Perché l’undicesimo episodio degli Appunti Sparsi è il migliore mai prodotto:

-Ora si può fare una squadra con ogni episodio *emoji cuoricini*

-C’è un ospite importante. Primo di tanti

-È il primo episodio di Maggio, il mese calcisticamente più figo

-Unisce trasversalmente Beirut, Mosca e Madrid

-C’è un riadattamento di una bellissima coreografia dei tifosi del Legia Varsavia come antipasto

1. Las Palmas – Atletico Madrid

Sabato i mercenari colchoneros hanno saccheggiato la Gran Canaria, incendiando i resti della città e spargendo sale per inaridirne le terre. Il risultato è così rotondo grazie alla non-prestazione di uno dei centrali degli amarillos: Pedro Bigas dev’essere stato assoldato da quel gangster di Simeone per giocare la peggior partita in carriera, non c’è altra spiegazione. Segue un breviario del nondifensore.

-Passano poco più di 100 secondi e Gameiro sblocca il risultato. Bigas si perde l’avversario in area: non gli mette le mani sul corpo per sentirne i movimenti, non lo ostacola, non fa nulla. Non è preventivamente ben piazzato, alto sulle gambe e schiena-alla-propria-porta.

-Al 18′ il Las Palmas è già sotto 0-3: Gaitan porta palla e attacca la difesa a 4 – schierata – dei padroni di casa. Palla scoperta, si scappa verso la propria porta. Non Bigas, che sembra del tutto avulso al contesto e permette una prateria tra sé e il terzino Castellano. Gaitan mette la palla lì, come suggeritogli dal taglio di Gameiro. La posizione passiva di Bigas, tra l’altro, tiene inizialmente in gioco Gameiro.

La linea scappa, Bigas no, Bigas non fa un cazzo.

-La partita è chiusa, Boateng si fa espellere al 65′ e i gialli vorrebbero solo andare sotto la doccia. Ma affrontare così passivamente l’azione del quarto gol è deplorevole.

-Il quinto gol è tragicomico: Bigas marca, neanche troppo interessato, la schiena di Fernando Torres, che appoggia in porta il gol più facile della carriera.

2. Sull’altra sponda di Madrid

Il derby di Champions di stasera risponderà a tante domande. L’Atleti è entrato in forma nel punto più caldo della stagione: possono farcela, finalmente? Giocare sui 180′ favorirà i ragazzi del Cholo? Il Real ha faticato più del dovuto contro il Valencia e il polpaccio di Bale fa le bizze: riusciranno i blancos a tornare in finale? Cristiano Ronaldo ha sbagliato un rigore (way to go Diego Alves) e un gol sulla linea di porta, schiantandosi contro il palo.

Un attacco posizionale del Real (4-3-3).

Alcune cose interessanti: Ronaldo e James occupano gli half-spaces per tenere occupati i terzini avversari. In particolare, la gabbia per Ronaldo libera molto spazio alle spalle di Montoya, nel quale si butta Marcelo, altissimo. La posizione dei terzini del Real, pronti a ricevere e crossare, obbliga gli esterni offensivi del Valencia a stare particolarmente bassi: guardate Nani. Dopo il fotogramma: Nacho allagherà su Carvajal (fuori inquadratura, altissimo anche lui), che metterà un gran cross sul quale impatta Cristiano Ronaldo, colui che attacca il centro della porta con un bel movimento ad aggirare Benzema.

Una grande forza del Real: la profondità della rosa. Nel turno infrasettimanale di A Coruña Zidane ha vinto 2-6 con le seconde linee. Isco, James, Asensio e Vasquez alle spalle di Morata sono troppo per il povero Depor. I galiziani sono sotto dopo nemmeno un minuto: Danilo recupera palla vincendo il duello fisico con Kakuta, lo stop orientato col petto di Isco è da patrimonio UNESCO e l’assist d’esterno per mettere in porta morata è da cuoricini.

Gegenpressing RMD edition.

3. La squadra di calcetto della settimana

Portiere: Oscar Pérez Rojas, detto Conejo Pérez. Pelata e barba alla Tim Howard, quarantaquattro anni e gol del pareggio a tempo scaduto in Pachuca-Cruz Azul. C’è bisogno d’altro?

Difensore: Javier Mascherano, perché gli hanno fatto battere il rigore del 6-1 contro l’Osasuna: primo gol in blaugrana e sapere il Jefecito contento non può che allietare anche le nostre giornate.

Ala destra: Florin Thauvin, che ne ha segnati tre al Caen, il primo al 2′ e l’ultimo all’89’, mentre questo è il secondo, la cui traiettoria mi ricorda la panna sulle fragole.

Ala sinistra: Christian Pulisic, anche se preferisce partire dalla destra e il Dortmund è stato fermato dal Colonia, perché qui Paolone Stradaioli ne fa un bellissimo ritratto.

