La celebrazione delle nozze di cristallo tra Arsène Wenger e l’Arsenal Football Club sono andate un po’ come la maggior parte del tempo che il tecnico francese ha passato da maritato alla rossa signora inglese. Tanta fatica, l’idillio scricchiola in maniera preoccupante, e alla fine in qualche modo rimane sempre il punto di riferimento per le novelle coppie di sposini. Nell’ultima occasione ci ha pensato un (discutibile) gol di Koscielny a tempo scaduto.

L’Arsenal rimane nel plotone di testa; finora l’unica squadra in grado di fare punti all’Emirates è stata il Liverpool, e Wenger si gode il suo (forse) ultimo anno di reggenza londinese, conscio di avere una rosa talentuosa come non se ne vedeva da qualche anno dalle parti di Ashburton Grove.

Il gioco della creatura wengeriana si articola spesso sulla porzione destra del campo. Il motivo è semplice: Mustafi e Bellerin sono i due difensori più tecnici a disposizione dell’allenatore francese e quindi spesso deputati all’uscita del pallone. Il giocatore che però sposta realmente la creazione del gioco nella sua zona di competenza è un altro. Nasce a Llanera, da qualche parte nelle Asturie, ed è uno dei centrocampisti più duttili che l’Arsenal abbia mai potuto schierare. Non arriva al metro e settanta ma in campo vede tutto; il suo nome è Santiago Cazorla González. Ed è un piacere vederlo giocare.

Nell’ultima vittoriosa uscita contro il Burnley, Cazorla è il giocatore ad aver toccato più palloni, ma la cosa imbarazzante è la qualità che scaturisce dal suo piede (destro o sinistro cambia poco).

Cazorla

92% è la percentuale dei passaggi di Cazorla che finora hanno trovato un compagno, su 71,9 passaggi tentati a partita in quella zona di campo, è una statistica irreale. Per fare un esempio: un giocatore come Hojbjerg, che al Southampton agisce più o meno nella stessa zona di campo ed è passato per le edulcorate mani di Guardiola, gioca 16 passaggi in meno dello spagnolo e li converte comunque con una percentuale minore. In Premier League soltanto Jordan Henderson gioca più palloni, anche perché Klopp gli chiede molto supporto nell’uscita della sfera, soprattutto quando non ci sono gli educati piedi di Klavan in difesa.

I compiti di Cazorla invece sono diversi. Con Mustafi in campo l’uscita del pallone è quasi sempre pulita, qualora il centrale tedesco si trovasse in difficoltà spetta a Xhaka andare in contro per fornire una linea di passaggio pulita. A quel punto entra in gioco Cazorla.

Negli ultimi anni abbiamo visto quanto il numero 8 sia un ruolo molto interpretabile, a discrezione di chi siede in panchina. Nella versione finale del Barcellona di Guardiola, un giocatore incredibilmente associativo come Iniesta veniva spesso incontro al pallone per creare porzioni di campo attaccabili dal terzino o dalla mezzala. Partiva in una posizione più avanzata e decentrata, ma interpretava la partita sempre alla ricerca del pallone per aumentare le scelte a disposizione del portatore o per spostare il gioco sul lato debole.

In questa stagione ci sono molti esempi di giocatori che, partendo nella trequarti offensiva, svariano su tutto il fronte per garantire un fraseggio pulito ed efficace. Banega contro la Roma ha fatto molto bene questo lavoro, così come in Premier due giocatori mai utilizzati da “numero 8” stanno facendo le fortune dei propri allenatori: Lallana e De Bruyne.

Si tratta di una serie di giocatori che per caratteristiche giovanili sono sempre stati schierati in posizioni diverse. Ad esempio Banega ha giocato gran parte della sua carriera davanti alla difesa per la sua facilità di alternare laser pass a giocate meno rischiose, oppure il dribbling e la rapidità di De Bruyne lo hanno dirottato sempre sulle corsie laterali. Anche Cazorla ha dovuto attendere la maturazione del suo corpo e del suo calcio per convincere Wenger a rinunciare ai suoi strappi sull’out sinistro e coinvolgerlo maggiormente nella manovra.

