Durante la stagione corrente il mondo calcistico si è deciso, con un colpevole ma giustificabile ritardo, ad aprire gli occhi sul calcio francese: il cammino del Lione in Europa League ed ancor di più quello del Monaco che ha fatto la voce grossa contro il City di Guardiola in Champions, hanno catalizzato molte attenzioni su giocatori di queste squadre. Ad emergere prepotentemente sono stati Mbappé, Tolisso, Lemar, Bernardo Silva ed in generale il gioco proposto dai francesi in Europa è sembrato più convincente che in passato, considerando anche una più che dignitosa prestazione del PSG nel doppio confronto con il Barcellona.

Tra i giocatori di queste squadre ce n’è uno che da anni dà un grande contributo al proprio club e durante quest’ultima stagione è stato al centro dei riflettori, dato che sembra anche vicino alla cessione: stiamo parlando di Alexandre Lacazette che, a quasi 26 anni, è chiamato a compiere il salto di qualità definitivo, imponendosi fuori dalla Ligue One ed in Champions League.

Alexandre Lacazette nasce da genitori guadalupensi a Mermoz, un quartiere nell’estrema periferia di Lione e sostanzialmente rimarrà qui fino ad oggi: le qualità del francese sono palesi fin dalla gioventù e l’approdo nelle giovanili dell’OL avviene a 12 anni, solo tre anni dopo lo attende la nazionale francese Under 16. Nel 2010 Lacazette segnerà il gol che sancì la vittoria contro la Spagna nell’Europeo Under 19, in squadra con lui già c’era Clement Grenier, poi suo compagno anche nel club. La storia del fantasista di Lione si presta ad una retorica piuttosto semplice: famiglia, sacrificio, allenamenti e testa bassa, la stessa testa bassa che Lacazette mantiene ancora oggi con la consapevolezza del proprio talento, ma anche delle lacune della sua squadra.

Ad oggi considerare Lacazette come una prima punta pura è erroneo: il francese viene utilizzato sì in quel ruolo, e riesce ad andare in gol anche molto facilmente, ma le sue caratteristiche raccontano una complessità ed un’utilità offensiva davvero sbalorditiva: ad Alexandre piace svariare su tutto il fronte d’attacco e grazie alla sua velocità – specie sul primo passo – è in grado di sentirsi a suo agio anche giocando molto defilato: non è raro infatti che venga impiegato come esterno alto nel 4-3-3 dell’OL, potendo giocare sia a destra che a sinistra, specialmente quando Nabil Fekir viene impiegato al centro dell’attacco.

 

Lacazette, inoltre, ha la tendenza a scendere molto ad aiutare la propria squadra nell’orchestrare l’azione, ricoprendo alla perfezione il ruolo di falso nove: spesso è in grado di avviare l’azione in modo fulmineo, anche grazie alla velocità di piedi e pensiero di due giocatori come Valbuena e Fekir, i suoi principali ma non unici partner d’attacco. Non è un caso che la squadra che finora abbia mostrato più interesse per lui sia l’Atlético Madrid: la banda di Simeone è celebre proprio per la richiesta di sacrificio, di grande corsa e dinamismo che la contraddistingue.

Il francese è uno stakanovista: è riuscito a migliorare progressivamente molti aspetti del proprio gioco facendo passi in avanti ogni anno. Da giovanissimo, infatti, sebbene il suo talento non fosse in discussione, non era considerato la più grande promessa che le file dell’OL vantassero, mentre oggi è la punta di diamante della squadra di Genesio.

È molto bravo a coinvolgere i compagni nelle azioni manovrate associando il gioco a ridosso della trequarti avversaria, in particolare con Corentin Tolisso (altro nome caldo sul mercato) c’è un’intesa innata ed i tifosi romanisti se ne saranno indubbiamente accorti:

Tutto ciò grazie alle sue grandi doti nel passaggio e nel fraseggio stretto: l’esperienza con gli altri giocatori dell’OL gioca un ruolo fondamentale nel far brillare Lacazette anche in questa caratteristica, ma si nota fin da subito come il suo tocco sia spesso ben calibrato ed ancor più spesso realizzato in condizioni svantaggiose, situazioni in cui magari non tutti i calciatori proverebbero la giocata. Questa è una caratteristica fondamentale di Alexandre: quando è in controllo di palla difficilmente si lascia spaventare o sopraffare da un contrasto fisico e, sebbene non sia un attaccante possente, grazie alla sua rapidità e al suo grande controllo di palla riesce spesso a giocare spalle al difensore usando ottimamente il fisico nei movimenti, e spesso smarcandosi molto rapidamente.

