Il mio ricordo del calcio fatto ancora di Total 90, della folgore Kakà, di Ivan Pelizzoli e di un Totti con capelli lunghi e fascetta include anche Stephen Makinwa. Un periodo che, Medioevo-like, non ha estremi ben precisi, per cui è possibile approssimarlo a tutto il decennio scorso, restringendo un po’ il dominio agli estremi. È una rievocazione sbiadita come la campagna emiliana nella quale, il 25 Gennaio 2004, il bambino di Lagos, Nigeria, che di secondo nome fa Ayodele (“La gioia è arrivata a casa“), ha segnato il suo primo gol in Serie A. È passato un po’ di tempo, eh?

Quella che segue è una classifica dei cinque migliori gol reperibili di Makinwa: se avete un VHS impolverato in cui sono raccolte sue gesta epiche, fate in modo di farmelo avere e aggiorneremo questa compilation. Se lo incontrate in un parco di Roma mentre gioca coi figli, fermatelo e ditegli che per qualcuno ogni sua capriola è valsa un sorriso.

Ai gol verranno associati alcuni reperti più o meno multimediali che non vale la pena specificare ora, ma che daranno una retrospettiva più o meno completa di ciò che è stato #Makigol.

1) Ibarbo prima di Ibarbo

Noi tutti, amanti della Serie A, abbiamo nella testa almeno un gol di Victor Ibarbo. Chi non ne ha uno preciso, ha quantomeno un’idea di cosa sia un gol alla Ibarbo. Il mio Ibarbo Moment® è il più mainstream perché il più tracotante: la cavalcata contro la Juve, ovvero il punto più basso nella carriera di Barzaglione.

Ebbene, se vi siete persi Stephen Makinwa vi siete persi un Ibarbo ante litteram: al Granillo di Reggio Calabria la sassata del nigeriano arriva al termina di una corsa da quattrocentista, con il bonus della triangolazione con Pandev. Per un breve tratto della carriera, Makinwa è stato anche questo, un freak atletico con due piedi non all’altezza, altrimenti, come si dice per i portieri di Promozione di due metri, sarebbe al Real Madrid.

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Una coppia che farebbe scintille al calcetto dopo-lavoro del martedì sera. Ah, c’era un’epoca – evidentemente molto triste – nella quale nemmeno la foto gli pubblicavano.

2) Woah! Makinwa!

Makinwa era un giocatore stranissimo. Aveva un grande colpo di testa, ma di quelli un po’ più Anni Novanta, quando i palloni evidentemente pesavano meno. Makinwa ha muscoli particolari nel collo che gli permettono di incornare la sfera a piacimento: se il calcio di giocasse solo di testa, Makinwa sarebbe un Batistuta moderno. Nel gol qui sopra, sfrutta una giocata da Douglas Costa di Mariolino Santana (che gioca ancora, nel Pro Patria!) e la fa rimbalzare per terra per ingannare un po’ tutti.

È il gol del ko all’Inter e il più bello della sua carriera, ammetterà in seguito. Eppure, di gran gol di testa ne ha segnati tanti: qui la impatta così forte che il capoccione gli si ritorce indietro per un momento, come il rinculo nelle pistole, mentre qui sbuca da chissà dove, sta in aria qualche minuto e la piazza dove vuole. Vince tutto, però, quest’ultima rete. Correva la stagione 2005/06. Il nostro amatissimo è marcato dall’Andrea Raggi pre-Monaco, un giovanotto all’epoca, che se lo perde nell’area piccola. Makinwa segna facile e fa impazzire Gianluca Berti, che dalla porta tira giù il calendario.