Centravanti: Fedor Smolov, centravanti del Krasnodar che si appresta a vincere il suo secondo titolo di fila di Pichichi del campionato russo.

Riserva, unica ed inimitabile, preso dalla serie del regista Mike D’Antoni “Ancora tu? Ma non dovevamo non vederci più?”: Mario Balotelli, per aver aperto le marcature vs PSG e per questo.

4. Muntari e il razzismo: una brutta storia fin troppo italiana.

Avrete visto tutti lo spiacevolissimo episodio accaduto sul finire della partita del Sant’Elia domenica pomeriggio, quindi mi limito a linkarvi un piccolo riassunto. La nausea cresce già dopo una sola frase. Ma sapete che c’è? Quelli che hanno insultato Muntari forse sono gli stessi che commentano sotto i post dell’UNICEF con robe del tipo “Ma riportateli indietro”. Vado in bagno a vomitare, quando torno ci tiriamo su col punto 5.

5. Introducing Markku Doktavinen

Scrittore internettiano tra i più prolifici, apprezzati e – usando un termine a lui molto caro – swag, Marco D’Ottavi è una delle poche persone il cui nome originale è migliore del nome finlandesizzato. Il primo ospite nella storia di Appunti Sparsi ci parla di tante cose belle.

Appunti Sparsi: Domani sera la Juve va nel principato di Monaco per sfidare una squadra in gran forma: che partita ti aspetti?

Marco D’Ottavi: Una partita ben preparata dagli allenatori, prima di tutto, e questo è positivo per noi spettatori, ma non per la Juventus perché per la prima volta quest’anno potrebbe non avere un vantaggio tattico in panchina. Loro forzeranno i ritmi: è nelle loro corde e non credo proprio vogliano dover andare a Torino senza un vantaggio almeno minimo, per cui rischieranno tutto quello che devono rischiare. Quindi ritmi alti, intensità, duelli individuali, con il Monaco che proverà ad attaccare in verticale ogni minimo sbilanciamento della Juventus, che però è una squadra che si sbilancia molto difficilmente.

App. Sp.: Parlaci un po’ del tuo rapporto con Roma, tua città natale (unica tua fortuna, come scrivesti in una vecchia bio), e soprattutto: come sei finito a tifare Juve?

MDO: Il mio rapporto con Roma è molto difficile, ai minimi storici. Purtroppo esiste un legame tra noi romani e la città che, boh, io non te lo saprei spiegare. Se proprio ci tenente diciamo che il mio lo racconta bene Nanni Moretti nel primo episodio di Caro Diario (solo i romani possono pensare che è una scelta banale, eh). Per quanto riguarda il tifo è la spada di Damocle su tutti i miei rapporti umani: i miei amici sono per il 90% romanisti depressi ed è molto difficile essere escluso da questa categoria dello spirito. Il fatto è che mio padre ha origini argentine, è nato e cresciuto lì, per cui in famiglia da me si sosteneva il Boca Juniors che però – prima di internet e Sportitalia – era qualcosa di lontanissimo e mitologico, mentre qua in Italia nella Juventus giocava Roberto Baggio che invece era vicino e meraviglioso spingendomi così a legarmi ai colori bianconeri.

App. Sp.:Il bianconero ci porta direttamente a quello che – secondo me – è l’articolo di cui vai più fiero. L’unico che – a memoria mia – speri davvero possa piacere a qualcuno perché c’è una parte di te dentro, te che hai vissuto una parte di vita aspettando che Del Piero segnasse un certo tipo di gol. Che ne pensi?

MDO: Sì, è così. Considerando il calcio una parte della mia vita, Del Piero mi è stato accanto dall’infanzia all’età adulta. Per me quello che scrivo in quell’articolo è quasi naturale, come se scrivessi un diario. Considera che solitamente per me la scrittura è un parto doloroso e molto lungo, mentre questo in particolare credo di averlo scritto in un paio d’ore.

App. Sp.: Cosa porta uno che di calcio ne sa un casino a classificare i migliori trick degli allenatori o chiedersi se era più forte Jan Koller o Carsten Jancker?

MDO: È venuto abbastanza naturale. Anche in esperienze editoriali di diverso genere ho sempre scelto di trattare un argomento universale da un’angolatura particolare, meno battuta. Inoltre quando mi sono avvicinato a L’Ultimo Uomo era quello che cercavano: la parte analitica e narrativa del sito è stupendamente coperta. Sulla scorta di Grantland – sito ora chiuso a cui UU penso debba qualcosa – cercavano un po’ di colore e ironia, e questo ho provato a portare.

6. Paulo maiora canamus

App. Sp.: Recentemente hai rivelato che tu e la tua compagnia chiamavate l’erba “Zlatan” da ggiovani. Come dovrebbero chiamarla i giovani di oggi? Lukaku? Pipita?

