Appunti Sparsi è quella rubrica che potete prendere una volta alla settimana in piccole dosi al posto delle vitamine, per combattere lo stress di Maggio e svariate reazioni allergiche.

Benzema dopo aver letto l’ultimo episodio di Appunti Sparsi.

1. Pietro Iemmello MVP

Pietro Iemmello, l’anno scorso, era il capocannoniere della Lega Pro con la maglia del Foggia. Perse i play-off per la B col Pisa dopo aver messo a ferro e fuoco ogni difesa della categoria. I Satanelli sono appena saliti in B, Iemmello ha segnato un’impronosticabile doppietta a San Siro contro l’Inter, raddoppiando il proprio bottino in A. Debutta nella massima serie il 10 Settembre 2016 allo Stadium, a 24 anni. Per il primo gol deve aspettare un mese. In uscita dalla panchina, segna all’86’ il gol vittoria vs Crotone. Scompare sostanzialmente dai radar fino all’inizio di Maggio, dove segna alla Fiorentina il gol del momentaneo 2-1, partendo sempre dalla panchina. Di Francesco gli dà una chance dal primo minuto contro l’Inter (aka la squadra che schiera Andreolli e Murillo coppia centrale: se non è un sintomo di NON voler arrivare sesti questo…) e segna due gol. Iemmello 2-0 Icardi. Ma Pietro è un uomo come tanti, che twitta come avremmo fatto noi dopo due gol all’Inter.

-Ha proseguito la tradizione di ex attaccanti del Foggia mattatori a San Siro, dopo Marco Sau e Gianvito Plasmati [via Foggia’s biggest fan, Dario Ronzulli]

-E’ uscito con la standing ovation di San Siro. Tipo Raul o Ronaldo.

-42.000 tifosi nerazzurri hanno fischiato con quanta aria avevano nei polmoni. Bonolis ha fatto quella faccia che fa spesso quanto qualcosa gli fa proprio vomitare.

-Su Twitter più di qualcuno ha preso per il culo il Sassuolo perché dai, cazzo schieri Iemmello dal primo minuto. Buon martedì anche a voi, amici interisti.

2. #WünderDirk

Chi non ama Dirk Kuyt. Il padre ha il suo stesso nome e i due erano molto legati. E’ il giocatore più mal-pronunciato della storia del calcio (qui un accento che sembra davvero olandese). Ha arato la fascia destra per anni tra Rotterdam, Liverpool, Istanbul e di nuovo Rotterdam, dove aveva promesso di riportare il titolo dopo 18 anni. E’ di quel biondo che vorremmo avere tutti. Ci ha tenuto compagnia in maglia Oranje in torride estati europee e mondiali. Fondamentale in ogni squadra in cui ha giocato, pure nel grande Liverpool di Benitez. A proposito di Nazionale (oltre centro presenze): ha giocato con la generazione Makaay-Kluivert e con quella Depay-Klaassen. Con la tripletta nella giornata finale del campionato olandese, ha toccato quota 100, 101 e 102 gol col Feyenoord in Eredivisie: ha rispettato la promessa.

Non smettere mai, Dirk.

3. Pensierini su Roma-Juve

-Sturaro, Lemina e Lichtsteiner per una Juve operaia, che tiene il vestito bello per la finale di Coppa Italia.

-Mancano anche Strootman e Dzeko. Senza Dybala (riposo, entrerà poi) e il #6 olandese giallorosso (squalifica post-simulazione) il miglior mancino in campo è… Salah?

-Gonzalo Higuain, wow.

-Sarebbe bellissimo se Paredes disegnasse cross per i colpitori di testa della mia squadra del cuore. Lapadula gli pagherebbe un sacco di cene.

Bully-ball-Mandzukic è una delle venti cose più fighe di questa Serie A.

-Fa un certo effetto vedere Monchi in Italia. A Roma. Ed è un effetto bello, fresco, esaltante (grande atmosfera all’Olimpico, btw).

-“Spalletti sembra un vigile urbano nel traffico di Roma” Maurizio Compagnoni, in telecronaca. Paletta e distintivo, Virginia, presto!

-Comincia Warriors-Spurs e devo ancora vedere il dominio di Quintana sul Blockhaus. Ma Fazio sui duelli aerei è appagante quasi uguale.

-Una delle poche volte che Buffon si è fatto sorprendere dalla traiettoria della palla. Una delle poche volte che l’ex portiere del Parma è sembrato normale, senza radar.

