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La rubrica più frivolamente impegnata del martedì è al decimo episodio e come filo rosso stavolta avrà tanti numeri #10 molto forti.

1. Prendere due gol. In casa. Dal peggior attacco d’Europa

Già in diversi episodi passati di questa lussuosa vetrina sportiva avevamo analizzato come la stagione 2016-2017 dell’AC Milan 1899 fosse in realtà uno scherzo di cattivo gusto (procrastinatosi, peraltro, per fin troppo tempo) e dell’Empoli, il peggior attacco d’Europa. Le due squadre si sono incontrare domenica alle 15:00 a San Siro, ed è venuta fuori una cosa molto triste. Per diversi motivi, ecco i principali:

-Il rigore calciato da Suso è uno dei peggiori battuti da un bipede nel ventunesimo secolo.

-Primo gol di Thiam in stagione. Perché manco a Salonicco segnava.

-I due #10 in campo erano Keisuke Honda e Omar El Kaddouri.

-Sosa e Mati vanno più piano di – apparentemente – qualsiasi cosa.

-Stiamo sottovalutando, comunque, il grado di esoticità portato da un trequartista marocchino, un centravanti georgiano e una seconda punta (?) senegalese.

Il giorno prima compiva trentacinque anni Ricardo Izecson dos Santos Leite detto KAAAKAAA, che del #10 aveva tutto tranne il numero.

2. Patrick Schick sarà un grande

Per chi se lo fosse perso, questo è il gol da capogiro di un ragazzo troppo forte per non essere citato in tutti gli apertivi d’Italia. Una rete da dieci in pagella del tutto simile ad un gol che un #10 piuttosto famoso di qualche anno fa segnò al Newcastle.

3. Wayne Rooney, vivo e vegeto

Come avevo cinicamente predetto qualche mese fa, questa stagione potrebbe essere l’ultima in Europa per Wayne Rooney. Già nelle precedenti due, infatti, aveva dato segni di un declino fisico anomalo per uno non così vecchio. Rooney è semplicemente logoro, oltre ogni immaginazione. Con lo United ha segnato 5 gol tra Europa League e Premier this season: in queste due competizioni, è partito dall’inizio solo 14 volte. A trentadue anni ancora da compiere, si parla addirittura di Rooney come parte dell’accordo per portare Romelu Lukaku all’Old Trafford. Everton, per Rooney, significherebbe ritorno nostalgico alle origini, più utopistico che altro.

Uno degli aspetti positivi dell’infortunio di Ibra (forse l’unico) è la possibilità per tutti gli altri di giocare di più (ma anche di giocare senza un’ombra così ingombrante). Domenica, ad esempio, Martial ha trovato un gol che mancava da metà Febbraio (oltre 400 minuti di deserto); il gol che ha chiuso i conti al Turf Moor è la fine di un digiuno che per Rooney durava da fine Gennaio. Non hai giocato una gran partita, Wayne. Hai sbagliato tantissime banalità, tra cui 9 dei 49 passaggi tentati, ma ai tuoi vecchi fan per ora basta così.

4. La squadra di calcetto della settimana

Portiere: Marc-André ter Stegen, che ha parato molto volte il culo al Barcellona senza che nessuno ne abbia parlato.

Difensore: Raul Silva, centrale del Maritimo, che ha segnato una doppietta anche sabato portando a sei il bottino stagionale. Ha più gol che ammonizioni, per dire.

Ala destra: Paulo Dybala, perché in questo periodo sta proprio spaccando i culi.

Ala sinistra: Max Kruse, che all’Ingolstadt ne ha fatti quattro.

Centravanti: Christian Benteke, mattatore di una squadra che lo ha scartato.

Riserve: Federico Di Francesco (gol+assist), Andrea Rispoli (doppietta), Keita Baldé Diao (una tripletta che lo porta per la prima volta in doppia cifra in Serie A), Jimmy Cabot del Lorient (doppietta e due assist), Raphael Guerreiro (gol decisivo in Gladbach-Dortmund).

5. Ho visto Dio. Era vestito da Leo Messi (semicit.)

Leo Messi, secondo tanti, sta giocando una stagione così così. Domenica sera, nella serata che il Bernabeu aveva preparato per crocifiggere definitivamente il Barcellona e l’Era Messi, l’argentino ha dominato una partita di cui parleremo ancora per tanto tempo. Due statistiche del down year di Messi, gli highlights della partita; di seguito trovate invece alcuni link per altre celebrazioni varie del più forte #10 di tutti.

Daniele V. Morrone ne sciorina tutto l’operato: cuocere il Real Madrid a fuoco lento.

