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“È quando le aspettative sono ridotte a zero che si apprezza veramente ciò che si ha.”

Capovolgendo l’assioma di Hawking, quando le aspettative sono altissime non si apprezza mai a pieno ciò che è sotto i nostri occhi. Applicando la questione al piano pratico, sulla sponda rossa di Manchester, il mercato multi-milionario imbastito dai fratelli Glazer per accogliere José Mourinho ha creato un’attesa spasmodica attorno a questa squadra. Se a ciò si aggiunge l’acquisto del giocatore più swag del mondo, per i cui capelli sono state sborsate sterline come mai nella storia, e si mescola con l’arrivo sulla sponda blue di un acerrimo rivale, è facile intuire che il clima, dopo alcune partite giocate male, sarebbe stato subito pesante: pazientare non è un verbo conosciuto da quelle parti.

Dopo un avvio da 15 punti in 10 partite di Premier e un gioco a dir poco rivedibile, i Red Devils devono farsi un esame di coscienza, guardandosi negli occhi e decidendo che strada imboccare per il prosieguo della stagione.

La disfatta di Stamford Bridge è stata la più appariscente manifestazione di problemi enormi, almeno quanto la caratura del club. La partita in casa di Antonio Conte portava tantissima retorica con sé, dal ritorno a Londra dell’amato tecnico portoghese alla sfida tra i tanti connazionali in campo. Incertezze strutturali, tattiche e forse anche emotive sono state infilate sotto al tappeto grazie alla classe strabordante di Ibra&Co., ma alla lunga, specie contro squadre iper-organizzate, puzzano come il pesce nella pattumiera. Un breve elenco:

-Smalling è inaffidabile come qualche stagione fa. Che ci crediate o meno, il fidanzato di Sam Cooke è (tornato ad essere) la causa di questo tipo di gol. A partita neanche iniziata.

-Martial sta ancora piangendo perché Ibra gli ha portato via maglia e, a quanto pare, felicità.

-Darmian, Depay, Mkhitaryan, Carrick e Schneiderlin sono già ai margini del progetto e l’inverno inglese non è ancora cominciato.

-Blind è un jolly difensivo con diverse carenze e perché giochi lui da terzino sinistro e Rojo no lo sa solo Mourinho.

-Ecco, Rojo. Terzino sì, anche in Nazionale ha dimostrato un’ottima forma, centrale PER FAVORE NO.

-Sottoscrivendo le parole di Massimo Marianella, Fellaini si è definitivamente evoluto in un giocatore talmente enigmatico che prima lo vendi o lo fai sparire in qualche modo meglio è, tipo il Kovacic interista.

-La tragicomica esclusione da tutto questo di Schweinsteiger completa il quadretto idillico ed è sintomatica di quanto caos ci sia negli uffici dirigenziali del club oltre che essere oltraggiosa per un giocatore come il tedesco.

Derby di Coppa

Questi problemi, nella seconda stagionale contro il Manchester City, non si sono esattamente risolti: la fase offensiva è ancora il nulla hegeliano, sebbene la grande organizzazione difensiva ha permesso agli uomini di Mourinho di portare a casa una vittoria scaccia-crisi, ossigeno puro per il momento in cui è arrivata. Nel pre-partita, infatti, l’allenatore portoghese esce allo scoperto e rivela – in questa intervista, inquadrato a mezzo busto e sull’orlo dell’isteria – di essere costretto ad ordinare il cibo via app perché “se mettessi piede fuori di casa per andare al ristorante i paparazzi mi accerchierebbero”.

Non vive più con la famiglia: ormai la figlia ha vent’anni, il figlio diciassette e possno permettersi di non vivere più col padre, che alloggia in un hotel. Sull’acquistare o meno casa non si è sbilanciato. Il lato umano di un uomo programmato per demolire l’avversario psicologicamente: che il tecnico di Setùbal stia cambiando?

Prima della partita, l’abbraccio tra i duellanti è sembrato più sincero ed amichevole del solito. Mou ha schierato la formazione titolare (ed è una gioia poter aggiungere che Fellaini non entra in questa dicitura), mentre Guardiola ha optato per diversi cambi: Aguero, Sterling, Fernandinho e Gündogan hanno iniziato dalla panchina e solo i primi due hanno fatto il loro ingresso in campo. 

