17 min read

Breve elenco di ciò che contiene stavolta Appunti Sparsi:

-Le migliori cose viste nel weekend di calcio internazionale.

-Un’intervista a Carlo Pizzigoni (sì, lui, un maestro).

-Questa simpaticissima immagine auto-ironica.

1. Spagna-Italia

Nella sfida più anticipata del girone G, l’Italia è ospite della Spagna al Bernabéu. Kuipers è l’arbitro designato per la grande sfida: chi vince stacca un pass per Russia 2018, chi perde passerà dal purgatorio degli spareggi. Dopo il pareggio dell’andata, Ventura taglia la testa al toro e mette Insigne e Candreva a supporto di due punte, Immobile e Belotti. Al centro della linea mediana in un 4-4-2 offensivo De Rossi e Verratti. Spinazzola, Bonucci, Barzagli e Darmian davanti a Buffon.

Della formazione che pareggiò a Torino un anno fa, sono cambiati 7/11. L’Italia iniziò a tre dietro e Immobile-Belotti entrarono a partita in corso. La Spagna, invece, presenta una difesa e un centrocampo identici alla partita d’andata: De Gea tra i pali, linea a 4 mista Real-Barça con Alba, Piqué, Ramos e Carvajal; centrocampo a tre con Iniesta, Busquets e Koke. Rispetto all’Ottobre scorso, Asensio e Isco dividono il fronte d’attacco con David Silva. I giocatori migliori, in una forma stratosferica, messi nelle condizioni di rendere al massimo: un’applicazione semplice di un teorema che deve stare a monte di qualsiasi schema o modulo.

Lopetegui si è dimostrato più flessibile di Ventura: non serve una punta “di ruolo” (Morata subentrerà di nuovo) se hai un Asensio così e Diego Costa è in una relazione complicata tra Madrid e Londra. Un minuto dal via e un movimento corto-lungo del gioiellino del Real mette in difficoltà Barzagli, che tiene solo grazie all’esperienza. Come dice Bergomi in telecronaca, dopo l’ennesima girandola di movimenti sincronizzati tra esterni e mezzali, “parlando di Spagna è riduttivo tentare di fissare un modulo, meglio concentrarsi sulla qualità dei giocatori a disposizione”. L’Italia difende con due linee compatte da quattro uomini, con le due punte a schermare Busquets. Utilizzando ampiamente lanci lunghi e cambi di gioco, l’Italia non rifiuta di giocare e , nei primi 10′, gioca con coraggio alla pari.

Con la punizione perfetta di Isco, le cose iniziano a mettersi male. Essa è però originata da un fallo di Bonucci su Asensio, col maiorchino lanciato a rete da Iniesta, che capitalizza al meglio il possesso palla apri-spazi. La Spagna difende con un albero di natale ordinato, stringendo spesso Asensio e Isco negli spazi di mezzo per rendere sterili Candreva a destra e – soprattutto – Insigne a sinistra, con David Silva a occupare l’asse Bonucci-De Rossi. Carvajal, ormai uno dei migliori TD al mondo, costringe Insigne ad un lavoro oberante in fase difensiva; Ramos si divora, a turno, Immobile e Belotti. Nonostante l’ampiezza e la prestanza fisica di Candreva e Darmian sulla destra crei qualche grattacapo a Jordi Alba, Iniesta e Asensio, l’Italia tira in porta una sola volta nei primi 45′ e lascia il 61% di possesso agli avversari. Come scrive qui Fabio Barcellona, “l’obiettivo di difendere occupando gli spazi è fallito miseramente a causa dell’estrema passività della squadra e delle eccessive distanze tra i giocatori: la fase di non possesso dell’Italia è stata del tutto incapace nel contrastare il palleggio spagnolo”. Così ha origine anche il raddoppio spagnolo, con una verticalizzazione stupenda di Isco d’esterno per Alba, scappato alle spalle di Darmian.

