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Può una squadra essere ottava per tiri fatti a partita, nona per precisione dei passaggi, prima per intercetti e tredicesima in Premier League? Sì perché tutto quello che ha a che fare con il West Ham in questa stagione non è razionalmente spiegabile, non nella sua totalità almeno.

Che non si sarebbe trattata di una stagione normale per gli Hammers fu chiaro il giorno in cui venne annunciato l’abbandono dello storico Boleyn Ground, la casa del West Ham per la bellezza di 112 anni. Ci si trasferisce nell’inutilizzato Olympic Stadium – sempre a Stratford -, lascito indesiderato di Londra 2012. Le ragioni di questo sradicamento territoriale sono ovviamente legate alle casse societarie, che dovranno staccare pochissimi assegni (dal momento che lo stadio è stato adattato ad usi calcistici a spese del governo britannico per il 94,5% e l’affitto è di appena 2,5 milioni di sterline) a fronte di un guadagno assai maggiore di quello prospettato rimanendo ad Upton Park (capienza raddoppiata, record di abbonamenti).

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Tuttavia spesso le ragioni di business cozzano con l’epicità del gioco e i tifosi del West Ham, non esattamente dei mansueti gentiluomini in tre bottoni, ci tengono a far sapere che per chiamare casa il nuovo stadio ci vorrà del tempo. Anche perché di solito la ricerca del guadagno viene accompagnata dai risultati sul campo che attualmente sono mediocri per le attese di precampionato.

In estate gli scenari prospettati erano ben diversi: per costruire una squadra in grado di lottare per le posizioni nobili la società ha investito ben 62,3 milioni di euro (fonte Transfermarkt) portando sulle rive del Tamigi i vari A. Ayew, Masuaku, Zaza, Calleri, Fernandes, oltre all’acquisto di un paio di svincolati di lusso come Feghouli e Arbeloa e il riscatto di Lanzini. A disposizione di Slaven Bilic inoltre c’è l’ossatura che aveva chiuso la Premier League al settimo posto, a -4 dalla zona Champions, rimasta intatta ad eccezioni del centrale Tomkins.

Eppure nelle prime 15 partite arrivano appena 12 punti e per cercare di analizzare questa disparità tra valori sulla carta e reale efficacia in campo bisogna partire dalla fase di prima costruzione che lascia parecchio a desiderare.

Si potrebbe fare obiettivamente meglio

Come anticipato il West Ham è una squadra nella media quando ha il pallone. Una pass accuracy del 79% su un totale di 398,2 passaggi a partita dovrebbero consegnare una squadra non particolarmente avvolgente, ma piuttosto precisa quando ha il pallone tra i piedi. Il problema risiede nella veridicità di questi dati, compromessa dalle performance di tre giocatori decisamente abili nel trattamento di palla.

Il primo è Mark Noble, capitano e faro del centrocampo Hammers, è il giocatore che smista più palloni durante la partita (49,5) ma è anche quello che lo fa con la miglior percentuale di riuscita. Tralasciando casi limiti che possono nascere soltanto all’ombra della Sagrada Familia e in pochi altri luoghi, di solito il giocatore che prende più responsabilità in fase di impostazione è anche quello più propenso all’errore, vista la grande mole di gioco che deve produrre.

Ecco quindi che togliendo Noble dall’equazione la manovra del West Ham risulterà prevedibile, monotona e spesso imprecisa. Troppo facile per una squadra avversaria orientare il primo pressing su un singolo uomo. Nelle due partite contro Liverpool e Burnley la combinazione più frequente è stata tra Randolph (il portiere) e Carroll. Non esattamente lo specchio di una squadra proattiva.

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Difficile anche per lui quest’anno

Gli altri due giocatori complici di questa frode statistica sono Payet e Lanzini, rispettivamente terzo e quarto per numero di passaggi effettuati a partita. Sono senza ombra di dubbio loro a dover sobbarcarsi la responsabilità offensiva del West Ham, ma se per Payet il discorso è vincolato all’ultima trequarti campo, dove il francese può quantificare in punti la sua sensazionale espressione del gioco (siamo arrivati a 7 gol e CINQUANTACINQUE chance create, più di un terzo del fatturato totale della squadra), è Lanzini l’uomo che dovrebbe facilitare maggiormente la manovra.

