Con il trionfo azzurro e l’ennesima Brexit si è chiusa la prima tornata della fase ad eliminazione di Euro 2016. Verdetti annunciati, equilibrio globale che s’incrina, partite bloccate, eliminazioni a sopresa e le prime vittorie con ampio margine. Cosa ci hanno lasciato in eredità gli ottavi di finale del torneo in Francia. E cosa ci dobbiamo aspettare dai quarti in programma da giovedì.

Svizzera – Polonia

Simone Viaro

Tirata, dura, fisica. Una sfida che è la nemesi delle rocambolesche esibizioni della Copa América. Primo tempo tutto dei polacchi, che poi si sciolgono come gulash al sole (scusate) nel secondo e subiscono il pareggio da cineteca di Shaqiri, sul quale la Panini ha già progettato il nuovo logo. La spuntano ai rigori gli orfani di Lewandowski.

Leonardo Capanni

Polonia che ha sudato freddo. Per la prima volta nel torneo. La tenuta nervosa e l’esperienza dei leader polacchi sono stati fattori decisivi nel portare a compimento una gara ampiamente nelle previsioni per quanto riguarda il suo sviluppo: Polska mediamente più talentuosa e con un’ottima organizzazione (non è una novità) nella costruzione del gioco sulle catene laterali. Krychowiak, al centro, è una sorta di mezza divinità: non sbaglia mai una scelta o una lettura di gioco. Kuba, dopo il periodo blu di Firenze torna sugli scudi, ma il vero outsider è Grosicki. Svizzera giustamente a casa, nonostante il gol più bello (e istintivo) dell’Europeo.

Gianluca Lorenzoni

Una delle partite fin qui più divertenti, non fosse altro per la rigorata finale, manna dal cielo per lo spettatore neutrale. Da segnalare la perla da mandare in loop di Shaqiri, un Fabianski in formato uomo-gatto (non quello di Sarabanda, eh) e la consueta partita fatta di cross corti e polemiche di capitan Lichtsteiner. Avrebbe meritato la Svizzera, ma dobbiamo comunque ringraziare Xhaka per averci evitato un quarto di finale con Seferovic e Djorou in campo. A posto così, grazie.

Croazia – Portogallo

Federico Castiglioni

Faccio ammenda: questa oscena partita è stata il mio personale fallimento. Mai avrei pensato che il Portogallo dei tre pareggi nel girone di gomma dell’Europeo sarebbe arrivato ai quarti. Mai contro la Croazia, che ritenevo una credibile candidata almeno alla semifinale. Mai grazie a Quaresma, uno dei più grandi tamarri (sopravvalutati) che abbiano mai calcato un campo di calcio. E invece la gara dagli zero tiri in porta in 117 minuti vede l’ennesimo crollo mentale dei croati, mai capaci di trasformare il controllo della palla in un’occasione da gol. Ma poi con i capelli di Perisic come cavolo si fa a vincere…

Leonardo Capanni

Finora è l’unico vero pronostico che ho bucato. Di brutto. Un capitombolo inatteso. È il plot-twist dell’Europeo: una svolta à-la G.R.R. Martin. Straziante, come solo una nazionale che ti fa sognare qualcosa di bellissimo ed affascinante può fare. Il Portogallo si conferma squadra schizofrenica ed ostica, i talenti croati sono stati imbrigliati magistralmente dal piano tattico di Fernando Santos, scaltro nel cambiare i terzini e nel lasciare tutto il peso della costruzione a Modric&co. Poi ha raccolto con culo fortuna la puntata fantozziana di Nani al 117°. Peccato davvero, era una gran Croazia. Pjaca si candida già a nuovo golden boy: ha un’accelerazione palla al piede da autovelox.

Gianluca Lorenzoni

I capelli di Perisic condannano una Croazia ancora una volta incapace di esprimere a pieno un potenziale immenso. Mi pare l’unica chiave di lettura di una delle partite più soporifere (ma non per questo di basso livello, anzi) viste fin qui.

Beh, dai…

Galles – Irlanda del Nord

Simone Viaro

Match dal fascino irripetibile, almeno per gli amanti di tutto ciò che fa vagamente rima con Britannia. E quindi birra, Will Grigg’s on fire, goliardia, corse a perdifiato, Lafferty boa solitaria, lo strapotere di Gareth Bale e tanto altro. Nell’ormai soprannominato Derby della Brexit, come da pronostico, la spunta il Galles grazie all’autorete di McAuley. Una sterlina sui Dragoni in semifinale la giocherei.

Federico Castiglioni

Questo era l’unico ottavo legittimato ad essere “esteticamente brutto”. Così è stato, con tonnellate di agonismo da campo di periferia. Ma chiunque avesse passato il turno, sarebbe entrato nella storia. Comunque meglio entrambe dei cugini inglesi. Viva il Regno Unito di Galles e Irlanda del Nord.

