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Il suo viso, pallido e graziosamente chiuso, attorniato da ricci color del miele, col naso diritto, la bocca amabile, un’espressione di gentile e divina serietà, ricordava le sculture greche dei tempi più nobili“.

Così Thomas Mann nel suo fondamentale La morte a Venezia descrive Tadzio, un giovane ragazzo di cui il protagonista, Gustav “von” Aschenbach, un po’ torbidamente, va detto, se ne innamora. E queste parole potrebbero essere benissimo associate a Daniele Rugani, difensore di belle, bellissime speranze (e già qualche solida certezza) della Juventus e della Nazionale Italiana.

Il profilo di Rugani è quello di un calciatore “acqua e sapone”, uno di quelli che, per sua stessa ammissione, non ama litigare con gli arbitri ma che cerca sempre, nel limite del possibile, di mantenere un comportamento dignitoso dentro e fuori dal campo. La storia di Rugani è insomma quella di un difensore che non spreca mai un’oncia di energia in eccesso, che sceglie tutte le volte l’intervento più pulito, il contrasto meno rischioso: un atleta, insomma, che fa del controllo e dell’autodisciplina le sue migliori qualità.

Scrive Daniele Adani (uno che di scontri e interventi decisivi in area di rigore se ne intende) sul numero di Undici dello scorso Dicembre:

Una volta il difensore reagiva semplicemente al movimento dell’attaccante. Oggi, anticipando la reazione altrui, effettua un’azione e costringe l’attaccante a reagire, invertendo i compiti del passato e distruggendo i cliché. L’avversario è quindi costretto ad adeguarsi, davanti al grande difensore che ha spesso onore, e onere, della prima mossa. Il duello tra i due è prima di tutto una battaglia di pensiero, una guerra psicologica. Uno si muove, l’altro reagisce, uno esegue uno spostamento oppure finge un movimento, l’altro si adegua, ma è grazie alla strategia che oggi il difensore centrale partecipa alla manovra nello stesso modo in cui partecipa un attaccante“. In questa descrizione del nuovo prototipo di difensore centrale che il calcio moderno impone, pare essere racchiusa la rappresentazione stessa di Daniele Rugani.

Rugani infatti, contrariamente a suoi colleghi forse più famosi e reclamizzati – basti pensare a Nicolas Otamendi, centrale del City e colonna della nazionale argentina – quasi mai viene immortalato in un intervento spettacolare, nella classica scivolata risolutrice, in un’azione un po’ al limite, una di quelle che, diciamo così, se ti vanno bene sei un eroe altrimenti diventi il capro espiatorio di tutte le disgrazie della squadra.

Rugani non è (e non potrà mai diventarlo) un giocatore à-la David Luiz che, nonostante la “cura Conte” di questi mesi, ha sempre avuto come caratteristica principale, oltre ad un fisico imponente, un colpo di testa possente e degli ottimi piedi, anche quella di non essere particolarmente lucido in area di rigore con interventi spesso sconclusionati e con croniche “perdite di marcatura” dell’attaccante avversario.

Rugani, sin dai tempi dell’Empoli, è tutta un’altra storia. Il difensore nato a Lucca il 29 luglio del ’94 si mette in luce già nelle giovanili degli azzurri tanto che, nel 2012, passa in prestito alla Juventus. I bianconeri ravvisano in lui delle qualità fuori dal comune: nonostante la giovane età il difensore ha già un sangue freddo da professionista navigato, con un grande controllo dei propri nervi, un’eleganza innata nei movimenti e una sapienza tattica superiore ai suoi pari-età. Rugani dà una grossa mano alla formazione allenata da Marco Baroni a conquistare la Coppa Italia Primavera. L’ottima stagione spinge così la Juventus a rilevare metà cartellino dall’Empoli, dove Rugani viene destinato per l’imminente Serie B.

La Serie B 2013/14 è un’annata fondamentale. Infatti incontra in panchina Maurizio Sarri, un allenatore che imposta le proprie squadre sulla filosofia del “gioco prima di tutto”, con i difensori – portiere compreso – incaricati di impostare la manovra fin dal primo possesso. E Rugani sposa perfettamente le idee tecnico-tattiche di Sarri: un difensore agile, con due piedi discreti e più interessato a costruire, ad anticipare la giocata altrui piuttosto che a distruggerla. Rugani e Sarri, assieme ad una squadra molto affiatata, disputano un campionato sorprendente, classificandosi al secondo posto e raggiungendo la promozione in Serie A.

Rugani, confermatissimo al centro della difesa, inizia così a fare esperienza nella massima divisione. I commentatori, fin dalle prime partite, rimangono impressionati dalle doti del difensore toscano. Infatti, rispetto alla Serie B, Rugani è diventato ancor più sicuro al centro della difesa, spingendosi talvolta in avanti e risultando anche pericoloso in zona gol, grazie agli schemi su calcio da fermo che vedono nel difensore toscano il protagonista principale sfruttandone proprio il tempismo innato.

Qui difende riuscendo a chiudere con eleganza una palla quasi impossibile, crossata fortissima da Candreva con Ciani in arrivo alle spalle a tutta velocità. Lettura della situazione, sicurezza e tempismo.

Di lui si ricordano numerosi prestazioni monstre, come quella in Roma-Empoli del 31 gennaio 2015. I giallorossi si presentato con una squadra piuttosto offensiva, con un tridente di tutto rispetto: Iturbe, Totti e Ljajic. L’Empoli, anche se potrebbe apparire come la classica vittima classificale, non rinuncia al gioco e mette in difficoltà per tutta la partita Totti e compagni, schiacciandoli da un punto di vista del gioco e del ritmo imposti. Su tutti, ad impressionare è Rugani, che chiude ogni attacco dei capitolini con calma e classe. Senza mai andare in affanno, suscitando una sensazione di distaccata compostezza.