E se messi in un contesto tattico, magari insieme ad un altro giocatore più abituato allo smistamento nella propria trequarti campo, questi sono giocatori che spaccano le difese. Infatti, si tratta di profili rapidi, dotati tecnicamente sia nello stretto che in campo aperto, e con un QI calcistico sopra la media. Se l’8 naturale è Gerrard, i Cazorla, i De Bruyne e i Lallana sono la nuova frontiera del calcio posizionale. Per mutuare un neologismo di guardiolana memoria, sono un “falso ocho”.

Tornando più specificamente alla mole di lavoro svolto da Cazorla notiamo come si tratta veramente di un giocatore imprescindibile per Wenger. Lo scorso anno il tecnico francese ha dovuto attuare delle modifiche strutturali al suo gioco, schierando spesso contemporaneamente Coquelin ed Elneny con il risultato di non riuscire a dare uno straccio di verticalità alla manovra.

Se il francese si conferma uno dei migliori interditori del campionato, abile sia nel leggere le linee di passaggio che nell’1vs1 (3,2 intercetti e 3,2 tackle in questa stagione), le soluzioni dell’egiziano erano spesso orientate al mantenimento del possesso. Senza Cazorla, out per un infortunio al legamento collaterale del ginocchio sinistro, mancava quel giocatore in grado di portare il pallone e di trovare il passaggio tra le linee avversarie. Giocando appena quindici partite in totale, lo spagnolo ha creato il maggior numero di occasioni da gol (38) dopo Sanchez e Özil. E proprio del lavoro di Cazorla beneficiano – oltre alla qualità del possesso – i movimenti senza palla di un giocatore dinamico come Özil.

In un’intervista al Guardian, Cazorla esprimeva la sua felicità per l’aggiunta di un giocatore con le qualità del tedesco e in effetti l’Arsenal ci guadagna in imprevedibilità e in pericolosità in zona gol. La connection tra i due è la più utilizzata in squadra, sono i giocatori che coprono la maggior porzione di campo sia con i continui movimenti, che con le qualità di hockey passer, decisive quando si tratta di rompere la prima linea di pressione avversaria. Contro l’Hull City, Cazorla prima finta il tracciante poi con un passaggio mette Bellerin nelle condizioni di puntare l’area avversaria.

Santi Cazorla dummy Hull v Arsenal

Non sono giocate estremamente difficili da fare, ma si tratta di passaggi che devono arrivare con il giusto numero di giri per mettere nelle condizioni migliori chi poi deve rendere quell’azione pericolosa. Senza il contributo dell’ex Villareal, l’Arsenal soffre tantissimo, non tanto in fase di impostazione quanto nella povertà di soluzioni che Wenger può utilizzare. Infatti la velocità dei vari Sanchez, Walcott, Iwobi è inversamente proporzionale alla capacità di andare incontro al pallone e di associarsi costantemente anche dentro il campo.

Sono dei cavalli di razza che, però, agiscono in lembi di campo piuttosto circoscritti e di conseguenza diventano realmente pericolosi esclusivamente con la palla tra i piedi. Quello che Cazorla fa molto bene è proprio limitare i compiti degli esterni, affinché possano preoccuparsi di seguire l’azione senza dovere venire verso il centro per prendersi il pallone. Il numero 19 è praticamente la calamita che tiene insieme il sistema, l’ingranaggio senza il quale la manovra offensiva di una delle squadre più prolifiche di questo inizio di stagione andrebbe in frantumi.

Cazorla

I compagni dicono anche che sia parecchio simpatico

A dire la verità, va dato molto merito a Wenger per questa trasformazione di Cazorla da jolly nei 3 dietro la punta a falso ocho. In Liga, sia con il Villareal che con il Malaga, veniva usato quasi esclusivamente sugli esterni, per sfruttarne la rapidità nello stretto e l’indole associativa che lo portava a trovare spesso l’assist o il passaggio smarcante. Anche i primi due anni di Arsenal ha calpestato soprattutto le linee laterali dell’Emirates, ma il deterioramento del corpo e la contemporanea crescita di giocatori più abili nel dribbling e nella progressione, ha portato il centrocampista spagnolo sempre più verso il centro del campo.

