15 min read

Ciao. Siamo tornati.

1. Cos’è successo quest’estate

Un elenco di cose che magari sapete già, ma se scritte qui risultano amplificate come da un subwoofer in una valle piena di alberi. Un po’ sottotraccia magari, perché Nasri e Menez all’Antalyaspor di Eto’o è roba nota.

-Il calcio italiano si è nuovamente liberato di Jovetic come un brutto male. Peccato.

-Eljero Elia, Gökhan Inler, Aurélien Chedjou, Kerim Frei e Gael Clichy ora giocano con Adebayor. Che bello.

-Oltre a cambiare una squadra italiana all’anno, ogni tanto De Maio torna all’Anderlecht: è successo anche questa estate.

-Il Toro ha preso il fratello minore di Milinkovic-Savic, Vanja, che fa il portiere.

-Acquistando Paredes, Driussi, Mammana, Rigoni e Kranevitter, lo Zenit sta tentando di creare una colonia argentina interna che neanche l’Inter. Roberto Mancini è il filo rosso. Dopo nove anni, però, se ne è andato Danny.

-Il Lille ha speso quasi 70 milioni per giovani perlopiù brasiliani. E ora Bielsa li farà diventare fortissimi.

-Il Lipsia prende solo giocatori che bruciano l’erba: Jean-Kévin Augustin dal PSG e Bruma dal Galatasaray.

-Dopo 5 anni di Ingolstadt, Pascal Groß si è rifiutato di combattere di nuovo per conquistare la Bundesliga ed è andato al Brighton. Per combattere in Premier.

-Van der Wiel è il primo giocatore della A di origini curaçaoensi o ne conoscete altri?

-Roman Pavlyuchenko è passato dall’Ural Ekaterinburg all’Ararat Moscow, squadra di terza serie. Come in Italia, la C russa è divisa in tre gironi: Ovest, Centro e Sud. L’Ararat è la squadra più armena di Russia e gioca davanti a 5100 spettatori.

-Pur spendendo tutte parecchi soldi, in questa estate folle, Real Madrid, Barcellona, Atleti e Siviglia hanno avuto entrate ancora maggiori.

-Il colpo più costoso di cui si conosce a malapena metà delle parti in causa: Aaron Mooy, centrocampista australiano palese erede di Mark Bresciano, dal ManCity all’Huddersfield Town per 9,1 milioni di euro.

-Il Lione giocherà l’Europa League, ospiterà la finale di Europa League, ma ha venduto Lacazette, Tolisso, Mammana, Valbuena, Gonalons, N’Koulou e Jallet. Almeno è arrivato Bertrand Traoré, dal Chelsea via Ajax, burkinabè più veloce del vento.

-Il nordcoreano Han è in B, al Perugia, e ha segnato una tripletta all’esordio.

-Il Galatasaray è la nuova casa di Bafetimbi Gomis, Younés Belhanda, il Fernando (ex) del City, Sofiane Feghouli e Mariano.

Quando una squadra di Premier spende quasi 35 milioni per Hoedt + Lemina.

2. Chelsea-Everton

Chelsea ed Everton sono due squadre in cerca di sicurezze. I primi per la precarietà legata al discorso Conte: sul mercato il tecnico leccese non è stato accontentato e voci di un suo malumore si inseguono. I secondi, invece, cercano quelle sicurezze su cui poggiare la scalata sociale ai vertici della Premier dopo un’estate piena di investimenti.

I padroni di casa schierano il solito 3-4-3 con Rüdiger, David Luiz e Azpilicueta a difesa di Courtois. In mezzo i soliti Moses, Fabregas, Kanté e Marcos Alonso, mentre dietro Morata agiscono Pedro e Willian. L’Everton si è sempre schierato a 3 dietro quest’anno (lo fanno ormai gran parte della squadre di Premier, Conte ha spianato la strada), ma con i soli Davies e Gueye a proteggere il centro del campo. Senza lo squalificato Schneiderlin e con Coleman e Klaassen ai box, Koeman non ha voluto rischiare dal primo minuto Besic, il cui padre è stato assassinato in Bosnia ieri in circostanze tanto misteriose quanto agghiaccianti. Così, a difesa di Pickford ci sono Jagielka, Williams e Keane. Baines e Holgate sugli esterni, la coppia Gueye-Davies (il primo ammonito dopo 9′ e in precarie condizioni fisiche, il secondo è un classe ’98) in mezzo, davanti Rooney e Sigurdsson a sostegno di Sandro Ramirez.

