Dani Ceballos è stata una delle figure principali nella promozione del Betis Siviglia dalla Segunda alla Liga nel 2015/16, ed è stato universalmente riconosciuto come uno dei migliori prospetti spagnoli per il futuro. Ultimo e fondamentale riconoscimento in questo senso è il titolo di MVP dell’Europeo Under 21 in Polonia.

Eppure, la breve carriera di Ceballos non pare quella del fenomeno annunciato: entrato nell’orbita dell’Académia sevillista a soli 9 anni, subisce un forte shock che ne mette a dura prova le speranze per il futuro; nel 2009, infatti, il Siviglia lo accompagna fuori dalla porta principale del Nervión a causa di una forma di bronchite cronica. A 13 anni, Dani Ceballos sta già sperimentando sulla propria pelle la fugacità del professionismo calcistico. Dovrà ripartire dalla sua città natale, Utrera, dove i suoi genitori gestiscono una churreria, producendo il tipico dolce fritto spagnolo da colazione, e azzerando un percorso già spianato verso palcoscenici d’élite in favore di una risalita agonistica più progressiva: sinuosa come il suo calcio.

Ma all’inizio di questa stagione, dopo la grande annata che ne ha permesso il ritorno al massimo livello competitivo spagnolo, Gus Poyet, neo-allenatore del Betis, sceglie di lasciarlo fuori dalla formazione titolare relegandolo costantemente in panchina perché ritenuto non adatto ad un calcio intenso ed essenzialmente reattivo. È una seconda cesura, l’ennesimo stop inatteso che proietta nuove ombre su un talento che fino a pochi mesi prima era stato investito dei gradi di next big-thing iberica, in una terra dove il culto del centrocampista di qualità sembra essere emanazione diretta di una religione monoteistica.

Completarsi

Ma una volta che l’uruguaiano viene licenziato e a prenderne il posto è Victor Sanchez del Amo, Ceballos recupera il tempo perduto registrando un’inarrestabile ascesa, sotto forma di un aumento esponenziale del suo tempo di gioco. Il nuovo tecnico iberico, infatti, è solito schierare il Balompié con un 5-4-1/3-5-1-1, dove Ceballos è investito di un ruolo fluido, sia nel centrocampo a 3 che nel doppio pivote in fase di non possesso per schermare la linea difensiva. Un mix di funzioni e un approccio versatile al gioco che sembra rispettare in pieno le caratteristiche-base di un prospetto che oggi è sotto i radar di molti: Real Madrid e Juventus su tutti.

Perché Ceballos è uno di quei centrocampisti che emana una strana aura, uno di quelli capaci di sviluppare un rapporto a tratti sexy con il pallone: un todocampista a cui riesce tutta quella sequela di articolati compiti in fase di possesso con distaccata semplicità, come se non dovesse neanche impegnarsi a fondo. Uno stile di gioco tra i più raffinati e ricercati nel calcio contemporaneo, almeno per quello basato sul possesso e sullo sfruttamento degli spazi e dei tempi di gioco. Ma sarebbe operazione riduttiva recintare Dani Ceballos all’interno di un contesto di sola e pura creazione.

Anche se evitare il pressing portando a spasso mezzo centrocampo del Barcellona, girando su stesso come un mulinello, resta un discreto biglietto da visita.

In questo senso, Sanchez è stato una figura-chiave nella consacrazione e nella maturazione del 10 bético: lo ha inserito e plasmato in un concetto di pressing orientato sull’uomo che ha permesso a Ceballos di incrementare e mostrare le sue skill in un sistema che mantiene l’uno-vs-uno come prerogativa difensiva, rimanendo, però, abile e naturale nel leggere gli spazi in un sistema a zona. La sua innata capacità di reagire rapidamente alle situazioni e di leggere il gioco in anticipo rispetto agli altri, infatti, lo ha portato a completarsi, tanto che oggi gli intercetti-chiave a centrocampo risultano come una delle qualità maggiori del suo repertorio senza palla, fino a qualche anno fa carente come le piogge d’agosto in Andalucia.

Ma quel qualcosa che rende unico il suo profilo è l’abilità di passare rapidamente dalla fase difensiva a quella offensiva. Ceballos possiede un controllo orientato della palla che è prerogativa di pochi eletti e riesce facilmente a sfruttarlo avanzando e regalando verticalità, sia col fraseggio corto, accompagnando le risalite di campo, che con la capacità di lancio per trasformare le transizioni offensive in una sorta di spettacolo in flash-forward.

Forse la miglior partita in carriera di Ceballos. Contro l’Italia ha messo in mostra un repertorio da mezzala totale: distribuzione di gioco, palleggio sopraffino, tunnel con qualsiasi parte del piede, assist, gioco d’anticipo, accelerazioni, tiro da fuori, cambi di gioco, dinamismo, pressione con i tempi giusti e resistenza.

L’arte di modellare il tempo

Nel calcio contemporaneo è sempre più importante la capacità di dribbling, ormai di vitale importanza per un giocatore creativo, specialmente in un contesto dove buona parte delle squadre tende a portare una pressione alta, e il resto usare sistemi di marcatura orientati sull’uomo a centrocampo. Ceballos risulta così una sorta di tessitore, cosparso da una patina di invulnerabilità al pressing, con uno stile di dribbling che pare non avere limiti: secco e preciso come la corsa di una freccia in mezzo a corpi immobili o sinuoso come quello di un ballerino di flamenco che si muove fra piroette e piccoli salti. Adattabile, insomma, ad ogni situazione di gioco.

Dotato di un’elasticità fuori dalla norma, riesce a sfruttare come punto di forza un fisico filiforme e leggero, che sembra in controtendenza con i precetti-base di un calcio sempre più frenetico ed intenso. Un’evoluzione che assottiglia sempre più tempo e spazio di pensiero, riducendoli a fugaci momenti sospesi all’interno di porzioni limitate di campo.

