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Crotone in Europa League. Subito, ora, immediatamente. Honoris causa o ex lege. Un augurio, un auspicio, un sogno. Un atto di riconoscimento. O di giustizia.

Si tratta di una boutade, chiaramente. Per i calabresi “l’Europa” non può essere nient’altro che una difficilissima salvezza, con quattro punti da recuperare sulla quart’ultima a sole 4 gare dal termine, mentre il 6° posto, quello che garantisce (grazie alla presenza in finale di Coppa Italia di Lazio e Juventus) l’accesso al terzo turno preliminare di Europa League, rimane questione in sospeso essenzialmente tra Milan, Inter e Fiorentina.

Questo aprile di campionato, tuttavia, ci ha rivelato scenari quasi impensabili. Il Crotone, che non vinceva dal 4-1 interno contro l’Empoli del 28 gennaio e che in due mesi aveva mosso la classifica solo con uno 0-0 casalingo contro il Sassuolo, ha smesso di perdere. La banda di Nicola ha avuto il sospirato scatto d’orgoglio tirando fuori inaspettate energie fisiche e mentali, racimolando ben 11 punti in 5 gare.

Il 2° gol di Falcinelli all’Inter

Al contempo l’Empoli, anch’esso dopo una lunga agonia (ultima vittoria: 22 gennaio, 1-0 contro l’Udinese, un punto fatto da allora fino ad aprile) che pareva culminata nell’1-1 casalingo contro il Pescara, ha infilato due vittorie consecutive che, sommate al pareggio contro gli abruzzesi, hanno portato 7 punti in cascina forse decisivi per la salvezza.

Insomma, le due squadre che parevano fare a gara nel retrocedere, hanno improvvisamente rialzato la quota salvezza, riassorbendo pure il disastroso Genoa di Preziosi, squadra che da dicembre – quando batté la Fiorentina nel recupero della 3a giornata – ad oggi ha vinto solo una gara raccogliendo in totale 7 punti. Quanti il Pescara ultimo, che con i grifoni oltretutto si è imposto per 5-0.

E l’Europa League? Pensiamo proprio a queste ultime 5 (anzi 6) gare del Crotone. L’ultima sconfitta dei calabresi è l’onorevole 0-1 contro la Fiorentina, datato 19 marzo. Poi c’è la vittoria a Verona, quella interna contro l’Inter, il pari a Torino contro i granata, la vittoria corsara contro la Samp e l’ultimo pari con il Milan. Insomma, Falcinelli e compagni contro Milan e Inter hanno fatto 4 punti, mentre già nel girone di andata avevano strappato un 1-1 alla Viola.

La Fiorentina nelle ultime cinque gare ha raccolto 7 punti, il Milan 6, l’Inter 1. I toscani hanno perso contro l’Empoli (in casa) e il Palermo. Il Milan ha, a sua volta, perso contro l’Empoli a San Siro e pareggiato a Pescara e Crotone, oltre ad aver rimontato il derby. L’Inter l’unico punto lo ha fatto in un derby che stava vincendo 2-0 all’80°, perdendo contro Sampdoria, Crotone, Fiorentina e Napoli.

“Non benissimo.”

Tirando le somme e facendo per puro sfizio una classifica sul mese di aprile, otteniamo: Crotone 11, Empoli 7, Fiorentina 7, Milan 6, Inter e Genoa 1. Se poi, eliminando il Genoa e approfittando degli incroci tra queste squadre nell’ultimo mese, facessimo una classifica avulsa, otterremmo: Empoli 6, Crotone 4 , Fiorentina 3, Milan 2*, Inter 1*. (* = una gara in più).

Naturalmente questi sono numeri che porterà via il vento, perché un campionato è composto da trentotto partite e i trentaquattro punti che corrono tra il Crotone che lotta per salvarsi e il Milan che galleggia nella zona Europa dicono tutto delle differenze di valori tecnici tra le squadre.

