Anche questo martedì, Appunti Sparsi vi parla di un sacco di partite senza promettervi la Luna o i muri come fanno certi politici. E si limita qui, nell’incipit, a ricordarvi che è iniziata la stagione NFL e Contador si è ritirato, così rimarrete fuorviati, smarriti e non capirete più di che sport tratta questa paginetta settimanale fino alla gif sottostante.

Se Appunti Sparsi avesse haters, tra l’altro, li guarderebbe con quel sorriso lì.

1. La differenza di Dybala

Juventus-Chievo è stata in controllo dei bianconeri fin dall’inizio. Hetemaj sbaglia porta e fa 1-0 al 17′ e, da lì in poi, il mix di scelte conservatrici e riserve congela la partita sul minimo vantaggio. Posto che possono sorgere dubbi sull’utilità del turnover già al 9 settembre, posto che di Sturaro ci si potrebbe stancare, la Juve tiene due mani sul timone della gara. Eppure, l’inerzia si rovescia (si stava scaldando Birsa, poteva finire male juventini) con uno squarcio temporale quando Dybala si è teletrasportato al centro del campo, di fianco al quarto uomo, direttamente da Marte. Rilevando un Douglas Costa nella biblica incubazione cui Allegri sottopone ogni neo-arrivato, la Joya ha distrutto il Chievo, che un quarto d’ora dopo è corso ai ripari inserendo Sergio Pellissier. Quasi la stessa cosa.

Schierato col solito 4-3-1-2 dal Maestro Maran, il Chievo non riesce ad intrappolare Dybala, che veleggia nei mezzi spazi tra terzino e mezzala. Sia a destra che a sinistra, con Mandzukic e Higuaín come riferimenti centrali. La colonnina della Qualità™ con cui la Juve fa uscire la palla si impenna tutto d’un tratto: l’asse Pjanic-Dybala (lo stesso che ha portato al 2-0 di Higuaín) è di una qualità inarrivabile per Hetemaj, Gobbi e Gamberini. Le combinazioni tra il bosniaco e l’argentino assomigliano ricordano – per tecnica individuale, sincronia e capacità di parlare lo stesso esperanto calcistico – quelle tra Messi e Dani Alves sulla destra di quel Barça.

Nel giro di quattro minuti: prima prova a saltare tutti e tirare un pandoro sotto l’incrocio ma è respinto, poi riceve, la palla rimane incollata al suo piede come la mosca nel miele, lascia sul posto un avversario, ma il diagonale termina a lato. Infine il gol. Con l’aiuto di Bernardeschi scivola via sulla destra, dove Gobbi proprio non ce la fa più. Converge verso il centro portando palla con l’esterno sinistro come fa quell’olandese molto forte e, proprio quando sembra tornare verso il centro del campo, punisce Sorrentino sul primo palo. Un gol bellissimo, un giocatore mostruoso in uno stato di forma che stai attento Leo Messi.

2. Chi è Timo Werner

Spesso si parla del talento del Lipsia come di uno molto veloce (sciorinandone i tempi sui 100m e la velocità di punta), uno dal dribbling fulminante (statistiche più o meno avanzate lo confermano), uno molto promettente (numerosi record di precocità infranti). Ma chi è davvero? Durante Amburgo-Lipsia di venerdì 8 Settembre Appunti Sparsi non ha staccato gli occhi dalla sua maglietta nera numero 11 per capire di che animale strano si tratta. Dopo aver trascinato la Germania alla sua prima Confederations Cup, è pronto per un posto da titolare anche in Russia?

In visita in Bassa Sassonia, il Lipsia deve rinunciare ad Emil Forsberg (19 assist lo scorso anno, una cifra sovrumana) e alla sua creatività. Nel classico 4-2-2-2 di Hasenhüttl, allora, dietro le punte Augustin (problemino all’altezza del polpaccio per Poulsen) e Werner si piazzano Bruma e Sabitzer, coi soliti Keita e Demme a proteggere la difesa. Anche su queste pagine abbiamo seguito con attenzione lo sviluppo repentino di questo non-più-piccolissimo club, che tra poche ora debutterà in Champions League. Il successo del DS Ralf Ragnick deriva anche dall’acquisto, la scorsa estate, di Timo Werner dallo Stoccarda per 10 milioni, allora cifra record per il club.

