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Siamo a fine agosto, e l’anno calcistico 2017/18 in Europa è già iniziato, con le prime giornate disputate ormai in tutti i maggiori campionati continentali, dalla Liga alla Serie A.

Per certe squadre, e non sto parlando solamente del Milan, la stagione era cominciata con ancor più anticipo: gli incontri di andata dei preliminari delle Coppe Europee sono iniziati già l’ultima settimana di giugno, e vedevano affrontarsi quelle squadre che, per usare un eufemismo, non faranno mai una tournée milionaria in Estremo Oriente o negli U.S.A.; per esempio, gli andorrani del Santa Coloma, i sammarinesi de La Fiorita, i maltesi dell’Hibernian (che nulla hanno a che vedere con i loro omonimi di Edimburgo), oppure ancora i faroesi del Víkingur Gøta e i gibilterrini dell’Europa FC.

È evidente che non siano sfide che richiamino un’attenzione degna di una finale di Champions League, però mi sono incuriosito, e ho pensato di analizzare un po’ da vicino e in più articoli il calcio di questi Paesi: saranno pure in deficit di chilometri quadrati, eserciti imponenti (spesso anche di forze armate in generale) e influenza all’ONU, ma credo che ci sia qualcosa da raccontare sul calcio anche a Malta, San Marino o Andorra.

Parte 1: San Marino

Il campionato

Un passo indietro. È il 29 maggio del 1985, e a Bruxelles la Juventus ha appena vinto la sua prima Coppa dei Campioni; un evento storico, ma c’è ben poco da festeggiare, visto che prima della partita sono morti tragicamente 39 sostenitori bianconeri.

A rileggere le formazioni a distanza di oltre 30 anni, si nota facilmente come il Liverpool abbia appena due inglesi nel suo starting XI, mentre nella squadra di Trapattoni, per contro, ci siano appena tre stranieri; due di loro sono famosi in tutta Europa e anche fuori, si chiamano Michel Platini e Zbigniew Boniek, mentre l’altro risponde al nome di Massimo Bonini: nonostante possa sembrare italiano, Bonini è però nato a San Marino, capitale dell’omonima Repubblica, ed è tuttora l’unico sammarinese ad essere arrivato così in alto nel mondo del calcio.

Massimo Bonini con la Juventus

A voler trovare le coincidenze, perché ogni tanto sono davvero difficili da ignorare, proprio in quel 1985, in ottobre, prenderà il via la prima stagione della massima serie della Repubblica del Titano: le 17 squadre si affrontano solamente in gare d’andata, senza alcun tipo di playoff o finali al termine del girone, e le retrocessioni sono tantissime, ben otto: anche il Tre Fiori, la squadra con più titoli ad oggi (7), finisce tra i cadetti, mentre il titolo lo vince il Faetano, squadra che rappresenta il suo castello, di 1.100 abitanti.

Una decina di anni dopo, nel 1995/96, si disputa una stagione davvero particolare, visto che a seguito di un regolamento consolidato ma comunque piuttosto cervellotico, a giocarsi il titolo sono il Cosmos, squadra di Serravalle che veste maglie verdeoro come quelle della seleção brasiliana e si ispira nel nome alla squadra di New York che ingaggiò Pelè, e la Libertas, che ha una particolarità: pur essendo una delle due finaliste per lo scudetto, ha giocato l’intera stagione tra i cadetti.

Infatti, per quella stagione si prevedeva un sistema di ben quattro turni di playoff, dove erano appunto ammesse anche le due promosse in A-1, più semifinali e finale: era già successo altre volte che una squadra di A-2 arrivasse in finale – era capitato agli stessi Cosmos nel 1990 – ma in questo caso i granata della Libertas riescono anche a vincerla, peraltro con un sonoro 4-1; è forse l’unico caso di una squadra capace di vincere il proprio campionato nazionale senza aver militato nella massima serie, anche perché dal 1998/99 si passa al formato attuale del campionato, fatto di due gironi da 8 squadre ciascuna, senza retrocessioni di sorta.

Le coppe europee

La partecipazione ai tornei continentali inizia solamente nel 2000/01, quando la Folgore/Falciano si trova davanti, nel primo turno preliminare, il Basilea: gli incontri terminano senza storia (1-5 in casa e 0-7 fuori), mentre l’anno dopo il Domagnano sfiora l’impresa, perdendo appena 1-0 tra le mura amiche contro il Rapid Vienna.

Per la Champions League bisogna aspettare il 2007/08, e l’onore tocca al Murata, che ha in rosa il 44enne Massimo Agostini e Aldair, tornato a calcare i campi all’età di 41 anni; la partita vede la vittoria esterna per 2-1 dei finlandesi del Tampere (gol del vantaggio siglato dal Cristian Protti, cugino di Igor), mentre in Coppa UEFA arriva nella gara d’andata il primo storico pareggio, con il Libertas che strappa un 1-1 interno contro gli irlandesi del Drogheda United; la prima e sin qui unica vittoria europea è del 2013, grazie a un misurato 1-0 del Tre Penne contro gli armeni dello Shirak, i quali riescono comunque a passare grazie al 3-0 all’andata.

