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Di Francesco Verre – Procuratore e Osservatore

C’è un periodo dell’anno in cui gli occhi del mondo del calcio giovanile sono concentrati in una piccola cittadina della Versilia: da sessantanove anni il Torneo di Viareggio rappresenta, o meglio dovrebbe rappresentare, l’élite del calcio italiano, europeo e mondiale. Dovrebbe, appunto.

Posto il grande fascino della finale, quest’anno tra due outsider come Sassuolo (con ben quattro turni superati ai calci di rigore) ed Empoli, ad aggiudicarselo sono gli emiliani per la prima volta nella loro storia. Una società ambiziosa che inizia a raccogliere i frutti di una programmazione tecnica a lungo termine che ha coinvolto anche il settore giovanile, oltre ovviamente alla prima squadra. I toscani, all’ennesima finale persa, invece, sul settore giovanile investono da anni avendo creato un vero e proprio modello. Entrambe le squadre hanno messo in mostra giocatori molto interessanti, ma nonostante questo, a mio avviso il livello della competizione è stato leggermente più scadente rispetto ad altre edizioni.

Per comprenderne i motivi basta leggere questa formazione: Del Favero – Scalera Llamas Vogliacco Bellanova – Melegoni Gabbia Maggiore – Caligara – Pinamonti Cutrone (oltre a Plizzari, Kean, Zanimacchia e Adjapong). Non è la Top 11 del Torneo, ma tutti giocatori che questo Torneo non hanno potuto giocarlo, o hanno potuto giocarlo solo in parte, a causa dei concomitanti impegni delle nazionali U17 e U19. E parliamo solo di giocatori italiani, senza considerare gli stranieri che militano in Italia e che quindi hanno dovuto abbandonare i loro club (Valencic e Chrzanowski della Fiorentina ad esempio), oppure squadre come il Bruges, letteralmente decimate.

Dopo lo scempio di due edizioni fa, con campi di calcio più simili a terreni agricoli a causa del maltempo e dell’incuria, si è correttamente deciso di posticipare l’evento, non prestando però attenzione agli impegni delle nazionali.

Altra annosa questione: il livello delle squadre straniere. Posto che è stato sicuramente innalzato rispetto allo scorso anno, restano però delle compagini assolutamente non a livello, che rischiano di falsare interamente il torneo, subendo anche 10 gol in una partita. Ma rendiamo merito agli organizzatori di aver intrapreso una strada giusta in questo senso.

Infine, ultimo appunto: incredibile non concedere accrediti agli osservatori delle società di Lega Pro, ovvero le società che più di tutte puntano sui giovani provenienti dalle Primavere delle squadre di A e B, dovrebbero essere incentivate, non ostacolate. Comunque, al netto delle critiche e delle auspicabili migliorie, anche stavolta gli osservatori di mezzo mondo hanno riempito i loro taccuini, perché anche quest’anno si sono distinti prospetti molto interessanti, che proviamo ad inserire nella nostra Top 11.

Portiere

Tommaso CucchiettiTorino (’98): Il collega Bryan Costa del Sassuolo vince il trofeo di miglior portiere della manifestazione, fosse sarebbe stato più giusto un ex-aequo ma l’estremo difensore granata si è distinto per una continuità di rendimento fuori dal comune. Mai spettacolare, poco appariscente, è questa la dote che colpisce a prima vista. Un senso della posizione che ricorda i portieri del passato. Compie un vero e proprio capolavoro agli ottavi contro l’Osasco, neutralizzando ben quattro rigori, tiene a galla i suoi anche ai quarti contro l’Atalanta, deve arrendersi in semifinale pur compiendo almeno due miracoli. Stabilmente nel giro della prima squadra, salta infatti la partita contro la Reggiana perché convocato da Sinisa Mihajlovic.

Difensori

Davide Zappella – Empoli (’98): Terzino destro naturale, ordinatissimo in fase difensiva, a tratti devastante in fase offensiva. Elegante e potente allo stesso tempo, riesce a dare equilibrio alla manovra laterale e rendersi utilissimo in zona assist.

Edoardo Bianchi – Empoli (’99): Difensore centrale non eccelso dal punto di vista fisico, circa 180 cm, ma decisamente puntuale nell’anticipo e con ottimo senso della posizione. Tempismo nelle chiusure e difficilmente superabile nell’1vs1. Capitano della nazionale U18, grandi doti di leadership e attitudine alla responsabilità. Curiosità: a neanche 18 anni ha già vestito le maglie di Lazio, Roma, Juventus ed Empoli. Niente male davvero.

Simone Muratore – Juventus (’98): Giocatore poliedrico, in grado di ricoprire indifferentemente il ruolo di mediano davanti alla difesa e di difensore centrale. Abbina fisico imponente a doti tecniche superlative, che gli consentono di essere determinante in fase di uscita di palla quando ricopre la posizione di difensore centrale, e di smistare il gioco con rapidità quando schierato davanti alla difesa. Un brutto infortunio un anno e mezzo fa ne ha ritardato l’esplosione definitiva, quest’anno si è ripreso la Juve, la fascia da capitano e sta recuperando con gli interessi il tempo perduto.

Ahmed Touba – Bruges (’98): Gioca solo due partite, è vero. Ma tanto basta per capire che siamo davanti a un talento purissimo. Fisicità devastante, sviluppa grande potenza nella corsa in progressione abbinata a un mancino educatissimo. Fase difensiva più di buona, insospettabile per un terzino di scuola fiamminga. Mezza Europa sulle sue tracce, ne sentiremo parlare.

