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9 punti. 10 gol fatti. 0 gol subiti. 61 % di possesso palla di media. L’impressione di aver finalmente costruito una squadra che rispecchi la sua idea di calcio. Il Manchester United di Josè Mourinho si trova già alla prima sosta per le nazionali in testa alla Premier League in solitaria, l’unica compagine a punteggio pieno dopo sole tre giornate. E per di più dando l’idea di avere già un’identità di squadra ben precisa che, come da tradizione per il portoghese, si affida fortemente alla esaltazione dei singoli talenti che ama collezionare in squadra.

Cosa ci hanno detto le prime tre giornate di Premier

Nelle prime tre di campionato lo Special One si è affidato ad una cerniera difensiva formata da Valencia-Bailly-Jones-Blind, che ha convinto per aggressività e amalgama.  Gli unici due inamovibili sembrano il capitano Valencia e Bailly (anche se Blind sembra nettamente in vantaggio sulla concorrenza interna) mentre al centro si attende ancora il nuovo tentativo di inserimento di Lindelof, svedese prelevato a suon di milioni dal Benfica e disastroso contro il Real Madrid in Supercoppa Europea, in collaborazione con tutti i suoi compagni di reparto.

Smalling è risucchiato fuori area da Benzema, Valencia e Darmian sono un inno alla passività e il povero Lindelof è lasciato ad affogare da solo nella sua inadeguatezza.

Blind e Valencia si stanno dimostrando la coppia di terzini perfetta per Mou perché sembrano riuscire a coniugare bene all’interno del loro gioco entrambe le fasi. In queste prime partite i Red Devils hanno schiacciato per lunga parte delle gare gli avversari nella loro metà campo, e i due laterali bassi del portoghese hanno saputo mantenere all’interno del rettangolo di gioco una posizione altissima senza causare eccessive perdite di equilibrio. Non è un caso che le rare volte in cui si sono fatti sorprendere alle spalle in ripartenza siano le sole in cui il Manchester abbia davvero rischiato di perdere l’inviolabilità della propria porta.

Valencia viene sorpreso alle spalle e Bailly è sfortunato sul rimpallo. Ma la Dea bendata torna immediatamente sui suoi passi e fa sbattere il cross sbagliato da Ayew sulla traversa.

Il perno centrale su cui si baserà l’equilibrio stagionale dello United porta indiscutibilmente il nome di Nemanja Matić. Il serbo rischia di essere uno degli acquisti più pesanti sull’equilibrio del campionato in quanto rappresenta l’archetipo del giocatore da piazzare in protezione dei centrali difensivi per Mourinho e crea, insieme a Pogba, una cerniera centrale completa.

L’ex centrocampista del Chelsea iridato di Conte funge da primo riferimento per l’uscita del pallone per i due difensori centrali e da punto nevralgico da cui transitare per cambiare il lato d’attacco, oltre a consentire alla squadra di mantenere un baricentro molto alto (come è possibile vedere nella passmap qui sotto) grazie alla innata capacità di accorciare gli spazi in maniera aggressiva e con i tempi giusti.

Paul Pogba potrebbe vivere l’annata della consacrazione dopo essere tornato a casa. Dopo una prima stagione vissuta tra alti e bassi, causata da una scarsa complementarietà con gli altri mediani affiancatigli e un riadattamento ai ritmi della Premier, l’arrivo di Matić gli ha regalato un compagno di reparto finalmente in grado di concedergli la libertà necessaria per incidere maggiormente sulle partite. Nei momenti di pressione nella metà campo avversaria Pogba è finalmente libero di sganciarsi, attuando una rotazione del triangolo di centrocampo e affiancandosi ad uno dei trequartisti, consapevole di avere le spalle coperte.

Nelle prime tre partite di Premier Pogba ha giocato in crescendo, sempre più a suo agio in questa posizione ibrida che gli consente di essere incisivo anche in zona gol, come testimoniano le due reti firmate nelle prime due giornate. A favorirlo è anche una batteria di trequartisti molto mobili e dalle caratteristiche spiccatamente associative: Mata e Mkhitaryan sono raramente fossilizzati nelle caselle di partenze, con lo spagnolo che spesso e volentieri entra dentro il campo per lasciare spazio alle salite di Valencia e l’armeno che sovraccarica il lato palla per garantire uno sbocco creativo nella zona più pericolosa (già 5 assist per lui).

Il terzo titolare della linea alle spalle di Lukaku nella testa di Mourinho dovrebbe essere Marcus Rashford, assoluto protagonista nel debutto contro il West Ham e autore di una prova opaca in Galles contro lo Swansea, che gli è valsa l’iniziale panchina nella terza gara in favore di Martial. Il trequartista di sinistra dello schieramento di Mourinho è quello deputato agli strappi in verticale che spesso spaccano in due le difese avversarie in fase di ripartenza, anche a causa delle caratteristiche degli esterni a disposizione dell’allenatore di Setubal. Nelle situazioni di attacco posizionale Rashford e Martial svolgono un lavoro quasi da seconda punta, che parte dalla zona sinistra per andare a riempire il centro del campo, con Blind che garantisce l’ampiezza necessaria per allargare le maglie dello schieramento difensivo.

