Se durante gli Europei del ’96 o i Mondiali del ’98 aveste detto a un tifoso croato che la Nazionale del suo paese sarebbe stata boicottata dai suoi stessi tifosi, vi avrebbe preso per pazzi. I Vatreni (gli infuocati) nelle loro magliette a scacchi bianchi e rossi erano il simbolo di una nazione che voleva tornare a sorridere dopo gli orrori della guerra, sentirsi unita e legittimare anche a livello calcistico la sua esistenza.

In Croazia il calcio è sempre stato legato alle vicende politiche, e il simbolo della ribellione del popolo croato è proprio un calciatore: Zvonimir Boban, che nel maggio 1990 sferra un calcio a un poliziotto durante gli scontri tra i tifosi croati della Dinamo Zagabria e quelli serbi della Stella Rossa Belgrado allo stadio Maksimir. Il suo gesto rimarrà per sempre scolpito nell’immaginario del popolo croato, che amerà Boban alla follia anche per le sue prestazioni a Francia ’98.

Quella Nazionale ha fatto sognare una nazione, impossibile dimenticare l’eliminazione dei padroni di casa sfiorata in semifinale e un terzo posto inaspettato. Da allora la squadra croata ha potuto sempre contare sul sostegno incondizionato dei propri tifosi, fino all’entrata in scena di Zdravko Mamic.

Mamić e la Dinamo Zagabria

Mamic cresce nel settore giovanile della Dinamo Zagabria, ma senza diventare un calciatore professionista come il fratello Zoran, riserva nella squadra del mondiale francese. Zdravko ha aspettato il momento giusto per cogliere la sua occasione e diventare una figura importante all’interno del club. Negli anni ’80, l’amicizia con Miroslav “Ciro” Blazevic, che verrà soprannominato l’allenatore degli allenatori dopo la cavalcata del ’98 e che allora sedeva sulla panchina della Dinamo, gli permette di entrare a far parte del mondo che aveva sempre guardato da lontano.

Mamic si è arricchito durante la guerra nei Balcani. Le sue fortune non hanno un’origine chiara. Durante la guerra si dedica al gangster capitalism, e tra le altre cose prende parte al processo di privatizzazione della Česma Wood Industry di Bjelovar. Nel 2000 si è scoperto che le sospette operazioni nella compagnia hanno causato 14 milioni di kune (la moneta croata) di danno allo Stato, mentre il numero dei lavoratori era stato dimezzato.

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Dopo una breve apparizione come presidente della Dinamo e una controversa carriera da procuratore, ecco la mossa che fa saltare il banco e gli permette di scalare nuovamente le gerarchie. Il vecchio nome Dinamo era finito in soffitta dopo l’indipendenza della Croazia perché considerato troppo legato al comunismo, e la squadra portava il nuovo nome di Croatia Zagabria.

La società si ritrova piena di debiti e vicina al crac finanziario, ma Mamic ha un’idea: crea un nuovo club utilizzando il vecchio nome Dinamo Zagabria, forma una nuova società trasferendo giocatori e trofei dalla vecchia alla nuova e lascia tutti i debiti alla vecchia, che naturalmente va in bancarotta. La “vecchia” Dinamo doveva ancora soldi ad alcuni ex giocatori, che ora non potevano rifarsi sulla “nuova” Dinamo, dato che non avevano mai militato in quella squadra.

Azzerati i problemi con questa mossa, Mamic utilizza i suoi contatti politici per assicurarsi che il club possa avvalersi di fondi pubblici. I membri dell’iniziativa Zajedno za Dinamo (Insieme per la Dinamo), composta da tifosi della squadra, denunciano la privatizzazione del club e il fatto che esso sia un’associazione di cittadini che però esclude la maggioranza degli stessi dal potere esecutivo, esercitato da una piccola minoranza.

Il fatto che il club non sia tassato è davvero incredibile, considerando anche i milioni di euro ricavati dalle cessioni di giocatori importanti. La giornalista Romana Eibl sostiene che dal 2000 in poi il club ha guadagnato 1,36 miliardi di kune di rendite non tassate, mentre circa 360 milioni di kune di fondi pubblici sono finite nelle casse della Dinamo. L’ex dg del club – Damir Vrbanovic – fedele a Mamic, dichiarò a suo tempo che i soldi dei trasferimenti non erano una risorsa a lungo termine per il club, e che quindi la Dinamo doveva continuare ad essere un’organizzazione no profit.