Riassunto dei primo venti minuti del secondo tempo.

-Spurs a +25 alla Oracle a metà secondo quarto. All’Olimpico entra Grenier. Sheesh.

-Ricordate quando Roma-Juve finì così?

-Ora gli Warriors stanno rimontando, la Juve no. La Juve non ha (ancora) vinto lo scudetto, posso darmi al basket senza remore.

4. La squadra di calcetto della settimana

Portiere: Rafael del Cagliari, rigore parato contro un Empoli che ora rischia davvero.

Difensore: Steven Zuber, terzino dell’Hoffenheim di Nagelsmann che sta spaccando i culi. Quattro gol e altrettanti assist in questa Bundes.

Ala sinistra: Neymar. Ancora tu? Ma non dovevamo non vederci più?

Ala destra: Alexandre Lacazette, che releghiamo alla fascia pur di vederlo in campo perché tra Europa League e campionato ha distrutto Montpellier ed Ajax.

Centravanti: Vagner fuckin’ Love, che sta spaccando le porte della Turchia e dell’Impero Ottomano tutto, e lo sta facendo con una maglia ultraswag.

Riserve: Tutti quei maledetti fenomeni che ha davanti il Napoli, Haris Medunjanin, Kyle Naughton.

5. Introducing Andrea Cumbo

Appunti Sparsi: Ciao Andrea, tutto bene? Ti sei ripreso dallo sfogo contro la retrograda saudade adorazionista contro la quale ti sei scagliato nel tuo ultimo articolo?

Andrea Cumbo: Non c’è nulla di cui riprendersi e non definirei la saudade “retrograda”. La nostra pagina di certo guarda al passato e lo fa con un tocco romantico, analitico, soffermandosi però su quei personaggi che la storia non ha sufficientemente celebrato: Le Tissier, McManaman, Ardiles, Kempes. Sono altri che devono andare avanti, per esempio i tifosi. Non abbiamo nulla contro Maradona o Totti, e chi ha letto un attacco nei loro confronti ha letto male. Solo non capiamo perché si faccia fatica a guardare la realtà in modo più pragmatico.

App. Sp.: Ci sono passaggi forti in quel pezzo, tipo: “I meridionali non andranno mai da nessuna parte” (non leggete decontestualizzando e fatevi un salto su VSR). Perché hai scritto tutto ciò?

AC: Hai detto bene: la frase va contestualizzata. Come ho scritto sono un meridionale fiero di esserlo, però ho vissuto a Roma e a Milano e c’è un abisso. Nel primo caso ci si culla della propria bellezza, dei fasti del passato: nel frattempo la città è sommersa dai rifiuti, nessuno sa amministrarla e le aziende ai trasferiscono al nord. Nel secondo si ammette che la città è bruttina e il clima fa schifo, quindi ci si rimbocca le maniche col risultato che la vera capitale d’Italia, cioè il vero motore, il vero cervello, è Milano. Proprio perché amo il Sud, questo modo di pensare non lo accetto. E il calcio è il riflesso di una mentalità più grande.

App. Sp.: Preferiresti un fracassa-coglioni veronese con Bagnoli, vercellese con gli scudetti degli Anni Venti o bolognese con Bulgarelli?

AC: Non saprei. Su due piedi andrei sulla Pro-Vercelli. Per ovvi motivi non ho mai visto nulla su di loro e amerei sentirmi raccontare di come una squadra oggi quasi sconosciuta dominasse il campionato inanellando tutti quegli scudetti. Parliamo pur sempre di un’altra epoca, un altro mondo: ci sarebbe da scrivere un libro. Anzi se hai consigli… Tuttavia ragioni anagrafiche (sono nato nell’85) mi spingono verso Bagnoli e il suo Verona. Papà mi ha accennato qualcosa, ma vuoi mettere sentirmelo raccontare da un appassionato tifoso con quell’accento fantastico?

Preben Elkjaer Larsen come Gareth Bale. Trent’anni prima.

6. Uomini, Cumbo e altri pianeti

App. Sp.: In quale ristorante di Roma avete scritto il Manifesto di Riquelme? Se ti dico che la poetica di Juan Roman, permeata sul campo semantico della calma, fosse solo una debolezza?