Ceballos, palla al piede, è l’esaltazione del concetto di pensiero corretto e applicazione veloce. A volte trattiene la palla troppo a lungo, specialmente quando decide di sfondare la pressione con dribbling in zone ad alto rischio, ma sembra più un’eredità dei tempi in cui si destreggiava come trequartista puro che un bug di sistema in un centrocampista dalle qualità in eccesso. Perché da un punto di vista tecnico, Ceballos, a soli 20 anni, ha già sviluppato una sicurezza invidiabile nel guidare la palla negli spazi centrali, quelli più congestionati, come se fosse uno sherpa a spasso su sentieri di alta quota, e una visione panoramica nel trovare corridoi alle spalle della linea difensiva avversaria.

Ceballos impegna gli avversari conquistando falli su falli: secondo WhoScored viene colpito 4 volte in media a partita, sfruttando una rapidità di piedi e un controllo di palla che hanno pochi eguali. Il suo dribbling, spesso emanazione diretta del controllo orientato, è stato una vera arma in più per il Betis perché, oltre a generare superiorità numerica, ha aiutato i béticos a rompere le linee avversarie sfruttando i movimenti senza palla di esterni ed attaccanti che, consci della qualità di Ceballos, si facevano trovare pronti per attaccare la profondità o dettare la combinazione nello stretto per liberare spazio nell’ultimo terzo di campo.

Plasmare tempo e spazio = corridoi inesplorati e compagni messi davanti alla porta.

L’abilità di Ceballos nel gioco combinato, infatti, mostra le stimmate di un centrocampista a suo agio nel giocare intere partite in porzioni ristrette di campo così come in zone ampie, e che può costantemente alleggerire il gioco per consolidare il fraseggio, spostandosi continuamente sul centro-sinistra, il suo habitat naturale, permettendo così lo scarico più semplice al compagno in possesso, eludendo pressing e contrasti avversari con l’armonia di un giunco che si piega alle folate di vento: senza mai spezzarsi.

I principi di gioco di Victor Sanchez si basavano su movimenti diretti e veloci, per muovere la squadra attraverso gli spazi di mezzo nel gioco di avvicinamento all’area avversaria. E Dani Ceballos è stato il fulcro di questa filosofia, dimostrando anche una lucidità da veterano: è facile vederlo giocare la palla verso i compagni che hanno a disposizione lo spazio per il passaggio successivo o per la chiusura del triangolo. C’è poi un’altra skill dove l’andaluso tracima: il tempo del passaggio, semplicemente perfetto. A volte sembra davvero in grado di plasmare il tempo di gioco a suo piacimento: una di quelle qualità che non può essere insegnata. La stessa qualità che, seguendo le parole di Riquelme, farebbe di Iniesta il miglior giocatore al mondo.

Sacerdote e custode della pausa e dell’accelerazione di gioco, come nel dna dei più grandi centrocampisti, Ceballos dimostra di possedere un rapporto speciale con il timing di passaggio: può eludere il pressing regalando ampiezza e rallentando il ritmo, così come imprimere accelerazioni verticali o attendere il momento propizio accarezzando la palla due secondi in più, guadagnando un corridoio dove trovare un compagno e sbilanciando così lo schieramento opposto. Il campo e la struttura avversaria a volte sembrano collassare intorno alla sua figura esile, che viaggia costantemente a testa alta e – anche se attaccata con aggressività – non lascia mai una sensazione di fatica o impaccio.

Analizzando le statistiche, Ceballos quest’anno ha completato 1.025 passaggi con un tasso di successo dell’82%, ma con l’85% di questi effettuati in avanti, un dato monstre per un 20enne alla prima esperienza in Liga. Inoltre ha generato 37 key-passes, più di uno a partita, e quasi il doppio se confrontati con i 22 della precedente stagione giocata in Segunda Division.

In alcune situazioni è davvero “ingiocabile”: contro l’Italia, nonostante il nugolo di avversari intorno, crea una sorta di multiverso spaziale rientrando verso il centro, fintando e aspettando il momento perfetto per il passaggio-chiave, possibile solo con la palla sotto le gambe di Gagliardini.

Un fisico ideale per le sue caratteristiche tecniche, ma comunque limitante in alcuni frangenti, lo limita nella fasi di gioco spalle alla porta e nel contrasto, nonostante una capacità quasi surreale nel proteggere il pallone con movimenti circolari arpionando la palla col piede forte. Pensare che Ceballos ha segnato il suo primo gol in Liga in questa stagione – chiusa con 2 gol e 2 assist -, però, fa tornare il talento di Utrera con i piedi per terra, nonostante un addio che sembra ormai annunciato verso top team europei.

Il Betis, dimostrando scarsa lungimiranza, non ha rinnovato il contratto al talento più puro della sua celebre académia, e a nulla sono valse le parole di un monumento bético come Joaquín, che ha speso elogi pesanti per la “nueva perla de Utrera”, consigliandolo di rimanere un altro anno a Siviglia per consolidare la sua crescita. Ma Ceballos è ormai il giocatore più ambito in Europa per lo straordinario rapporto fra età-potenzialità-prezzo: la sua clausola rescissoria, risalente a due stagioni fa, ammonta a soli 15 milioni di euro.
Per quello che è stato additato da molti come l’erede naturale di Iniesta, e da cui ha ormai ereditato la camiseta numero 6 delle Furie Rosse, pare quasi un affronto.
“Dani Ceballos è fantastico. Riesce a giocare in tutte le posizioni del centrocampo ed è sempre pericoloso: un dominatore degli spazi di gioco.” (D. Simeone).