Sotto 2-0 all’intervallo, Ventura non ha saputo girare la partita coi cambi, rinunciando anzi ad un aggiustamento tattico di fronte alla sconfitta. Il 3-0 del Bernabéu ridimensiona l’Italia non tanto per il risultato in sé, ma per l’involuzione strutturale messa a nudo da un’eccessiva voglia di mostrare i muscoli. Insigne, Candreva e due punte erano più utili al contesto tecnico-tattico o a Ventura per togliersi l’etichetta di allenatore noioso? Ora all’Italia restano Israele, Macedonia e la trasferta in Albania, prima di un probabile spareggio, per isolare quello spagnolo come un incidente di percorso.

2. Un gol di Vladimir Darida

-Un bacio simile della palla alla traversa.

-Un paragone forte, perché poi la Germania ha vinto comunque.

-Un’altra circostanza in cui Ter Stegen interpreta suo malgrado quel ruolo esemplificato dalla faccia di Handanovic dopo ogni gol subito: “Ragà, proprio non potevo farci nulla”.

-Un altro gol in cui la colpa può anche ricadere sull’avversario che non ha accorciato a dovere, però bravo lui.

-Scena già vista, nonché prossimo tema da romanzo: Özil che guarda avversari segnare con un apparente disinteresse. Qui lo vedete sulla destra, mentre finge di coprire il taglio di Gebre Selassie.

-Un altro episodio in cui la schiena di Rüdiger si inarca dopo un gol subito.

3. @pizzigo ne sa un casino

Carlo Pizzigoni ha scritto libri (Storie Mondiali e Locos por el futbol con Federico Buffa), conduce un sito stupendo di calcio internazionale (MondoFutbol.com) ed è comunemente apprezzato come uno dei due/tre database del pallone migliori d’Italia. Appunti Sparsi lo ha disturbato per fargli alcune domande.

App. Sp.: Posto che ti piace molto, quale aspetto di Luciano Spalletti apprezzi particolarmente? É il miglior tecnico della Serie A, perlomeno sotto certi punti di vista?

Pizzigo.: Sì, Spalletti mi piace molto. Ho avuto la possibilità di studiarlo e interagire con persone che sono cresciute con lui, con gente che lo ha avuto come tecnico e con collaboratori: ha la grande dote di migliorare un giocatore non solo in quanto tale, ma all’interno di un sistema di gioco. Allena le situazioni, i tempi di gioco. Era fondamentale avere questo tipo di tecnico all’Inter dopo una stagione con più bassi che alti. Un allenatore di livello, ambizioso, da Inter, siccome penso che i nerazzurri puntino in alto. Negli ultimi anni hanno vissuto un periodo mediocre: con questa nuova gestione mi sembra si voglia intraprendere una strada diversa, migliore. Aldilà dell’esito finale della stagione, Spalletti è un grande valore aggiunto.

App. Sp.: Come vedi lo Zenit argentino? Da grande esperto/appassionato di calcio sudamericano, cosa prevedi per lo sbarco europeo di Driussi?

Pizzigo.: Sono stato qualche giorno al ritiro dello Zenit di Mancini. É una squadra molto interessante, con un progetto super. Sono molto contento sia finito lì anche Leandro Paredes, uno dei miei preferiti (chissà perché nessun’altra italiana ci ha fatto un pensierino, vabbè). Sono ottimi anche tutti gli altri argentini che sono arrivati, anche se il mercato non ha soddisfatto del tutto il Mancio. Lui avrebbe ad esempio voluto Rodrigo Caio (centrale 24enne del São Paulo), ha qualche problema dietro, ma la scommessa più grande è su un russo: Kokorin. Vuole aggiungere al grande giocatore (lo è già) la dimensione del marcatore, del finalizzatore, dell’uomo da ultimi quindici metri. Ne parlavamo a tavola con lo stesso Mancini e Lele Adani: tutti ammiriamo Kokorin e, visto un allenamento, lo apprezzerebbero tutti. L’idea del Mancio è far diventare un giocatore dalle qualità clamorose anche un rapinatore d’area. E da questo inizio di Russian Premier League, sembra che la strada sia quella giusta.