AC: Quel ristorante esiste solo nella nostra mente purtroppo. Con Andrea, l’altro admin, l’abbiamo scritto a quattro mani e abbiamo partorito quella matta idea di servirlo e assaggiarlo nei 5 gusti del palato. In questo modo lo abbiamo presentato nelle sue sfaccettature. Non so cosa intendi dire sulla calma, per noi è solo una costante. Dopodiché Roman è poesia, è eleganza, è malinconia, è l’ultimo Diez: l’ultimo talento che poteva permettersi di danzare sulla palla senza cedere alle logiche attuali basate su fisico e velocità. Ma lo amiamo anche per quel rigore fallito a Villarreal, per avere umiliato Yepes salvo poi ammettere che era stato più uomo di lui. Per non aver mai completato la sua parabola, lasciandoci quell’amaro in bocca. Ma ora basta parlare di lui perché mi commuovo

App. Sp.: Col tuo braccio destro Andrea Bandiziol, avete scritto su VSR una lettera a Savicevic, una è uscita dai guantoni di Van der Sar, un’altra da McManaman è finita a Nedved: hai mai pensato di mettere un epitaffio in bocca a Luciano Spalletti?

AC: Su Spalletti e ciò che riguarda il mondo Roma credo di aver già detto abbastanza, forse anche troppo. Far raccontare un episodio a un protagonista (spesso antagonista), per poi ricostruire la sua carriera, ci fa divertire da matti. Anzi, ti segnalo anche “Puto Burrito“, cioè il mondo-gol di Berkgamp visto da Ayala, scritto da Andrea Bandiziol, che non è affatto il mio braccio destro ma un amico con un’abilità e una genialità nella scrittura che si trovano raramente. Il vero inventore del Vangelo secondo Riquelme è lui: è stato lui a trascinarmi.

App. Sp.: In un post su due, tra Facebook e VSR, citi o parli di De André. Non so se hai già avuto il tempo di leggere Il Grifone fragile, ma che ne pensi? Sei anche tu molto, tanto, troppo coinvolto quando scrivi di calcio? Non dirmi che sei asettico a tutto e tutti.

AC: Ti confesso una cosa: una volta lessi una biografia di Jim Morrison, mi fece schifo e da allora sono allergico ai libri sui cantautori. Forse un giorno mi ricrederò. La nostra pagina è sentimento, non potrei mai essere asettico. Sono un giornalista, e accantonare le mie opinioni spesso la vedo come una limitazione, ma è lì che si vede un professionista. Nel blog invece posso lasciarmi andare e trasformare le mie emozioni in parole. Parafrasanso Faber, “anche se io mi credo assolto, sono lo stesso coinvolto”.

App. Sp.: Tra qui e il 3 Giugno costringeremo ogni ospite ad un pronostico su Juve-Real: il tuo?

AC: La Juventus ha perso le ultime quattro finali disputate. Il Real le ha vinte tutte, nel ’98 proprio contro i bianconeri. Se esiste un Dio nel calcio la Coppa viaggerà verso Torino. Loro hanno 4/5 marziani in campo, ma vedo la Juve più squadra, più compatta. Due anni fa, contro il Barcellona, mancò la grinta dei trascinatori: Tevez, Pirlo, Pogba. Il 3 giugno i leader devono trascinare gli altri alla vittoria. Mi riferisco al reparto avanzato, sulla difesa non ho dubbi.

App. Sp.: Ascolta ma tra il tuo amico Ronaldo, la tua bio su VSR e le leggende metropolitani si deduce che sei un esperto bevitore (ok quella delle leggende è una bugia, ma sarebbe figo). Associa un drink ad un calciatore e ti lasciamo andare.

AC: Non sono esperto in nulla, neanche nel bere. Si dice che Sòcrates non iniziasse neanche a parlare prima di aver finito una birra ghiacciata. Io però me lo immagino mentre ascolta un brano di Gilberto Gil, legge un pamphlet politico di Neruda, si accende un sigaro e lo accompagna con uno Scotch Passport del ’65. Amaro, intenso, avvolgente, malinconico…

… rivoluzionario come lui.

7. Notizie dal mondo

-Gignac è il nuovo Re del Messico. Devono solo incoronarlo a Chichén Itza. Ballin’ like Quetzalcoatl.

-Il Manchester United non andrà in Champions League.

-Neanche l’Arsenal.

-Il Krylya Sovetov Samara ha perso 1-3 vs Zenit. Il #10 dei padroni di casa è Christian Pasquato e in panca c’è quel Hleb.