-ESPN parla di come Luis Enrique ha cucito attorno alla Pulce un 4-3-1-2 perfetto per lasciare a Messi la più totale libertà.

-Charles Onwuakpa, sul suo blog Il Numero 8, ha scritto cinque appunti (i diritti per il nome, prego *emoji occhiolino*) sul Clasico. Il primo: Lionel Messi non è umano.

-Su Howler ci ricordano che per poco una gomitata di Marcelo ci avrebbe privato di tutto questo ben di Dio.

-Messi über alles, says The Guardian.

-Sul canale Youtube di Ecos del Balon discutono un po’ del partidazo (ottimo per chi vuole tenere l’orecchio con lo spagnolo studiato alle medie).

6. La follia di Fiorentina-Inter

Nei dieci minuti che verosimilmente costeranno la panchina a Stefano Pioli, l’Inter ha preso tre gol da una Fiorentina tutt’altro coi suoi problemi. Dal 61′ al 71′, i nerazzurri hanno totalmente perso la bussola. Sulla chat redazionale i membri fiorentini della redazione di ZC si guardavano metaforicamente straniti, cercando una spiegazione razionale, come quando uno in discoteca si toglie la cintura e la agita a mo’ di cowboy. Mauro Icardi segna tre gol che non servono a nulla, il #10 della Fiorentina sbaglia un rigore e il #10 dell’Inter (che un giorno fu una stella della Fiorentina) è al Siviglia. Segue uno degli spezzoni più matti della Serie A contemporanea.

61:00. L’Inter è in vantaggio 1-2. Sousa da poco tolto Tomovic perché è Tomovic e un Bernardeschi sbiadito per Sanchez e Ilicic. I segnali del collasso non sono ancora evidenti.

61:13. L’Inter perde il possesso della palla dopo che Astori intercetta un lancio verso Candreva. Pioli sta continuando ad urlare a Icardi, chiedendogli di essere la prima linea di pressing.

61:27. Borja Valero arriva al tiro (messo in corner da Handanovic) dopo che lo stesso spagnolo e Ilicic sono stati affrontati con una mollezza ridicola dai mediani nerazzurri.

61:57. Dalla bandierina Borja pennella sulla testa di Astori, che pareggia con una bella torsione. Lo stava marcando Roby Gagliardini, che gli lascia quei dieci centimetri fatali. 2-2.

62:53. L’Inter butta semplicemente via il pallone, senza idee.

63: 15. Uno scambio tra Vecino e Borja Valero porta il primo a concludere dal limite dell’area. Gol, 3-2. Non che qualcuno si sia preoccupato un minimo di contrastarlo: avete capito perché Kondogbia era così largo? Il doble pivote non deve difendere principalmente il centro?

66:06. L’Inter attacca con la stessa convinzione che ha l’uomo medio alla domenica mattina alzandosi dal letto. E, perdendo palla, si sbilancia pure.

67:28. Recuperata palla, l’Inter torna all’attacco. La Fiorentina si chiude nella propria metà-campo, i ritmi sono bassi. Joao Mario la tocca sempre quattro/cinque volte.

68:19. Un po’ di cose che ci ricorda il tizio al commento:

-E’ la quinta partita di fila che l’Inter subisce almeno due gol.

-Vecino non aveva ancora segnato quest’anno. Ne ha fatti due all’Inter.

-Icardi nel secondo tempo deve ancora toccare palla nella metà campo offensiva.

68:54. Ilicic porta la sfera per iniziare l’azione. Ad un certo punto si ferma, si sbraccia con un compagno che evidentemente non sta facendo il movimento che vuole Ilicic. Nessuno lo pressa.

69:30. L’Inter – è definitivo – può prendere un contropiede da qualsiasi cosa. Transizione negativahahahah. Candreva crossa bene, la difesa della Viola esce palla al piede dopo qualche apprensione (Ilicic ripulisce la sfera per Vecino). L’uruguaiano porta palla per una quarantina di metri. Serve Babacar, che tra sé e la porta ha solo Medel. Il cileno affronta male il centravanti senegalese, che riesce a calciare a rete senza dribblare l’avversario.

69:44. Babacar esulta, perché ha appena segnato il 4-2 che stende l’Inter. Dal cross di Candreva al momento in cui la palla supera per la quarta volta Handanovic sono passati diciannove secondi. Circa il tempo in cui Bolt fa 200 metri. Breve lasso di tempo in cui l’Inter 2016-2017 espone il manifesto del “Vada come vada”.