Il vivaio della squadra sforna talenti come in passato e il dominio in campionato non è in discussione da anni. Nonostante questo, le contestazioni sono all’ordine del giorno. Attraverso petizioni e proteste organizzate, i tifosi della Dinamo hanno cercato più volte di riportare la democrazia all’interno di un club che vive di soldi pubblici e che non dovrebbe essere controllato da un piccolo dittatore che non investe nulla nella società che controlla, ma il potere di Mamic è troppo radicato per essere scalfito.

Mamic ha redatto una blacklist di circa duemila tifosi che non possono più assistere alle partite e il Maksimir risulta spesso semideserto, evento senza precedenti. Dal 2003 al 2016 Mamic ha ricoperto la carica di direttore esecutivo della Dinamo. Ha ripetutamente minacciato e insultato i giornalisti, ha dichiarato che gli omosessuali non meritano spazio nel mondo del calcio, ha insultato l’etnia serba, è stato incriminato per incitamento alla violenza e ha scatenato confronti molto accesi sfociati spesso in risse.

Mamic sembra non conoscere il significato dell’espressione “conflitto di interesse”. Controlla a livello finanziario non solo la Dinamo ma anche la Lokomotiva Zagabria, che casualmente perde sempre quando incontra la prima squadra della città.

Mamic trae un guadagno personale dai soldi ricavati dalla vendita dei migliori giocatori del club all’estero. In che modo? Attraverso l’ASA International, agenzia che cura gli interessi di numerosi giocatori ed ex-giocatori della Dinamo, controllata da Mario Mamic, figlio di Zdravko, diventato in breve tempo il procuratore più importante del calcio croato. La maggior parte dei calciatori della Dinamo ha lo stesso agente, il buon Mario. L’ASA è solita inserire nei contratti dei suoi giocatori delle clausole che assicurano delle percentuali dei salari o dei trasferimenti degli stessi giocatori all’agenzia.

Pensiamo al clamoroso passaggio del giovane Niko Kranjcar, zagabrese di nascita, dalla Dinamo ai rivali storici dell’Hajduk Spalato nel 2005. Perché si è verificato un evento simile? Niko non aveva nessuna intenzione di cambiare agente e non voleva firmare un contratto capestro.

Mamic e il fratello Zoran (allenatore della squadra) sono accusati di essersi intascati oltre metà dei 21 milioni di euro del trasferimento di Modric dalla Dinamo al Tottenham, avvenuto nel 2008. Modric sarebbe inoltre obbligato a dare il 20% dei suoi guadagni a Mamic finché giocherà, ed è risaputo che anche altri giocatori importanti della Dinamo come Mandzukic, Kovacic e Lovren si sono trovati nella stessa situazione.

Nel 2009, il brasiliano naturalizzato croato Eduardo Da Silva è stato l’unico a portare Mamic in tribunale e a far annullare il contratto. Il suo avvocato ha sostenuto che il contratto dovesse basarsi sulle regole FIFA, che prevedono un guadagno del 6% per l’agente, mentre Mamic voleva prendersi il 20% del totale, inclusi bonus e diritti d’immagine. I calciatori Modric e Lovren sono testimoni chiave nel processo contro Mamic, che al momento è fuori su cauzione.

Negli ultimi mesi i servizi segreti croati hanno lavorato per mettere Mamic, il fratello Zoran e l’ex dirigente della Dinamo Damir Vrbanovic dietro le sbarre per appropriazione indebita di denaro destinato alle casse del club e per evasione fiscale. Mamic però è stato formalmente indagato solo nell’aprile 2016. Delle accuse e dei processi a suo carico si è perso il conto, ma di condanne nemmeno l’ombra.