Leonardo Capanni

Mancava soltanto la musica folk e il rimbombo dei boccali in vetro che schiantano fragorosamente l’uno contro l’altro. Partita legittimamente di basso contenuto tecnico, che in certi passaggi trasmetteva un vago ma inesorabile senso di agonia. Bale si conferma il singolo giocatore più decisivo dell’Europeo. Irlanda del Nord che non solo ce l’ha messa tutta, ma ha pure dimostrato una compattezza collettiva da far invidia a molte nazionali “maggiori” di questo torneo. P.s. Menzione d’onore per Jonathan Williams: ha 22 anni, ne dimostra 41 e non riesce a stare in piedi ogni volta che accelera con la palla. EuroMascotte.

Benjamin Button/Jonathan Williams (22 anni)

Francia – Irlanda

Simone Viaro

Assieme a Germania-Slovacchia, l’ottavo inizialmente più scontato. I discepoli di San Patrizio reggono anche più del previsto, grazie ad un rigore iniziale su disattenzione di Mr 100 milioni Pogba (sarcasmo mode on). Poi ci pensa Griezmann, il vero uomo in più per i transalpini.

Federico Castiglioni

Tutto facile, dicevano. Sì, ma anche no. Perché per quanto tu sia più forte, se in campo entri deconcentrato, poi ti schieri a caso, poi invece di giocare leggi quanto Tuttosport ti valuta oggi, finisci sotto. Al momento, la Francia sembra essere Payet (in realtà in ombra contro i verdi) e Griezmann più 8 giocatori di movimento messi a caso in campo che trotterellano. Eppure, ancora una volta, il sorteggio li favorisce. Bleus come il Frosinone.

P.s. Gignac con la 10 legittima non solo l’inamovibilità di Giroud (che ha pure fatto una bella partita, pur non segnando) ma pure la 10 di Thiago Motta. Anzi, forse il nostro oriundo la può portare con più cognizione di causa del centravanti del Tigres.

Gianluca Lorenzoni

Stavolta ai francesi non è servito un gol all’ultimo respiro per avere la maglio sulla modesta Irlanda, nonostante sessanta minuti vissuti con lo spauracchio di un’eliminazione che avrebbe avuto del ridicolo. Griezmann in un paio di minuti ha messo in chiaro le cose candidandosi, se mai ce ne fosse bisogno al ruolo di nuovo fenomeno mondiale. In attesa del primo spunto decisivo di Pogba, la pulizia di tocco di Payet resta una delle cose più goduriose di questo Europeo, fin qui davvero misero sul piano tecnico.

Leonardo Capanni

Finalmente il Piccolo Principe. Griezmann ha davvero iniziato l’Europeo: doppietta decisiva nel momento perfetto per ribaltare l’equilibrio nervoso di un match complicatissimo. La Francia non ha ancora uno spartito collettivo a cui aggrapparsi, soprattutto in partite dove l’ago della costruzione vira in mano ai Galletti. Pogba non sarà un caso, ma sta giocando con molto nervosismo e tracotanza. Dispiace per l’Irlanda, avevano incanalato la partita come meglio non potevano ma il crollo mentale dopo il pareggio di Griezmann è stato clamoroso. Ci saluta la tifoseria più coinvolgente dell’Europeo. Stand up, for the boys in green!

Germania – Slovacchia

Leonardo Capanni

We’re are the robots. We’re are the robots, ti-ta-ta-ti-ti! Una delle pietre miliari del krautrock e della musica in generale ha in sé tutto il significato di questo sbilanciatissimo ottavo di finale. Come cantavano i Kraftwerk, i tedeschi hanno (finalmente) sfoderato la versione elettro-bionica del loro calcio. Poteva finire con cinque gol di scarto per numero di occasioni create. Löw ha modificato l’assetto iniziale e ha finalmente scovato quella cosa che risponde al nome di “profondità”, dopo due partite anonime. P.s. In vista Italia, non sono invincibili come appaiono, però. Hanno maggiore vulnerabilità nel posizionamento della linea difensiva sulle ripartenze veloci rispetto al 2014 (do you remember Bayern?), e se non gira Özil, alla lunga i problemi vengono fuori. Draxler permettendo.

Simone Viaro

I panzer teutonici sono finalmente usciti dall’empasse che aveva caratterizzato la prima fase. Se quel dissipatore di talento rispondente al nome di Mesut Özil avesse realizzato il penalty dopo nemmeno 15′, avremmo assistito ad una mattanza in piena regola. Invece, almeno fino alla zampata del redivivo Gomez, una parvenza di equilibrio s’è percepita in quel di Lille. Poi in scioltezza, grazie ad un Draxler autore di una prestazione monstre.