MDO: Oddio, difficile. C’è ancora l’erba tra i giovani? Zlatan va ancora bene se vi va, considerando che lo svedese è invecchiato dannatamente bene ed ha bisogno di essere tirato su di morale. Pipita come nome è interessante, in qualche modo ricorda un po’ l’erba, e poi anche lui ha nelle sue giocate un carattere di meraviglia che bene si abbina al concetto. Altrimenti dico Milinkovic Savic o Piotr per Zielinski, in parte perché sono due nomi molto da erba in parte perché sono due giocatori che mi fanno impazzire.

App. Sp.: Qual è il tuo episodio preferito dei Simpson?

MDO: Quello con Hank Scorpio (che se allenasse una squadra sarebbe una fusione tra Sir Alex Ferguson e Pochettino, ndr).

App. Sp.: Oltre a CR7 e al Bayern, ci segnali un po’ di gente, una categoria di persone, un insieme di uomini che rosicano alla grande?

MDO: Hai mai fatto un giro su Twitter? Credo che il rosicare sia una cosa molto umana, tutti rosicano, per questo mi piace scriverne: è universale, inclusivo. Io ad esempio rosico molto quando gioco a calcio, sono quel tipo di persona meschina lì. Se devo rimanere ai famosi una categoria che rosica molto è quella dei piloti. Non seguo molto, ma ogni volta c’è qualcuno incazzato, che fa il dito medio o sbotta, immagino sia proprio dello stress che comporta stare in macchina e che tutti conosciamo. Uno che rosica davvero tanto poi è LeBron James, un po’ come CR7 non può accettare una realtà in cui non è il migliore (perché non esiste).

App. Sp.: Cosa mangi prima di una partita importante della tua squadra del cuore? Dicono che il cinese non vada bene *emoji dubbiosa*

MDO: Sono il tipo di persona ansiosa che prima delle partite importanti principalmente mangia poco. Fortunatamente negli ultimi anni le partite che reputo importanti – ovvero pericolose – sono molto poche e soprattutto stanno arrivando tutte adesso. Quindi punto ad avere un lungo maggio di stomaco chiuso da stress sportivo per perdere il peso messo su a Pasqua.

App. Sp.: Ti sei fatto un’idea sullo strano caso “Herrera e le Barriere“?

MDO: Un mio vecchio allenatore quando provavamo qualche giocata sopra le righe ci diceva sempre che guardavamo troppe partite in televisione e che non potevamo permetterci di fare “come i calciatori”. La mia idea è che Herrera abbia giocato troppo a FIFA o PES e per un attimo abbia pensato di fare come uno di quei piccoli omini che mentre aspetti che il tuo amico batta la punizione muovi per il campo. Non gli è andata bene purtroppo.

App. Sp.: Preferiresti dover affrontare a mani nude un Giovinco dimensione Lukaku o quattro Lukaku dimensione Giovinco?

MDO: Un Giovinco dimensione Lukaku. Giovinco è un buono, uno che ti vuole bene, finiremmo al bar a parlare di quella punizione segnata al Lecce mentre io mi lasciavo con la mia ragazza (magari anche Lukaku è un buono, ma assomiglia troppo a un minivan 9 posti per sembrarlo).

7. Cartoline da Mosca

Una partita pazza come al solito, addirittura sospesa. Il derby di Mosca ha consegnato la Russian Premier League allo Spartak di Massimo Carrera, vittorioso 1-2 su un CSKA vecchio e sempre uguale a sé stesso. La squadra di Salvatore Bocchetti ha vinto la stracittadina entrambe le volte nello stesso campionato per la prima volta dal 1999. Il titolo mancava, in casa Spartak, dal 2001. Menzione speciale per il giocatore più figo del campionato russo: Quincy Promes.

8. Dinho doin’ Dinho things

Pochi giorni fa si è giocata, su un campo scassato di Beirut, un’amichevole tra le leggende del Real Madrid e quelle del Barcellona. Ronaldinho ha messo in cascina tre assist, ricordandomi che dovrei proprio dedicare un intero episodio alla sua carriera post-mortem. Qui sotto mette in porta Giuly con uno scavetto no-look di venti metri.

Haters will say they’re too old to defend.

Highlights della partita:

-Gianluca Zambrotta, Christian Karembeu, José Amavisca e Nicolas Anelka.

-Un inserimento da Edgar Davids di un Edgar Davids in là con gli anni.

-Gaizka Mendieta, sorridente.

-Abidal che esce dalla difesa palla-al-piede.

-Simão Sabrosa, lamentoso.

-Davids che si mette a posto gli occhialetti, tra una progressione e l’altra.

-I 38.134 spettatori accorsi al Camille Chamoun Stadium.

9. Un altro gol di Huntelaar

Klaas-Jan Huntelaar ha segnato il suo quinto gol stagionale e lo riproponiamo qui sotto, con colpevole ritardo. Perché a KJH vogliamo un sacco di bene.

10. Tweet sparsi™