7. Mimoun Mahi, Groningen e altre amenità

Groningen (l’italianizzazione Groninga fa piangere) è una città molto fredda. E le persone, generalmente, si dividono in coloro che amano le città fredde e coloro che le detestano. I primi sono affascinati dalla placidità della neve sulle barche, tanto da dare alle città soprannomi carini: per Groningen il più quotato è piccola Amsterdam del nord. I secondi, invece, trovano tutto questo troppo minimal, per nulla appariscente e pesante da raccontare agli amici. Effettivamente “Ehi, ciao, in estate sono stato a Groningen” non evoca un granché.

Un po’ come fece Vince Carter a Toronto, l’inverno nordico olandese è stato mitigato da questo centravanti di origini marocchine scartato dallo Sparta Rotterdam. Anche a causa di un brutto infortunio al ginocchio, i Kasteelheren lo lasciarono andare per una scatola di biscotti al nord. Injury prone, quest’anno ha trovato una buona continuità fisica e i risultati si vedono. Dovrebbe decisamente lanciare una campagna self-promozionale come ha fatto di là dall’Oceano Hassan Whiteside, perché su Fifa è davvero scarso.

Giocano con lui al Groningen:

-Hedwiges Maduro, che ogni tanto me lo ricordo subentrare con la maglia di Valencia/Siviglia/Olanda per dare due calcioni in giro. Segni particolari: ha un nome simile ad gufo bianco di Harry Potter.

-Juninho Bacuna, che ha 19 anni ed è anche un profilo interessante. Il fratello Leandro è da diverso tempo pedina importante nell’Aston Villa, ma non è mai esploso. Segni particolari: Leandro è la stella della Nazionale di Curaçao, che ehi non se la passa neanche male nel ranking Fifa per Nazioni. Oggi come oggi è settantesimo, davanti (per esempio) a Canada, Finlandia e Gabon.

Stiamo perdendo di vista Mahi – e i suoi compagni di squadra interessanti mi sembrano bene o male finiti – quindi recuperiamo le fila del discorso. Mahi gioca col #14, che dopo il #1o è il numero più #10 che esista. Il dièz del Groningen era Albert Rusnak, ex promessa del Manchester City ora in quel di Salt Lake City.

Il video qui sotto contiene un laser pass assurdo di Juninho Bacuna (che NON deve finire a giocare per la Nazionale di Curaçao), due gol di Mahi (uno sul filo del fuorigioco, l’altro sfruttando la vecchia regola della metà campo, clutch per giunta).

8. Muntari vs Roma

Il Pescara – guess what – ha perso. L’avversario di turno, la Roma, ne ha messi quattro: due Salah, uno a testa per Strootman e Nainggolan. El Shaarawy ha smazzato tre assist. Non so perché ma ho come la sensazione che quando Spalletti schiera Paredes ha la sensazione di poterle vincere tutte 1-4, come se di fronte ci fosse il Pescara. Come se Muntari potesse rompere De Rossi – anche se Luciano da Certaldo ha mandato in campo Grenier, fragile come il cristallo. Ebbene, siccome ci stiamo dilungando troppo, Sulley Muntari ha preso la sua bella ammonizione anche stavolta. Al 46′ è sceso per Alessandro Bruno. Un triste lunedì sera.

Muntari sulle caviglie di Paredes.

Cose che rendono un po’ meno triste questo lunedì sera: il #10 del Pescara, Ahmed Benali, ha segnato; Monchi è atterrato a Fiumicino per firmare coi giallorossi.

9. I #10 in giro per il mondo

Avete notato che in Serie A si sta segnando un casino? Tipo: in questa 33esima giornata sono state ben 48 le reti, quasi 5 per incontro. Ancora: sono già sei i giocatori ad aver toccato/superato quota venti gol (Dzeko, Belotti, Icardi, Higuain, Mertens, Immobile). L’anno scorso solo Higuain segnò due volte dieci.

Ok, siccome siamo arrivati verso la fine, i neuroni si stanno disunendo come Zapata e Paletta e i collegamenti possono anche saltare, segue una tabella con a sinistra i nomi di alcune squadre, a destra i nomi dei loro #10 (sottofondo consigliato).

SQUADRA #10
 Ingolstadt  Pascal Groß
 Deportivo La Coruña  Florin Andone
 Hull City  Alfred N’Diaye
 Hertha Berlino  Ondrej Duda
 Nancy  Issiar Dia
 Watford  Isaac Success
 Philadelphia Union  Roland Alberg
 Anzhi  Adlan Katsaev
 Leicester City  Andy King
 Akhisar Belediyespor  Soner Aydogdu
 Angers  Gilles Sunu

 

10. Tweet sparsi™

https://twitter.com/101greatgoals/status/855526053015465984

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