Di Marco Meneghetti

Norimberga non necessita di particolari presentazioni. Seconda città della Baviera per dimensioni, è notissima per il suo Castello, i Bratwurst e l’industria ludica, oltre che per i meno allegri raduni del Partito Nazista tenutivisi negli anni Trenta ed il relativo processo per i crimini contro l’umanità.

Fürth, invece, necessita probabilmente di qualche spiegazione. Addossata ai limiti occidentali della sua enorme vicina, questa città di centomila abitanti, un tempo sede di una vivace comunità ebraica, è stata per secoli contesa tra Prussia, Sacro Romano Impero e la vicina Bamberga, potente principato vescovile nel Medioevo. Le due città sono oggi quasi un unico centro, raggiungibile con la stessa rete di trasporti pubblici, che consente in una mezz’ora scarsa di viaggiarvi da un capo all’altro.

Furth vista dall’alto

Eppure, vagando per Norimberga, non è difficile incontrare adesivi, o persino magliette o felpe in vendita nelle bancarelle di souvenir, riportanti motti come “Fuck Fürth” o simili; gli stessi improperi, questa volta rivolti contro “Nbg”, sono invece familiari appena attraversato lo Stadtgrenze, la quasi invisibile (ma sentitissima) frontiera urbana.

La ragione è da ricondursi ad un evento che, due volte all’anno, sconvolge l’intera regione: il Frankenderby, o “derby della Franconia”, scontro calcistico tra l’FC Nürnberg e lo SpVgg Greuther Fürth: vero fulcro di una passione, quella per il calcio, che non ha pari in questa zona della Germania nota ai più per aver dato i natali a Lothar Matthäus (o Loddar, come vuole la tipica pronuncia nasale della gente del posto).

Se siete appassionati di calcio tedesco, questi due nomi non vi saranno di certo sconosciuti: negli anni Venti, l’intera scena calcistica nazionale era dominata da queste due formazioni, fondate rispettivamente nel 1900 e nel 1903.

In quella sola decade, il Norimberga si aggiudicò cinque titoli contro i due dei rivali, interrotti soltanto dall’Hamburger SV (che in un caso, però, dovette rinunciare al titolo – “per sportività”, ma in realtà sotto pressione federale – ottenuto in finale proprio contro i Norimberghesi, perché quest’ultimi erano rimasti soltanto in sette a causa di numerosi infortuni, di espulsioni e degli infiniti tempi supplementari allora previsti dal regolamento), dopo che nel 1919 la finalissima era stata un affare esclusivamente locale.

Tale fu il dominio delle due società che, nel 1924, un’amichevole disputata in Olanda contro la nazionale dei Paesi Bassi vide in campo una rappresentativa tedesca composta soltanto da giocatori provenienti dalle rispettive due formazioni; tuttavia, tanta era l’animosità tra le due parti da costringere a disporli in vagoni ferroviari separati.

Il caso vuole che, agli inizi del Novecento, Fürth avesse rischiato di diventare un semplice quartiere di Norimberga: la sua incorporazione, da sancirsi mediante referendum, era quasi cosa fatta, e avrebbe reso l’abitato nulla più che uno Stadtteil dell’ingombrante vicina, allo stesso modo di Schalke, parte integrante di Gelsenkirchen assieme alla sua omonima squadra.

Tuttavia, si narra sia stata proprio un’accorata campagna promossa dalla società calcistica (allora nota come Spielvereinigung Fürth) ad impedire un simile oltraggio all’amor proprio dei locali, oltre che, probabilmente, una possibile causa di collasso per le casse e la popolarità della suddetta. Come sia andata veramente non si sa, ma è un fatto come in quel referendum il “No” alla fusione si sia imposto in maniera eclatante.