Carlo Pizzigoni torna dopo un breve intervallo pubblicitario, gentilmente offerto dalla Nazionale Francese.

4. Un gran gol di Thomas Lemar

Giroud alza le braccia tipo il torero col drappo rosso.

5. Talkin’ Pizzigo

App. Sp.: Hai commentato la Supercoppa di Spagna: il solco tra Real Madrid e Barcellona è davvero così profondo? Una stagione eroica di Messi coprirà le strutturali carenze blaugrana?

Pizzigo.: Ora il Real Madrid è la squadra più forte del mondo. Ha in giro per il mondo giovani fenomeni: vedi Fede Valverde (prelevato giovanissimo dal Peñarol, cresciuto al RM Castilla e ora in prestito al Deportivo La Coruña) o Vinicius Jr., ora al Flamengo. In più, la squadra è quello che è, Asensio è quello che è, ci sono i migliori giovani di tutta la Spagna. Il caso-Ceballos, che preferisce finire in fondo alla panchina blanca ad una maglia da quasi-titolare in blaugrana, dice tanto. Però, c’è sempre un però: il Barcellona è la squadra di Leo Messi, il più forte del mondo. Ti dirò di più. Secondo me, Messi è l’unico tra i moderni ad avere il diritto di sedersi a tavola coi grandissimi del passato (Maradona, Cruijff, Pelé, ecc.). Cristiano Ronaldo sta un pelino sotto, anche se – come hai visto – nella storia fatta con Buffa su Sky lo abbiamo dipinto per il campione che è. Il Barça è una super squadra e, visto il suo passato nella Seleçao, non sottovaluterei l’impatto di Paulinho.

App. Sp.: Hai una macchina del tempo e un abbonamento qualsiasi ad una squadra qualsiasi. Quale scegli e perché?

Pizzigo.: Uhm, affascinante. Una squadra che andrei di corsa a vedere è sicuramente il Grande River, la Máquina, perché credo lì si vedano le stigmate del calcio moderno. Adolfo Pedernera doveva essere sensazionale. Oppure l’Uruguay che vinse le prime due Olimpiadi, per toccare con mano la diversità allora-oggi. Ovviamente il Brasile di Pelé e Garrincha, sono tante le squadre, è vero, andrei dappertutto… (la voce di Carlo si è fatta molto simile a quella di un bambino alla bancarella dei dolcetti, che non sa cosa scegliere ed è sopraffatto dalla vastità delle possibili opzioni, ndr).

App. Sp.: Sei appassionato di calcio giovanile e appena puoi scappi a vedere partite di U17 e U14. Quale futuro intravedi per il nostro calcio? Gli allenatori stanno cambiando approccio coi giovani, mettendosi al passo coi tempi, o siamo ancora nel paleolitico rispetto ad altri Stati?

Pizzigo.: É un discorso molto complesso. Si fa molta poca formazione, lo scouting è insufficiente. L’attenzione (e gli stipendi) che società come Ajax e Barcellona investono nei propri educatori/allenatori è di primo livello. In altre realtà sono professionisti apprezzati ed ascoltati, in Italia spesso e volentieri lo fanno come dopo-lavoro. Trovo molto interessante una riforma che prevede calcio a 9 fino ai Giovanissimi Nazionali. Si tenta così di eliminare la fisicità di alcuni elementi distruggi-partite, andando invece verso un calcio più tecnico. In Spagna addirittura giocano a 7. Per l’Italia, la strada è ancora lunga: il talento c’è, la cura dello stesso quando arriva su palcoscenici importanti un po’ meno. Aiuterebbe anche un cuscinetto tra Primavera e prima squadra.

App. Sp.: Tanti hanno criticato la scelta del Siviglia di investire 20 milioni su Muriel. Ho come l’impressione che tu la pensi diversamente, è così?