Nessuno, ovviamente, pretende dei grandi risultati da parte delle squadre che militano nel campionato del Titano, tuttavia un grande rimpianto rimane: il primo turno preliminare della Champions League del 2009/10 vedeva infatti affrontarsi le rappresentanti dei quattro campionati europei con il peggior coefficiente.

Il Tre Fiori venne sorteggiato con il Sant Julià, squadra andorrana di per sé abbordabile, tanto che l’andata (giocata davanti a meno di 600 spettatori) terminò 1-1; al ritorno i catalani si portano in vantaggio, per poi subire il pareggio a 8′ dalla fine; dopo dei supplementari inconcludenti, era il turno dei calci di rigore, vinti solo a oltranza dalla squadra di Andorra, che negò così a una squadra sammarinese la più grande possibilità di passare per la prima volta un turno nelle competizioni europee.

La nazionale

Un altro capitolo da osservare, dopo il campionato e le coppe europee, è la nazionale: all’ultimo aggiornamento del sempre discutibile ranking FIFA occupa la poco invidiabile 204ª posizione, alle spalle delle Cayman e delle Turks & Caicos e davanti solamente alle Isole Vergini Britanniche, la quale tra il 2000 e il 2001 visse l’avventura di essere allenata dall’allora 23enne André Villas-Boas, che in due partite riuscì anche a subire una notevole imbarcata (9-0) contro le Bermuda.

Nonostante una situazione simile, l’affetto per la nazionale non manca, vista anche la consapevolezza che si tratta non solo di una selezione semiprofessionistica tendente al dilettantesco e per di più inserita in una confederazione – la UEFA – dove ottenere un qualche tipo di risultato è estremamente più difficile, per esempio, della CONCACAF (dove invece militano le due nazionali citate prima che precedono San Marino nel ranking), farcita di squadrette caraibiche di livello decisamente basso.

Già parlando delle coppe europee ci siamo potuti fare un’idea su come per le squadre del Titano sia decisamente difficile fare risultato, in particolar modo una vittoria: per la nazionale il discorso è simile, se non peggiore per i motivi di cui sopra: dall’esordio avvenuto nel 1991 a Serravalle (0-4 con la Svizzera) ad oggi, San Marino ha ottenuto una sola storica vittoria, ottenuta dopo 65 partite dall’esordio: 1-0 con il Liechtenstein, raggiunto nell’aprile del 2004 grazie alla rete di una leggenda del calcio sammarinese, Andy Selva, che nei club ha raggiunto il punto zenitale della sua carriera giocando qualche partita in Serie B con il Sassuolo.

Dopo quella storica vittoria ottenuta a Serravalle, è degno di nota una sconfitta-beffa in casa contro l’Irlanda – il gol del definitivo 2-1 arriva solamente nel quinto e ultimo minuto di recupero – più il primo pareggio in competizioni ufficiali, ottenuto nel novembre 2014 contro l’Estonia, e nel mezzo anche la peggiore sconfitta di sempre: 0-13 contro la Germania, nel settembre del 2006 con annessa interrogazione al Consiglio Grande e Generale.

Inoltre, nell’ottobre del 2013, a seguito dell’ennesima pesante sconfitta (8-0 casalingo contro l’Ucraina) si è dimesso lo storico c.t. Giampaolo Mazza, che sedeva sulla panchina della nazionale da un periodo record di 15 anni, quando aveva rilevato Massimo Bonini, oggi direttore tecnico della Federcalcio locale.

L’ex c.t. di San Marino Giampaolo Mazza

Attualmente, nella rosa di San Marino il più talentuoso – e allo stesso tempo promettente – è il 22enne Elia Benedettini, portiere che vanta due partite in B con il Novara, ma che deve ancora conquistare il posto da titolare fra i pali della nazionale della Serenissima per via della rivalità con il più esperto Aldo Simoncini della Libertas, che vanta oltre 50 incontri internazionali, corredati dal triste score di 230 reti subite.

Nonostante le poche ambizioni della Serenissima, l’atmosfera che potrebbe sembrare comunque di un ambiente idilliaco, con la conseguente facilità di sviluppare la retorica del “calcio genuino” si sta incrinando leggermente in questi ultimi due anni: prima con la vertenza tra i calciatori della nazionale e la FGSC (la federcalcio locale), e poi con lo scandalo scommesse scoppiato questa primavera, e non ancora terminato.

