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Ruud Krol e Johnny Rep. Entrambi fenomenali in ogni ruolo abbiano ricoperto, entrambi pieni di classe e carisma sia dentro che fuori dal campo, spesso sono stati fondamentali per le loro squadre quasi quanto i due fuoriclasse simbolo della Grande Olanda: Neeskens e Cruijff. La storia, passata sottotraccia, dell‘altra coppia di fenomeni dell’Arancia Meccanica.

Rudolf Jozef Krol, detto Ruud, nasce ad Amsterdam nel 1949. La sua è la classica famiglia della middle-class olandese, da erwtensoep (tradizionale zuppa di piselli) infrasettimanale, da vacanza al mare in Versilia e pic-nic nell’incantevole parco di Vondelpark nelle domeniche di sole. Sostanzialmente, sin da piccolo non gli manca nulla, tanto che cresce senza preoccupazioni che non fossero i voti scolastici o i duri allenamenti con l’Ajax, squadra che lo accoglie non ancora 14enne.

Nicolaas Johnny Rep nasce invece nel 1951 a Zaandam, paese di 70.000 anime dell’Olanda settentrionale. A prima vista, Zaandam appare come l’ennesimo, anonimo paese di provincia che non è stato in grado di sfruttare il periodo d’oro in cui è stato l’epicentro nazionale della fresatura dei metalli e della caccia alle balene.

Zaandam: il primo Mc Donald’s europeo

Tra una visita alla casa di Pietro I di Russia (che ha risieduto in città per studiare la tecnologia delle navi olandesi) e una ai celebri mulini superstiti dipinti dall’impressionista Claude Monet, il segno dei tempi moderni piomba nel 1971: il primo McDonald’s europeo apre proprio in riva al fiume Zaan. E non solo, i migliori designer e ingegneri della nazione provengono in gran parte da questa zona ricca e silenziosa. Come dire: lavanguardismo è sempre stato parte del dna degli olandesi della regione, e probabilmente ha permeato pure le giovani menti di aspiranti calciatori.

A differenza di Krol, Rep cresce in un contesto ben diverso dove emergere è più difficile: quando infatti Ruud nel 1968 esordisce come laterale sinistro nell’Ajax – lui che aveva sempre giocato a destra, dove però giocava il veterano Suurbier -, un 17enne Rep fa enorme fatica ad imporsi da riserva della prima squadra dello Zaanlandsche FC, modestissimo club militante in seconda lega.

E quando nel 1970 Krol viene spostato al centro della difesa dal santone Rinus Michels, diventando uno dei migliori prospetti del paese, sono in pochi a scommettere su quell’ala destra tanto rapida e alta quanto magra e sgraziata, che comincia ad accumulare minuti su minuti come riserva in una squadra di seconda serie. In comune i due hanno solamente la tecnica, già allora sopraffina: entrambi sono ambidestri, entrambi sono in grado di dialogare senza problemi coi compagni per farsi trovare sempre al posto giusto nel momento giusto. Insomma, tatticamente sono già vicini alla perfezione.

L’Ajax nel 1969/1970

Peccato che uno giochi da titolare nella squadra di Johan Cruijff e Arie Haan, disputando finali di Coppa dei Campioni, e l’altro dialoghi coi Dennis, Peter o Martijn di questo mondo in Tweede Divisie: no, il destino di Rep all’alba degli anni ’70 non pare proprio essere quello di un predestinato. Mentre quello di Krol sembra già pronto per finire nell’Olimpo dei grandissimi oranje d’ogni tempo, nonostante un pesante infortunio gli neghi la finale di Coppa Campioni (1971) e rischi di frenarne l’esplosione.

“Mi piace tanto come gioca il giovane Krol: ruba la palla con un’eleganza e rapidità che raramente ho visto in vita mia. Poi alza sempre la testa, e sorprendentemente non la butta mai via, ma decide di giocarla con grazia e raffinatezza. E non sbaglia mai il passaggio d’apertura!”. (R. Michels, 1971).

Tuttavia, ben presto le cose cominciano ad ingranare pure per Rep: nel 1970, infatti, diviene inaspettatamente titolare nello Zaanlandsche, in virtù di un fisico che finalmente ha smesso di crescere a ridosso del metro e novanta, e le cui giunture e cartilagini – provate dalla crescita troppo repentina – hanno smesso di tormentarlo.

Senza problemi fisici, anche il gioco di Rep ne risente in positivo. Eccome. Non più sgraziato, le sue cavalcate sulla fascia diventano riconoscibili da chiunque tanto da valergli il soprannome di “Martin pescatore” per la rapacità con cui si lancia dietro ai difensori avversari, che ricorda da vicino la foga con cui gli uccelli si gettano nei freddi fiumi olandesi in cerca di cibo.

