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Maradona è una cioccolata calda nel giorno più freddo dell’inverno, è un ghiacciolo a Ferragosto, è prendere dieci al compito di matematica, è scoprire di essere ricambiati dalla ragazza che si ama da una vita a cui non ci eravamo mai dichiarati, è un assolo di Jimi Hendrix, è l’estate più bella della tua vita, è guidare una Ferrari sulle infinite highway della California, è guardare il tramonto nell’oceano, è fare snorkeling nella barriera corallina, è bere un Bordeaux, è Natale tutti i giorni dell’anno.

Maradona è fare riscaldamento prima di una semifinale di Coppa UEFA ballando, col sorriso sulle labbra, divertendosi mentre si palleggia con gli scarpini slacciati. Maradona è partire da centrocampo ai quarti di finale di un Mondiale, contro l’odiata Inghilterra, danzare sul pallone, correre tendendolo incollato al piede, superare tutti, e sembrare riposato anche dopo uno sforzo così grande, è fintare il suo marcatore con una mossa di bacino davvero unica.

Maradona è segnare il gol più bello e impossibile di sempre e nello stesso tempo vendicare la Guerra delle Falkland, è vincere una battaglia senza le armi ma col pallone. Maradona è anticipare il portiere, è toccare con la mano il pallone, è segnare e non farsi scoprire dall’arbitro perché nessuno sapeva saltare con quell’atletismo come faceva lui, tenendo le braccia quasi unite alla testa per confondere tutti.

Maradona è “…la va a tocar para Diego, ahí la tiene Maradona, lo marcan dos, pisa la pelota Maradona, arranca por la derecha el genio del fútbol mundial, y deja el tendal y va a tocar para Burruchaga… ¡Siempre Maradona! ¡Genio! ¡Genio! ¡Genio! ta-ta-ta-ta-ta-ta… Goooooool… Gooooool… ¡Quiero llorar! ¡Dios Santo, viva el fútbol! ¡Golaaaaaaazooooooo! ¡Diegooooooool! ¡Maradona! Es para llorar, perdónenme… Maradona, en una corrida memorable, en la jugada de todos los tiempos… barrilete cósmico! ¿de qué planeta viniste? ¡Para dejar en el camino a tanto inglés! ¡Para que el país sea un puño apretado, gritando por Argentina! Argentina 2 Inglaterra 0… Diegol, Diegol, Diego Armando Maradona! Gracias Dios, por el fútbol, por Maradona, por estas lágrimas, por este Argentina 2 – Inglaterra 0”.

Maradona è la “Mano de Dios”, è farsi beffa di qualsiasi legge della fisica, di qualsiasi regola prestabilita.

Maradona è il genio, il talento cristallino che non ha imparato da nessuno quello che sa fare perché lo ha scritto nel DNA.

Maradona è avere da Dio il dono di saper giocare a calcio come mai nessuno aveva fatto prima o farà dopo. Maradona è fare giocate normali per lui, che sono impossibili per le persone comuni, è dimostrare di essere sempre superiore.

Maradona è il leader, l’uomo sempre presente per chiunque abbia bisogno di lui, è il motivatore, l’allenatore in campo, il direttore di un gioco perfetto, è il “Mozart del calcio”, è la classe applicata alla piattezza di uno sport spesso difensivo, è il rivoluzionario che ha sovvertito le gerarchie in Italia e in Europa.

Maradona è l’istintività, è il rischio, è la follia di fare sempre qualcosa di imprevedibile, è l’inventore di cose mai vista prima, è l’artista che tutti possono ammirare e nessuno può fermare perché si farebbe un torto all’umanità.

Maradona è vedere l’azione prima degli altri, è immaginare la partita nella sua mente, è rimanere sempre un passo avanti a tutti.

Maradona è assistere i compagni, è rimanere sullo sfondo per lasciare spazio anche agli altri, è diventare il burattinaio che può muovere le marionette come meglio crede.

Maradona è vincere da solo un Mondiale, una Coppa UEFA, due Scudetti, è perdere una finale Mondiale per un arbitraggio di parte, è caricarsi sulle spalle una squadra, i tifosi, un popolo e compiere miracoli.

Maradona è sentire il proprio nome cantato da oltre ottantamila persone, è far tifare la propria nazionale ai Napoletani il giorno di Italia-Argentina al San Paolo.

Maradona è la numero 10, è il trequartista, è il “Diez” che tutti sognano.

Maradona è il figlio prediletto di Napoli, è più importante di San Gennaro, Pino Daniele e Totò messi assieme.

Maradona è fedeltà verso la sua patria che non tradirà mai e difenderà sempre, verso il suo pallone che continuerà ad accarezzare, verso Napoli che non smetterà mai di amare.

Maradona è giocare solo di sinistro, è fare tutto soltanto con una parte del corpo, è affermare che si possono fare cose incredibili usando solo la metà delle proprie armi.

Maradona è uno sgorbio divino, magico, perverso, è la dimostrazione di come l’aspetto fisico non conti nulla nella vita.

Maradona è far diventare credente chi era ateo, semplicemente guardandolo giocare.

Maradona è illuminare il buio rettangolo di gioco, è riportare in auge la luce dell’Illuminismo nel XX secolo.

Maradona è il ragazzo venuto dal nulla assoluto, dalla povertà, è il ragazzo coi ricci che ha stregato e dominato il mondo.

Maradona è il simbolo di due popoli, Argentino e Napoletano, che hanno visto sempre e solo nel calcio l’unico sbocco di una vita opprimente, ingiusta, incomprensibile, fatta di sacrifici e delusioni.

Maradona è alzare le braccia al cielo, ringraziare per ciò che gli ha donato e farsi abbracciare da chi lo ama.

Maradona è avere due sogni: “Giocare un Mondiale e vincerlo”.

Maradona è “Megl’e Pelè, c’amm fatt nu mazz tant pe l’avè”.

Maradona è “O mamma mamma mamma, o mamma mamma mamma, sai perche’ mi batte il corazon? Ho visto Maradona. Ho visto Maradona. Eh, mamma’, innamorato son”.

Maradona è “chi ama non dimentica”.

Maradona è avere un altarino a San Biagio Dei Librai a Napoli, come si fa solo con i santi.

Maradona è farsi trovare positivo e farsi squalificare, è ricominciare da zero, è trovare il coraggio e la forza di ripartire quando sembra che il mondo ti stia crollando addosso.

Maradona è pagare le pene dell’inferno per essere semplicemente il migliore di tutti, è ingrassare, è perdere la forma, è non allenarsi e continuare a deliziare il pubblico decidendo le partite.

Maradona è segnare da fuori area, è urlare in faccia alla telecamera che lui c’è ancora e non mollerà, contro tutto e tutti.

Maradona è l’esemplificazione del concetto di come una divinità possa reincarnarsi nel corpo di un comune mortale e vivere in mezzo a noi.

Maradona è farsi chiamare per nome, come i grandi uomini della storia di ogni tempo, come Michelangelo, Leonardo e Galileo, vuol dire essere così grande da rimanere nel cuore e nella mente di tutti come “Diego”.

Maradona è trasformare un pallone a spicchi in uno scrigno di perfezione e farlo ammirare a tutto il mondo.

Maradona è il Dio del Calcio. Io credo in D10S. Io credo in Diego. El Diez. Per sempre.