Unica conseguenza delle vicende giudiziarie, le dimissioni da dirigente della Dinamo. Ora risulta solamente come advisor del club, ma tutti sanno che il bastone del comando è ancora saldo nelle sue mani. Mamic ha diversi assi nella manica: Kolinda Grabar Kitarovic, primo presidente donna della Croazia per la quale Mamic ha organizzato l’ultima festa di compleanno, che si è invaghita di lui, e il suo fortissimo legame con l’HDZ, partito nazionalista croato (di cui fa parte anche Kolinda) che ha appena vinto le elezioni.

Mamić e la Nazionale

Estate 2012, ecco un altro conflitto d’interessi. Mamic diventa “primo vicepresidente” della Federazione croata, strana carica (un vicepresidente esiste già) che indica a tutti chi comanda davvero, nel caso ci fosse qualche dubbio. Gli altri dirigenti della Federazione sono un gruppetto interessante. Su diciassette persone, undici sono membri o simpatizzanti dell’HDZ. Mamic non incontra nessuna opposizione neanche quando decide di mettere un suo protetto a capo della Federazione.

Il personaggio in questione è Davor Suker, il grande cannoniere che ha fatto sognare la nazione a Francia ’98, ma che è sempre stato considerato un burattino nelle mani di Mamic. L’arrivo di Suker coincide con l’addio di Slaven Bilic, altro ex giocatore della Nazionale, come capo allenatore. Il carisma e i risultati sul campo avevano sempre tenuto Bilić al riparo da influenze esterne, ma il suo posto viene preso da Igor Stimac (non lo indovinereste mai, pure lui in campo nel mondiale francese), che senza successo aveva provato a scalare i vertici della Federazione nel 2010.

La scelta di Stimac viene vista come un premio di consolazione elargito con due anni di ritardo da Mamic, che vuole alla guida della squadra un uomo facilmente controllabile, data anche la scarsa esperienza come allenatore. Parecchie perplessità solleva, all’inizio dell’avventura di Stimac, la convocazione di Sammir. La scelta del centrocampista della Dinamo Zagabria si spiega solo con la sua importanza per Mamic, che vuole innalzarne il valore di mercato.

La designazione di Stimac si rivela un errore madornale, la cosa migliore che farà alla guida della Nazionale sarà presentare le dimissioni prima degli spareggi per i Mondiali del 2014. Sulla carta il secondo posto nel girone di qualificazione dietro al Belgio potrebbe sembrare un risultato positivo, ma le prestazioni della squadra contro compagini nettamente inferiori fanno pensare diversamente. Poco prima dell’ultima partita, persa contro la Scozia, un sondaggio condotto da un quotidiano di Zagabria rivela che il 98% dei tifosi si augurava il suo abbandono.

Il posto di Stimac viene preso da Niko Kovac, capitano a Euro 2008, scelto per dirigere la squadra nello spareggio mondiale vinto contro l’Islanda. Anche Kovac non ha una grande esperienza alle spalle e anche la sua gestione desta delle perplessità, tuttavia la Croazia arriva ai mondiali piena di speranze. Tra i convocati spicca ancora Sammir, scelta spiegabile solo con un diktat dall’alto. La spedizione mondiale finisce malissimo, con una sonora sconfitta contro il Messico in una partita sulla carta favorevole.

Inizia il percorso che porterà la Croazia a giocare l’Europeo in Francia, quella Francia che risveglia ricordi di grandezza in tutti i tifosi. Le prime tre partite vengono vinte senza problemi, sembra l’inizio di una cavalcata trionfale. Poi arriva il primo match importante, contro l’Italia al Meazza, il 16 novembre 2014. Sul campo, un pareggio che va stretto ai ragazzi di Kovac, in controllo per tutta la partita. Quello che rimane impresso, però, è il brutto spettacolo offerto dai tifosi con il lancio di fumogeni in campo e intemperanze varie. Bilancio finale: diciassette arresti.

La Torcida dell’Hajduk Spalato e i Bad Blue Boys della Dinamo Zagabria, le due tifoserie più importanti in Croazia, hanno sancito la loro alleanza contro Mamic e la Federazione con i disordini di Milano. Poco tempo dopo arrivano i cori ustascia cantati al Maksimir di Zagabria durante la partita vinta con la Norvegia, stranamente non uditi da Suker e dalla presidente Kolinda. Poi, il gesto più grave: la svastica disegnata sul campo dello stadio di Spalato.

