Di Massimiliano Iollo

La sconfitta di venerdì sera contro i rivali storici del Brasile per 3-0, ha ulteriormente incrinato i rapporti tra la tifoseria argentina e la propria Selección. Sembrano lontanissimi i giorni del “Brasil, decime que se siente” nelle strade di Copacabana, perché l’Argentina nel frattempo ha perso malamente la finale di Coppa del Mondo a Rio contro la Germania e per due volte ha dovuto assistere, a proprie spese, all’esplosione e consacrazione del Cile con due Copa América in bacheca.

Ora, e ancor di più dopo un Mineiraço al contrario, che ha confermato una ritrovata anima da parte del Brasile e una totale europeizzazione d’animo da parte dell’Argentina, nelle strade dei barrios si può tastare tangibilmente la voglia di cambiamento dei tifosi, stanchi di supportare una nazionale non più credibile. Che ha parzialmente rialzato la testa con l’importantissima vittoria per 3-0 contro la Colombia, spinta da un Messi versione blaugrana.

Ma la Sele attuale, anche a detta di figure di spicco come Kempes e Guillermo Barros Schelotto – intervistate dopo il 3-0 col Brasile dal quotidiano Olè – rimane poco credibile come squadra a causa dei troppi capi e dei pochi indiani che abitualmente vestono la casacca albiceleste. Secondo César Luis Menotti – allenatore campione del Mondo nel ’78 – oltre ad alcuni giocatori che non vogliono prendersi la benché minima responsabilità, è Bauza il primo colpevole del rischio che l’Argentina sta correndo: non qualificarsi per i prossimi Mondiali.

“Non ho niente contro El Patón, ma da quando è in Nazionale non ho capito ancora la sua idea di gioco. Non ho capito come vuole che la squadra difenda, come controlli il gioco, come attacchi, come intenda andare in gol. Sembra tutto improvvisato, una totale anarchia.”

Avessi la fortuna di condividere la nazionalità con Diego Maradona e Carlos Gardel – magari nascendo nella provincia di Santa Fè per vantarmi di presunte parentele con El Loco Bielsa – una sera sì ed un’altra pure, prima di addormentarmi, fantasticherei su come l’Argentina potrebbe rinascere se la maggior parte dei campioni attualmente in rosa, tanto criticati per il poco impegno, buttassero giù la maschera e rinunciassero a vestire la maglia della Selección. Una mezza idea per un undici titolare rivoluzionato ma di tutto rispetto, seguendo l’esempio di un Brasile meno da futebol bailado e più da garra charrua uruguagia, ce l’avrei.

Affiderei anzitutto la squadra ad un allenatore con idee moderne, al passo coi tempi. Bauza ha portato in dote una Copa Libertadores vinta con una squadra non di primissimo piano come il San Lorenzo, ma non si è mai contraddistinto per una specifica idea di futbol. L’attuale fortuna dell’AFA è quella di poter scegliere un CT sfogliando una rosa di nomi che conta giovani (Schelotto, Vivas, Berizzo, Gallardo) ed esperti (La Volpe e Bielsa).

Tutti, indipendentemente dalla carta d’identità, sono entrenadores che si fanno portatori di un’identità di gioco e che amano essere sempre aggiornati. Conoscendoli bene, rispetto a Bauza, penserebbero più al collettivo e meno al singolo, focalizzandosi sull’occupazione degli spazi – e lo sfruttamento di essi – come punto di forza. E non si farebbero troppi problemi a gestire i senior, concedendo inoltre più spazio alla nueva generación.

L’impiego di un 4-3-3 elastico basato su corsa, equilibrio e possesso, potrebbe essere un interessante punto di partenza per portare la Selección fuori dalle secche della depressione e tornare a sperare in un futuro roseo, magari con in tasca la qualificazione a Russia 2018.

Gerónimo Rulli – Portiere

È inspiegabile come il CT Bauza continui a tenere poco in considerazione un giocatore giovane e talentuoso come l’estremo difensore della Real Sociedad. Rulli, nella stagione in corso (già cinque clean sheets), si sta confermando come uno dei portieri più affidabili del campionato spagnolo. Fa della reattività uno dei suoi punti di forza, nonostante negli ultimi anni abbia anche affinato le qualità tecniche, che hanno conquistato le attenzioni di Pep Guardiola per il futuro del Manchester City, a cui il portiere appartiene.

Nella corsa al posto di numero 1, oltre alle qualità fisiche e tecniche, Rulli porta in dote una continuità in campo che Sergio Romero – essendo il secondo di De Gea allo United – ha inevitabilmente perso.

Gerónimo l’Apache vs El Pistolero. Duello western in due atti.