Perché rispetto ai suoi colleghi forse più reclamizzati, come ad esempio Romagnoli, Rugani è meno esplosivo dal punto di vista fisico ma ha una maggiore attenzione per le chiusure, per la pulizia delle entrate e per “lo stare in campo”, elevando il livello di tempismo nei movimenti della linea a 4 sarriana ad uno standard robotico: è lui che chiama ed accorcia la linea difendendo in avanti, ed è lui che non sbaglia praticamente mai una copertura preventiva riuscendo così a coprire efficacemente pure la profondità alle sue spalle, elemento di vulnerabilità del sistema-Sarri.

L’ottimo inizio di stagione convince la Juventus ad esercitare la sua opzione e ad acquistare l’intero cartellino: Rugani rimarrà ad Empoli fino alla fine del campionato ma, di fatto, è già diventato bianconero.

L’annata inoltre si chiude con una grande soddisfazione. Ovvero, pur avendo giocato titolare come difensore centrale per tutta la stagione, riesce a non collezionare neppure un cartellino giallo. Il toscano così si trasferisce alla Juventus “quadri-campione” in carica e grande favorita anche per la stagione successiva con, per di più, una Champions League e una Coppa Italia da vivere come assoluta protagonista. Logico che per un ragazzo fondamentalmente di provincia come Rugani, abituato a ritmi, attenzioni ed orizzonti molto diversi, il “salto” si faccia sentire.

Non tanto dal punto di vista delle prestazioni, in linea di massima senza infamia e senza lode, ma soprattutto a livello di minutaggio. Infatti Allegri centellina le presenze di Rugani, rimanendo ancorato alla granitica BBC, ovvero il trio difensivo Barzagli, Bonucci e Chiellini. In molti, tra addetti ai lavori e tifosi, prevedono per lui un destino à-la Angelo Ogbonna. Nel 2013 Ogbonna, il migliore giovane difensore centrale della Serie A, si era trasferito dal Torino alla Juve per 13 milioni di euro. Nonostante una finale di Champions raggiunta e due scudetti, il giocatore nato a Cassino non convince mai davvero dirigenti e tifosi: a due anni dal suo arrivo, Ogbonna viene ceduto nel 2015 al West Ham, dove tutt’oggi gioca con alterni risultati.

Ma, ancora una volta, la storia di Rugani è diversa. Sostanzialmente a partire dal 15 dicembre 2015, ovvero da un derby di Coppa Italia stravinto dalla Juventus per 4-0, le sue presenze iniziano a lievitare e con esse la consapevolezza nei suoi mezzi e l’affiatamento in un reparto solidissimo ma impostato su movimenti ed interpretazioni totalmente differenti rispetto alla linea a 4 di matrice sarriana. Alla fine della stagione saranno 21 le presenze per il centrale con il plus della soddisfazione della pre-convocazione in Nazionale (anche se poi Conte non lo inserirà nella lista definitiva per l’Europeo).

La stagione 2016/17 non parte con le premesse ideali: infatti la concorrenza in casa Juventus aumenta, con l’arrivo in prestito dal Bayern Monaco di Benatia che sembra scalzare Rugani dalle gerarchie. Tuttavia, nonostante gli acquisti e qualche “sirena” che lo vorrebbe lontano dai bianconeri – soprattutto il Napoli del mentore Sarri è molto interessato -, Rugani non fa polemica e non ha la minima intenzione di muoversi da Torino.

Scommette su di sé, dimostrando lungimiranza, perché nella nuova annata mister Allegri pare puntare maggiormente su di lui e Rugani risponde sul campo: l’eleganza è sempre quella che si porta dietro fin dagli esordi ma con una cura ancora superiore nei dettagli, soprattutto a livello di automatismi e movimenti nella linea difensiva bianconera, spesso schierata a 3 con un baricentro medio più basso rispetto alle linee di Sarri. Il centrale, nonostante la concorrenza spietata della BBC, infila 10 presenze da titolare fra campionato e Champions, tornando a risultare decisivo anche in zona offensiva con 3 reti. Non solo, è globalmente maturato: più sicuro e determinato perfino nelle dichiarazioni.

Oggi Rugani è uno dei più importanti prospetti del nostro presente calcistico, non futuro, ed un vero e proprio modello per i ragazzi che hanno come passione il calcio. Ovvero un ragazzo serio, preciso e preparato, che non alza mai la voce ma che mette sempre al primo posto il lavoro e il raggiungimento dei propri obiettivi attraverso il collettivo e la crescita individuale. Forse i più si sono accorti di lui lo scorso 15 novembre, in occasione dell’amichevole tra Italia e Germania a San Siro.

La partita, uno scialbo zero a zero, ha in realtà posto l’accento sulle doti di Rugani in grado, per di più senza troppi sforzi apparenti, di assorbire le azioni tedesche con la consueta agilità ed eleganza. A soli 21 anni Rugani è riuscito inoltre a battere il record di 50 gare senza cartellini gialli in Serie A, a dimostrazione della sua estrema correttezza che non è mai ritrosia nell’intervento, ma piuttosto “scelta dell’attimo giusto”. Tempismo e lettura specifica, quasi si trattasse di un processo computerizzato.

Forse più che uno “svenevole e ancora imberbe Tadzio”, Rugani adesso assomiglia di più a qualche eroe del ciclo bretone dei cavalieri della Tavola Rotonda: chissà che anche lui, come loro, sia “senza macchia e senza paura”. Quello che però sappiamo è che, probabilmente, abbiamo davanti agli occhi il miglior difensore italiano dell’ultimo decennio.