La posizione preferita del classe ’96 è molto decentrata: spesso salta sugli sci per lo slalom speciale a velocità da discesa libera partendo con le suole sulla riga bianca dell’out di sinistra. La progressione palla-al-piede è incontenibile e ha dalla sua un vasto repertorio di modi con cui far male alle difese avversarie. Werner sfrutta sì una velocità incredibile (vedere l’assurdo gol dello 0-2), ma anche una tecnica sopraffina. Ogni tanto si incaponisce in azioni personali o stacca la spina dal contesto di squadra, ma quando attacca lo spazio alle spalle del terzino fa paura (qui in un’altra partita).

Per la freddezza sotto-porta, in patria è paragonato a Miro Klose.

In breve, il contesto: il Lipsia gioca ad un’intensità clamorosa, con un’entropia che permette di restringere il campo nelle zone più congeniali agli sponsorizzati Red Bull, che attorno al pallone sono sempre in tantissimi e sempre pronti a rincorrere, recuperare, dialogare nello stretto. Esentato da asfissianti rincorse in giro per il campo, Werner non manca di dare il suo supporto in fase difensiva, anche grazie al fisico: 180cm x 75kg. Fondamentale per il Lipsia è la continua ricerca della profondità di Werner: uscire con una palla lunga non è blasfemia in Germania e se davanti c’è un centometrista che sa trattare bene la sfera ancora meglio.

La crescita di questo ragazzo potrebbe essere incontrollabile e il Lipsia se lo godrà finché potrà. Non è chiara ancora la sua dimensione associativa, in una squadra che fa di caos e giocatori rapsodicamente atipici uno stile di vita (Bruma, Sabitzer, Augustin). Ha istinti naturali, fisicità e controllo di palla in corsa da seconda punta, ma perché per esempio non potrebbe essere parte di un tridente leggero con Isco e Asensio al Real Madrid? Più lo si vede fare a pezzi qualsiasi difesa, più una cosa è certa: quando si parla di Dembélé, di Mbappé, di Alli, di Dybala, dovremmo ricordarci anche del limpido talento di Werner.

3. Top 3 calciatori che rifiuteranno il Chelsea a gennaio

In estate hanno detto NO ad Antonio Conte, a Londra e ai campioni d’Inghilterra in carica gente come Alex Sandro, Oxlade-Chamberlain e Ross Barkley. Ma anche gente come Fernando Llorente, per dire, che ha però la scusante di aver preferito un’altra zona di Londra, dove magari è più vicino all’asilo del figlio. Conte si è infuriato, la dirigenza ha spinto il panic button e hanno comprato Davide Zappacosta. Tre nomi da tenere d’occhio per il (non)mercato prossimo venturo del Chelsea.

Draxler. Al PSG sono convinti di essere pieni di esuberi, di giocatori in eccesso come i chili a settembre, e vendono tutti. Il Chelsea si tuffa sull’esterno tedesco, Hazard twitta che il trasferimento lo aggraderebbe assai. Invece su Draxler piomba il Liverpool che vuole avere almeno un esterno con meno di 90 in velocità su Fifa18. Al Chelsea non rimane che Ménez, stanco della Turchia dopo tre mesi.

Werner, il fenomeno del Lipsia. Il Chelsea offre 60+20 di bonus e sembra chiudere da un momento all’altro. “Domani le visite mediche” sentenzia SkySportNews. Tre giorni dopo il Real offre 110 + due anni di prestito allo stesso Lipsia, che deve accettare. I Blues allora ci provano con Bruma, altro esterno del Lipsia, ma non va in in porto neanche questa.