Gianluca Lorenzoni

È arrivata la Germania! Dopo un girone di rodaggio Low, come in Brasile, ha capito che una Mannschaft senza un pennellone lì davanti non può funzionare e ci ha piazzato il redivivo Mario Gomez, che non sarà Klose ma neanche l’abominio ammirato a Firenze. Per il resto una partita che sul piano della suspence ha ricordato un film dei fratelli Vanzina: esito scontato già dopo un quarto d’ora. Fortunatamente ci ha pensato Draxler a non annoiare lo spettatore con qualche spunto fuori copione. Fa notizia, più che un Khedira privo di acciacchi, un Thomas Müller ancora a secco. P.s. Ogni volta che sento l’inno tedesco “mi viene voglia di invadere la Polonia”.

Ungheria – Belgio

Leonardo Capanni

Ungheria che lascia l’Europeo nel modo più amaro. Ma hanno stupito tutti: commentatori, tifosi, addetti ai lavori ecc. Il ct Bernd Stock, granitico come il suo nome, è riuscito in un’impresa. Ha vinto il girone, si è qualificato agli ottavi dove, nonostante tutto, ha messo in mostra una buona manovra e movimenti sincronizzati. Fino al 2-0. Poi è stata slavina belga. Che, come anticipato nell’articolo pre-Europeo, attendeva soltanto una partita come questa: fortunati nel sorteggio, ma con un Hazard versione Scifo. Straripante per forma fisica e capacità di trovare la giocata in ogni situazione. Messo finalmente a sedere il Bee Gees Fellaini, Lukaku rimane il grosso punto interrogativo dei Diavoli.

Simone Viaro

L’ottavo hipster regala gol ed emozioni. I primi, sfortunatamente per Dzsudzsák (grazie Wikipedia) e compagni, sono tutti sponda Rouge. E sono onestamente troppi. L’anarchismo belga trova finalmente la quadra, offrendo al Vecchio continente sprazzi di calcio dinamico e luccicante. MVP un esagerato Hazard.

Federico Castiglioni

Talvolta il divario tecnico è tale da compensare (fin troppo) quello tattico. Così è stato in Ungheria-Belgio, dove i magiari vanno sotto quasi subito ma tengono bene il campo per oltre un’ora, in una delle partite più divertenti di questi ottavi (anche senza la goleada finale). E poi vabè, ha deciso di giocare Hazard…

P.s. La butto lì a caso: probabilmente ci sono stati più tiri verso (entrambe) le porte in questa gara di quanti ne ha fatti il Portogallo in quattro partite.

Italia – Spagna

Simone Viaro

Per analizzare il verdetto in maniera lucida dovrei quantomeno imbottirmi di repliche/ highlights/ commento post-partita & meme sui social. Un interrogativo però lo lancio: risultato figlio della garra azzurra o dell’insipienza mista a condizione psico-fisica da hangover spagnola? Raramente ho visto gli iberici così stonati e impotenti. Al ritorno esecuzione capitale in Plaza Mayor per l’anacronistico Del Bosque.

Gianluca Lorenzoni

“Mi si nota di più se vengo e me ne sto in disparte o se non vengo per niente? Vengo. Vengo e mi metto, così, vicino a una finestra, di profilo, in controluce.” Più o meno il riassunto del match giocato dalla Spagna, che con trascurabile lungimiranza avevo indicato come vincitrice della competizione. Troppo bella l’Italia (sì, fa strano, ma è stata proprio così), troppo brutti gli iberici, che hanno preso alla lettera il concetto di calcio di posizione, muovendosi dalla propria zolla solo per rientrare negli spogliatoi. Pellè che ricorda Bobo Vieri (impegnato in tribuna a farsi rinfrescare dall’ennesima strafiga messa in bacheca), Éder sciupone ma encomiabile, De Sciglio (addirittura!) che ritrova il talento nel giorno più importante, come il Michael Jordan versione cartoon. Il gol di Chiellini contro i padri fondatori dell’estetica calcistica poi, beh, non ha prezzo. Solo una cosa: possiamo smetterla con la retorica del Giaccherini-soldatino? P.s. Mi mancherà la seconda maglia della Spagna. E anche Thiago Motta.