In questo modo le lacune di un fisico brevilineo ma non più reattivo come nel fiore degli anni, vengono mascherate da un’intelligenza tattica che gli consente di trovare sempre il compagno senza la necessità di affrontare l’avversario palla al piede (in questa stagione ha provato 1,4 dribbling a partita rispetto ai 3,4 della sua prima annata nei Gunners). Insomma, un giocatore che maturando ha visto il suo gioco evolversi in un’altra zona d’influenza, in un processo che ha portato Cazorla a diventare meno decisivo in partita singola (dove comunque conserva una shot accuracy del 67%, secondo soltanto a Sanchez nell’Arsenal) ma più costante e meno sostituibile nel corso della stagione.

Eppure, di solito lo spostamento di un giocatore molto tecnico da una zona periferica dell’azione verso una più nevralgica lo porta ad alcuni scompensi. Per quanto riguarda la gestione del possesso palla abbiamo visto che in Premier League è forse il centrocampista più associativo in circolazione, ma quando sono gli altri ad avere la sfera, le cose si complicano e non poco. Qui entra in gioco l’acume tattico di Wenger.

Fail, Funny, Angry, Arsene Wenger Compilation

Lo scorso anno, come detto, un infortunio al ginocchio ha costretto Cazorla a saltare più di metà partite del campionato, con la conseguenza che Wenger ha optato per un centrocampo meno cerebrale ma molto più reattivo. Detto di un Coquelin utilissimo sia nelle transizioni difensive che in situazioni di difesa schierata, Ramsey prima ed Elneny poi hanno provato a sopperire alla mancanza di fluidità nella struttura offensiva della squadra.

Con il gallese la manovra stagnava troppo spesso in zone periferiche del campo, causa l’inclinazione di Ramsey a giocare soprattutto senza palla e in prossimità dell’area avversaria. Non è un caso che alla guida del Galles, una squadra che lasciava il controllo della sfera agli avversari e che deputava ad Allen e al centrale di riferimento l’uscita del pallone, abbia giocato un ottimo Europeo.

In alternativa, Elneny non garantiva un tasso di pericolosità così elevato alla manovra, poiché la fiducia nelle sue doti calcistiche è qualcosa su cui bisogna ancora lavorare. Inoltre il primo controllo dell’egiziano è ancora un po’ grezzo, così come la sua visione di gioco. Quest’estate l’Arsenal ha sborsato la bellezza di 45 milioni per assicurarsi la firma di un giocatore come Granit Xhaka, capace di abbinare una certa fisicità nei contrasti ad un tocco di palla illuminato, specialmente sotto pressione. La contemporanea aggiunta di Mustafi ha risolto l’uscita della sfera, in modo che i palloni destinati ai piedi di Cazorla siano già abbastanza puliti. A quel punto sta a lui far sì che le cose succedano.

Santi Cazorla vs FC Basel (Home) HD Champions League 28/9/2016

Non bisogna tuttavia pensare che il raggio d’azione di Cazorla sia lo stesso di un numero 8 convenzionale ovviamente. Quando in campo c’è Coquelin, lo spagnolo si deve abbassare ulteriormente per accompagnare la salita del pallone e garantire un possesso di qualità. In questa situazione tattica però la sua incisività negli ultimi 30 metri ne risente e il solo Özil per innescare l’attacco Gunners spesso non basta. Con Xhaka invece può toccare la maggior parte dei palloni oltre la linea mediana del campo, potendo quindi eludere un pressing arretrato e creare situazioni di vantaggio sia sugli esterni sia centralmente.

L’inizio dell’Arsenal è stato un po’ in chiaroscuro: la squadra sembra più orientata ad un pressing alto e precoce, ma giocatori come Iwobi e Sanchez fanno ancora fatica ad assimilare un repertorio di movimenti sconosciuti fino alla stagione precedente. In compenso la fase di possesso è forse la migliore della ventennale storia di Wenger sulla panchina londinese. Soltanto il Liverpool gioca più passaggi per partita, e anche se il campione è ancora piccolo, denota un atteggiamento tutt’altro che speculativo.

Linfa vitale per la manovra è Santi Cazorla, un giocatore capace di evolversi tatticamente e di adattarsi alle esigenze della sua squadra. Guardiola ha De Bruyne, Klopp ha Lallana, e ora anche Wenger ha il suo falso ocho personale.