20 anni, siriano di nascita ma tedesco di adozione, giocatore con più chilometri percorsi nei 90 minuti nella scorsa Champions League. Stiamo parlando di Mahmoud Dahoud, centrocampista del Borussia Mönchengladbach finito da qualche tempo nel mirino delle big europee. Ma come si passa dalla fuga a meno di un anno dal regime di Assad alla ribalta internazionale e a diventare uno dei giocatori più desiderati sul mercato? Ripercorrere le tappe più importanti della sua carriera può aiutarci.

La formazione calcistica di Dahoud inizia nel Fortuna Dusseldorf, poi a 14 anni arriva il passaggio al Borussia Mönchengladbach dove Mahmoud si forma nelle giovanili fino ad arrivare all’esordio, appena diciassettenne, in prima squadra durante una partita di Europa League. Più o meno alla stessa età in cui un monumento del calcio tedesco come Lothar Matthäus esordì proprio nel Gladbach. La prima apparizione di Dahoud in campionato arriva nel 2014/15, ma si concretizzerà in pochissimi minuti.

Nel 2015/16 il Borussia corona l’ottima stagione precedente, terminata al terzo posto, con la partecipazione alla Champions League. Il mercato estivo, però, porta via uno dei giocatori-chiave, Cristoph Kramer, che, terminato il prestito torna al Bayer Leverkusen. Per sostituirlo la dirigenza decide di non andare sul mercato ma di valorizzare i prospetti in rosa. Comincia così una serie di esperimenti che vedranno alternarsi, al fianco del giocatore pivotale Granit Xhaka, vari interpreti mai davvero adatti, fino ad arrivare alla soluzione d’emergenza con il centrale Jantschke dirottato nei 4 di centrocampo.

L’inizio è drammatico: il Gladbach perde le prime cinque partite e lo storico mister Favre si dimette. Al suo posto viene promosso il tecnico delle giovanili Schubert, che conferma la titolarità in mezzo al campo di Dahoud, lanciato nell’undici titolare alla sesta giornata. Risultato? Esordio vincente per il neo-tecnico e gol decisivo proprio di Dahoud che terminerà la stagione da inamovibile, aggiungendo prestazioni importanti anche in Champions.

Primo gol: legge benissimo lo spazio vuoto e lo attacca verticalmente, poi fa un doppio passo che lascia secco il terzino e infila in scioltezza a testa alta. Beh…

Dahoud fa del dinamismo la sua dote principale, basta scorrere le statistiche per averne certezza: nella scorsa stagione è stato il secondo in Bundes per chilometri percorsi sui 90 minuti e addirittura primo in Champions alla stessa voce (12,8 km). Impiegato come pivote in una linea a 4 o mezz’ala in un rombo, Dahoud si muove incessantemente sia in fase difensiva che offensiva. Propensione al movimento che lo rende molto efficace nelle fasi di pressing – sia alto che a metà campo, così come nel gegenpressing – e nelle risalite rapide di campo. Una duracell che riesce a ribaltare con naturalezza il fronte di gioco, coprendo enormi porzioni di campo senza perdere le qualità di base, come il fraseggio nel breve.

In fase di possesso, infatti, può essere etichettato come un interno abile nel trovare la posizione in rapporto allo sviluppo specifico dell’azione e pronto a fare da punto di riferimento per lo scarico dei compagni, specialmente dei terzini e degli esterni che cercano l’appoggio verso il centro per creare triangoli di costruzione. Volendo scovare un’analogia, sotto questo punto di vista ricorda un po’ João Mario, con cui condivide la versatilità del ruolo e i continui movimenti negli smarcamenti senza palla. Da sottolineare inoltre l’abilità nell’imbeccare i compagni negli spazi alle spalle dei difensori; in questo senso, la scorsa stagione è stata decisiva: ha messo a referto 9 assist, attirando pressanti attenzioni su di sé.

Orizzonti di gloria?

Liverpool, Juventus, e da poco rumors sul Manchester City: sono i primi grandi club che si sono mossi per il centrocampista tedesco. È di questi giorni, inoltre, la news dell’ennesimo viaggio del dirigente juventino Paratici per visionare dal vivo le sue prestazioni in Bundesliga. La Juventus, dopo il mancato acquisto di Witsel nella sessione estiva dello scorso mercato, è sempre alla ricerca di un intermedio da affiancare e inserire nelle rotazioni insieme a Pjanic, Marchisio e Khedira per tentare l’assalto decisivo alla Champions e allo scudetto.

Un arrivo, quello di Dahoud, che se dovesse concretizzarsi a gennaio, sposterebbe l’asticella delle aspettative dei tifosi bianconeri e dei bookmakers verso l’alto, diminuendo le quote della Juventus per gli scommettitori. Nella sezione di William Hill dedicata alle scommesse di serie A la quota già bassa delle Juve potrebbe calare ancora di più, a detrimento delle dirette inseguitrici. Nei pronostici per la vincente di Champions League, invece, la squadra di Allegri è attualmente a ridosso delle prime cinque, ma con un acquisto come Dahoud, in grado di rafforzare (anche numericamente) il reparto che rispetto allo scorso anno si è più indebolito, potrebbe entrare nella top five delle favorite per la vittoria finale.

Ma Dahoud, come accennato, deve agire in situazioni dinamiche per dare il meglio di sé. Sorretto da un sistema di gioco verticale, infatti, il tedesco può dare sfogo alla sua conduzione palla rapida ed essenziale, insieme ad un ultimo passaggio spesso efficace nel creare chance da gol. Caratteristiche che, al momento, ricalcano più il sistema verticale ed intenso di Klopp che quello ancora troppo compassato di Allegri. I miglioramenti, infatti, devono arrivare nelle fasi statiche, dove una struttura ancora in fieri – è alto 176 cm per 69 kg – lo portano a perdere il possesso in situazioni dove la fisicità resta qualità decisiva.

L’inizio della stagione 2016/17 non è stato semplice, forse distratto dalle voci di mercato che lo vedevano accostato alla Juventus e al Liverpool e da una valutazione volata in pochi mesi a 20 milioni di euro, piuttosto ingombrante per un classe ’96. Dopo un primo mese stentato, ha riconquistando i galloni della titolarità e fondamentali presenze in Champions League. Come quella al Camp Nou, forse la miglior prestazione stagionale per continuità ed applicazione nei 90 minuti, impreziosita da uno splendido assist.

Un esempio delle sue caratteristiche “totali”: contro il Barça pressa aggressivo e con i tempi giusti Busquets, riconquistando palla, ribaltando l’azione e buttandosi in verticale. Chiude poi con un perfetto assist nel corridoio per il più facile dei tap-in di Thorgan Hazard.

In definitiva, Dahoud si rivela un prospetto interessante per svariate tipologie di squadra e concetti di gioco. Le sue capacità d’interpretazione del ruolo e l’operosità senza soluzione di continuità, potrebbero consegnare un upgrade del centrocampista totale erede del totaal-voetbal: completo, e perfetto per un sistema propositivo in cerca di verticalità ed aggressività. Caratteristiche che, oltre all’apprezzamento di Klopp e dei dirigenti della Juventus Marotta e Paratici, hanno attirato lo sguardo di altri top club, allettati dalle sue naturali skills e dalla spiccata personalità in rapporto all’età anagrafica.

E’ probabile che in un arco di tempo ragionevole (due anni?) si trasformerà in preda ambita per i top team, con una valutazione destinata a superare quella attuale – già importante – di 15 milioni di euro.