Stanco delle serate social di Batshuayi, Conte lo presta allo Swansea per dare a Renato Sanches e Bony un altro solido compagno di treccine. Il Chelsea è, per tutto gennaio, sulle tracce di Luan del Gremio, salvo poi sentirsi dire un secco: “No, Diego Costa me l’ha sconsigliata” l’ultimo giorno di mercato. Il vice-Morata sarà allora Pietro Iemmello.

4. Manchester City – Liverpool

di Alberto Mapelli

City e Liverpool si trovano all’Etihad Stadium in quella che si annuncia come l’ennesimo scontro filosofico tra Guardiola e Klopp, carico di gol da entrambe le parti. Ovviamente gioco Gol nella scheda. Finisce 5-0. Andiamo avanti?

Pep si presenta con un 3-5-2 nonostante l’assenza di Kompany, con Danilo sul centro-destra, Stones e Otamendi sul centro-sinistra. Davanti a loro Walker, De Bruyne, Fernandinho, Silva e Mendy e il doppio puntero Jesus-Aguero. 4-3-3 d’ordinanza per Klopp, con unica differenza dall’undici tipo che risponde al nome di Klavan (disastroso) per Lovren.

Vi aspettereste la classica partita in apnea della Premier League e invece la partita sembra bloccata, tatticamente il Liverpool trova uno sbocco verticale efficace solo su Salah alle spalle di Mendy e con Otamendi mai davvero in controllo dell’egiziano. Il City fatica a prendere le misure del pressing rosso fino a quando sale in cattedra Fernandinho, l’equilibratore del sistema e fondamentale per aiutare l’uscita del pallone da dietro. Proprio il brasiliano intercetta la palla che stappa il match:

Emre Can pigrissimo nell’accorciare su KDB che in un solo tempo di gioco controlla, vede e serve il Kun. Klavan, attirato largo dalla posizione di G.Jesus (lui e l’argentino stanno affinando l’intesa), lascia un’autostrada tra sé e Matip.

Mané prova a riaprire il match prima mettendo in porta Salah, poi trovando il varco dove lanciarsi ma non facendo i conti con la vocazione per l’uscita spettacolare di Ederson: rosso diretto e partita indirizzata definitivamente da Kevin De Bru… ehm Gabriel Jesus. La ripresa diventa un tentativo di contenimento danni da parte di Klopp (miseramente fallito) e un esercizio della potenza offensiva di Guardiola, impreziosito anche da una perla finale di Sané.

La miglior notizia per Guardiola è che il suo City ha concesso relativamente poco ad una squadra guidata da una delle sue bestie nere, ovvero Klopp. Per il tedesco la conferma che gli manca qualcosa, soprattutto dietro, per competere ai massimi livelli.

5. I primi problemi del Milan

di Simone Torricini

È fisiologico, si dice in questi casi, e poco importa se lo ripetiamo da mesi. Una squadra totalmente rivoluzionata, riempita di giocatori di livello medio-alto che parlano lingue diverse, provengono da campionati diversi e hanno alle spalle un percorso di crescita proprio e unico, non poteva che presentarsi così ad inizio campionato. Ha mostrato sfumature incoraggianti, ha saputo volare sulle ali dell’entusiasmo al momento opportuno e lo ha fatto divertendo, ma è bastata la riprova del caso per mettere a nudo tutti quei problemi fisiologici (appunto) che in nessun modo Montella avrebbe potuto evitare. Nascono tutti nel momento in cui le cose minacciano di andare per il verso storto: stavolta, nella gara contro la Lazio, è stato il gol del vantaggio a firma di Immobile ad incrinare le certezze soltanto superficiali della squadra. Da lì il buio: difficoltà nel comunicare, pecche continue nelle distanze tra compagni di reparto, totale assenza di meccanismi consolidati su cui fare affidamento nei momenti di maggiore tensione.