Federico Castiglioni

“1-0 firmato di Chiellini su tap-in di tibia da punizione di Éder, mal respinta da De Gea.” Con questo, vengono abbattuti per contrappasso anni e anni di narrazione calcistica sulla Spagna, sul suo sistema di gioco, sullo stesso De Gea ecc. ecc. A noi basterebbe pure. Siccome abbiamo voluto strafare, si rivela come gli spagnoli siano stati sulle corde per tutto il primo tempo (salvati dal proprio portiere più di una volta prima del gol di Chiellini), e siano riusciti a combinare qualcosa solo negli sgoccioli della partita. Salvo poi subire il 2-0 in contropiede. Comunque, abbiamo appurato che Pellè segna solo così: minuti di recupero, contropiede, fucilata al volo da due metri. Ma comunque pure a pettinatura vince lui contro Sergio Ramos.

P.s. Purtroppo (e dico così per pura antipatia personale) ci abbiamo visto lungo: queste vittorie sono in primis farina del sacco di Conte.

Leonardo Capanni

Giuro che mi aspettavo un inizio forte da parte nostra, un approccio convinto e massimale. Ma non credevo che dall’altro lato ci fosse la carcassa di una grande squadra che ha segnato il calcio continentale degli ultimi 10 anni. Che dire? Conte ha surclassato il Paolo Conte di Salamanca – Del Bosque – e l’Italia ha messo in campo la miglior prestazione post-2006 per compattezza, capacità di lettura del gioco, efficacia, spirito di sacrificio e volontà di offendere. Gli “scivolamenti” dei reparti e dei singoli giocatori azzurri contro la Spagna andrebbero proiettati h.24 in zona Londra, dove la parola tattica assume ormai connotati astratti. Hasta luego, España! Speravo fosse la delusione dell’Europeo, mi sono tolto un peso. Insopportabili.

Inghilterra – Islanda

Leonardo Capanni

Ecco i miei preferiti. Fin dall’inizio vado ripetendo il mantra induista: “l’Olanda non si sbatte fuori dall’Europeo per caso”. E infatti siamo qui a commentare l’ultra-underdog: l’Islanda. 323mila abitanti, aurore boreali, vulcani, geyser, balene, elettronica sperimentale, diritti civili, trasparenza. E calcio. Da oggi, finalmente, in tanti si accorgeranno del calcio islandese. Ma chi crede che sia un caso, si sbaglia: come scritto egregiamente da Simone nel suo post pre-Europeo sull’Islanda, si chiama programmazione. Scuole calcio gestite da allenatori con patentino UEFA, leggi che incentivano lo sport e il calcio, strutture di primissimo livello. E il miglior allenatore dell’Europeo per competenza tattica (insieme al nostro). E adesso via col “geyser sound”: uno spettacolo ancestrale.

P.s. Mi sono scordato dell’Inghilterra. Ho una sola cosa da dire: aprite una scuola tattica in un bel parco di Londra, qualcosa come Coverciano, che in UK ancora non esiste. E chiamate un qualsiasi allenatore italiano dalla Prima Categoria in su ad insegnare tattica. Allora un giorno, forse, potranno esistere allenatori inglesi moderni e all’avanguardia. Inspiegabile come si possa giocare così nel 2016.

Simone Viaro

Sfida tra due nazionali che mi sarei augurato di ritrovare molto avanti e che invece sono state costrette ad incrociare i propri destini. Ed è finita, per i meno lungimiranti, come pareva impensabile. Col primo vero Giant-Killing della competizione. Dispiace immaginare come la Francia – anche complice il maggior riposo – passeggerà sui vichinghi islandesi che stasera hanno continuato a correre fino a sotto la doccia. E oltre.

Federico Castiglioni

Potrei dilungarmi a lungo sull’Inghilterra. Sulla tattica, sull’organizzazione, sulla storia, sul ct, sulle individualità. E pure dovrei poi sottolineare i meriti dell’Islanda. Però sono stanco. Ringraziamo gli inglesi per aver inventato il calcio e ora aver reso possibile la favola islandese, poi regaliamo loro scopettone e pentola a pressione come velato ma elegante invito di lasciar perdere con lo sport del quale sarebbero “maestri”, per darsi a tempo pieno al curling.

Gianluca Lorenzoni

La battuta è scontata e abusata ma viene impossibile non parlare di Brexit riguardo l’Inghilterra. È bastata una Nazionale di un’isoletta che conta gli abitanti di Leicester per mettere a nudo l’inadeguatezza ormai endemica dei Leoni. L’ennesima papera di Hart, mezzepunte dall’utilità discutibile, un Harry Kane diventato “venticello” e un’idea di gioco governata dal caos, neanche sulla panchina ci fosse il Joker di Heat Ledger, consegnano alla storia l’ennesima debâcle degli inglesi. Che almeno per una volta, però, riescono a non uscire ai quarti di finale. Alla faccia delle vecchie e sane abitudini. Con il gol di ieri sera, l’Islanda credo abbia stabilito il nuovo record mondiale di marcature da rimessa laterale.