Centrocampista

Samuele Damiani – Empoli (’98): Nella memoria di molti rimarrà il cucchiaio fallito nella lotteria dei calci di rigore in finale. Una macchia forse indelebile nella giovane carriera di questo centrocampista nativo di Poggibonsi. Nella nostra memoria rimarrà invece l’assist di tacco in semifinale contro il Bruges. Un gesto tecnico da applausi a scena aperta. Vera e propria anima del centrocampo empolese, abbina ordine e geometria nei passaggi, ad inserimenti senza palla. Grande tecnica individuale, l’impressione è che riesca a leggere il gioco qualche secondo prima degli altri, sia in fase di possesso che in fase di non possesso, caratteristica che lo aiuta anche in fase di interdizione, sempre lesto ad intercettare le linee di passaggio.

Trequartisti

Christian Capone – Atalanta (’99): Non poteva mancare nella nostra rassegna un prodotto della florida “cantera” orobica. Capone può ricoprire indifferentemente tutti i ruoli del fronte offensivo, dotato di grande tecnica (derivante dal suo passato di centrocampista), e senso del gol. Già, i gol. Ne ha segnati tantissimi in tutte le categorie dove ha giocato, anche sottoetà. 4 gol in 5 partite nel torneo, assolutamente in linea con i suoi standard. Ha già esordito in prima squadra, in Coppa Italia, l’Atalanta in passato si è dovuta difendere da attacchi dall’estero per il proprio giovane talento, e siamo sicuri che già dal prossimo anno le apparizioni nel calcio dei grandi saranno molteplici.

Hamed Junior Traoré – Empoli (’00): A nostro avviso il miglior giocatore della rassegna. Due anni sottoetà, lo avevamo già segnalato lo scorso anno su queste pagine, come giocatore da seguire in vista di quest’anno. Non ci eravamo sbagliati. Trequartista atipico, molto mobile e dotato di grande tecnica in velocità. Salta l’uomo con grande facilità rendendosi fondamentale sia in fase di rifinitura che in fase di finalizzazione, come testimonia la doppietta in semifinale contro il Bruges. Anche in fase di non possesso si distingue per spirito di sacrificio e grande resistenza atletica. Siamo sicuri che l’ambiente di Empoli lo aiuterà a crescere nella modo giusto, perché è un giocatore vero.

Leandrinho – Napoli (’98): Arrivato in Italia a Gennaio dal Ponte Preta. Dopo un normale ambientamento è entrato a gamba tesa negli equilibri tecnici della compagine allenata da Saurini. Come molti brasiliani ha un ruolo indefinito, che lo porta a svariare su tutto il fronte offensivo. Seconda punta, trequartista esterno, prima punta, Leandrinho già adesso possiede una velocità, una tecnica e una capacità di saltare l’uomo fuori dal comune per i ragazzi della sua età. A questo abbina anche parecchia concretezza, da quando è in Italia ha segnato 6 gol in 8 partite. E non può essere un caso. Osservato speciale di Maurizio Sarri, che potrebbe ritrovarsi in casa una freccia in più per il suo già preziosissimo arco.

Attaccanti

Carlo Manicone – Empoli (’98): Golden Boy del torneo. Figlio d’arte, capitano di un Empoli sorprendente, trascinata fino alla finale contro ogni pronostico. Prima o seconda punta, grande freddezza in zona gol. Personalità da vendere, testimoniata da quella fascia portata con orgoglio. Il gol in finale racconta tutto Carlo Manicone. Colpo di testa in mezzo a due centrali nell’unico punto e nell’unico momento in cui la palla poteva essere colpita. Transitato dalle giovanili della Juventus, ha trovato ad Empoli un ambiente ideale per crescere e affermarsi, e siamo sicuri che i preziosi consigli del padre Antonio lo aiuteranno non poco.

Gianluca Scamacca – Sassuolo (’99): Lo avevamo segnalato su queste pagine due anni fa, quando giovanissimo indossava la casacca del PSV Eindhoven, ed entrava a cambiare una partita contro il Milan, partita che lo vide di fronte a un certo Donnarumma. Guadando la carriera di questo ragazzo verrebbe da dire predestinato. Roma, PSV, ora Sassuolo. Alto circa 195 cm, stacco aereo imponente, specie in area dove su questo fondamentale è difficilmente marcabile.

Ciò che lascia un pò perplessi è l’atteggiamento. Cerca sempre la giocata ad effetto, anche quando potrebbe scegliere una giocata più semplice, fidandosi ciecamente di una buona tecnica di base. Da quasi l’impressione durante la partita di un “potrei ma non voglio”, salvo risultare decisivo con tre gol dai quarti di finale in poi con tre reti, e presentandosi due volte dal dischetto per il rigore decisivo. E quindi alla fine dei conti ha ragione lui. E si porta la casa la coppa e gli onori.

P.s. Bryan Costa (Sassuolo ’98) e Luca Ravanelli (Sassuolo ’97) avrebbero meritato a pieno titolo un posto in questa Top 11.

Menzioni speciali

Oltre a loro segnaliamo: De Kuyffer (’99 Bruges), Gori (’99 Fiorentina), Ceccuzzi (’99 Perugia), Carraro (’98 Inter), Butic (’98 Inter e capocannoniere del torneo), Romero (’99 Belgrano), Cigognini (’98 Spal), Barrow (’98 Atalanta), Pierini (’98 Sassuolo), Zini (’98 Empoli), Strefezza (’97 Spal), Okwonko (’98 Bologna), Fadiga (’99 Bruges).

Menzione particolare per i giovanissimi: Millico (Torino ’00) che avrà tutto il tempo di rifarsi dal rigore sbagliato in semifinale, Openda (Bruges ’00) e Marinari (Spezia ’00).