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L’11 aprile gli 81.000 spettatori del Westfalenstadion di Dortmund potranno assistere alla prima sfida in Champions League tra due giocatori che sembrano destinati a far parlare di loro per molti anni a venire: da una parte Ousmane Dembélé, diciannove anni, maglia gialla e nera del Borussia, dall’altra Kylian Mbappé, diciotto anni, maglia bianca e rossa del Monaco. Una sfida importante per dei ragazzi che hanno già dimostrato di essere pronti a sedersi al tavolo dei grandi e che si conoscono da tempo.

In uno scambio di tweet del febbraio 2015 i due si facevano i complimenti in occasione della Coppa Gambardella (la versione francese del nostro Torneo di Viareggio). Adesso sono pronti a sfide più impegnative, ma non sembrano aver perso la loro spontaneità giovanile solo perché giocano nei quarti della coppa più prestigiosa e pure in Nazionale. Entrambi sono francesi di origine africana, ambidestri, saltano l’uomo con facilità irrisoria, segnano tanto (14 a 11 per Dembélé finora in stagione), saranno sicuri protagonisti di quest’estate di calciomercato (sembra che il Manchester United sia disposto a fare un’offerta folle per Mbappé) e stanno già scomodando paragoni impegnativi (Cristiano Ronaldo per Dembélé, Thierry Henry per Mbappé).

Ousmane Dembélé

Iniziamo dal più grande, Ousmane. Nasce a La Madeleine d’Evreux in Normandia, un quartiere-ghetto poco raccomandabile. Il ragazzino si innamora immediatamente del pallone, e i suoi dribbling fulminanti attirano l’attenzione degli osservatori più importanti. A diciotto anni è già un caso: il Rennes ha puntato da tempo su di lui, ma mancano le rassicurazioni sul nuovo contratto e sull’impiego in prima squadra, Dembélé si prepara all’addio, arrivano tantissime offerte da squadre importanti.

Quando il passaggio a un top team sembra scontato, però, entra in scena mamma Fatimata, che chiede al pargolo di rimanere in Francia. Ousmane non esita a seguire il consiglio della madre – “Non ha avuto scelta”, dirà il suo agente – e la prima stagione in Ligue 1 non delude le aspettative. L’hype che sta montando intorno al suo amico Mbappé in questo periodo non avrà sorpreso Dembélé, perché lui ci è già passato nella scorsa stagione. Ousmane è leggero e velocissimo, una scheggia impazzita che gioca senza paura. All’esordio contro il Bordeaux fa subito gol, poi continua a inanellare prestazioni stellari.

La sua “signature move” è il dribbling da fermo. Come il suo idolo Neymar, pensa sempre di poter superare l’avversario diretto, e nella maggior parte dei casi ha ragione. Il problema per un giocatore del genere è che in squadra con lui giocano altri dieci compagni che vorrebbero toccare la sfera di tanto in tanto, cosa di cui non sempre Ousmane mostra di essere consapevole.

Alla fine dell’anno il Dortmund lo convince al grande passo, il passaggio in un campionato competitivo come la Bundesliga. Già nelle amichevoli estive mostra di cosa è capace: salta gli avversari come birilli, gli riescono anche le giocate più difficili. L’allenatore dei gialloneri Tuchel inizia a puntare forte su Ousmane, che lo ripaga con grandi prestazioni, gol e assist. A febbraio vince il premio di esordiente del mese, e guardando questo video non è difficile capire il perché.

Naturalmente ci sono ancora molte cose da migliorare. Il carattere fumantino del ragazzo spesso lo spinge a protestare troppo con gli arbitri e a non essere abbastanza paziente con i compagni, la fase difensiva non è certo il suo punto di forza e la scelta della giocata a volte non rende giustizia al suo talento, però Tuchel lo vede motivato a migliorarsi sempre e ha grande fiducia in lui.

Dembélé ha fatto il suo esordio con la Nazionale francese a settembre, nell’amichevole vinta contro l’Italia a Bari, dimostrando subito di sentirsi a suo agio anche con la maglia dei Bleus. Nelle ultime convocazioni di Deschamps Ousmane è stato raggiunto in Nazionale da una sua vecchia conoscenza, che un paio di anni fa calpestava insieme a lui i campi della Coppa Gambardella.

