“Tenente, dov’è James?” “È andato a prendere una Burton…”

Se avessimo vissuto la Seconda guerra mondiale come militari della Royal Air Force britannica, avremmo sentito questa frase più di una volta al giorno. Perché? Questa risposta era un eufemismo per dire che un soldato, caduto in battaglia ed assente all’adunata, era semplicemente andato a farsi una birra. Non una qualunque ma la Burton, ovvero la birra più bevuta dagli inglesi nella prima parte del secolo scorso.

Questa storia prende piede proprio dalla cittadina dove viene prodotta questo tipo di Ginger beer, Burton upon Trent, dove scorre il fiume Trent, che bagna città come Derby e Nottingham. E, quasi come un segno del destino, ad allenare la squadra locale c’è uno che quelle due città ce le ha scritte nel cuore. Sembra quasi uno scherzo ma alla guida del Burton Albion FC c’è Nigel Clough, il figlio di quel Brian che portò il Derby dalla Second Division fino al titolo nazionale e il Nottingham al doppio successo consecutivo in Coppa dei Campioni. Perché se di cognome fai Clough e fai l’allenatore, devi avere per forza il fiume Trent che ti scorre nelle vene.

Ma il calcio è arrivato molto tardi da queste parti: prima del 1950 non esisteva nemmeno una squadra nella contea dell’East Staffordshire. Una situazione paradossale, visto che ci troviamo nella terra di chi il calcio l’ha inventato ed esportato in tutto il mondo dalla seconda metà dell’800.

La prima volta che il mondo calcistico inglese ha scoperto l’esistenza di questa piccola società è stata il 7 gennaio del 2005: la sera in cui una squadra di quinta divisione ha bloccato sullo 0-0 i campioni del Manchester United. Già, lo United di Sir Alex, di Rooney con il numero 8, di Cristiano Ronaldo prima che diventasse CR7 e di quel fantastico centravanti chiamato Ruud van Nistelrooy, viene tenuta a bada da quei ragazzi che giocano a calcio per divertimento, più che per lavoro.

Finisce 0-0 al Pirelli Stadium – chiamato così perché la Pirelli ha a Burton il suo maggior stabilimento delle isole britanniche -, e quegli undici in maglia giallo-nera andranno a giocare all’Old Trafford.

Un giovane Cristiano Ronaldo viene pressato da un giocatore del Burton. (John Peters/Manchester United via Getty Images)

Un giovane Cristiano Ronaldo pressato da un giocatore del Burton (John Peters/Getty)

A riguardare oggi quelle immagini c’è quasi da emozionarsi: una squadra sconosciuta, uno stadio piccolo e vecchio stile, i tifosi in piedi a festeggiare, la consapevolezza dell’impresa appena compiuta contro una squadra di giocatori famosi e strapagati sono gli ingredienti di quella che rimane “l’impresa più grande dal 2000 ad oggi, citando il telecronista inglese Martin Tyler.

Anche il ritorno, nonostante il finale sia impietoso per i Brewers, regala l’ennesima sorpresa: al Teatro dei sogni arrivano ben 11mila tifosi da Burton, ovvero la più grande affluenza di pubblico ospite per una partita ufficiale del Manchester United. Come a dire: a Burton siamo in 50mila e saremmo pure venuti tutti ma quelli di Manchester ci hanno imposto dei limiti.

E la partita come va a finire? La partita assume un valore quasi inutile, cerimoniale, perché quello che davvero conta per i giallo-neri era arrivare al replay col grande e imbattibile United, calcare per una volta il mitico palcoscenico dell’Old Trafford, dimostrare di esserci, nonostante non siano esattamente dei fenomeni col pallone da quelle parti. Alla fine prevarranno i Diavoli Rossi grazie alla doppietta di Giuseppe Rossi, agli assist dell’immortale Ryan Giggs e alla superba prestazione di un allora sconosciuto Gerard Piqué.

L’allenatore di quella squadra che bloccò lo United era, inutile dirlo, Nigel Clough, figlio di Brian, che sarebbe rimasto alla guida dei Birrai fino alla storica promozione nella Football League. Ovvero l’ingresso nel calcio professionistico, la quarta serie della piramide inglese, per poi firmare con il Derby County.

Nigel Clough con suo padre Brian.

Father & son: Nigel Clough con suo padre Brian

A quel punto il Burton si affida all’allenatore canadese, ma di chiare origini italiane, Paul Peschisolido, discreto centravanti a cavallo tra gli anni Novanta e il nuovo millennio. Il primo anno arriva un tredicesimo posto e una tranquilla salvezza, ma il secondo riserva un’incredibile sorpresa: i giallo-neri eliminano il Middlesbrough nel terzo turno della FA Cup grazie alla doppietta di Shaun Harrad: una rovesciata prima e una sforbiciata poi, che concretizza un’insperata rimonta negli ultimi cinque minuti di gioco.

E tutto questo avviene esattamente cinque anni dopo la prima, indimenticabile gara contro il Manchester United. Poco importa se nel turno successivo sarà il Burnley ad eliminare i Birrai con un inequivocabile 3-1 al Turf Moor.

Se nella coppa più importante e antica della terra di Sua Maestà la squadra aveva stupito tutti giungendo per la prima volta al quarto turno, in campionato le cose non vanno bene: i giallo-neri sono al quarto posto nel giorno del Boxing Day, e sembra che niente e nessuno possa intromettersi sulla loro strada verso la promozione in League One. Poi qualcosa cambia: l’imbattibile squadra vista nella prima parte di stagione lascia spazio ad un gruppo debole che rimane a secco di vittorie per 17 partite di fila: una crisi nera che li costringe al diciottesimo posto finale e porta Peschisolido all’inevitabile esonero.