Lo spartito del primo tempo è uno solo: il Chelsea crea pericoli nell’area avversaria ogni qualvolta preme sull’acceleratore; l’Everton, dal canto suo, fatica terribilmente a mettere il naso fuori dalla propria metà campo: Rooney è fuori dal gioco, Sigurdsson sbaglia tanto. A fine partita, i tre giocatori con più passaggi nei Toffees saranno i tre difensori centrali, chiaro segno di quanto fosse stagnante la manovra. Koeman nella ripresa ha provato ad inserire Besic per uno spento Davies, abbassando Sigurdsson al ruolo di mezzala, ma la frittata era già fatta.

Avanti di due gol (il primo grande giocata di Fabregas, nel secondo Morata mette a nudo l’inadeguatezza della fase difensiva dell’Everton), il Chelsea ha amministrato la partita nel secondo tempo, risultando comunque più pericolosa degli avversari. Solo negli insignificanti minuti finali l’Everton ha messo in difficoltà la squadra di Conte, pur non riuscendo a togliere lo 0 dal conto di saves di Courtois.

La partita urla le seguenti cosucce: 1) Battere tatticamente Antonio Conte è difficilissimo; 2) Il Chelsea avrà pure una rosa corta, ora è inizio stagione, non sono ancora iniziate le Coppe e nessuno è affaticato e ok, ma rimane una squadra fortissima; 3)É ancora prestissimo per dirlo, vero, ma alcuni dubbi sugli acquisti dell’Everton cominciano già a sorgere. Tipo: sicuro che Sandro Ramirez sia un degno sostituto di Lukaku? Sicuri che spendere così tanti soldi per un islandese che batte benissimo le punizione e poco altro sia stato un affare? 4) L’Everton ha ancora un lungo cammino da intraprendere se vuole spodestare le primissime della classe, un pacchetto compatto di squadre graniticamente aggrappate ai primi cinque posti della classifica. Oh no, quinto (anno scorso) c’è l’Arsenal, la cui situazione non è felicissima, ma ne parleremo dopo.

3. Un gol di Belotti che sembra di Pablo Daniel Osvaldo

Guardando infinite volte il meraviglioso gol del *emoji del Gallo* Belotti, si individua un momento preciso in cui il centravanti pensa qualcosa del tipo: “A costo di fare una brutta figura o di spaccarmi le vertebre, ci provo”. Viene fuori un discreto capolavoro.

 

4. Premier League coaches fighting list

Qualcuno su Twitter ha classificato gli allenatori di Premier League secondo il metro preferito da Paolo Di Canio, quello delle botte. Badilate, schiaffoni e qualunque genere di scorrettezza machista. Non trovando più quell’elenco, ne propongo uno.

#20. Rafa Benitez, che spesso è incamiciato a bordo e i bottoni sembrano pronti a saltare da un momento all’altro.

#19. Slaven Bilic, uno che portereste eccome in una rissa da bar.

#18. Arsene Wenger, il prozio capace di nascondere gli assi nella briscola post-arrosto.

Anche se qui spinge via Mou con la facilità di chi ne ha viste tante.

#17. Eddie Howe, faccia pulita e bel capello biondo: l’ideale per una ferita sanguinante ad altezza sopracciglio nonostante il bicipite sporgente.

#16. Marco Silva, esponente della bonarietà portoghese.

#15. José Mourinho, perché quella volta ha perso contro Wenger.

#14. Mauricio Pellegrino, vice di Er Ciambella all’Inter e quindi inetto per induzione.

#13. Paul Clement, che spesso strizza gli occhi e fa molta paura.

#12. Chris Hughton, uno che – come Rafa Marquez – potrebbe essere accusato di narcotraffico e non ne resteremmo così sorpresi. In alternativa: lo zio americano del migliore amico.

#11. Sean Dyche, perché anche quando tenta di sorridere ha un’espressione cattivissima.

#10. David Wagner, che viene dal Dortmund, ma da Klopp ha ereditato lo stile occhiale+cappellino e poco più.

#9. Craig Shakespeare, con la panzetta quindi pericoloso, ma amichevole.

#8. Ronald Koeman, con la panzetta quindi pericoloso, ma arancione.

#7. Frank De Boer, lo prenderanno tutti di mira per colpa della progenie.

#6. Pep Guardiola, che prima di scazzottare potrebbe chiedere una tregua, una partita a scacchi o un ricorso alle Nazioni Unite.