Driftare come Eliseu.

-Cannavaro in Cina non sta andando molto bene *emoji triste*

-Bentornata, Spal!

Farewell, White Hart Lane.

-Un gemellaggio che non conoscevo: Fiorentina-Sporting.

-Ranocchia che fa cose Ranocchia.

8. Due derby argentini molto ok

L’Argentina ci offriva, domenica 14, la sera, due derby piuttosto interessanti. Rosario Central vs Newell’s Old Boys e River Plate vs Boca Juniors. C’è qualcosa di meglio, ma al momento non mi viene in mente nulla.

Nella stracittadina di Rosario l’hanno spuntata le Canallas, 1-3. All’Estadio Marcelo Bielsa (aka El Coloso del Parque) Teofilo Gutiérrez non ha segnato, ma a Paolo Montero sono bastati Carrizo, Ruben ed Herrera. Il gol che ha sbloccato l’incontro, di Federico Pachi Carrizo, ricorda un calcio d’altri tempi. Mauro Formica, stella del Newell’s, è solo riuscito ad accorciare le distanze prima del ko definitivo. Anche su Twitter, il canale ufficiale dei gialloblù stravince contro i Leprosos: uno ritwitta insulti, l’altro non condivide neanche i video della propria (calda) tifoseria nel derby. Il “Tweet fissato in alto” sul canale del Newell’s è Pochettino che firma un maglia del Tottenham.

La Bombonera è stata invece teatro di Boca-River. Hanno vinto i biancorossi. Immarcabili Martinez, Driussi e Alario: un gol a testa. Il primo, quello con cui El Pity ha aperto le marcature, è un golazo. Dieci ammonizioni, un gol di Gago cavallo di ritorno, un leone tatuato sulla schiena, questo amorevole tackle nella settimana della festa della mamma: un altro grande Superclasico.

9. Lipsia 4-5 Bayern.

1-0. Nel primo gol del Lipsia la palla tocca terra per la prima volta sulla trequarti del Bayern. Gulacsi rinvia con le mani per Bernardo, siamo al 2′ eh, il terzino stoppa e cerca Demme con un mini-campanile, quest’ultimo gira di prima per Forsberg. Boateng è fuori posizione, il cross di Forsberg è perfetto e Bernat non ha nemmeno il tempo di arrivare con Sabitzer. Vantaggio Lipsia e nessuno sugli spalti ha ancora preso posto.

1-1. Tocco di mano-non-mano di Bernardo su cross di Lahm, rigore. Lewy trasforma spiazzando.

2-1. Al 28′ è Xabi Alonso a commettere fallo da rigore su Werner. Lo stesso Werner spiazza Neuer.

3-1. Qualcuno ha lanciato qualcosa che fa tanto fumo e si vede poco poco. Dal replay si capisce che Yussuf Poulsen ha messo in rete una palla lasciata lì da Forsberg. La deviazione vincente, tuttavia, è di Xabi Alonso. Neuer – ingannato – rimane di sasso.

3-2. Lo schema su corner più assurdo dell’anno (Robben praticamente nell’area piccola scarica all’indietro per un cross dalla trequarti) porta Thiago Alcantara ad insaccare da due passi di testa.

4-2. Eh, questo è un golazo di Werner. Un rilancio del portiere viene prolungato di testa da Poulsen, che va a prenderla in cielo rischiando qualche vertebra. Forsberg si avventa sul pallone, Lahm pasticcia, allora arriva Werner che pare dappertutto, fugge via non si capisce come a Boateng ed è praticamente sulla linea di fondo contro Neuer. Werner trova esattamente il corridoio per mettergliela sotto le gambe. Ventunesimo gol per il ventunenne fenomeno del Lipsia in Bundes.

4-3. Robben colpisce la traversa dalla Zona Robben, la palla torna nella nostra dimensione e casualmente ma non troppo c’è lì Lewandowski, a spingerla dentro di testa.

4-4. No niente, Alaba decide di mettere sotto l’incrocio una punizione dai 30 metri. Normale per un terzino sinistro qualunque.

4-5. Robben brucia *emoji fuoco* sulla destra Compper e si lancia a tutta velocità con la palla attaccata al mancino, Ilsanker non ha una possibilità e, davanti al portiere, al 95′, Robben fa lo scavetto per vincere la partita. Ciao proprio.

10. Tweet sparsi™

https://twitter.com/FCBayernUS/status/862341994324127744