Tutta la mobilità dello schieramento dei Red Devils in una sola foto. Blind larghissimo per sgranare le maglie del West Ham, Matic da riferimento centrale basso e Rashford (nel cerchio bianco) addirittura di fianco a Pogba. Mata legge benissimo la situazione e taglia alle spalle del centrale avversario; solo l’eccessivo altruismo dello spagnolo non porta alla rete dei Red Devils.

Romelu Lukaku ha avuto un inizio di stagione abbastanza illeggibile (anche se forse qui entra in gioco l’eccessiva severità di chi scrive). Ha segnato 4 gol nelle prime 4 gare ufficiali disputate con la nuova maglia ma si è reso anche protagonista di errori piuttosto gravi. Durante la Supercoppa Europea, per esempio, il Manchester United è stato dominato per larga parte del match sul piano del gioco ma ha avuto anche l’occasione per raddrizzare il match sul piede del nuovo 9 di Mourinho, malamente calciato sopra la traversa.

A questo si aggiunge lo scarso coinvolgimento nel gioco corale della squadra, anche se dei passi avanti in questo senso si sono avuti nell’ultimo match con Leicester dove Lukaku è sembrato più inserito nelle trame di gioco tessute dai suoi compagni, nonostante rimanga un cerchio rosso molto piccolo all’interno delle passmap.

Se non riesco ad aggirarti ti passo sopra

Oltre all’11 titolare, più o meno già definito ad agosto (un vantaggio non da poco in un contesto in cui tra i rivali solo il Tottenham e il Chelsea hanno un’identità tattica già definita), Mourinho può vantare un arsenale non da poco anche da inserire a partita in corso. La capacità di lettura del portoghese è sicuramente una delle doti riconosciute anche dai suoi detrattori e in estate ha lavorato per allungare le possibilità di scelta. Darmian, Rojo e Smalling sembrano potere essere dei buoni cambi per la linea difensiva, sempre in attesa dell’inserimento tra i titolari di Lindelof, di cui abbiamo parlato prima, anche se probabilmente non sufficienti a garantire una competitività elevata per tutte le competizioni che lo United dovrà affrontare.

La coperta sembra essere leggermente più corta sulla linea mediana, dove Carrick e Herrera potrebbero alternarsi ai due titolari ma farebbero ripresentare quegli stessi problemi che l’anno scorso hanno fatto perdere molti punti a Mourinho nelle partite con le squadre medio-piccole. In attacco non è arrivato quel quarto rinforzo richiesto, alias Ivan Perisic, ma la scelta sembra piuttosto ampia anche se probabilmente diversa dai desiderata del manager. Per affrontare una competizione come la Champions League, infatti, Mourinho avrebbe preferito un esterno più collaudato a livello internazionale e in grado di assumersi un numero maggiore di responsabilità e di sopportare meglio determinati tipi di pressione.

Tra Rashford, Lingard e Martial quello che difetta meno di personalità è il primo che, non a caso, è quello più considerato dal suo allenatore. Tuttavia la prova che la maturità è ancora lontana si è avuta nel match contro lo Swansea, in cui, bersagliato dai fischi del pubblico avversario sin dai primi palloni toccati, ha finito per trasformare il suo gioco in una battaglia personale contro l’intero stadio, uscendone sconfitto. Lingard contro il Real Madrid si è dimostrato ancora lontano dal poter essere schierato come titolare in match del genere, mentre Martial sta faticosamente cercando di esprimere ancora quelle qualità che avevano convinto lo United a svenarsi per strapparlo al Monaco.

Menzione a parte merita il ritorno di Zlatan Ibrahimovic all’Old Trafford. Lo svedese rimarrà sicuramente fuori dai giochi fino a gennaio e le condizioni in cui si ripresenterà saranno tutte da verificare. Il nuovo #10 aggiunge alla squadra la solita personalità straripante e la capacità di incidere anche in poco tempo sul risultato di partite complicate da sbloccare o difficili da recuperare. Ibra dovrà però essere in grado di andare oltre il personaggio onnipotente creatosi con gli anni e mettersi a disposizione di una squadra che a gennaio potrebbe avere già trovato degli equilibri sufficienti per competere per la Premier League.

Il ruolo di 12° uomo designato appartiene indiscutibilmente a Marouane Fellaini, vero e proprio pretoriano di Mourinho. Nessuno come il belga riesce a ribaltare il contesto tattico di una partita per il semplice fatto di calcare il terreno di gioco e può essere usato indifferentemente in linea con Matic o da trequartista atipico. La folta chioma di Fellaini sembra essere una calamita per i palloni sporchi ed è in grado di indirizzare un risultato da solo, sempre nella maniera meno convenzionale che possiate immaginare: il suo ingresso è risultato decisivo per riaprire una partita che sembrava morta e sepolta come quella contro i Blancos a inizio agosto, mentre contro il Leicester ha chiuso la pratica più difficile da inizio campionato in questa maniera.

Non proprio definibile come poesia in movimento…

Fellaini sembra essere il perfetto simbolo della squadra costruita da JM. Una rosa arricchita con pochi e funzionali (e cari) acquisti che ha come doti principali un tasso tecnico molto elevato dalla cintola in su e una straordinaria fisicità, componente essenziale in un campionato come la Premier. Più che una squadra di calcio sembra un carro armato pronto a demolire le strenue difese avversarie con la forza bruta, guidata da un generale che non si farà problemi a passare sopra gli avversari invece di girarci attorno pur di arrivare nuovamente alla meta.