3) Un Makinwa è per sempre

Questo gol di Makinwa mi fa impazzire perché è tutto “molto Makinwa”. Siamo alla fine di una partita già vinta dal Genoa, alzando l’audio è possibile addirittura immaginarsi l’esodo dei tifosi soddisfatti che escono un secondo prima perché hanno la macchina in doppia fila. Nel basket, manco sarebbe stato valido: Makinwa calcia alla fine del terzo minuto di recupero più un secondo. Il meglio che viene fuori a Gianluca Di Marzio è un: “Non poteva mancare all’appello del gol il nigeriano Makinwa”, come se il Dio Del Gol aspettasse solo questo suo profeta. Anni dopo, i tifosi di Atalanta, Lazio and others si chiedono che fine abbia fatto.

Qualcosa è evidentemente andato storto nella sua carriera. Arrivato in Italia come la continuazione fisica, acrobatica e sentimentale di Oba-Oba Martins, Makinwa non è mai sbocciato del tutto e, tra prestiti e panchine, non si è mai preso le luci della ribalta. Lui ritiene che ad averlo fermato nel suo percorso di dominazione della Penisola sia stata una serie di infortuni, forse c’è qualcosa di più.

Quello con Martins è un paragone formulato sia in Italia che in Nigeria: lui stesso, nel descrivere il suo gol di testa contro l’Inter di cui sopra, dice che è stato in una grande partita contro Obafemi Martins. Quello dell’ex attaccante dell’Inter non è il profilo più inarrivabile del mondo, è vero. Ma quando parti da Lagos, Nigeria e tuo padre muore che hai due anni, beh, essere messi nella stessa frase di Martins conta eccome. Arrivato alla Lazio, in quella che per lui era la prova del nove, gli trovano un problema alla cartilagine del ginocchio. Lui parla addirittura di un buco nelle ossa del legamento.

Col girovagare dei prestiti inizia il tramonto: Reggina, Chievo, pure un po’ di Grecia prima di tornare in Italia, alla Carrarese, dove è quasi una stella. Se ne va in Cina, torna più in fretta che può, va al Nova Gorica e decide che basta, è tempo di andare a fare il procuratore. Prende sotto l’ala protettiva Onazi e diversi altri giovanotti nigeriani in giro per l’Europa.

Sta aiutando a modo suo un movimento, quello del calcio bianco-verde, in profonda crisi: la punta dell’iceberg è la mancata qualificazione alla seconda Coppa d’Africa di fila. Dopo aver vinto nel 2013 in Sudafrica, le Aquile non si sono qualificate né a Guinea Equatoriale 2015, né a Gabon 2017. Almeno metà dei selezionati giocano nel buono ma non buonissimo campionato nigeriano. Stephen, aiutali tu.

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Qui è in un quadretto di tutto rispetto. Nella sezione “Trasferimenti”, perché ero un figurinaro che non mollava un centimetro. Qui invece è in pessima compagnia.

4) #MakinwaSindaco

Makinwa è evidentemente della filosofia disinteressatamente cinica secondo la quale segnare un gol inutile e uno utile è poi la stessa cosa perché sempre di gol si tratta. Esulta sempre come un pazzo, pure se segnasse al giovedì sera di stinco contro un portiere al campo della parrocchia. Qui si mette a roteare su sé stesso dopo un appoggio in porta. Stephen, dai, sei meglio di così.

Non so se avete notato, ma in qualche modo ogni gol di Makinwa presenta una qualcerta forma di distorsione intrinseca. Ammirate l’anti-eroicità della corsa. La goffaggine – da sottoporre al preparatore atletico – con cui sposta le leve. Il centrale avversario ci mette un Mesozoico a girarsi, nel commento (se non sbaglio sempre di Di Marzio) c’è una nota alta in ‘capriòla’: nessuno capisce perché Makinwa non possa semplicemente rientrare verso il centro del campo. La palla 💞 di Nicola Caccia (💞💞) stava per essere rovinata da un suo controllo sbagliato, invece è proprio questo essersela allungata che mantiene il difensore distante e inganna il portiere. Chissà cosa aveva in mente Makinwa.