Pizzigo.: Ti racconto un aneddoto. Nel 2011 andai in Colombia per il Mondiale U20. Arrivo a Bogotá, vado all’albergo, la camera non è pronta. Decido di andare subito a El Campín per fare immediatamente l’accredito. Arrivo nello stadio dei Millonarios e c’è l’allenamento della selezione colombiana. Mi innamorai subito di uno che sembrava Ronaldo, colpo di fulmine mai rimpianto. Per colpe sue e non sue non è ancora riuscito a fare quel salto di qualità che una piazza importante come Siviglia potrebbe permettergli di fare. Talento unico, se fossi stato una big italiana lo avrei preso, anni fa. Come dice il mio amico/fratello Lele Adani, Muriel lo aspetto fino all’ultimo giorno

6. I diez in giro per l’Europa

In questo vecchio episodio, avevamo passato in rassegna i migliori peggiori #10 in giro per l’Europa. Tipo: a Leicester il primo numero a due cifre lo indossa Andy King, senza apparenti meriti sportivi. Ma nelle Nazionali? Ok, cambia a seconda delle convocazioni, ma si può non innamorarsi del #10 della Lettonia? L’attuale diez del Lussemburgo è il più forte nella storia del Lussemburgo? Un breve elenco. (sottofondo consigliato. Tra parentesi troverete anche il club di appartenenza)

SQUADRA #10
Malta  André Schembri (Apollon Limassol)
Sudafrica  Keagan Dolly (Montpellier)
Fær Øer Sølvi Vatnhamar (Vìkingur Gøta)
San Marino Maicol Berretti, che però sta in panchina (AC Libertas)
Gabon Mario Lemina (Southampton)
Bielorussia Anton Saroka (Dinamo Minsk)
Trinidad And Tobago Kevin Molino (Minnesota United)
Andorra Nessuno, apparentemente 
Perù Jefferson Farfán (Lokomotiv Mosca)
Zambia Fashion Sakala ♥ (Spartak 2 Mosca)
Iran Karim Ansarifard (Olympiacos)

7. In preparazione al Mondiale

Ogni qualvolta si apre, verso a inizio giugno nell’anno del Mondiale, Wikipedia per controllare che Nazionali si sono qualificate, che giocatori seguire, che magliette bellissime vedremo stavolta, vengono persi anni di sacrificio, di partite dell’Andorra, di campionati interrotti dalla pausa-per-le-Nazionali. Tarantella pronunciabile in un sol boccone, la sosta permette anche a noi di fare il punto sulla situazione in giro per il mondo. Così non saremo colti alla sprovvista tra otto mesi. Saggio, no?

UEFA. I nove gironi europei sono per ora avari di sorprese: solo l’Olanda è fuori dalle migliori due. Se è vero che gli Oranje ospiteranno la Svezia (ora seconda, a +3 su Robben e soci) il prossimo ottobre alla Amsterdam ArenA, è altrettanto vero che potrebbe essere troppo tardi. Svizzera e Portogallo si giocheranno il primo posto nel gruppo B, mentre Germania, Spagna e Inghilterra hanno già un piede a Russia 2018. Due europee sono già qualificate: appunto Russia e Belgio, alle cui spalle si giocano il posto Bosnia e Grecia. Entrambe, tuttavia, rischiano seriamente di essere la seconda con meno punti di tutti e nove i gironi: equivarrebbe all’eliminazione. Il gruppo I è il più aperto: Croazia, Ucraina, Islanda e Turchia confinate in 5 punti. Slovenia e Scozia si sono pericolosamente avvicinate alla Slovacchia. Danimarca e Montenegro si giocano stasera una fetta importante di un bellicoso secondo posto dietro la Polonia. Ancora da decifrare la gara al ribasso nel gruppo D, col Galles terzo a 11 punti ma con un calendario agevole. Irlanda del Nord e Italia con un piede e mezzo negli spareggi.