Un giovanissimo Rep all’Ajax

Arriva così la stagione 1971, annata fondamentale per entrambi: se Krol viene spostato centrale di difesa al fianco di Wim Suurbier, diventando titolare inamovibile in quello che sarebbe stato (per lo più) il suo ruolo definitivo, Rep viene finalmente notato da un osservatore dell’Ajax ed acquistato per una manciata di fiorini, battendo la concorrenza del PSV. È Rep che decide di giocare per l’Ajax, nonostante i Lancieri gli chiedano una stagione di prova in squadra B mentre il PSV gli proponesse di essere aggregato alla prima squadra.

“Mio padre voleva che giocassi coi Boeren, ma in testa avevo solo il biancorosso.” (Johnny Rep)

Il primo incontro tra i due capita in spogliatoio proprio nel 1971: un altezzoso Krol che a malapena degna di uno sguardo quel 21enne proveniente dal nulla, noto già allora nell’ambiente Ajax per le sue giocate al limite dell’irriverenza, per il dribbling secco e il fare scanzonato con quel taglio di capelli “leonino” in perfetto stile anni ’70. Insomma, tutto ciò che è Rep, non è Krol: benché la classe sia riconoscibile in entrambi, il calcio di Krol è più pragmatico e meno fantasioso; ugualmente intenso, ma più tattico e lineare.

L’unico punto di contatto tra due giocatori dal background così distante, è l’essere frequentatori abitudinari del Mellow Yellow, il primo coffee-shop di Amsterdam ad essere tollerato sin dalla sua apertura (1972), nonché luogo d’incontro occasionale per i vip della città; tra cui alcuni calciatori, che avevano il permesso di andarci soltanto il giorno dopo le partite quando non era previsto allenamento.

Sortite extra-calcistiche a parte, è proprio il “veterano” 23enne Krol che nel 1972 accoglie sotto la sua ala protettrice quell’esterno destro 21enne che sembra tanto piacere al capo (Cruijff, ndr). Diverrà subito un crac: Rep è una furia davanti, elemento indispensabile nel gioco di allargamento e contrazione degli spazi, in una squadra che schiera nel reparto pure il Profeta del gol e Johan Neeskens, mentre Krol guida magistralmente una difesa da fantascienza, su cui si basa tutto il gioco avanguardistico del grande Ajax.

Assieme, vincono una Coppa dei Campioni, un campionato olandese e una coppa Nazionale nel 1972/73. Palmarès che non diviene più ricco soltanto per la scelta di Johan Cruijff – che suona come ripicca per la mancata conferma della fascia di capitano – di cedere alle lusinghe del Barcellona. Senza il suo faro e leader emotivo, l’Ajax infatti non riesce più a giocare come prima, nonostante spedisca al Mondiale del ’74 ben sei titolari: Arie Haan, Piet Keizer, Johan Neeskens, Wim Suurbier e naturalmente i nostri: Krol e Rep.

Sono proprio Rep e Krol a costituire assieme a Johan Cruijff, Johan Neeskens e Rob Rensenbrink l’asse portante della nazionale olandese che rivoluziona per sempre il calcio moderno, diventando per due volte consecutive vice-campione del mondo. È proprio nel Mondiale del 1974 che Rep si erge a protagonista: l’oramai affermato campione di Zaamdam segna infatti 3 gol nei gironi, uno nel secondo turno e dopo due eccellenti prestazioni contro Germania dell’Est e Brasile, si guadagna un posto da titolare per la finale.

La spina dorsale della grande Olanda del 1974

Finale che rappresenta una reale sliding door per Johnny: come nel caso di Higuain nell’ultimo Mondiale, infatti, Rep passa alla storia dalla parte sbagliata, sprecando un perfetto assist di Cruijff che sarebbe valso il 2 a 1, e probabilmente il primo titolo iridato della storia oranje. Peccato che, per la prima volta in carriera, il piede destro della migliore ala destra del torneo vacilli, facendosi ipnotizzare dall’estremo difensore tedesco Sepp Maier, miglior portiere del torneo, che commenta quella finale così:

“Il mito dell’Olanda totale evaporò nella memoria collettiva negli ultimi 5 minuti del primo tempo: 2 a 1 per i bianchi, gol di Müller. Eppure, quando ripenso a quel giorno, io ripenso a due cose: alla parata su Rep e a quel maledetto minuto iniziale di follia e trance. Il primo minuto. Ripenso al gesso che Neeskens sollevò calciando. E mi dico che se abbiamo battuto una squadra che in un minuto rinchiuse tutto quello che nel calcio è possibile fare – passaggi, accelerazioni, scatto, qualità tecniche e atletiche – allora i migliori eravamo noi. Indubbiamente”.

In quella finale, impeccabile come al solito, il terzino sinistro è Ruud Krol. Di lui in quella partita non si ricorda neanche mezzo pallone buttato, né un errore di posizionamento o una pausa mentale in una difesa tecnicamente fuori categoria (da sinistra: Krol, Rijsbergen, Haan, Surbieer), ma talvolta spocchiosa o mentalmente discontinua nell’arco dei 90 minuti.