Gabriel Mercado – Terzino destro

L’età non è dalla parte dell’ex terzino del River Plate, ma Mercado al momento rappresenta un’alternativa più credibile a un Pablo Zabaleta sul viale del tramonto. Amato da compagni e tifosi per il suo essere guerriero fuori e dentro il campo, sarebbe un uomo, prima che un giocatore, di cui questa Argentina non potrebbe fare a meno. Se l’Albiceleste ha ancora la speranza di non perdere il gruppone di testa nel girone di qualificazione a Russia 2020, è merito del Negro, autore del gol vittoria – in sforbiciata – in casa del Cile e del gol del momentaneo vantaggio contro la Bolivia.

Gonzalo Rodríguez – Difensore centrale

Quel che manca da tempo all’Argentina, è un leader difensivo. Lo è stato in passato Martín Demichelis, ma da qualche anno il suo stato di forma gli impedisce di concorrere per un posto stabile in Nazionale (anche se Bauza ci ha recentemente riprovato). Sarebbe anche ora che le caps di Gonzalo Rodríguez, incredibilmente poche in relazione alla qualità del difensore della Fiorentina (solamente 7 convocazioni, una sola negli ultimi 8 anni), aumentassero a dismisura.

El Mariscál sarebbe un toccasana per il reparto arretrato argentino, fungendo non solo da regista difensivo grazie alle eccelse doti tecniche e di visione di gioco, ma anche da “spirito guida” per i compagni di reparto apparsi spesso disuniti e spaesati.

Cosa aggiungerebbe Gonzalo: fluidità nella giocata+capacità di uscita fin dal primo possesso.

Mateo Musacchio – Difensore centrale

Non ci sarebbe rischio di mancata sincronia di movimenti tra il maestro Gonzalo e l’allievo Musacchio come accaduto recentemente tra Nicolás Otamendi e Rogelio Funes Mori. I due si conoscono dai tempi del Madrigal, e come dichiarato dal difensore viola quando il suo ex compagno di squadra era in odore di trasferimento al Milan, “Non serviva neanche più parlare tra di noi perché sapevamo cosa fare, come e quando farlo. Aiutare Musacchio a crescere ha migliorato me per primo”.

Gonzalo giocherebbe da pivot difensivo, mentre Musacchio tornerebbe a vestire i panni di marcatore centrale, andando incontro al pallone e tenendo a debita distanza il diretto avversario grazie al fisico ma anche alle sue letture sempre puntuali. Inoltre, insieme formerebbero un duo molto pericoloso sulle palle inattive.

Marcos Rojo – Terzino sinistro

Se l’Argentina si ritrova ad oggi a dover schierare il modesto Emmanuel Más nel ruolo di esterno sinistro basso, significa che qualcosa è andato storto negli ultimi anni. Interrotta la crescita di ex giovani promesse come Jonathan Silva e i fratelli Insúa, l’unico a salvare l’onore del ruolo potrebbe essere solo e solamente Marcos Rojo. Il terzino dello United, spostato dal ruolo di centrale a esterno basso durante l’esperienza a Lisbona, con la Selección ha sempre fatto vedere cose eccelse, guadagnandosi la nomination nella Top XI del Mondiale 2014.

Difensivamente, è ancora lontano dal concetto di terzino sinistro che hanno i tifosi argentini – abituati per anni ad una colonna come Heinze – mentre la fase offensiva resta il suo punto di forza. Corsa, fisicità e tecnica sono le armi preferite del giocatore platense, diventato famoso per le numerose volte in cui ad un semplice appoggio al compagno ha preferito giocate da compilation su Vine, dando sfoggio di tutto il suo narcisismo.

Leandro Paredes – Regista

Dopo l’ottima esperienza ad Empoli, in pochi mesi alla Roma ha convinto Spalletti ad affidargli in custodia la valigetta con i codici della squadra. Il cambio di ruolo da centrocampista-pivote a volante puro ha liberato la sua visione di gioco e il suo senso della profondità, esaltandone le nobili abilità di base alla voce passaggi. In quanto a tecnica ed intelligenza tattica, non ha nulla da invidiare al collega Biglia, spesso sottotono con la maglia albiceleste. Paredes permetterebbe a quest’Argentina di sfogare la manovra sia sul corto che sul lungo, favorendo la corsa degli esterni, i tagli negli spazi, l’uscita dalla prima linea di pressione e il possesso.

Santiago Ascacibar – Incontrista

Non potendo scegliere Matías Kranevitter, rimandato da Simeone a Madrid e messo in stand-by da Sampaoli a Siviglia, l’erede naturale del calante Mascherano pare essere il pitbull dell’Estudiantes. Santi Ascacibar sembra fregarsene della carta d’identità (’97) e delle neanche 30 presenze collezionate negli ultimi due anni tra i professionisti. A lui al momento interessa solo giocare e prendersi responsabilità.

