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Il trasferimento monstre dell’ultima sessione di mercato è indiscutibilmente quello di Neymar al PSG: l’arrivo del brasiliano a Parigi ha spodestato qualsiasi tipo di record per prezzo del cartellino ed ingaggio al giocatore, costringendo anche a porci interrogativi sulle meccaniche del Fair Play finanziario. Da questa sessione di mercato, dunque, sarà inevitabile l’impennata dei prezzi medi di qualsiasi giocatore che abbia infilato una o due buone stagioni: i cartellini saranno spesso ritoccati al rialzo e probabilmente vedremo ancora più egemonia sul mercato da parte di club che possono spendere (come il Manchester City); ma il mondo calcistico cambia anche per un altro motivo ben più semplice: il Barcellona dovrà sostituire al meglio uno dei suoi giocatori chiave, nonché uno dei più grandi talenti del calcio mondiale.

Ogni nome accostato finora al Barça, tuttavia, non arriva (e non arriverebbe) ad essere un valido sostituto di O’Ney, così è possibile che i blaugrana ingaggino due giocatori: ci sono stati contatti con Dembelé, Dybala e Griezmann, ma il nome più vicino sembra restare quello di Philippe Coutinho del Liverpool.

Negli ultimi 4 anni Philippe Coutinho ha vissuto un’evoluzione incredibile, nel senso più letterale del termine: quella stessa evoluzione che fu impossibile in Italia, all’Inter. Il brasiliano si trasferì a Milano tra l’arrivo di Biabiany e la partenza di Arnautovic, altro giocatore che ha faticato a rendere con l’Inter ma ha trovato altrove le sue fortune. Ad oggi, nonostante Klopp continui a ripetere insistentemente di voler trattenere il trequartista a Liverpool, Coutinho ha fermamente espresso la sua volontà di lasciare il club inglese per poter giocare nel Barcellona, arrivando ad un violento strappo con il club che l’ha accolto e consacrato.

Per capire se Coutinho è il giocatore giusto – o uno dei giocatori giusti – per i blaugrana bisogna analizzare come il suo stile di gioco sia mutato dall’esperienza con Rodgers prima e con Klopp poi. Arrivato in Inghilterra nel gennaio 2013, Coutinho ha all’attivo soltanto 47 presenze in 3 anni in Italia, con una discreta parentesi di metà stagione in prestito all’Espanyol; i gol erano pochi, il suo ruolo in campo discusso e mai realmente chiaro e la sua fisicità non esattamente granitica, sembrava uno di quei ragazzini sbarcati su un campo da calcio direttamente dal gioco da strada o dal futevolley carioca.

In Italia Coutinho è stato utilizzato quasi esclusivamente a sinistra nel tridente offensivo sotto la guida di Benitez prima e Leonardo poi, ma il minutaggio è stato costantemente basso e Coutinho ancora non era consapevole (né agevolato) nel comprendere al meglio come e dove agire in campo. Prima del trasferimento al Liverpool già Stramaccioni lo provava al centro del campo, ma è in Premier League che esplode definitivamente nel ruolo naturale di trequartista.

Brendan & Jürgen

Ancora oggi Coutinho rimane molto grato a Brandon Rodgers, in quanto primo allenatore a schierarlo con regolarità sin dalla prima stagione; il brasiliano andrà in crescendo tra la prima e la seconda stagione con il tecnico nord-irlandese, iniziandosi a ritagliare sempre più responsabilità da playmaker avanzato e accentrando man mano il suo raggio d’azione.

È con Klopp, però, che Coutinho ha trovato la sua migliore condizione esistenziale e professionale, e conseguentemente le sue migliori annate: il brasiliano è diventato un vero playmaker offensivo, agendo prevalentemente nella porzione di centro-sinistra della trequarti, piazzandosi alla fine dell’ultima stagione tra i primi 10 giocatori del campionato per numero di passaggi chiave – 2,1 per partita – e con un totale di 7 assist.

Lo stile di gioco di Jürgen Klopp è fortemente incentrato sul portare un pressing ultra-aggressivo con molti uomini – sia in fase di costruzione avversaria, che nei frangenti di perdita del pallone e immediata ri-aggressione: il gegenpressing – per favorire una ripartenza immediata, portata avanti con più giocatori già schierati nell’ultimo terzo di campo; lo stesso trequartista brasiliano ha ammesso come Klopp sia estremamente esigente nel lavoro senza palla ma si dice contento della libertà che gli viene offerta in fase di costruzione, ed è proprio di libertà che ha bisogno Coutinho per poter rendere al meglio: può e deve cercare il dribbling e pare naturalmente a suo agio a giocare nello stretto, proponendo soluzioni creative per superare il diretto avversario o rompere le linee di pressione.