#5. Mark Hughes, che sembra Clint Eastwood in Gran Torino, ovvero non la persona più affabile del mondo.

#4. Tony Pulis, brutto, sporco, cattivo e a breve sessantenne: finché le nipotine non saranno cresciute potrà macchiarsi le mani.

#3. Mauricio Pochettino, un figo che quando aveva i capelli lunghi e giocava dietro all’Espanyol menava bene.

#2. Jurgen Klopp, troppo selvatico per non fare bene nei tafferugli.

#1. Antonio Conte, vedi Klopp, ma più instabile.

 

5. La (giudizio troppo affrettato, ok) partita più pazza dell’anno

(Altra parentesi prolissa perché sì, questa rubrica preferisce il calcio della Premier – pur coi mille difetti del calcio della Premier – alle polemiche sulla VAR)

In Bournemouth-Manchester City è davvero successo di tutto, a cominciare dal dominio dei Cherries nei primi 20′. I padroni di casa sono pure riusciti a passare in vantaggio, dopo un gol clamoroso di Daniels dalla sua zona. In quell’arco temporale, il Bournemouth ha tirato 5 volte contro la porta di Ederson e tentato altrettanti dribbling, gli avversari nessuno. Poi la sfrenata intensità dei ragazzi di Howe è calata e il City ha lentamente preso campo, anche grazie all’assoluta qualità dei singoli (per Bernardo Silva è del tutto naturale un sombrero in un metro quadrato, KDB sventaglia che è una meraviglia e David Silva lo conoscete). Nonostante passi ancora un po’ troppo tempo lontano dalle luci della partita, le qualità associative di Gabriel Jesus aiutano molto il City (e, di nuovo, Agüero è partito dalla panchina).

Un disastroso Aké (pagato due mesi fa 23 milioni) si fa sfrecciare davanti al naso G. Jesus, che pareggia. Mentre tante big italiane si preoccupano di avere esterni d’attacco che diano una sufficiente mano in fase difensiva, il City gioca con un 4-1-4-1 fluido. Otamendi e Kompany davanti ad Ederson; Mendy e Danilo sono i terzini; il vertice basso è Fernandinho, mentre dietro la stellina brasiliana giocano Sterling, De Bruyne, David Silva e Bernardo Silva. Sterling tende a dare una mano al centravanti, lasciando così sguarnita la fascia sinistra: la spaventosa facilità di corsa di Mendy ha fornito cross pregevoli per varietà e precisione. Fernandinho è uno dei migliori tuttocampisti della Premier e non è sicuro che Gündogan gli porti via il posto così facilmente una volta rientrato. Soprattutto KDB e D. Silva, inoltre, si abbassano per far gioco, ed è sempre un bel gioco. A ciò si aggiunge la pressoché totale rinuncia del Bournemouth di giocare: solo un pasticcio di Otamendi fa prendere uno spavento ad Ederson, con Joshua King (ex ManUtd e migliore dei suoi) che colpisce il palo.

Il resto è bus del Bournemouth parcheggiato e Guardiola che perde la testa. Finché Sterling non trova (con aiuto della Dea Bendata) un meritatissimo gol vittoria. Il calcio di Guardiola in Premier è vivo e lotta insieme a noi.

6. Cose più brutte di questo tackle di Miguel Angel Britos

Britos è uno dei giocatori più sanzionati della Premier, ma ogni volta che si alza da un contrasto potenzialmente mortale, fa la faccia stupita, quella del bambino beccato con le mani nel barattolo della Nutella quando la mamma entra in cucina. Diverse cose, tuttavia, sono peggiori di quell’intervento. Vediamo quali.

-Ventura che butta un secchio d’acqua sul nostro fiammifero acceso per la convocazione di Giovinco in Nazionale.

-Gli errori sotto-porta di Welbeck.

-Questa testata di Britos a Morata.

-Il nuovo taglio di David Silva.

-Una intera estate senza Appunti Sparsi.

-I tifosi che bruciano le maglie.

-La Cassano-story.

-I tweet di Trump.

-La Schick-story.

-Pensare che al 99% non andremo – mai nella nostra vita – al nuovissimo, bellissimo e popolarissimo stadio del Monterrey.

-La fase difensiva del Cagliari.

-L’ultima esultanza di Firmino, che, almeno ma non solo da questo punto di vista, è un Fabrizio Cacciatore con più swag.

-La rosa del Verona.