Come nel primo grande Ajax, in panchina c’è Michels. E dall’altra parte del campo l’inseparabile Suurbier: tanto forte quanto antipatico, al pari di Krol, nell’undici di partenza delle squadre di Michels non c’è posto per altri terzini destri. Entrambi odiatissimi dagli avversari per quel modo di giocare sempre al limite della regolarità, in Olanda sono già allora noti col nomignolo di Snabbel en Babbel, ironico richiamo ai personaggi disneyani passati alla storia nostrana coi nomi di Cip & Ciop.Dopo i Mondiali, per i due c’è tempo per un’ultima e non particolarmente brillante stagione nell’Ajax prima che le loro strade si dividano: Krol è ormai capitano in pianta stabile dei Lancieri e decide di rimanervi fino al 1980. Rep invece se ne va al termine della stagione 1974/75, firmando per il Valencia e dando il là ad un pellegrinaggio in giro per l’Europa – con tanto di campionato e titolo di miglior giocatore straniero vinti in Francia, rispettivamente con Bastia e Saint-Etienne – che si sarebbe interrotto soltanto nel 1983 col ritorno in patria tra Zwolle e Feyenoord.

In comune, hanno ancora una volta i successi con la Nazionale e soprattutto una seconda parte di carriera decisamente brillante. Se Rep trova un suo percorso come profeta in Francia, Krol lo trova in Campania, a Napoli. Come sia riuscito un nordico con quel particolare carattere ad integrarsi così nella “città più pazza del paese europeo più folle” rimane tuttora un mistero.

Eppure, nei quattro anni napoletani Krol crea un fortissimo legame coi tifosi, che lo ribattezzano Rudi: scatta un’alchimia che lo rende uno dei giocatori partenopei più amati di sempre, nonostante vi sia approdato ultratrentenne. Un terzo e un quarto posto, 1 gol, 107 presenze, ma soprattutto un’eleganza innata: tocco, visione, testa alta e lancio millimetrico. Sostanzialmente, un libero così non si era mai visto.

“Tifoso che voti per l’aborto, pensaci. E se la mamma di Krol avesse abortito?” (Slogan della campagna anti-aborto, Napoli, 1981)

Inoltre, a Napoli Krol s’impone come lo scapolo d’oro più ambito tra i calciatori, in un periodo storico in cui la riapertura delle frontiere permetteva un solo straniero per club, con le tifose che fanno la fila per un suo autografo o – le più fortunate – per un giro sul lungomare a bordo della sua BMW. Tanto ricercato quanto amato, si racconta che dopo l’annuncio del suo acquisto lo aspettassero in duemila a Capodichino portando con sé, allo sbarco, migliaia di nuovi abbonamenti al San Paolo.

Ritiratisi ad un anno di distanza l’uno dall’altro, i due hanno ben presto intrapreso la carriera da allenatori. L’Angelo biondo ovviamente a livello amatoriale e per diletto, soltanto per interrompere la monotonia dell’hobby della musica; se avete tempo da perdere, vi (s)consiglio di ascoltare il singolo “Hey Johnny”, datato 1980 e tutt’oggi rivisitato durante alcune feste in patria.

Non è chiaro dove e come viva, ma Johnny è sempre in forma e ogni tanto lo si vede comparire come opinionista TV ad Amsterdam o su qualche campo di periferia, con la chioma ormai corta e brizzolata, ma con l’intramontabile verve caratteriale che da sempre lo contraddistingue.

Krol, invece, il mestiere di allenatore l’ha sempre preso sul serio: sulle panchine di mezzo mondo – ha allenato in Belgio, Svizzera, Francia, Africa centrale e del Nord e collaborato con la sua Nazionale, prima di accettare l’offerta della Nazionale egiziana -, ha continuato ad esercitare su tutti i tifosi quel fascino magnetico che da sempre lo contraddistingue. Tanto pragmatico quanto elegante, è tuttora un riferimento per i giovani calciatori olandesi, soprattutto se difensori. Come lo è tuttora Rep per i moderni attaccanti esterni. Due dei maggiori talenti della scuola olandese, anni luce avanti ai contemporanei dell’epoca benché spesso dimenticati quando si parla della Grande Olanda di Cruijff e Michels. Sicuramente, chi li ha visti giocare non si è dimenticato di loro.

“Chi guarda per la prima volta una grande carta dell’Olanda, si meraviglia che un paese così fatto possa esistere. A primo aspetto, non si saprebbe dire se ci sia più terra o più acqua, se l’Olanda appartenga più al continente che al mare. Al vedere quelle coste rotte e compresse, quei golfi profondi, quei grandi fiumi che, perduto l’aspetto di fiumi, pare che portino al mare nuovi mari; e quel mare che, quasi cangiandosi in fiume, penetra nelle terre e le rompe in arcipelaghi; i laghi, le vaste paludi, i canali che s’incrociano in ogni parte, pare che un paese così screpolato debba da un momento all’altro disgregarsi e sparire. Oppure generare genti di difficile comprensione, come la carta geografica cui appartengono.” (E. De Amicis).