L’ascesa delle squadre renane e del Bayern Monaco portò a strade separate nel secondo dopoguerra: se il Norimberga riuscì a restare a galla nelle prime divisioni professionistiche, per il Fürth fu invece una caduta negli abissi dei campionati dilettantistici, sino alla fusione nel 1996 con il minuscolo Vestenbergsgreuth, noto soltanto per essere stato capace di eliminare Bayern ed Amburgo nei primi turni di Coppa di Germania l’anno precedente (da qui il prefisso “Greuther”).

Il Norimberga degli anni ’20

Gli accesissimi scontri tra la borghese Norimberga e la piccola e cosmopolita Fürth, o Kleeblattstadt – dal trifoglio che ne costituisce emblema cittadino e stemma calcistico – occupavano e occupano ancora oggi intere pagine di siti e quotidiani, con lo stile raffinato e tecnico (nonché “esclusivo”) dei primi a valer loro l’appellativo di “der Club”, il Club, nomignolo usato ancora ai giorni nostri.

I rispettivi stadi, situati a soli dieci chilometri di distanza, registrano regolarmente il tutto esaurito, spesso sotto gli occhi delle massime autorità della zona. O di un tifoso d’eccezione: Henry Kissinger, nato a Fürth e membro del vivaio giovanile della squadra cittadina prima di emigrare negli Stati Uniti a causa delle leggi razziali emesse proprio a Norimberga.

Da qualche anno, il derby ha ricominciato ad aver luogo, prima grazie al ritorno del Fürth in Bundesliga nel 2012, e successivamente a causa della retrocessione di entrambe le società in Zweite Liga, secondo gradino del professionismo teutonico. Ma se per questioni di orgoglio spesso è il Fürth ad aggiudicarsi gli scontri diretti, non così è a livello stagionale dove il Norimberga riesce normalmente ad avvicinarsi – è il caso della stagione appena passata – alla promozione, mancata per un soffio nel play-off contro l’Eintracht Francoforte; mentre il piccolo vicino termina il più delle volte nella seconda metà del tabellone.

Henry Kissinger in tribuna per il Greuther Furth

Ciononostante, la contrapposizione continua da decenni. È parte integrante del territorio, come le chiese dal profilo gotico. Ed è destinata a proseguire ancora per molto tempo: se casi eclatanti come quello occorso sul finire degli anni Venti – quando un giocatore del Fürth fu costretto a “passare al nemico” per aver sposato una ragazza di Norimberga – non accadono più, è ancora normale, soprattutto nelle campagne circostanti, imbattersi in vere e proprie “aree lealiste”, con enormi bandieroni biancoverdi o rossoneri a seconda dei casi a segnalare l’appartenenza dei singoli a questa o quella tifoseria.

E se da una parte il Fürth continua a giocare nel suo minuscolo stadio, alternativamente sponsorizzato da una marca di caramelle gommose, dal colosso dei giocattoli Playmobil – o semplicemente noto con il proprio nome, Ronhof, fin dal 1910 – cosa che lo rende il terzo campo più antico del paese, il Norimberga si bea invece dei suoi modernissimi impianti di allenamento a ridosso del Grundig Stadion: una delle sedi dell’indimenticabile Mondiale del 2006, ad un tiro di schioppo da dove Hitler usava tenere i suoi discorsi.

E così, gli spostamenti in massa dei tifosi, i sold-out con mesi di anticipo ed il merchandising esplicitamente ideato per prendere in giro in maniera più o meno leggera i rivali continueranno ancora. Così come le spettacolari coreografie e le manifestazioni di piazza del tifo organizzato, vero volano di un confronto che supera i confini calcistici per trasformarsi in derby tout-court.

A giudicare dalla mancanza di veri e propri derby “territoriali” nel resto del paese, esauritisi da tempo a causa della mancanza di squadre della stessa città nella stessa divisione (HSV e St. Pauli, Hertha ed Union, Bayern e 1860), il Frankenderby resta un caso isolato ma ancora molto suggestivo di sana ed accesissima rivalità. Basti pensare che per l’ultimo scontro – in seconda divisione – si sono presentati in 46.000 sulle gradinate del Grundig Stadion.