7. Liverpool-Arsenal

Anche Arsenal e Liverpool arrivano alla grande sfida di Anfield in due stati d’animo totalmente differenti. Se i Reds volano sulle ali dell’entusiasmo dopo aver centrato la qualificazione in Champions e aver estratto il miglior girone possibile, i Gunners hanno sì vinto il Community Shield ad inizio Agosto, ma arrivano anche da una fragorosa caduta in casa dello Stoke City. A peggiorare le cose, gli ultimi giorni di mercato: la situazione contrattuale dei due migliori giocatori della rosa, Sánchez e Özil, è un nebuloso punto di domanda. Dopo la partita di Anfield, addirittura, pare che il cileno abbia chiesto il trasferimento.

Nella prima giornata di Premier, più della metà delle squadre giocavano a 3 dietro. Wenger strappa una pagina dal quadernino tattico di Conte e schiera Monreal, Koscielny e Holding a difesa di Cech. I due esterni sono Bellerin (inspiegabilmente a sinistra) e Oxlade-Chamberlain. In mezzo Xhaka e Ramsey, davanti Sánchez e Özil a supporto di Welbeck. Il Liverpool schiera invece il classico 4-3-3: Karius prende a sorpresa il posto di Mignolet in porta, Moreno e Gomez i terzini. La coppia centrale (abbastanza solida da tenere già due volte la porta inviolata in Premier) è Matip-Lovren. In mezzo Henderson è il pivot basso, le mezzali Can e Wijnaldum. Davanti il tridente terribile Mané-Firmino-Salah.

Il problema principale per la squadra di Wenger, chiaro fin dall’inizio, è l’abbondanza di giocatori fuori dal ruolo naturale. Come al solito però, oltre alle mancanze tattiche del tecnico alsaziano, l’Arsenal paga anche una cattiva scelta del personale: Mustafi e Lacazette fuori gridano vendetta. Il Liverpool è una delle migliori squadre al mondo nel chiudersi e ripartire: il gol del raddoppio arriva in questo modo ed è scandaloso che Wenger non abbia preparato adeguatamente le transizione negative contro una squadra che vive degli strappi in campo aperto dei suoi attaccanti. Il primo gol, invece, è frutto di una mancata comunicazione tra Koscielny e Xhaka: il francese si perde tra il suo uomo (Firmino, che poi segna di testa) e quello dimenticato da Xhaka (Salah). Il centrocampista ex ‘Gladbach ha fatto tanta confusione ed è stato fisicamente travolto da Can. All’intervallo Wenger prova a cambiare togliendo un mogio Ramsey per il più muscolare Coquelin, ma l’inerzia è tutta dalla parte del Liverpool e poco cambia.

Il terzo gol è un pasticcio individuale di Bellerin, il quarto deriva da un altro repentino dispiegamento di uomini che la difesa dell’Arsenal non riesce a reggere. Klopp non è un allenatore dogmatico, non fa del possesso palla il suo unico credo. La riconquista del pallone è fondamentale per l’allenatore tedesco: il primo gol nasce proprio da un recupero del terzino Gomez sulla trequarti avversaria. Non a caso il Liverpool finisce col 48,8% di possesso palla ma quasi il doppio di tackle riusciti rispetto ai Gunners.

Cosa ci dice la partita? Che l’Arsenal è allo sbando, innanzitutto. Nella conferenza stampa pre-gara, Wenger ha garantito che i giovani costruiti in casa l’Arsenal se li tiene, perché su di essi ha investito tempo e denaro. Due giorni dopo, Oxlade-Chamberlain (cresciuto nel Southampton, ma all’Arsenal da quando ha 18 anni) viene ceduto al Chelsea per una quarantina di milioni. The Ox è partito tre volte titolare su tre in Premier e cederlo sembra quasi una resa. Il Liverpool, invece, continua la sua marcia in una stagione che si preannuncia entusiasmante: l’arrivo di Naby Keïta e i soldi ricavati dalla cessione di Coutinho potrebbero far schizzare ulteriormente verso l’alto la colonnina del fascino che circonda i ragazzi di Klopp.

8. Notizie dal mondo

-Xabi Prieto ha festeggiato le 500 presenze in maglia txuriurdin segnando ad un pessimo Villarreal di un ancor più pessimo Carlo Bacca.

-Iturbe è finito in Messico. Ma non è cambiato nulla, nota qualche rancoroso.