Il pragmatismo di Mourinho ha modificato aspetto dal pareggio contro il Liverpool: se contro Klopp si sono visti Rashford e Young sulla linea dei difensori, contro Guardiola è bastato piazzare Carrick dietro Pogba e Herrera, che si sono attaccati come cozze a Garcia e Fernando, per manomettere gli ingranaggi offensivi dei Citizens. La fase difensiva ha retto anche grazie una solida prova dei due centrali, che hanno ben isolato Iheanacho. Per il resto, tutto lo United è stato aiutato da una prova sottotono dei rivali: malissimo Sané, male Nolito, solito so-solo-andare-sul-fondo Navas e anche i due giovani, Aleix Garcia e Maffeo, hanno cominciato bene per poi perdersi in distrazioni dovute all’inesperienza.

Altre cosucce sublimate dal Derby di Manchester che vale la pena ricordare:

My dear Daley, potresti spiegarmi perché uno coi tuoi piedi sbaglia passaggi sanguinosi come un Toloi qualsiasi?

-Pensandoci bene, Pogba ha anche un po’ di sfiga.

-Un tema della partita è stata la titanica guerra aerea tra Otamendi e Ibra, che sul finire della partita si sono pure beccati. Qui Ibra vince una battaglia decisiva: aiutandosi con l’avambraccio – commettendo quindi fallo – si libera dell’argentino e fornisce l’assist vincente a Mata.

-Se anche Rojo è in uno stato di grazia Baresiano, allora sì, il derby può andare ai rossi.

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Quando la stampa inglese è sicura che Mou farà turnover.

Pogba, elefante nella stanza

Un tema, questo, che mi piacerebbe trattare un po’ controcorrente: se il sistema non fosse il problema? L’inserimento-adattamento di un giocatore del suo livello, con la sua esperienza nonostante la giovane età, che aveva già giocato nel club, sarebbe dovuto essere alquanto più felice di ciò che è stato. Cambio di posizione contro il Chelsea (non la prima partita, tra l’altro, in cui è stato provato più avanti)? Chance create: zero.

Riguardatevi con calma il gol di Kanté e provate a immedesimarvi in un difensore cinquantenne al martedì sera al campetto del prete: se un vostro compagno lasciasse passare in quella maniera il centravanti avversario reduce da due interventi al ginocchio impazzireste. Allo stesso modo Pogba zompetta per il centrocampo guardando Kanté inserirsi e segnare. La lazyness non va però confusa con il minimalismo.

Il periodo in cui si parla di Pogba iniziando dai capelli, però, potrebbe avere i giorni contati: contro il Burnley ha giocato la sua miglior partita da quando è tornato ad essere un Diavolo Rosso, tornando a mettere in mostra quelle giocate freak a cui ci aveva abituato.

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Non solo fumo e (sei) tiri: una prestazione a tutto campo di grande livello, nonostante la posizione più arretrata.

Vs Burnley

Nel primo quarto d’ora, è successo l’inaspettato: sapete che lo United può anche giocare bene? A tratti benissimo, ma lucidità sottoporta di Ibra è calata: un po’ di riposo, visto che di alternative davanti sei pieno, Mou? Di brutture se ne sono comunque viste: guardate quanto tempo (e quanto spazio!) ha Artfield per battere a rete. Lo United ha tirato 30 (trenta!) volte in più degli avversari e tenuto la palla tre volte tanto, ma l’irruenza di Ander Herrera è costata al centrocampista basco la seconda ammonizione, allo United – forse – i tre punti. Il numero 21, tuttavia, a furia di prestazioni di alto livello si è non solo conquistato il posto da titolare, equilibratore straordinario in mezzo al campo, ma è anche diventato uno dei beniamini dei tifosi.