Al suo posto arriva Gary Rowett, assistente dell’ex manager canadese, che centra subito il quarto posto e i play-off, che si rivelano fatali per i Birrai, eliminati in semifinale dal Bradford City nonostante l’incoraggiante vittoria per 3-2 al Valley Parade.

L’anno dopo il Burton raggiunge di nuovo i play-off e arriva all’atto decisivo, a Wembley, contro il Fleetwood. Il palcoscenico è quello delle grandi occasioni, entrambe le squadre si stanno giocando la loro prima volta nella League One, e perciò il clima è teso. Parte meglio il Fleetwood, che sfiora due volte il gol nei primi minuti ma poi crescono i giallo-neri di Rowett che dominano in lungo e in largo il match, mancando di poco il vantaggio col centravanti Kee.

Il momento clou arriva al minuto 75: il terzino Phil Edwards regala una punizione sulla sinistra al Fleetwood, siamo sui trenta metri e quindi l’incaricato a battere può solo crossare. Sul pallone ci va il centrocampista Antoni Sarcevic, capocannoniere nella stagione regolare, che prova a metterla in mezzo: il cross è innocuo ma il portiere dei Birrai esce malissimo e la devia con un innaturale colpo di reni.

Il pallone rotola maligno in rete, i ragazzi di Rowett crollano mentalmente e non hanno nemmeno le energie per reagire. È un finale già scritto col Burton di nuovo sconfitto, che osserva gli avversari gioire per una promozione che sembra maledetta.

Niente male questo Pirelli Stadium, vero?

Niente male il Pirelli Stadium, vero?

La stagione successiva, quella 2014/15, vede un avvicendamento ad inizio novembre: Rowett lascia per approdare al Birmingham e nella città industriale della birra arriva Jimmy Floyd Hasselbaink, che a Stamford Bridge ricordano ancora molto bene. Da quel momento cambia per sempre la storia del Burton: i punti, a fine stagione, saranno 94, cinque in più dei diretti inseguitori dello Shrewsbury. Finalmente si può brindare alla promozione nella League One, dopo due eliminazioni ai play-off.

La nuova stagione ricomincia col Burton che continua a rompere le uova nel paniere alle squadre più attrezzate del campionato e al giro di boa i giallo-neri si trovano al quinto posto, in piena zona play-off. Poi accade l’incredibile: non c’è nemmeno il tempo di festeggiare il Capodanno che mister Hasselbaink, tentato dai grandi propositi del QPR, si trasferisce a Londra lasciando il Burton in piena lotta per la promozione senza una vera guida tattica. Ed è in quel momento che ritorna Nigel Clough, sette anni dopo l’improvviso addio, per terminare ciò che aveva lasciato a metà e dimostrare a tutti che non è soltanto “il figlio di”.

I giocatori del Burton festeggiano la promozione in League One.

I giocatori del Burton festeggiano la promozione in League One

Ok, ma in tutto questo dove era finito Nigel Clough? Prima al Derby County, desideroso di fare il grande salto in Premier League, dove aveva raggiunto al massimo il decimo posto nella stagione 2012/13 e poi allo Sheffield United, in League One, che aveva quasi portato alla promozione – sconfitto dopo un folle 5-5 nella gara di ritorno contro lo Swimdon Town -, e al successo nelle due coppe nazionali. Entrambe le volte era stato eliminato in semifinale, prima dall’Hull City in FA Cup e poi dal Tottenham in Capital One Cup.

Dopo l’ennesimo fallimento, il figlio del grande Brian era stato esonerato e si ritrovava senza panchina dall’estate del 2015. Col ritrovato Clough al comando, il Burton riprende la propria corsa verso la promozione che arriva ad inizio maggio, con un solo punto di vantaggio sul Walsall, che andrà agli spareggi. Per la seconda volta in due anni è di nuovo festa grande a Burton: le birre scorrono più veloci del solito, la gente scende in piazza a festeggiare per due lunghi giorni, i giocatori girano sul pullman scoperto e gli striscioni “We’re going up” tappezzano ogni angolo di una cittadina che vive soltanto di industria e calcio.

La festa per le strade di Burton.

La festa per le strade di Burton

Dagli scalcinati campi di provincia fino al St. James’ Park di Newcastle, dalle trasferte a Northwich fino all’Hillsborough di Sheffield: è stato davvero impronosticabile il viaggio compiuto in pochi anni dal Burton. Due promozioni consecutive, quattro livelli del calcio inglesi divorati in pochi anni, una storia che parte dal basso e che riporta al vero senso del calcio: quello della gente, quello di uno stadio da 6.000 posti tutti in piedi, quello di una squadra che è una sorta di religione per questa gente, insieme alla birra e al fish&chips.

Timido, impacciato, mite, troppo diverso da quel padre irriverente e caustico che non le mandava a dire a nessuno e che amava vincere più di ogni altra cosa. Un padre e un figlio, due opposti, due modi di vivere il ruolo dell’allenatore, due filosofie inconciliabili.

Nigel Clough: figlio, allenatore, demiurgo e mago.

Nigel Clough: figlio, allenatore, demiurgo

Dallo scorso maggio Nigel si è tolto quel pesante fardello di eterno incompiuto, di perenne sconfitto, centrando la prima e storica promozione del Burton in Championship. Burton, la città che aveva creduto in lui come nessuno aveva fatto prima, ha ri-accolto il suo “figliol prodigo” e ha potuto finalmente festeggiare un traguardo che sembrava impossibile da raggiungere appena due anni prima.

Io ve l’avevo detto: quando si parla dei Clough e c’è di mezzo il fiume Trent, non c’è mai da stare tranquilli…