Siamo agli sgoccioli della stagione calcistica e si cominciano ad assegnare titoli e trofei: questa settimana è stata la volta della Juventus campione d’Italia e del Manchester United vincitore dell’Europa League. Buttiamo giù qualche considerazione in libertà.

1- Congratulazioni alla Juventus. Perché sei di fila sono tanti.

2- Houston, forse abbiamo un problema. Perché sei di fila sono probabilmente troppi. Certo non per la società Juventus, o per i suoi tifosi, ma per la competizione sportiva “Serie A”. Dai tempi di Calciopoli, si è passati da una dittatura interista ad una juventina, con ben poco margine di manovra per altri competitor o eventuali outsider (solo il Milan si è imposto nel 2011, ma quello era più che altro il quinto scudetto consecutivo di Ibrahimovic).

Record su record di vittorie, fatto frequente ma non troppo negli altri grandi campionati europei: di meglio ci sono solo i 7 titoli del Lione nella Ligue 1. Ma non è solo questione di numero di vittorie, è anche questione di metodo. Nessuno nelle ultime sei stagioni si è rivelato un credibile avversario per i bianconeri, e l’impressione è che questa distanza sia andata aumentando negli anni, anche al di là degli effettivi punti di distacco che hanno separato la Juventus dalle rivali. Juve prima della classe, ma la classe non starà rimanendo troppo indietro?

3- Come nella miglior tradizione del chiacchiericcio populista, ormai “il bilancio” è stato degradato a scusa per gli insuccessi. Ma il rapporto tra peso economico e valori tecnici, pur non essendo fisso, matematico o quant’altro, esiste, c’è e si può toccare con mano (vedasi l’ultima campagna acquisti bianconera).

Per questo la sperequazione delle risorse tra le società dovrebbe essere serio tema di discussione, per questo oltre a fare i complimenti a Corso Galileo Ferraris per la capacità programmatica bisognerebbe ragionare sui rapporti economici nella Serie A.

foto LaPresse

L’Atalanta davanti alle milanesi è un’anomalia, la Juventus ai vertici no. Non dovrebbe essere necessariamente così. Sicuri che anche dal punto di vista meramente commerciale, sia benefico per tutti passare da dominatore a dominatore?

4- Qui ci leghiamo direttamente alla questione dei diritti televisivi, vero e proprio oppiaceo per le finanze della Serie A vista quant’è la dipendenza dei bilanci societari dagli introiti televisivi (il 48% dei ricavi complessivi della serie A, fonte: calcioefinanza.it). Dati su cui riflettere: la Juventus è l’unica società che supera quota 100 milioni di euro di diritti tv, una neopromossa ne incassa mediamente un quinto. Il Pescara con la sua fetta di torta paga l’equivalente degli stipendi lordi di Higuain e Pjanic, e con quello che avanza può gustarsi al massimo un caffè.

5- Questione tecnica: Allegri über alles. Senza se e senza ma. Magari esagero, ma in attesa della finale di Cardiff il tecnico toscano è comunque da ritenersi fra i numeri uno d’Europa. Io per il futuro lo metto come erede di Ancelotti, specialmente per quella capacità gestionale (decisiva nelle grandissime d’Europa) di un gruppo ricco di campioni chiamato ad affrontare tre o più competizioni. Il mister di governo per eccellenza, e povero chi ancora è nostalgico del mancato turnover con l’Inter per poi uscire a Istanbul. Passata la fase della ricostruzione, Conte era l’allenatore che la Juventus meritava, ma era Allegri quello di cui aveva bisogno.

6- Per le prospettive future, mi aspetto che il Napoli prosegua sul suo percorso tecnico di crescita, percorso che mi auguro lo porti ad essere veramente (e non solo sulla carta) una rivale per lo scudetto. La Roma? Riparte di nuovo, stavolta nelle mani di uno dei direttori sportivi più brillanti in circolazione. Le milanesi? Incognite. Con tanto hype, ma comunque con la necessità di cambiare almeno metà organico. Non facile, ma i rossoneri a una tabula rasa dirigenziale accostano un abbozzo di progetto tecnico come non lo si vedeva da anni. E voglia di spendere. All’Inter, invece, c’è ancora tanta polvere in cantiere.

Ora una breve bonus track sull’Europa League appena conclusa, questione che sarà approfondita nel prossimo appuntamento con la rubrica “Appunti Sparsi“:

7- Congratulazioni al Manchester United, anche se più che altro, date le premesse in fase di mercato, ha sfangato una stagione disastrosa.

8- Mourinho ha messo in saccoccia il quarto trofeo europeo, ora vanta due UCL e due UEL in bacheca. Niente da fare, in certe situazioni, in certe partite, rimane fra i numeri uno. Poi magari perde con il Watford di Mazzarri, però l’anno prossimo comunque giocherà in Champions League. Mazzarri no.

9- Forse (e dico forse, approfittando del fatto che mai ci sarà controprova) il Manchester, da agosto predestinato alla finale, ha trovato l’avversario più comodo da battere. Un Ajax molto giovane, molto hype, molto hipster, molto carino da vedere, e molto… predisposto ad abboccare alle trappole di una vecchia volpe come Mourinho. Una squadra ingenua, con tutti i pregi e i difetti tipici del calcio olandese, adagiatasi per tutta la gara in un possesso palla senza sbocchi che lo United le ha intenzionalmente lasciato togliendole la profondità.

10- Qualcuno faccia qualcosa per salvare l’Europa League. Si riducano i posti per la Champions, si aumentino i premi, si riformi il calendario, ma si eviti un’altra edizione come questa: prima che la seconda coppa europea diventi la versione moderna della Mitropa Cup.