migliori sono ormai alle spalle: Neeskens ha un chilometraggio altissimo, e a soli 28 anni il fisico comincia ad abbandonarlo. Non è più lui, almeno fisicamente parlando. Saluta dunque la Nazionale dopo la sconfitta contro la Francia (2-0) che nega agli orange la possibilità di giocare i mondiali spagnoli. A neanche 30 anni, la parabola di Neeskens volge al termine.

Torna dunque in patria al Groningen e gioca qualche stagione pure in Svizzera, prima di appendere definitivamente le scarpette al chiodo. Dopo il ritiro, ha provato con scarsi risultati ad allenare, prima come capo allenatore e poi come vice (di Hiddink in Nazionale prima, e di Rijkaard tra Barcellona e Galatasaray poi).

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La colonna portante dell’Ajax ai tempi d’oro

La consolazione per la modestissima carriera da allenatore è senza dubbio quella d’aver ispirato e influenzato il calcio moderno, in cui la gestione della palla, la ricerca dello spazio e la velocità d’esecuzione (quindi la dinamicità dei giocatori) hanno un peso fondamentale. Sotto questo punto di vista, lo scudiero del Profeta è stato venti anni avanti.

Ai tempi delle super-specializzazioni, di polemiche di giocatori mediocri che si lamentano perché spostati di pochi metri rispetto alla loro “area di competenza in cui rendono al meglio”, sarebbe opportuno per molti andare a rivedersi gli highlights del gemello di Cruijff.

Che ha sempre messo impegno, classe e determinazione in ogni singolo momento della sua carriera. Senza sbagliare mai un colpo. Johan Neeskens, il miglior secondo calciatore totale della storia.

“La mia squadra ideale? 1 portiere, 9 Johan Neeskens e un Cruijff davanti”. (Johan Cruijff).