Il primo dei due fatti risale al marzo del 2015, con una richiesta, da parte dei calciatori sammarinesi rappresentati da Andy Selva, di essere ascoltati sulle proposte per migliorare il calcio locale e di ricevere un aumento per i gettoni di presenza in nazionale, che ammontano a 100 euro a partita: una richiesta di per sé ragionevole, visto che attualmente oltre a Benedettini solo il difensore Mirko Palazzi ha fatto parte del circuito del calcio professionistico (tre anni fa al Cosenza nell’allora Seconda Divisione), e che quindi obbliga i giocatori della nazionale, dilettanti, a dover chiedere ferie dal lavoro per difendere i colori della Repubblica del Titano; tutto questo mentre – accusava Selva – la Federazione riceveva in contributi milioni di euro e continuava ad ignorare le proposte di rinnovamento.

La nazionale di San Marino

La minaccia di uno sciopero in vista della trasferta con la Slovenia per un incontro di qualificazione degli Europei venne affrontata a muso duro dalla FGSC, che per bocca del presidente Giorgio Crescentini arrivò ad accusare gli scioperanti di voler “distruggere il calcio sammarinese”: nonostante questi toni apocalittici, tuttavia, le parti riuscirono a trovare un punto d’incontro perlomeno sul punto di vista delle proposte dell’Assocalciatori, di certo non assurde (una delle più promosse era l’ammissione alle riunioni del Consiglio Federale del presidente dell’Associazione).

2015-oggi: problemi in vista?

Le critiche alla Federcalcio mosse dai giocatori saranno pienamente giustificate alcuni mesi dopo, quando per completare il suo annus horribilis si rese protagonista di un episodio che rientra ampiamente nella definizione di ridicolo: il Murata, finalista della Coppa Titano e quindi teoricamente ammesso in Europa League in quanto la Folgore/Falciano aveva conquistato entrambi i trofei nazionali, si scoprì poi escluso dalla competizione in quanto il nuovo regolamento UEFA dava la precedenza alla 3ª classificata in campionato – in questo caso La Fiorita – rispetto alla finalista della Coppa nazionale. Sembra inoltre che ad essersi accorto improvvisamente di questa modifica nel regolamento sia stato un appassionato di calcio qualunque, e non un esperto di diritto sportivo o un dirigente della stessa Federazione.

Se già il 2015 non è stato decisamente un anno felice per il calcio sammarinese, questo 2017 non sta riservando grandi gioie, anzi: ad aprile, insospettita da una voce di scommesse clandestine di un San Giovanni-Virtus di Coppa del Titano, la Polizia Giudiziaria fa irruzione nello spogliatoio virtussino; nell’automobile del portiere di riserva Massimiliano La Monaca vengono trovati 150 grammi di cannabis; un ritrovamento di per sé ininfluente sulle indagini per le scommesse clandestine, che però hanno una svolta nell’arresto di Armando Aruci, compagno di squadra di La Monaca – scarcerato pochi giorni prima – nel maggio scorso.

L’arresto di Aruci potrebbe essere paragonato a quelli avvenuti nel 1980 nei principali stadi italiani, allo scoppio dello scandalo del Totonero che portò in serie B Milan e Lazio, vista la circostanza: l’attaccante, autore di ben 20 reti in 19 incontri tra regular season e playoff, è infatti uno dei più conosciuti nel calcio locale, ed è avvenuto sotto gli occhi di tutti allo stadio di Serravalle, casa della nazionale, dove Aruci si trovava per la finale del campionato poi vinta da La Fiorita.

L’arresto di Armando Aruci

Le prime sentenze – abbastanza miti – sono arrivate a fine luglio, e riguardano solamente una parte dell’inchiesta; per ora risultano condannati a 1 anno (più 1000 euro di multa) Mirko Bucci della Virtus, a 6 mesi e 400 euro di multa al compagno di squadra Andrea Righi, 3 mesi e 300 euro al capitano della nazionale Matteo Vitaioli, della Libertas, stessa pena di quella comminata a Nicola Zafferani, della Juvenes/Dogana.

Anche qui ci sono alcuni punti da risolvere, in primis come mai lo stesso Aruci non sia il quinto dei deferiti, nonostante fosse stato arrestato proprio perché ritenuto capace di mettere in atto un inquinamento delle prove a suo carico; inoltre, sarà da vedere come sarà possibile far scontare la squalifica a Vitaioli, che pur essendo tesserato della Libertas non vi ha mai giocato, prendendo parte invece al campionato di Promozione in Emilia-Romagna con la squadra riminese del Tropical Coriano.

Nonostante questi ultimi anni sicuramente un po’ turbolenti, è assai probabile che il calcio a San Marino viva comunque con un’atmosfera sicuramente meno esasperata rispetto a quella della vicina Italia, e speriamo che lo scoppio di questo scandalo sia soltanto un episodio che non rovini uno spirito che, se non di “calcio genuino”, per lo meno è un calcio non isterico, che è già qualcosa.