Qui il “distorsiometro” schizza a vette difficilmente raggiunte nella storia dell’uomo. Forse una fusione tra Lady Gaga e Matteo Salvini, o tra il dittatore nord-coreano Kim e Dennis Rodman. Makinwa sta giocando nell’Atalanta di un giovanissimo Ricky Montolivo, la squadra è sotto di una rete a Cagliari. Riceve un bel filtrante, il centrale avversario sbaglia tutto e lui è da solo davanti al portiere. Giusto il tempo di scordarsi la palla e apre il piattone: un millimetro più in là e il palo avrebbe sputato il tiro, ma a Bergamo lo chiamavano #MakinwaSindaco e queste cose, alle persone di potere, vanno per il verso giusto.

Punti Distorsione raddoppiati per i problemi tecnici del video, per Delio Rossi e per la cravatta catafratta di Delio Rossi.

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Makinwa al Genoa al fianco del Principe Milito, incollato tutto storto.

5) Ho visto Makinwa, ho visto Makinwa… Hey! Mammà! Innamorato son!

La bellezza sta (anche) nelle cose normali, nella semplice amministrazione. Un attaccante costretto a subentrare spesso dalla panchina vuole spaccare il mondo, tentando le giocate che richiedono più stelle skills di quante ne possiede. Makinwa no: c’è un punto, da quando stoppa in area a quando calcia, in cui sembra pensare a qualcosa di stravagante, “Mo’ je faccio er cucchiaio”. Contro il sistema, qualcosa a metà tra Neymar e Taarabt. Invece la appoggia semplicemente, dritta per dritta, più neoclassico del Canova.

Ed è sempre bello poter pensare che uno di quei giocatori che vediamo in TV fa le cose come le avremmo pensate noi, come le avremmo fatte noi, magari. Questo gol di Makinwa potrebbe essere il Manifesto del Gol Dopo Essersi Fatti Tutto il Campo – ritornano anche i punti di freak-atleta e gol (inutili) in zona Cesarini.

Qui invece riceve una signora palla da Caracciolo, una di quelle palle che non ti aspetti che Caracciolo ti possa dare, ma lui avanza imperterrito e segna. Anche con una spolverata di delpierismo, a giro sul secondo palo. Ma non esageriamo, perché sempre di Makinwa stiamo parlando.

Makinwa vs Palombo, Makinwa vs Maldini, Makinwa vs Thuram, Makinwa vs Sensini, Makinwa vs generico difensore anni 2000s con le Total 90.

Altre cose molto strane su Makinwa:

-Makinwa AL PERGOCREMA!?!?

-Ritiene la moglie Funke un’ottima cuoca, ma proprio non gli piace come cucina il pollo.

Qui un fenomeno ha segnato un gol clamoroso usando Makinwa. La leggenda vuole che a PES 6 Makinwa fosse il Leicester dei Ronaldinho.

-I tifosi della Lazio gli cantano “Tanti auguri” e lui paga da bere. Quando parte “Makinwa bevi con noi” Gazza Gascoigne ha un sussulto.

-Kiss Daniel è il suo cantante preferito. Ma questa è solo per gli amanti della musica nigeriana.

-Qualche altro malato che condivide foto di figurine di Makinwa.

-LazioWiki.org gli ha dedicato una pagina (che non aggiunge nulla a ciò che è già stato detto, ma almeno ora sapere dell’esistenza del Wikipedia più biancoceleste al mondo).

-Uno suo assistito si chiama Izunna Ogechukwu: sta a voi scoprirne vita, morte e miracoli.

-Ha messo il ❤ ad ogni tweet in cui l’ho taggato e ha iniziato a seguirmi.

-Pare che i figli Ayokunle and Opemipo vogliano essere chiamati Michele e Gabriele. A Roma, città nella quale la Maki-famiglia tuttora risiede, è più facile essere capiti. Le prime parole dei pargoli, per l’orgoglio di papà, sono state: “Buuu Roma” e “Lazio sììì”.

-I più coraggiosi lo chiamano La Tigre di Lagos.

-Makinwa che segna un super-golazo di testa, la sua specialità, nel video che segue. In fondo in fondo, tanto normale non lo eri Stephen.