Lo United ha creato quasi 3 xG: non aver segnato significa chiaramente di avere deluso le aspettative. Quest’altra passmap, invece, ci parla delle buone spaziature avute in attacco (il bel gioco di cui sopra, come nel basket) e della centralità di Pogba. Se il francese diventa il motore immobile della squadra, il collocamento da pivote sembra naturale: con un Herrera o uno Schneiderlin a fianco, potrebbe fare fuoco e fiamme. E magari non si vedranno più orrori come questo.

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La disposizione dello United vs Burnley. Già dai secondi iniziali si nota come Mata cerchi spazio tra le linee agendo da vertice alto nel centrocampo con Pogba ed Herrera

Uno United che nelle prime partite ha raccolto pure troppo in relazione ai meriti subisce quindi la legge del contrappasso. Applicata dal Dio del Calcio su Old Trafford, può essere riassunta da questa gif: Pogba mette una gran palla (punti doppi per la clutchness) ma Ibra sbaglia clamorosamente a due passi dalla porta: non gli resta che sorridere amaro, quasi consapevole di non poter ledere in alcun modo il suo status di Dio Zlatan. Se Pogba è il motore immobile aristoteliano, Ibra minimo minimo è il Demiurgo platonico.

Lo strano caso Wayne Rooney

È possibile che un giocatore da 290.000£ a settimana faccia la panchina? È possibile che al capitano della squadra venga detto di farsi da parte? È possibile che il futuro di Wayne Rooney sia lontano da Manchester? La risposta è sì, tre volte. Alla soglia delle 400 presenze in maglia Red Devils, il nativo di Liverpool sembra sempre più compassato. Ogni partita che gioca mi sembra abbia compiuto una regressione fisica clamorosa se pensiamo a solo pochi anni fa. Quando sbaglia ripetutamente le cose anche più banali, di quelle che insegnano alla scuola calcio, dalla protezione della palla al controllare la stessa con un piede piuttosto che con un altro, è lecito chiedersi se il problema non stia più in fondo, più nel subconscio, nell’identità di questo (ex) meraviglioso giocatore.

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Che belle lentiggini che avevi, Wayne.

Uno dei maggiori esperti mondiali del Wayne Rooney del passato, del presente e del futuro è Federico Aqué, che ne ha definito la versatilità come “un limite. WR è diventato il giocatore a cui si trova sempre un posto, ma non necessariamente il migliore per sfruttarne al massimo le potenzialità. Rooney rischia di trasformarsi in uno strano ibrido: né creatore né distruttore di gioco, pur avendo qualità tecniche eccezionali e non risparmiandosi nei contrasti. Reinventarsi centrocampista dopo una vita da attaccante presuppone un cambiamento di mentalità non indifferente”.

Il bambino stempiato a dieci anni superati i trenta non ha saputo reinventarsi: in un’epoca dove correre è molto importante i suoi miglioramenti dal punto di vista tecnico/tattico/posizionale non hanno colmato il vuoto. Pur di farlo giocare, sia con i Tre Leoni che con il club, diversi allenatori (da Van Gaal a Hodgson) ne hanno arretrato la posizione. Già Ferguson lo sperimentò in mezzo al campo. Trequartista, mezzala in un centrocampo a tre, addirittura vertice basso o esterno. La panchina, per l’ultimo Rooney, non è utopia. A tutti, almeno un po’, dispiace. Ora mettete un sottofondo triste e guardate qui sotto.

Tempo al tempo

Qualcosa di buon c’è, sia chiaro. Oltre a ciò che è stato descritto sopra, Bailly è un super-difensore, di prospettiva per giunta, nonostante in quest’ottobre abbia avuto un calo di rendimento quasi fisiologico. Il centrale ivoriano si è però lesionato il collaterale ginocchio e starà fuori fino a Natale. Ottobre che, peraltro, non ha visto una vittoria dello United in campionato: il mese orribile dei Diavoli Rossi corrisponde con partite da zero gol del centravanti, che si chiama sì Zlatan Ibrahimovic ma ha 35 primavere e anche i giganti devono tirare il fiato per non sembrare morti viventi.

Tutto sommato, dopo un avvio così problematico, essere ad otto punti dalla vetta potrebbe rivelarsi un affare. Nel frattempo, non resta che iscriverci tutti quanti al #FreeMkhi Movement.