Per alcuni tifosi l’unico modo di cambiare le cose è provocare uno scandalo talmente grande da far sì che la pressione internazionale riesca a “decapitare” la Federazione e riportare la democrazia nel calcio croato. Altri invece pensano che la svastica sia una mossa degli avversari politici di Mamic per danneggiarlo. In ogni caso, è impossibile trovare una giustificazione all’utilizzo di un simbolo del genere per sostenere interessi di parte.

L’atto di disegnare la svastica, inoltre, è chiaramente un paradosso: si usa un simbolo che esprime l’oppressione dei popoli per liberare lo sport dall’influenza di un oppressore avversario della democrazia. A tutto questo, si aggiunge l’intimidazione subìta da Niko Kovac e alcuni membri della Federazione da parte di un gruppo di tifosi spalatini.

Dopo il pareggio contro l’Italia nella partita a porte chiuse di Spalato, qualcosa sembra incepparsi anche all’interno dello spogliatoio. Arrivano un pareggio con l’Azerbaigian e una sconfitta con la Norvegia. A seguito di una polemica tra lui e Modric sull’impegno dei giocatori in campo, Niko Kovac viene allontanato. A questo punto, con la qualificazione a rischio, sembra arrivato il momento peggiore.

Il 21 settembre 2015, la scelta della Federazione ricade su Ante Cacic, che ricorda la figura di Stimac: si tratta di un tecnico non di alto profilo caldamente consigliato da Mamic, oltretutto esonerato dallo stesso al termine della sua avventura di un anno come allenatore della Dinamo nel 2012. Ecco l’opinione di Miroslav Blazevic, con il quale Mamic aveva rotto i rapporti nel 2003, dopo l’ultima avventura di “Ciro” alla guida della Dinamo.

“Non avrei mai pensato che potessero essere così sfacciati da nominare Čačić che è un bravo allenatore ma non bravo abbastanza per la Nazionale. Mamić ha nominato il suo uomo, Čačić era l’allenatore della Dinamo e Mamić lo ha esonerato, cosa assurda. Non è abbastanza bravo per la sua squadra, ma è perfetto per la Nazionale? Ancora una volta Mamić ha mostrato il suo potere e malanimo. Ha il controllo totale”.

Tra gli assistenti del nuovo staff tecnico spicca il nome di Josip Simunic, anche lui protagonista di una vicenda che ha fatto molto discutere.

19 novembre 2013: la Croazia batte l’Islanda e si qualifica ai mondiali. Per esultare con i suoi tifosi, il difensore Josip Simunic si rivolge alla curva zagabrese, che al suo grido Za dom! (per la patria) risponde Spremni! (pronti). Piccolo problema: le parole che risuonano al Maksimir sono le stesse utilizzate dai fascisti ustascia nella seconda guerra mondiale. Simunic viene squalificato per dieci partite e costretto quindi a rinunciare ai mondiali.

Gli innocentisti affermano che le parole in sé non sono offensive per nessuno, dato che esprimono l’amore per la patria e che non è la prima volta che vengono utilizzate in Croazia senza che il governo abbia mai preso una posizione netta in merito; i colpevolisti rispondono che il nuovo stato croato è fortemente influenzato dalla ripresa nostalgica dei simboli ustascia (ustascia è la scacchiera biancorossa della bandiera croata, così come la kuna). Difficile dimenticare la frase di Franjo Tudman:

“Sono fortunato, perché mia moglie non è né serba né ebrea”.

Torniamo all’attualità. La nomina di Cacic e quella di Simunic accendono più che mai il fuoco delle polemiche. La Torcida di Spalato dichiara guerra alla Federazione e alcuni bar in Croazia boicottano la Nazionale annunciando che spegneranno le tv in occasione delle partite. Molti locali in Croazia appendono cartelli con la scritta “Qui non verranno più trasmesse le partite della Nazionale”. In un giorno più di 20mila tifosi sono entrati a far parte di un gruppo chiamato Bojkot (Boicottaggio) su Facebook per dare voce alla loro rabbia. Oggi sono oltre 30mila.