AFC. Nella zona asiatica siamo già (già, si è iniziato a Marzo 2015…) al terzo e ultimo round. Due gironi da sei squadre qualificheranno 4 squadre, mentre le due terze si sfideranno per l’accesso al playoff intercontinentale (i due spareggi interzona sono AFC vs CONMEBOL e OFC vs CONCACAF). Ebbene, sono già sicure del primo posto dei rispettivi gironi Iran e Giappone. Se vince stasera a Tashkent, la Corea del Sud passa, altrimenti tocca allo stesso Uzbekistan o alla Siria, che però è ospite allo stadio Azadi. Stasera, 5 settembre, è anche l’ultima giornata nel gruppo B, ed è un casino. Arabia Saudita e Australia sono a pari punti, 16, dietro al Giappone. I Figli del Deserto ospiteranno proprio i giapponesi, forti di un +2 in differenza reti sui Socceroos, che verosimilmente stritoleranno la Thailandia.

CONCACAF. Nel primo round di qualificazioni, quello previsto da pressoché tutte le federazioni per scremare le selezioni minori, Saint Kitts and Nevis ha battuto Turks and Caicos con un doppio 6-2, se non è Wimbledon questo… Ecco, dopo una divertente fase iniziale di diversi round in cui, col tempo, subentrano quelle forti e si portano via tutto, siamo arrivati ad un gruppetto di sei squadre. Le prime tre, dirette in Russia, la quarta al playoff interzona, cioè contro la OFC, cioè la Nuova Zelanda. Ebbene, il Messico è qualificato e il Costa Rica quasi, ma USA, Panama e Honduras non riescono a spartirsi il restante biglietto e mezzo. Gli americani vantano sì i due migliori giocatori del lotto (Pulisic e Dempsey), ma se stasera non vincono in Honduras si complicano terribilmente il destino.

All’andata finì 6-0. Per il 5-0, Pulisic libera Dempsey verso le praterie texane.

8. In preparazione al Mondiale pt.2

CONMEBOL. Il classico girone a dieci squadre del Sudamerica è ancora indecifrabile e riserverà sorprese fino al 10 Ottobre. Il solo Brasile è sicuro di un posto in Russia, alle sue spalle ci sono 7 squadre in 5 punti. L’Argentina è quinta, ovvero farebbe lo spareggio interzona, ma ha un calendario semplice e dovrebbe scalare posizioni. Stesso discorso per l’Uruguay, mentre la Colombia dovrà sudare per mantenere l’attuale seconda piazza. Complicato è invece il calendario del Cile, che ha perso 0-3 l’ultima vs Paraguay e deve affrontare l’impossibile trasferta a La Paz prima di ospitare un agguerrito Ecuador e concludere in Brasile. Se le più forti sono quelle che attualmente si qualificano (Brasile, Uruguay, Argentina, Cile e Colombia) è lecito aspettarsi imprevisti, scatenati anche dalla voglia di evitare un ulteriore spareggio. Caicedo sta trascinando il suo Ecuador (solo Cavani ha segnato di più in questa manche di qualificazioni), che se batte il Perù può davvero sognare. Non molla nemmeno il Paraguay, e se siete innamorati di Derlis González non dovreste farlo nemmeno voi.

OFC. Queste qualificazioni sono davvero una storia a sé. La OFC è la più piccola delle federazioni (solo 11 le Nazionali iscritte) e per qualche strano motivo Kiribati, Niue e Tuvalu non ne fanno nemmeno parte. Posti garantiti a Russia 2018? 0,5. Posizione media del ranking FIFA della prima fase (Samoa, Samoa Americane, Tonga, Isole Cook)? 200. Non c’è alcun bisogno di passare attraverso ogni round di qualificazione, vi basti sapere che non si invita più l’Australia per manifesta superiorità. La cosa più strana: Tahiti ha vinto 3-0 contro le Isole Salomone a tavolino poiché Henry Fa’arodo era squalificato ma nessuno nelle Isole Salomone lo sapeva. Nonostante tutto, le Isole Salomone si sono qualificate contro la Nuova Zelanda al match di spareggio, prima del vero spareggio vs CONCACAF. Fa’arodo ha segnato, ma Salomone ha perso 6-1 l’andata. L’arbitro era di Tahiti. Il ritorno è finito 2-2 e hanno dovuto chiamare un fischietto dal Qatar.