D’altronde questo mese di aprile ci dice molte altre cose più interessanti sull’andamento della Serie A. Ci dice, ad esempio, che l’accesso al l’Europa League con riserva non è considerato un obiettivo, perché, pure al netto delle difficoltà proprie delle milanesi e della Fiorentina, è palese che queste squadre non stiano lottando per niente.

Lo tradisce la facilità con cui queste tre squadre mollano letteralmente punti “facili”, che improvvisamente non sono più facili quando trovano un avversario che, pur tecnicamente inferiore, è davvero motivato a vincere. In realtà questo rientra in un trend di fine stagione che non è nemmeno una novità: sono anni che le squadre impegnate per non retrocedere macinano punti negli ultimi due mesi, quando le pressioni aumentano e le avversarie mollano la presa.

Mollare: (fam.) smettere il rigore (Treccani)

Comunque, va pure detto che il famigerato preliminare di Europa League ha tutto per non essere attrattivo: al di là del fatto che cadendo il 27 luglio andrà ad accavallarsi con la International Champions Cup – l’Inter sarà a Singapore proprio il 27 contro il Bayern, e tre giorni dopo ci sarà il derby di Milano a Nanchino – e che questa tournée economicamente vale quanto l’accesso ai gironi di EL  (2,5 milioni di euro, ndr),  la doppia gara impone un netto anticipo dei lavori in vista della stagione che partirà il prossimo 20 agosto: dal mercato alla preparazione fino alle risistemazioni societarie. Nel caso, aspettiamo quella data per certificare se la dimensione organizzativa delle milanesi e della viola è al pari di quella del Sassuolo, bruciatosi la stagione (anche) per l’EL con quel preliminare in pieno luglio.

Aprile ci dice, ancora, che la famigerata riduzione del campionato a 18 squadre è condizione – probabilmente – necessaria, ma non certo sufficiente. Certo, accorciare la classifica ridurrebbe quella zona grigia di tranquillità raggiunta la quale le squadre si “siedono”, andando in campo con sempre meno motivazioni.

Ma c’è anche un problema di mentalità di fondo, mentalità che ammettendo una gara al ribasso per una piazza europea denota non solo un atteggiamento generalizzato di scarsa professionalità, ma soprattutto esclude una qualsiasi considerazione per il tifoso, ignorato e a volte umiliato da un atteggiamento di disimpegno verso il caro vecchio obbligo di “onorare la maglia“.

Nel frattempo, a Firenze… (ph: Indipendenti)

Questo mese ci dice anche che lo stato della gestione tecnico-manageriale – della A in generale, ma delle “big” in particolare – rimane pietoso (vedi sopra). Milan, Inter e Fiorentina sono uno strano composto alchemico, ottenuto mischiando in varia misura superficialità, mediocrità e svogliatezza, il tutto amalgamato nella totale assenza di programmazione a lungo termine. In realtà, quasi una cartina tornasole della Serie A.

Emblematico che ad essere davanti delle tre, è forse la squadra organicamente più debole ma dotata della guida tecnica più salda (Montella), decisa a dare un senso all’ennesima costruzione incoerente del geometra Galliani e riuscita a cavar sangue dalle – spesso giovanissime – rape, almeno nella prima parte della stagione.

Questo aprile ci dice infine, ma questa è opinione personale, che il sistema dei diritti tv, così, non s’ha più da fare. Perché quella redistribuzione regressiva degli introiti televisivi, dove in buona sostanza le più ricche prendono molto di più delle più piccole, perde realmente qualsiasi motivo di essere nel momento in cui le “grandi” sembrano quasi rigettare la competizione fra loro, al punto di rivelarsi in campo inferiori alle ultime della classifica.

Se Crotone diventa fortino inespugnabile per le milanesi, i maggiori diritti tv in favore delle squadre meneghine sono dati dall’avere un maggiore bacino d’utenza di tifosi inferociti?

Buon finale di campionato a tutti.