Il fatto che di fronte ad una squadra nelle condizioni del Milan ci fosse la Lazio, che in quanto a compattezza del collettivo è seconda in Italia soltanto a Juventus e al Napoli, non ha ovviamente aiutato. Il piano di gioco conservativo adottato da Inzaghi ha pagato, ma non sarebbe stato messo in atto senza le dovute certezze. Parlo di Milinkovic che si veste da mezz’ala e non entra praticamente mai nell’area avversaria, o di Immobile che da solo guida un reparto e si danna l’anima dall’inizio alla fine senza una vera e propria spalla. Anche Montella ha messo in campo il miglior Milan possibile (difficile rinunciare a Montolivo proprio per le premesse del caso), ed infatti la questione non riguarda i singoli. Sarà piuttosto fondamentale trovare la giusta amalgama nel minor tempo possibile; è questa l’unica priorità per competere per i primi posti fino alla fine.

6. Quanto è impresentabile questo Hellas Verona

(La dicitura “elle apostrofo ellas” mi disturba parecchio, e tento di schivarla ogni volta che posso, ma altrimenti che si fa? Lo chiamiamo “il Verona”? Se poi si arrabbiano quelli del Chievo?)

Dopo neanche mezz’ora, i padroni di casa sono sotto 0-3 e vorrebbero solo tornare a casa, al sicuro, dalle proprie famiglie. La mezzala sinistra è Daniel Bessa, che quest’anno ha fatto anche il falso nueve (!)A supporto dell’abulico Pazzini ci sono le due ali più irresolute del campionato, Fares e Verde. Spesso subentra Mattia Valoti, e allora sì che siamo a posto. Calcolando gli Expected Goals dei Mastini, non so, forse si potrebbe ottenere un numero negativo.

Non si capisce bene come sia possibile, o forse è fin troppo chiaro, ma già dopo un centinaio di secondi la squadra di Pecchia subisce una transizione negativa da brividi. Benassi calcia dai 25 metri, Nìcolas (di gran lunga il peggior portiere di A) respinge malissimo e Simeone insacca da due passi.

Sullo 0-2, il lancio in profondità verso Chiesa è coperto malissimo da Heurtaux, Nìcolas stende il figlio di Enrico ed è rigore. Théréau trasforma. Sono passati 10′.

Corner per la Viola. I blu difendono a zona, per coprire carenze dei singoli magari. Astori segna a centro area totalmente solo di controbalzo, colpendo con l’esterno sinistro. La palla si insacca alla destra del portiere, che si sputa sui guantoni incazzato. I suoi compagni allargano le braccia e si incolpano a vicenda.

Con gli ultimi due gol siamo davvero al fondo del barile: una punizione da trenta metri di Veretout e uno slalom gigante di Gil Dias, uno che vive per fare tunnel e fa tunnel per vivere, concluso sotto le gambe di Nìcolas. Come esperimento sociale, tuttavia, questo Hellas è davvero interessante. Ci sono centrocampisti-reietti che sono pezzi importanti di una squadra col destino apparentemente segnato. Lasciando stare l’estivo ed estremamente-già-vecchio discorso di Cerci-Pazzini-Cassano tridente per lo Scudetto 2010, Büchel e Zuculini non hanno già dimostrato di fare fatica in A? Rômulo e Caceres sono veterani funzionali? Di tutte le scommesse (Zaccagni, Kean, Cerci, gli stessi Verde, Bessa e Fares) quante ne puoi realisticamente vincere?

7. Perché Emre Mor non è venuto a giocare in Italia

-Perché si è stufato di leggere dell’interesse di Fiorentina, Inter, Roma e Napoli, che davanti erano innamorate, e poi dietro si portano a casa il Théréau di turno.

-Perché Fiorentina, Inter, Roma e Napoli si sono stufate di attendere Emre Mor l’indeciso.

-Dopo un’attenta riflessione (il suo agente gli fornisce l’esempio di Foquinha Kerlon), ha pensato che l’Italia non fosse il posto più adatto per un funambolo ’97 di neanche un metro e settanta.

-Perché Vigo è sull’Atlantico e il romanico delle sue chiese riporta il giovane Emre all’infanzia in Turchia. Ma è nato e cresciuto in Danimarca, da padre turco e madre macedone, ricorda qualcuno. Sì, ma tifo Galatasaray, quindi vale, ribatte Mor stizzito.