Kylian Mbappé

Kylian è più giovane di Dembélé, ha ancora diciotto anni, e anche nel suo caso il talento non si discute. Orgoglio di Bondy, sobborgo della periferia parigina, è cresciuto in una famiglia di sportivi: il padre fa l’allenatore di calcio, il fratellastro è un calciatore e la madre un’ex giocatrice di pallamano. Il destino di Mbappé sembrava scritto, a sei anni già si allenava per diventare professionista. L’hype intorno a lui sta montando come una marea inarrestabile dopo i due gol che hanno sbattuto fuori il Manchester City dalla Champions League, uno all’andata e uno al ritorno.

In realtà l’attenzione intorno a lui ha avuto inizio ben prima, quando a quattordici anni si allenava nella mitica accademia di Clairefontaine e France Football già ne parlava. Quando gli chiedevano se pensava di giocare un giorno per una squadra come il Real Madrid, il piccolo ma saggio Kylian rispondeva: “È meglio puntare alla luna. Così, se fallisci, arrivi almeno alle nuvole”.

Mbappé ha iniziato a giocare da esterno, ma se la cava benissimo anche da punta centrale. Sa dribblare, crossare, tirare in porta con entrambi i piedi, attaccare la profondità coi tempi giusti. Una volta lanciato, la sua progressione è irresistibile. In una parola: wonderkid. Kylian non ha dalla sua parte solamente le strabilianti qualità fisiche e tecniche. È anche un ragazzo umile e consapevole, che uscito da Clairefontaine a quindici anni ha preferito rinunciare alle sirene dei grandi club per crescere nell’ambiente giusto, e quella di Monaco al momento pare una ottima scelta. I monegaschi puntano molto sul suo talento e lui non li ha mai fatti dubitare della scelta.

Nella stagione 2015/16 ha cancellato due record di squadra che appartenevano a Thierry Henry, il giocatore a cui viene accostato più spesso: esordiente più giovane di sempre a dicembre, marcatore più giovane di sempre a febbraio. In estate arriva anche la vittoria degli europei under 19, naturalmente da assoluto protagonista. Questa stagione l’ha iniziata ai margini, ma da quando Jardim ha deciso di puntare seriamente su di lui, non se ne è mai dovuto pentire.

Come il suo amico Ousmane, Mbappé deve migliorare la sua applicazione in fase di non possesso ed imparare a fare le scelte giuste – e più semplici – in attacco, adattandosi di volta in volta alle diverse situazioni, ma che le sue qualità siano decisamente sopra la media non è argomento di discussione. Il padre dice che Kylian non si applica solo in campo ma è anche un diligentissimo “studente del gioco”, capace di guardarsi quattro o cinque partite di fila, per imparare il più possibile. E i risultati si vedono.

Con la sua doppietta del 5 marzo contro il Nantes a 18 anni e 2 mesi, Mbappé è diventato il più giovane a segnare 10 gol in Ligue 1 dal 1990/91, facendo meglio di Dembélé che la scorsa stagione l’aveva fatto a 18 anni e 10 mesi, superando il primato del solito Thierry Henry. Lo stesso Henry non ha esitato a lodare quello che tutti considerano come suo erede, facendo notare che non è stata tanto la velocita di Kylian a sorprenderlo positivamente, quanto la sua capacità di pensare in campo e di prendere decisioni importanti in una frazione di secondo.

Riuniti in Nazionale

Benzema, Moussa Dembélé, Lacazette, Martial e Coman. Questi sono alcuni dei giocatori scartati da Deschamps nelle ultime convocazioni per fare spazio ai due nuovi enfant prodige del movimento calcistico transalpino, la dimostrazione che c’è grande fiducia in Ousmane e Kylian. Il secondo ha ricevuto i complimenti da Deschamps e dal capitano dei Bleus Hugo Lloris per l’umiltà dimostrata nel suo primo approccio con la Nazionale dei “grandi”, nonostante tutto il rumore che circonda le sue prestazioni dopo i gol in Champions.

Mbappé arriva in ritiro con un grande sorriso, non solo per la convocazione ma anche per l’ultima partita di Ligue 1, una trasferta che ha visto il ragazzino demolire il malcapitato Caen. Cambio di direzione pazzesco dopo uno scambio con Germain per il gol al tredicesimo del primo tempo, progressione inarrestabile per procurarsi un calcio di rigore poi trasformato da Fabinho, infine un colpo di testa all’angolino per chiudere il conto a pochi minuti dal fischio finale.

Contro il Lussemburgo il commissario tecnico Deschamps ha preferito farlo partire dalla panchina e in attacco si è affidato all’unica punta Giroud supportato da Payet, Griezmann e Dembélé. Il talento del Borussia è un pericolo costante, i lussemburghesi riescono a fermarlo solo con i falli. Quando Mbappé entra in campo al posto di Payet, la partita non ha molto da dire, la Francia conduce 3-1. Kylian porta la maglia numero 12 di Henry ed è appena diventato il più giovane francese a giocare con i Bleus dal 1955, questo però non gli basta, vuole lasciare il segno.

