Era l’agosto di dieci anni fa, precisamente il 19/08/2006, quando iniziò la storia di Ivan Juric al Genoa, nel caldo afoso che è solito contraddistinguere il primo turno di Coppa Italia. I rossoblu erano appena ritornati in Serie B, dopo l’anno trascorso in C a seguito della tristemente famosa valigetta piena di contanti di Genoa – Venezia e della successiva retrocessione a tavolino.

Il presidente Preziosi aveva deciso di non rinnovare la fiducia all’artefice della promozione, l’esperto mister Giovanni Vavassori, affidando la panchina a Giampiero Gasperini, allenatore emergente del Crotone. Dal capoluogo calabrese arrivava anche un giocatore croato con una carriera da onesto mestierante, quasi tutta realizzata in serie B – tra Spagna ed Italia – dopo gli esordi in Croazia: Ivan Juric.

Il suo non era certo il profilo di un calciatore che potesse esaltare i tifosi rossoblu, ancora scottati dalla mancata Serie A che avrebbero affrontato con Guidolin in panchina e il duo d’attacco Lavezzi, appena acquistato dal San Lorenzo, e un certo Diego Alberto Milito. Nessuno poteva allora immaginare che sarebbe diventato pilastro e leader della squadra più antica d’Italia, in serie B prima e nella massima serie per un totale di 4 stagioni, prima di appendere gli scarpini al chiodo ed intraprendere la carriera di allenatore.

Come forse si è già intuito, ero presente in quella calda serata di agosto e ricordo perfettamente di aver subito riconosciuto in lui una pedina fondamentale per una squadra; Juric era dotato di un’intelligenza tattica fuori dalla norma, con la quale non solo riusciva  a sopperire bensì a rendere secondaria una capacità tecnica di base non eccezionale.

Fu un campionato in crescendo per il Genoa, che riuscì ad arrivare terzo in un torneo cadetto che contemplava anche Juventus e Napoli, tornando così (e stavolta per rimanerci) nella massima serie. Juric si tolse anche lo sfizio di segnare un gran gol sotto la Gradinata Nord proprio alla “Vecchia Signora”.

Non realizza altri gol con la maglia a quarti rossoblu, ma rimane comunque un titolare inamovibile; anche nel 2008/09, quando il Genoa di Milito e Thiago Motta raggiunge la qualificazione alla prima edizione dell’Europa League e perde l’accesso ai preliminari di Champions League solo per una questione di scontri diretti con la Fiorentina di Mutu e Prandelli.

Quella del 2009/10 è l’ultima stagione da calciatore per Juric, che inizia immediatamente l’apprendistato di allenatore dal settore giovanile del Genoa per poi seguire il suo mentore Gasperini nelle tumultuose esperienze all’Inter e al Palermo. Dopo la parentesi siciliana, Juric torna poi a Genova per sostituire Stefano Eranio alla guida della formazione Primavera.

Nel 2014/2015 a Mantova, Juric fa il suo esordio come allenatore di una prima squadra : un’annata complicata che si concluderà in ogni modo con la salvezza dei Virgiliani, che riescono a rimanere in Lega Pro nonostante tensioni e paure.

Il suo particolare lavoro tattico è però apprezzato e riconosciuto, tanto da attirare le attenzioni del Crotone in serie B, club interessato a ripartire con un allenatore in rampa di lancio, che aveva inoltre lasciato ottimi ricordi in Calabria, come giocatore e come uomo.

Tutti sappiamo come è poi andata a finire con la storica promozione in serie A dei Pitagorici, primi in classifica, nella terra di Rino Gaetano in uno stadio che intona “Ma il cielo è sempre più blu” e in uno spogliatoio che festeggia cantando “A mano a mano”.

Sia a Mantova che a Crotone è stato apprezzato non solo il professionista ma anche e soprattutto l’uomo, lontano dallo stereotipo di chi frequenta il dorato mondo del futbol, ma più simile ad un vicino di casa, probabilmente rumoroso considerata la sua dichiarata passione per la musica heavy-metal.

Mai banale e sempre schietto, sia che gli si chieda della sua esperienza a Crotone, (che considera una città “allo sfascio”) sia nel parlare della sua Croazia e la delusione verso un paese che non ha sfruttato, a suo avviso, la possibilità di cambiare in meglio, se non parzialmente, la società post-disgregazione dell’ex Jugoslavia di Tito.

Ora il ritorno a Genova per la sua prima esperienza nella massima serie, dove dovrà dimostrare di essere pronto a lottare contro tutto e tutti; in primis contro il fantasma del suo maestro considerato che la stampa e la grande maggioranza della tifoseria ha sempre considerato Gasperini ben più di un semplice allenatore.

Quasi alla stregua di un alchimista capace di tirare fuori il meglio da ogni giocatore ed in grado di raggiungere e superare gli obiettivi prefissati (una salvezza tranquilla), nonostante il calciomercato bulimico del presidente dei Grifoni.

Se riuscirà a superare lo scetticismo della piazza, lo attenderà poi il compito più difficile: andare d’accordo proprio con Preziosi.

(Credits – ilsecoloxix.it)

Juric riuscirà a portare avanti un progetto serio e lungimirante a Genova? Difficile crederlo, se dovrà confrontarsi con una dirigenza non sembra avere un obiettivo più ambizioso che realizzare plusvalenze, nella vana speranza di coprire un debito senza fine.

Una sorta di contrappasso dantesco fa sì che ogni anno sia necessario vendere i migliori giocatori per sopravvivere, in netta contrapposizione a quanto meriterebbero una società così blasonata e una piazza tanto appassionata: il mantenimento della categoria – obiettivo minimo e massimo non tanto per le possibilità economiche e per le ambizioni  – ma per una precisa strategia societaria.

Ma chissà se dopo i miracoli del Leicester e del Crotone di Ivan Juric nella stagione appena conclusa, non possa avvenire anche un miracolo sulla sponda del Bisagno, “è la stella che vogliam” cantano i tifosi ad ogni partita, nonostante l’ultimo scudetto sia datato 1924. Infatti, soltanto uno separa la squadra più antica d’Italia dalla possibilità di apporre la stella sulla maglia a quarti rossoblu.

 

Di Maurizio Bassano