Il fantasista argentino vanta un ottimo 86,1% di pass accuracy su 39,8 passaggi a partita, il problema è che la sua posizione in campo tende più a comprimere gli spazi che ad allargarli.

Tecnicamente parliamo di un giocatore molto interessante, in grado di saltare l’uomo (2,1 dribbling tentati a partita e 1,4 riusciti), giocare il pallone sotto pressione e creare occasioni pericolose (secondo per key passes nella squadra dietro l’inarrivabile Payet). In un centrocampo con Noble ed Obiang, la presenza di Lanzini più vicino alla difesa e volendo anche più decentrato, sarebbe utile per alleggerire la prima costruzione e inoltre garantirebbe un appoggio agli scarichi di Payet e Antonio per poi spostare il gioco sul lato debole.

Dal momento che non parliamo di una macchina da gol, anzi il 29% di shot accuracy racconta di un giocatore per nulla preciso al tiro, potrebbe risultare maggiormente utile con il pallone più spesso tra i piedi fungendo da alternativa al generoso Noble.

Quello che realmente salta all’occhio guardando la classifica del West Ham sono i gol subiti. Siamo arrivati a quota 31, meglio soltanto dell’Hull City, Swansea e Crystal Palace. I problemi di Slaven Bilic partono anzitutto dalla protezione dell’area di rigore che finora è stata terra di conquista per tutti. Il 68% dei tiri subiti dalla squadra avvengono in area di rigore, dei trentuno gol subiti appena quattro sono stati segnati da fuori.

Il leader della difesa Hammers è Winston Reid, ma se il centrale neozelandese è una garanzia nelle letture lontano dalla danger zone (secondo in Premier per intercetti con 3,6 a partita), in area perde troppo spesso il diretto avversario che quando si stacca non è seguito da nessuno.

Sul primo gol del Liverpool, Ogbonna è uscito goffamente su Origi e non è riuscito a recuperare la posizione. Quando Mané ha messo al centro il pallone sia Reid che Cresswell hanno aspettato immobili che Origi attaccasse il primo palo, lasciando a Lallana la possibilità di sganciarsi. Così diventa troppo facile. Il problema sembra di natura strutturale: è come se i difensori del West Ham avessero il compito di cercare l’anticipo lontano dalla porta e qualora la giocata andasse a vuoto “zonare” in area di rigore senza uscire sullo scarico indietro.

La tattica non sta decisamente funzionando, anche perché l’unico in grado di schermare decentemente in mezzo al campo è Obiang, senza la sua copertura è troppo semplice per gli avversari andare in verticale e la difesa del West Ham è perennemente in stato di allarme.

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Questo sarebbe comunque l’Astra Giurgiu

Bilic ha cercato nel mazzo qualche soluzione alternativa, come ad esempio la difesa a tre, scoprendo però che la fragilità della squadra sulle corsie esterne necessita di due terzini con attitudine prettamente difensiva, non potendosi permettere di dare ampiezza e sacrificando le coperture preventive. In un contesto simile sarebbe importante recuperare al più presto Masuaku.

Il promettente terzino francese ha cominciato piuttosto bene l’avventura a Londra, ma un infortunio al ginocchio lo ha costretto a saltare più di due mesi di campionato. Rientrato nella débâcle contro l’Arsenal ha dimostrato di non aver ancora recuperato a pieno e Bilic ha preferito programmarne il rientro più avanti. Masuaku dalla sua possiede un già invidiabile senso della posizione e un temperamento aggressivo che lo porta spesso ad uscire vincitore nei contrasti (per la precisione in 23 occasioni su 29 tentativi).

Con il francese a pattugliare la corsia di sinistra le attenzioni si sposterebbero su quella di destra, dove Arbeloa non convince e Nordtveit è adattato. Il norvegese è anch’egli un nuovo acquisto e nel Borussia Mönchengladbach ha ben figurato lo scorso anno. Peccato che Schubert lo utilizzasse come playmaker davanti alla difesa o come centrale in uno schieramento a tre dietro, esaltandone i compiti di regia e mascherando le carenti doti atletiche.