Le sue gambe tozze, il baricentro basso e l’aggressività a volte smisurata, fanno di lui uno dei migliori ruba-palloni della lega. Avrebbe da affinare la tecnica, ma giocando di fianco a due centrocampisti della qualità di Paredes e Banega, potrebbe avere come opzione principale quella dello scarico veloce e pulito sul compagno più vicino.

Éver Banega – Playmaker offensivo

Quel che Banega è, lo stiamo apprendendo in nerazzurro forse più di quanto non lo si conoscesse in passato, seguendolo nelle numerose esperienze tra Sudamerica ed Europa. In questa stagione a San Siro, per esaltarne maggiormente l’importanza nell’economia del gioco interista, pare sia nata la locuzione c.B. (con Banega) e d.B. (dopo Banega). Éver per le squadre in cui gioca è la valvola aortica, gli occhi e a volte perfino i polmoni.

Nell’ultima partita contro il Brasile, numerose grafiche hanno mostrato come Messi si abbassasse quasi fino alla linea mediana per ricevere un pallone pulito. Ciò non accadrebbe con Banega in campo. Messi rinculerebbe di meno perché avrebbe piedi ed intelligenza al suo servizio. Tutto ciò farebbe dell’ex Siviglia un esempio da seguire, soprattutto se di fianco si trovasse giovani con voglia di imparare come Paredes e Ascacibar.

Lionel Messi – Esterno offensivo destro

Con una squadra umile e pronta ad andare al ritmo del suo respiro, Leo Messi avrebbe finalmente l’occasione di mostrare al mondo quanto possa fare la differenza anche lontano dal Camp Nou. Se sbagliasse ancora, meriterebbe finalmente tutte le critiche del caso, ma abdicando dal ruolo di specchietto per le allodole per altri grandi giocatori, importanti quasi quanto lui, ma che in nazionale hanno goduto di un’immunità particolare alle critiche, pur avendo contribuito meno alla causa del 10 albiceleste. Al miglior giocatore presente sul globo non si può rinunciare. Mai.

Erik Lamela – Ala sinistra

L’ex trequartista della Roma in Premier League ha cancellato gran parte dei difetti del tipico fútbolista argentino e appreso i concetti base per restare a lungo ad alti livelli. Ha mantenuto l’anima sudamericana non perdendo sensibilità nel suo elegante sinistro, ma sotto il cielo grigio di Londra ha imparato ad attaccare lo spazio, sfruttare meglio il corpo e gli spazi – piuttosto che aspettare il pallone – ed aggiungere al proprio arco anche frecce scagliabili col piede debole.

Grazie al profondo lavoro di Pochettino al Tottenham, ha ormai nel suo DNA ogni posizione in trequarti: capace sia di agire da ala che da moderno trequartista. Alle spalle di un numero 9 “vecchia maniera”, potrebbe trovarsi particolarmente a suo agio, perché avrebbe un punto di riferimento da cercare con palloni taglienti dall’out sinistro o con verticalizzazioni partendo dalla destra.

Mauro Icardi – Prima punta

Qualche anno fa, ancora nei vecchi studi di Sky, Federico Buffa raccontò di aver scambiato qualche chiacchiera via mail con Stefano Borghi, il quale, sollecitato da una considerazione circa la possibilità di vedere Messi nel ruolo di punta, regalò una delle sue massime: “Ad un argentino non puoi togliere due cose: la carne alla griglia ed un centravanti”. Gli argentini, infatti, paiono avere un bisogno quasi atavico di qualcuno che davanti mandi in rete tutto ciò che gli passi sotto il naso.

In questo scenario, entrerebbe in gioco la figura di Maurito Icardi, in totale rottura con un passato fatto di Gonzalo Higuaín – il giocatore più criticato in patria – e di Kun Aguero. Con il capitano dell’Inter in campo, l’Argentina ritroverebbe il delantero per eccellenza. Dieci giocatori alle sue spalle lavorerebbero sodo, ma l’area di rigore sarebbe esclusivamente affar suo (con gentile concessione della Pulce), in barba a Maradona e alle sue fatweh per evitare di vederlo vestire la maglia della Selección.

Panchina

Non mancherebbe la qualità neppure in panchina. Lotterebbero per una maglia da titolare sia i più pronti Paulo Dybala (attaccante), Nicolás Otamendi (difensore) e Javiér Pastore (trequartista), che i più giovani come Luciano Vietto, Sebastián Driussi (attaccanti), Giovani Lo Celso e Franco Cervi (trequartisti), Matias Kranevitter (centrocampista), Emmanuel Mammana, Nicolás Tagliafico (difensori) e Augusto Batalla (portiere).

Sulla carta, il tasso di qualità calerebbe in confronto ad una squadra che oggi può vantare campioni del calibro di Mascherano, Di María e Higuaín, ma visti i risultati, ne guadagnerebbe in credibilità e voglia di emergere. D’altronde, è quello che chiede a gran voce el pueblo albiceleste.