Fa’arodo risponde ad alcune domande in uno stadio deserto dopo un bruciante 5-0 vs Nuova Caledonia nel 2014. La grafica suggerisce ci suggerisce i gradi di Fa’arodo.

CAF. Nel continente africano le selezioni più competitive sono (ingiustamente) entrate in gioco fin dal secondo round, rubandoci troppo poco tempo per scoprire i risultati di partite come Comore-Lesotho o Seychelles-Burundi. Entrati subito in gioco i Bolasie e gli Aubameyang di turno, dunque, lo spazio per Madagascar, Mozambico o Namibia si è ridotto. Dispiace molto per il Ciad, che all’andata batte l’Egitto 1-0 prima di soccombere 4-0 al ritorno. Le qualificazioni africane sono particolarmente cruente anche nella terza fase, ovvero quella che sta volgendo al termine. Cinque mini-gironi da quattro squadre in cui passa solo la prima (l’Atalanta avrebbe pescato Senegal, Costa d’Avorio e Nigeria, sicuro). Interpreta l’Atalanta al dì fuori dell’Europa League Capo Verde, che è molto forte ma è ultima nel girone D. Siamo comunque a metà strada e le tre partite che ogni squadra disputerà tra questo mese e il prossimo decideranno le cinque qualificate dirette in Russia. Fuori Camerun, Algeria, Gabon e Ghana, alcune nazionali stanno cercando la gloria: Tunisia, Marocco, Uganda, Burkina Faso. Le ultime due guidano i gruppi D ed E, ma non si sono mai qualificate ad un Mondiale

9. Cosa vedremo nel mercato invernale

Prima del fine settimana intasato di qualificazioni si è chiuso il mercato più pazzo di sempre (fino alla prossima estate). Alcuni hanno ceduto, altri comprato, tanti entrambe le cose. Tutti sono già pronti per sistemare alcune cose nella prossima finestra di mercato, che è vicina anche se non lo vogliamo ammettere a noi stessi.

-Sosa si convince di aver sbagliato a rifiutare il Trabzonspor, firma il contratto nel gabinetto di una aereo verso la Turchia per servire tanti assist a Burak Yilmaz e Hugo Rodallega.

-Kucka litiga col Trabzonspor dopo aver rotto tibia e perone al Principito Sosa. Torna al Torino, da Mihajlovic, attaccabrighe prima di lui.

-Wenger offre 100 milioni per Lemar. Solo che stavolta il Monaco accetta.

-La SPAL si accorge che tra Floccari, Borriello, Antenucci e Paloschi qualcuno è di troppo. Eppure le cose vanno bene, la SPAL sembra potersi salvare in tranquillità, e tengono tutti.

-Kristiano Samuel Armenteros Nunez Mendoza Jansson, il nuovo centravanti del Benevento con padre cubano e madre svedese, viene girato in prestito al Parma per parlare di pittura fiamminga con Calaiò e Baraye.

-Hirving Lozano viene acquistato dal Real Madrid, ma lasciato al PSV finché non piega la Eredivisie al suo volere.

-Rúben Neves via dal Wolverhampton. Dove volete voi, basta che vada via.

-A Barcellona, l’esperimento Nelson Semedo fallisce e Bartomeu decide di pezzarla pagando 30 milioni Wendell, dal Leverkusen. Andrà peggio.

-Anthony Modeste si accorge che la Cina non è poi sta gran cosa e si impunta per tornare in Europa. Per ripicca, i dirigenti del Tianjin Quanjian lo spediscono al Crotone in prestito. Davide Nicola pedalerà fino in Cina.

10. Tweet sparsi™

(L’unica parte che, dal primissimo episodio di questa rubrica, è rimasta sempre uguale a sé stessa potrebbe, da settimana prossima, contenere anche qualche consiglio di lettura. Roba non pesante, che in una dozzina di minuti massimo avete finito. Perché a settembre si torna a leggere, no?)