L’intelligenza tattica per fare il terzino non gli manca di certo, tuttavia correre ogni domenica dietro ai cavalloni delle squadre di Premier League non è cosa per lui e lo porta soltanto a perdere lucidità quando ha la palla tra i piedi. Detto di una fase di non possesso migliorabile, la produzione offensiva vive di momenti, e più in particolare di momenti legati alla tomaia della scarpa destra del #27.

Calcia verso la porta avversaria 2,9 volte a partita, è il terzo giocatore per numeri di passaggi nella sua squadra ma la differenza la si coglie quando questi passaggi creano vantaggio. Sarebbero la bellezza 50 key passes, 12 in più di Alexis Sánchez che in Premier League è secondo in questa classifica. Ogni squadra per la quale gioca si accorge che con lui in campo non è mai una partita banale. Anche Deschamps ha dovuto consegnare le chiavi della squadra all’esterno del West Ham quando Griezmann e Pogba ad inizio Europeo risentivano ancora delle scorie stagionali.

Quello che fa Payet con il pallone è realmente uno dei primi cinque spettacoli visibili in un rettangolo verde. Anche perché a gioco fermo soltanto Pjanic può tentare di avvicinarsi al perfezionismo che Payet inscena ogni volta che poggia il pallone sul manto erboso.

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Va bene. Hai ragione tu.

Ovviamente qualche lato negativo che condiziona l’andamento della squadra è presente anche in questo concentrato di tecnica ipercinetica. Sicuramente non è un fattore quando la palla ce l’hanno gli altri (appena un’azione difensiva a partita) così come il 41% di shot accuracy denota una mira da aggiustare quando va in porta, o almeno una creazione di chance a più alta percentuale dal momento che oltre il 70% dei tiri che prova sono da fuori area.

Insomma, non parliamo di un finalizzatore di livello ma con i vari Zaza, Calleri, Ayew, Carrol in squadra nessuno ad inizio stagione avrebbe mai pensato che buttarla dentro fosse un problema per il West Ham. E invece tra infortuni e rendimenti scostanti sono giocoforza emerse le qualità di Michail Antonio.

Nemmeno lui in teoria è un attaccante; durante la sua carriera ha sempre giocato da esterno di centrocampo o in un tridente, ma quest’anno Bilic lo ha posizionato molto più vicino alla porta. I risultati finora sono soddisfacenti, dal momento che il ragazzo tira 2,8 volte a partita con il 45% di shot accuracy e sette gol all’attivo (miglior marcatore della squadra). Un po’ troppi i quattro palloni persi a partita, così come le sue qualità associative sono ancora un po’ grezze, infatti nonostante giochi appena 25 passaggi a partita li completa con un rivedibile 72,8% (poco considerando anche la relativa facilità dei passaggi).

In compenso il tempismo in area è quello di un attaccante vero e soprattutto di testa è molto intelligente nel captare la traiettoria del pallone ed impattarlo in porta.

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Sull’autore dell’assist non avete bisogno vero?

Con il recupero totale di Carroll il ruolo di Antonio potrebbe subire una modifica, anche perché la sua rapidità può tornare utile anche qualche metro più indietro (nell’ultima partita contro l’Hull City è stato impiegato largo a destra). Sicuramente con Ayew ristabilito ma lontano dalla condizione migliore, Zaza e Calleri sinistramente simili a Gabriel Barbosa versione londinese, lo spazio non gli mancherà.

La classifica della Premier League è piuttosto corta nella pancia del gruppo, infatti il West Ham si trova a +5 dalla zona retrocessione e a -5 dal settimo posto che a fine stagione potrebbe voler dire Europa League (risultati di coppa permettendo). I tifosi speravano di essere più vicini alle sei grandi, ma l’inverno è ancora lungo così come il campionato. Per fasciarsi la testa ci sarà tempo, per adesso Bilic ha ricevuto la totale fiducia da parte della società e probabilmente questo è il modo migliore per condurre una squadra fuori dalle sabbie mobili. Chissà quando lo capiremo anche in Italia.