Dembélé si accentra con il pallone, e Mbappé è già partito verso la porta: velocissimo. Ousmane lo vede, e lancia in profondità; Kylian lascia rimbalzare il pallone con pazienza, proprio come contro il City all’andata, poi colpisce di controbalzo, forte e preciso. Con il portiere del Manchester, Caballero, gli era andata bene, stavolta invece il lussemburghese Schon tocca la sfera con la punta delle dita negandogli il gol all’esordio. I due giovani però hanno già fatto intravedere quello che potrebbe essere il futuro, con loro due al centro del progetto per una Nazionale dall’attacco stellare.

La partita successiva è un’amichevole, contro la Spagna, allo Stade de France di Parigi, a pochi chilometri da dove Mbappé è nato sei mesi dopo la vittoria mondiale dei Bleus in quello stesso stadio. La Francia cade sotto i colpi di David Silva e del milanista Deulofeu, ma la serata di Kylian è comunque positiva, dato che parte da titolare. Prima del match dimentica la tensione scherzando con il nuovo amico Griezmann durante il riscaldamento, poi entra in campo senza paura, come osserverà anche Deschamps dopo il match.

Quando non sono trascorsi neanche quattro minuti dal fischio d’inizio, Mbappé ha già l’opportunità di segnare. Kurzawa prende palla sulla sinistra, e Kylian attacca la profondità a una velocità vertiginosa. Anticipa Sergio Ramos di esterno destro, e solo un miracolo di De Gea gli nega la gioia della rete. Mbappé non si scoraggia, svaria sul fronte offensivo partendo dalle fasce per mettere in difficoltà gli avversari con le sue accelerazioni e i suoi tagli improvvisi. Lo spartito della sua partita non cambia, non gli mancano le occasioni per sorprendere gli spagnoli con le sue progressioni, ma rimane lontano dalla porta, preferendo partire largo per sfruttare la sua velocità frontalmente alla porta. Al sessantaquattresimo ha un’altra occasione per segnare, ma è troppo defilato e spara alto. Poco dopo viene sostituito da Giroud.

Passa un quarto d’ora e arriva anche il momento di Dembélé. Appena entrato prova un’improbabile rovesciata che finisce alle stelle, poi però si fa perdonare con un dribbling con pallone incollato al piede da stropicciarsi gli occhi e un cross perfetto che Griezmann spreca. Nei minuti di recupero Ousmane si esibisce in un controllo a seguire più giravolta: l’azione non va a buon fine ma mostra, se ce ne fosse stato bisogno, che dal punto di vista tecnico al ragazzo non manca davvero nulla.

Il ritorno dalla pausa per le nazionali non è stato positivo per nessuno dei due. Dembélé non è riuscito a superare lo Schalke nel derby della Ruhr. Ha propiziato il gol del vantaggio dei suoi con un ottimo passaggio filtrante per Kagawa che ha servito l’assist ad Aubameyang, nel finale si è messo di nuovo in mostra prendendo un palo e inventandosi una rabona che per poco non si è trasformata in un assist da vedere e rivedere, però è uscito dal campo con l’amaro in bocca per un pareggio inutile nella rincorsa ai piani alti della classifica.

Con l’Amburgo ha giocato senza incidere particolarmente nella larga vittoria dei gialloneri, ma la prestazione davvero deludente è stata quella nel match di cartello contro il Bayern: sulla punizione di Lewandowski ha propiziato il raddoppio dei bavaresi piegandosi senza motivo in barriera, in attacco ha combinato così poco che dopo un’ora di gioco Tuchel è stato costretto a sostituirlo.

Anche per Mbappé il ritorno nelle file del Monaco non è stato dei più allegri, con la sconfitta per 4-1 in finale di Coppa di lega e una prestazione meno brillante del solito. Forse aveva ragione il suo allenatore Jardim, quando aveva spiegato che i giocatori giovani non hanno l’esperienza necessaria per scrollarsi di dosso così in fretta la fatica e la pressione conseguenti all’impegno in Nazionale. Nelle due partite successive infatti Kylian non si è mosso dalla panchina.

Anche se dovessero sbagliare ancora qualche partita, Dembélé e Mbappé rimangono comunque due dei prospetti più forti in circolazione a livello mondiale, e la sfida dei quarti di Champions tra Dortmund e Monaco sembra essere solo l’antipasto di un futuro dalle forti tinte Bleus.