Lacazette continua la sua azione in modo convincente, senza mai togliere la gamba o risparmiarsi nell’attuazione del pressing alto e, quando ha la palla, cerca la decisione migliore per mantenere la sfera per poi concludere o scaricare su un compagno (sempre ben posizionato). Se consideriamo un panorama variegato e di grosso calibro sembra che contenere Lacazette non sia un’impresa impossibile, ma provare ad annullarlo singolarmente assume decisamente un’altra valenza:

Il ragazzo di Mermoz è inoltre un fenomeno nel giocare l’uno-due: spesso scarica e taglia le difese alle spalle, per poi ricevere palla: la sua velocità fulminea e il suo straordinario controllo orientato lo aiutano in questo fondamentale. Qui, contro il Metz, si nota come Lacazette sappia la posizione di Fekir e dopo il velo si sgancia alle spalle della difesa per ricevere palla dal suo partner d’attacco, soltanto il palo gli nega la gioia dopo un gran tiro:

Al netto di queste caratteristiche bisogna aggiungere anche come Lacazette sia diventato un ottimo finalizzatore: è un giocatore brevilineo, rapidissimo ed agile, ha una coordinazione magistrale negli spazi stretti, che gli permette di calciare al volo o di concludere in modo fulmineo anche con grande potenza; proprio queste peculiarità gli sono valse il soprannome di Le Gachette (il grilletto).

Quest’anno ha toccato quota 31 gol in 40 partite, statistica agevolata anche dal fatto che sia un rigorista molto affidabile: dalla stagione 2014/15 ad oggi, Lacazette è il giocatore con più rigori segnati nei maggiori cinque campionati europei: 20 per la precisione, a pari merito con Cristiano Ronaldo. La sua tecnica nel calciare i rigori ricorda vagamente quella di Balotelli: Lacazette, infatti, nel calciare un penalty non lascia intuire la direzione al portiere, e anche grazie ad una muscolatura compressa e potente riesce a calciare la palla alla fine della corsa, dopo una breve interruzione (proprio come Balotelli).

Potenzialmente sembra un giocatore fenomenale, ma allargando la visuale a tutta la sua carriera si denotano delle criticità: intanto il suo unico, vero e inconfondibile punto debole sono i duelli aerei: non soltanto non è altissimo (175 cm) ma ha scarsa tendenza ad andare a colpire il pallone di testa; bisogna anche evidenziare come Le Gachette riesca ad usare discretamente entrambi i piedi, ma conservi una netta preferenza nel concludere con il destro: dei suoi gol in campionato, ben 19 sono maturati da conclusioni con il destro e soltanto 2 dal sinistro, mentre una sola volta Lacazette è andato in gol di testa.

Infine, va considerato un altro dato molto importante: Lacazette ha espresso le sue potenzialità soltanto nel campionato francese e soltanto nell’OL, squadra nel quale milita da sempre – comprese le giovanili sono 14 gli anni trascorsi a casa -, sostanzialmente Alexandre Lacazette gioca da oltre sei anni con Fekir, Ferri, Ghezzal e Gonalons (oltre a Grenier). Allo stesso modo un giocatore come Corentin Tolisso, dopo 10 anni insieme, ha maturato un’intesa straordinaria con lui, sia dentro che fuori dal campo.

E pure quella con Gonalons, messa in mostra nei quarti di Europa League contro il Besiktas, non è male…

Dove iniziano alcuni dei principali pregi del gioco di Alexandre, dunque, è probabile anche inizino alcuni dei suoi difetti: nessuno può dire se Lacazette possa riuscire a replicare questo livello di prestazioni in un contesto diverso da quello attuale. Rimane l’identikit di un giocatore molto talentuoso, con voglia di applicarsi e migliorarsi – caratteristiche che gli saranno molto utili -, ma bisognerà capire come e in quanto tempo riuscirà ad integrarsi in un sistema differente da quello dell’OL e in un campionato che non sia la Ligue One, dove le difese non sono tatticamente avanzate come quelle italiane né estremamente fisiche come quelle inglesi.