Nonostante le scarse aspettative nei suoi confronti, Cacic chiude il girone con due vittorie e la Croazia si qualifica agli europei col secondo posto nel girone. Il 23 marzo 2016 ecco arrivare l’ultimo incidente diplomatico: i cori ustascia sugli spalti dell’amichevole contro Israele.

Tre giorni dopo il match contro Israele, l’ultima amichevole con l’Ungheria. Dopo un pareggio senza grandi emozioni scoppia il caso Lovren, rifiutatosi di entrare in campo a sostituire un compagno. Lovren vuole andare a Euro 2016 da titolare e non accetta un ruolo di secondo piano, atteggiamento forse comprensibile dato che le alternative nel ruolo sono Ćorluka, Vida e Schildenfeld, nessuno dei quali è al livello di Lovren, titolare nel Liverpool di Klopp.

Cacic decide di non convocarlo più. Difficile pensare che il caso non abbia niente a che fare con l’onnipresente ombra di Mamic, dato che Lovren è uno dei testimoni nel processo contro di lui. E anche se così non fosse, chi potrebbe crederci davvero?

I test pre-europeo organizzati dalla Federazione, contro Moldavia e San Marino, paiono volti a fare cassa e non a preparare davvero la squadra. Nonostante questo la partita contro la non irresistibile Moldavia finisce soltanto 1-0. La Croazia si “riscatta” con una comoda vittoria con 10 gol di scarto contro San Marino, ma i dubbi restano. La lista dei 23 ha fatto sollevare parecchie sopracciglia.

Un talento come Halilovic, parso brillante anche contro la Moldavia, non ha trovato spazio ma Marko Rog e Ante Coric, i giovani più promettenti della Dinamo Zagabria, sì. Forse perché Mamic deve fare cassa con i loro trasferimenti e Halilovic (ex Dinamo) non è più affar suo?

Inizia finalmente l’Europeo. La Croazia parte col piede giusto, sconfiggendo gli storici rivali della Turchia nella partita d’esordio e giocando in maniera convincente. Vero, la prestazione è stata facilitata dalla presenza in campo di un Modric straripante, ma la squadra è parsa tatticamente equilibrata, sicura e pronta a mettere in luce tutti i limiti degli avversari.

Nel secondo match del torneo, a Saint Étienne, la Croazia si trova davanti una Repubblica Ceca tutt’altro che arrembante, e va a segno con un’azione in velocità di Perisic e un gran pallonetto morbido di Rakitic. Modric, il giocatore più importante, si infortuna e deve uscire dal campo poco dopo il raddoppio croato, ma nonostante questo il gol di Skoda che accorcia le distanze sembra un passaggio a vuoto rimediabilissimo.

La curva croata, però, ha altre idee al riguardo. Prima della partita Mamic ha fatto la sua apparizione dietro la panchina croata, parlando brevemente con Cacić. Non sa che gli ultras dei Bad Blue Boys, della Torcida e dell’Armada (tifosi del Rijeka) hanno pianificato la loro entrata in scena da giorni per rovinargli la festa. Con fumogeni e petardi costringono l’arbitro a sospendere la partita per 6 minuti. Sembra di essere tornati in un attimo a Milano.

I giocatori croati cercano di calmare i tifosi, ma una volta ripreso il gioco accusano il dispendio di energie nervose: la Repubblica Ceca si guadagna un rigore su un clamoroso errore di Vida, e pareggia. I facinorosi hanno raggiunto l’obiettivo: danneggiare il percorso dei Vatreni all’Europeo mettendo in crisi squadra e Federazione, sia in campo che fuori. Arriverà certamente una sanzione dall’UEFA, ma non si sa ancora di quale portata.

Il torneo francese si è trasformato in fretta nel campo di battaglia dove si giocano i destini del calcio croato e della sua eminenza grigia. Resta da vedere come andrà a finire.

  • Gualtiero Gomez

    E io che pensavo che peggio dell’Italia non potesse esserci nulla. Non capisco se siano loro a imitarci o noi, le similitudini, benché dalle nostre parti il potere è spartito tra più persone, sono talmente tante che pare sia un unico “sistema”.