-Perché voleva giocare con Pione Sisto, che è nato in Uganda ma ha scelto di giocare per la Danimarca.

-Perché ha atteso a lungo la chiamata del club che tifava fin da ragazzino. Una chiamata che, ahimè, dal Milan non è mai arrivata.

-Perché sapeva che al Dortmund sarebbe arrivato Yarmolenko e a lui gli ucraini biondi con mascella importante non stanno simpatici. Tra Dortmund e Firenze ci sono solo 1179km, molto meglio i 2139km tra la città tedesca e Vigo.

-Perché è più vicino al Messico, che se la carriera gli dovesse appassire tra le mani sarebbe uno sbocco naturale. Si giocherebbe il campionato con Honda, Gignac e Iturbe. Per una destinazione così esotica in Italia devi sperare ti mandino in prestito all’Akragas.

8. Huntelaar e Khazri vanno di tacco

L’anno scorso abbiamo quasi scherzato col Cacciatore. In una stagione pessima allo Schalke, piena di infortuni e panchine a Guido Burgstaller, ha totalizzato un totale di 3 gol (4 se ne contiamo uno al turno estivo di Coppa di Germania contro dopo-lavoristi). L’Ajax ha spalancato le braccia accogliendolo a casa dopo un lungo peregrinare in giro per l’Europa e ora segna di tacco in Eredivisie. E se quest’anno sarà più faticoso giffare ogni suo gol, segnaleremo solo quando segnano nello stesso weekend lui e Wahbi Khazri, altro feticcio di Appunti Sparsi. Dopo un anno più no che sì al Sunderland, l’ala tunisina è tornata in Francia, al Rennes, per segnare come Klaas-Jan al Velodrome di Payet e finire in questa rubrica a braccetto con Huntelaar.

9. Cinque cose più fragorose del tiro al volo di Perisic

La bomba dell’esterno dell’Inter ha sgretolato una comunque positiva Spal, minato le certezze del campionato e ristabilito le gerarchie internazionali ponendo la Croazia subito dopo gli Stati Uniti e prima della Nord Corea. Di alcune cose, tuttavia, l’eco è arrivato più lontano di quanto non abbia fatto Perisic con Cinisello Balsamo. Vediamo quali.

-Una slavina che si infrange su un bosco, che se la vedi da lontano non sai mai chi avrà la meglio.

-La morte di Laura Palmer in quella serie famosa.

-LeBron James.

La caduta del Tempio di Baelor. Cersei Lannister interpretata da Wanda Nara.

-Gli urlacci di Conte se Stamford Bridge fosse un luogo aperto.

-Laocoonte quando provava a dire ai suoi che dai, vi prego ragazzi, non fatelo entrare il quadrupede di legno.

-Il suono della palla colpita qui da Robben.

10. Tweet sparsi™ & altre cose

Sì, stavolta non solo tweet perché siamo finiti lunghi. E la volta scorsa Appunti Sparsi aveva promesso una svolta più culturale per quest’ultimo punto, per rendere il tutto ancora più lungo, noioso e cerebrale.

-6 delle 10 squadre che hanno giocato in casa la terza giornata di Ligue 1 hanno avuto un espulso.

-Un bell’ascolto sulla situazione del calcio turco.

-In Benevento-Torino sia Antei che Rincón indossavano la numero 88.

-Tomas Rosicky è tornato al gol – 17 anni dopo – nello Sparta Praga di Andrea Stramaccioni. Il Piccolo Mozart ♥

-Sporting Gijón – Oviedo è un derby delle Asturie particolarmente sentito. (ft. Federico Barba titolare col Gijón e Diego Fabbrini, punto di domanda, nell’Oviedo).

-Come? Era la prima partita, dopo 7 anni, in cui la Juve non schierava dal primo minuto nessuno tra Buffon, Barzagli, Bonucci e Chiellini.

-Uno dei migliori tweet di sempre.

-Vi saluto, per questa settimana, eheh, con l’ultimo acquisto di casa Griezmann: un cavallo.