A riguardo bisogna notare un fattore non trascurabile: come altri brasiliani, il ragazzo ha avuto il suo primissimo approccio al gioco con il Futsal e questo spiega, almeno parzialmente, come sia arrivato a uno stile di gioco controintuitivo: che sembra essere perfetto e funzionale quanto più gli spazi a disposizione si restringono e le giocate devono necessariamente essere creative, cerebrali e portate con rapidità. Non è un caso infatti che il suo idolo sia Ronaldinho: la maggior espressione di libertà, creatività e genuinità mai vista su un campo da calcio.

Inoltre Coutinho ha dovuto imparare ancora meglio il gioco nello stretto, dato che applicando il pressing altissimo ed intenso di Klopp perdere palla nella trequarti avversaria esporrebbe a ripartenze estremamente pericolose che il Liverpool talvolta finisce comunque per subire. Nel sistema di Klopp Coutinho è anche chiamato a smarcarsi per cercare il tiro o, talvolta, se impegnato in posizione più defilata, serve spesso uno scarico verso il fondo cercando l’attacco della profondità di un altro giocatore che taglia alle sue spalle (Milner, ad esempio).

Ad onor del vero bisogna dire come Coutinho, da quando ha preso piena coscienza di sé ed è stato inserito in un contesto offensivo organizzato, non ha sfigurato in nessuna posizione in cui è stato schierato dimostrando una versatilità da centrocampista all around ma, come detto, nella zona centrale della metà campo avversaria ha regalato le migliori prestazioni e giocate, motivo per cui è probabile che non verrà schierato nello stesso ruolo di Neymar, se dovesse perfezionarsi il trasferimento in Catalogna.

Anche dal punto di vista finalizzativo il numero 10 reds è andato in crescendo: 13 le reti nell’ultimo campionato, prima annata in doppia cifra. Coutinho è molto abile nei piazzati e nel tiro dalla distanza, e durante l’ultima Premier League con 63 conclusioni tentate da fuori area si è classificato terzo in questa speciale classifica (dopo Eriksen e Sigurdsson). Inoltre “The little magician” prova mediamente 3,4 conclusioni a partita di cui quasi tutte (2,9 per la precisione) avvengono a seguito di un’azione manovrata (a discapito di contropiedi e calci da fermo); per conclusioni tentate è il secondo centrocampista della Premier League (ancora Eriksen primo). Il problema di tale dato è che di quelle 3,4 conclusioni a partita ancora 2,9 sono conclusioni di destro e soltanto 0,5 con il piede debole, difetto che, ad esempio, Eriksen non ha.

Gli spazi del Camp Nou

Dove e come potrà giocare Coutinho al Barcellona, però, resta tuttora non chiarissimo: intanto André Gomes dovrebbe essere in partenza, quindi si libererebbe un posto a centrocampo, dove nel 4-3-3 che fu di Luis Enrique, rimangono intoccabili Busquets e Iniesta (e lo rimarranno anche con Valverde). Coutinho, come detto, ha uno stile di gioco ideale per la filosofia-base del Barcellona; dovrebbe imparare ancor meglio i tempi di gestione della palla da Iniesta, la fase difensiva corale e migliorare nella precisione dei passaggi per, eventualmente, raccoglierne l’eredità nei prossimi anni giocando con Rakitic a destra, o magari prendere inizialmente il posto del croato.

Sarebbe l’ennesima, soprendente evoluzione del Maghetto, ma, guardando al futuro prossimo, appare possibile. Bisogna comunque sottolineare come il brasiliano non abbia le stesse caratteristiche degli attuali centrocampisti blaugrana, e probabilmente neanche la condizione fisica e l’acume tattico per essere utile difensivamente in quella zona del campo, almeno inizialmente. Schierarlo invece alle spalle delle punte, con libertà di partire dall’out mancino, costringerebbe il Barcellona ad un forte accentramento del gioco, in controtendenza con quanto proposto negli ultimi anni; bisognerà infine vedere se nella composizione del variegato puzzle blaugrana si concretizzerà l’acquisto di Dembelé o di altri giocatori offensivi, che permetterebbero di capire meglio come risolvere l’enigma di Valverde.

Tra numerose variabili e trasformazioni, una cosa, però, resta certa: dopo una carriera sulle montagne russe ma in continuo crescendo, mai come oggi Coutinho è pronto per il definitivo salto di qualità: si è conquistato con lavoro e applicazione la più importante delle opportunità, e merita di rivendicarla.