-Nella notte tra venerdì 25 e sabato 26, si è giocato il derby di New York tra Red Bulls e NYCFC. Pirlo ha guardato dalla panchina, mentre Villa assisteva Maxi Moralez per il temporaneo vantaggio degli azzurri. Poi ha pareggiato l’ex San Lorenzo Gonzalo Verón.

-Il Marsiglia di Rudy Garcia ha preso 6 gol dal Monaco e non si parla più di chiese e villaggi.

-Il Guangzhou Evergrande sta dominando il campionato cinese, mentre potrebbe retrocedere il Tianjin Teda di John Obi Mikel e Frank Acheampong. Potrebbe essere dura risollevare una carriera dopo una retrocessione dalla CSL.

-Marco Borriello ha segnato il gol d’apertura in Spal-Udinese 3-2, rendendo i ferraresi la dodicesima squadra con cui ha segnato in A.

-Un’altra cosa triste sul Villarreal: Ünal e Sansone sono costretti alla panchina.

-Dopo due partite da 3 gol e 3 assist, Neymar contro il Saint-Etienne è sembrato un po’ meno marziano. Anche se (1) ha dato via questa palla qui a Cavani (2).

-In questo inizio di Premier, tutti i giocatori corrono. Christian Atsu va in moto.

-Non vi eravate scordati della Formica Atomica, vero?

-Altro tiro, altro giro, altro regalo.

9. André Silva è pronto per fare il titolare?

É la domanda che si sono fatti tutti i tifosi del Milan quando hanno visto partire Patrick Cutrone titolare anche contro il Cagliari. Al suo posto è poi subentrato il neo-acquisto Kalinic: solo panchina per il giovane portoghese. Se prima della seconda di campionato si poteva solo sospettare che nella testa di Montella Cutrone fosse più avanti di André Silva, il concetto è ora chiaro e tondo. E forse lo è anche quello della scelta del modulo: la difesa a 3 (quindi il modulo a due punte) è stato utilizzato solo nel ritorno dei preliminari contro lo Shkendija, partita insignificante anzichenò.

Il Milan ha vinto tutte e sei le partite ufficiali disputate finora e quello di João Pedro è il primo gol subito: com’era quella frase sulla squadra-che-vince? Se dunque il modulo per questa prima parte di stagione è il 4-3-3 e per il ruolo del centravanti Montella gradisce più Kalinic e Cutrone, quanto spazio resta ad André Silva?

Arrivato per 38 milioni (dati Transfermarkt.it) sulla scia dell’entusiasmo della campagna rossonera e tra le sponsorizzazioni di Cristiano Ronaldo, André Silva arriva da un’unica stagione nel calcio dei grandi, nella quale ha segnato 20 gol. Il nativo di Gondomar, nel nord-ovest del Portogallo, debutta col Porto dei grandi il 29 Dicembre 2015. Il primo gol con i Dragões arriva pochi mesi più tardi, quando non è ancora ventenne. La stagione 2016-2017 è un sogno per un ragazzo come André Silva: centravanti titolare, bello e spavaldo, dei Dragoni, figuriamoci. E segna pure. Poi, però, a Gennaio arriva Tiquinho Soares dal Brasile e la convivenza non è facile. Spostato spesso e volentieri sull’esterno, André Silva ha chiusa la seconda parte dell’anno facendo amicizia col peggior nemico di ogni attaccante: la panchina.

Nonostante questo, il Milan ha puntato forte su di lui. In una stagione piena di impegni, il portoghese dovrebbe trovare comunque un ampio minutaggio: toccherà a lui ripagare la fiducia del tecnico e riempire gli occhi dei tifosi di San Siro, dopo quest’estate molto addolciti. Nelle prime uscite stagionali, André Silva ha mostrato un carente – se non assente – uso del mancino, una staticità invidiabile se il tuo lavoro è l’impiegato di banca, movenze spigolose se non impacciate, una non-perfetta cognizione dello spazio attorno a sé, fiuto non inzaghiano sotto porta.

Le scusanti per una partenza a rilento, che non ha fatto altro che favorire l’esplosione di Cutrone, ci sono: Silva è 185cm per 75kg, un motore che arriva a pieno regime lentamente, anche considerando la faticosa Confederations Cup giocata in estate. Ora come ora, André Silva non è pronto per fare il titolare in una squadra che ambisce ai primi tre posti della Serie A. Non lo sarebbe in nessuna di queste. Migliorando la condizione fisica e sfruttando le occasioni che gli verranno date, tuttavia, avrà tutte le occasioni per giustificare i soldi spesi per portarlo a Milano.

10. Tweet sparsi™