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Appunti Sparsi torna al solito giorno della settimana, al martedì come Di Martedì con Giovanni Floris. In questo spazio, dovete sapere, si vuole bene un po’ a tutti quanti, Kevin Constant compreso. Dalla Vostra Parte e Paolo Del Debbio non sono inclusi in questo elenco.

1. Real Sociedad – Real Madrid

Quella dell’Anoeta era una delle partite più calde del weekend, nonché in cima alla lista di tanti come aperitivo alla nottata NFL. A San Sebastián arriva un Real Madrid rimaneggiato dopo le squalifiche a Marcelo e CR7, con Benzema e Kovacic fuori per infortunio, ma con un rientrante Bale. Anche i padroni di casa sono costretti a rinunciare a, tra gli altri, Oyarzabal e Iñigo Martínez. Eppure, l’Anoeta è un campo storicamente difficile, per tutti, e quest’anno gli Txuri-urdinak sono particolarmente competitivi. E poi c’è Xabi Prieto.

Per sostituire Benzema, Zidane si affida al ’97 Borja Mayoral. Theo Hernández prende posto sulla sinistra, a fianco di Ramos, Varane e Carvajal. Perno basso il solito Casemiro, con Isco, Modric e Asensio a spartirsi i compiti di prima costruzione, regia e rifinitura alle spalle di Mayoral e Bale, particolarmente vicino al centravanti spagnolo. La RSO risponde col solito 4-3-3 asimmetrico, nel quale la posizione di capitan Prieto varia tra mezzala sinistra a trequartista a seconda dei momenti della gara. Davanti giocano Januzaj, Willian José e Canales e poi ci sono due dei terzini più promettenti d’Europa: Odriozola a destra e Rodrigues a sinistra.

Seppur autore di una prova incolore (in dubbio ad inizio gara, in seguito ammonito e sostituito), Asensio è l’uomo con più libertà tra le file di Zidane. Un po’ per la scarsa condizione fisica, un po’ grazie al lavoro della difesa alta preparata da Eusebio Sacristán, il talento mallorchino non riesce ad incidere. I ritmi sono subito alti, il che non aiuta Xabi Prieto a prendere in mano la squadra: la difesa delle Merengues è altissima e in pochi difendono lo spazio come Ramos-Varane.

Uno sbocco naturale del gioco del Real è Theo sulla sinistra, pescato con la solita classe da Modric, che invece bazzica principalmente sul centro-destra. Theo e Odriozola hanno dato vita ad accesi duelli in velocità, in cui il fratello di Lucas ha spesso avuto la meglio, anche grazie ad una potenza fisica maggiore. Il vantaggio del Real arriva dopo una lunga fase di pressione offensiva dei Blancos ed è l’epitome di una squadra in stato di grazia. Lo segna di rapina Mayoral, la mossa vincente di Zidane, che sfrutta al meglio una palla due volte messa fuori dalla difesa e due volte ributtata in area. E quando anche gli episodi sono dalla tua c’è poco da fare. Il Real gioca a tratti benissimo (si ringrazia la Isco Alacrón S.p.A.), a tratti si specchia nell’acqua come in quel famoso mito e si trasforma in pianta. Così è nato il gol del pareggio, sull’asse terzino-terzino (Odriozola crossa, Rodrigues impatta a rete al volo).

Pochi minuti dopo, la RSO colpisce la traversa con la stessa identica azione, perché chi si piace non cambia troppo volentieri qualcosa di sé. Nonostante tutto, sul ribaltamento di fronte, Rodrigues la spinge malauguratamente nella propria porta, portando di nuovo avanti il Madrid. Ricambi, fiducia, preparazione tattica e qualità altissima: una formula sempre vincente. La partita viene, non a caso, chiusa da una giocata che racchiude un po’ tutte queste cose. La penetrazione in area di Prieto viene assorbita dalla difesa, che si chiude a riccio come non hanno fatto a Istanbul i soci del basket.

Isco riceve il rinvio, ammaestra la sfera con il petto e serve con un lancio al bacio Bale. Il gallese sembra tornato fisicamente al top: lo scatto bruciante da wide receiver all’ora di gioco dopo una partita di sacrificio è la conferma. Poi scavalca Rulli con un colpo sotto di marca. Nemmeno l’ingresso in campo di Vela e Juanmi riesce a cambiare una partita molto divertente, che ci conferma quanto di buono detto fin qui su entrambe le squadre. Il Real va per vincere tutto, mentre a San Sebatián possono lottare fino in fondo per la Champions e/o fare un pensierino al cammino in Europa League

2. Montella opta per il 3-1-4-2, il nuovo ruolo di Suso e il futuro del Milan

Finalmente la difesa a 3 anche in campionato. Dopo averla provata con poca validità di rodaggio, Montella schiera una delle più associative squadre possibili contro l’Udinese. Ci sono Romagnoli, Bonucci e Musacchio a difesa di Donnarumma; Rodríguez e Calabria sono gli esterni, Biglia è il vertice basso e Bonaventura-Kessiè le mezzali. Suso galleggia nei mezzi spazi intorno a Kalinic, alla prima da titolare con la maglia del Milan in A.

Il blocco centrale compatto dell’Udinese, con Valon Behrami vertice basso, crea una densità quasi insuperabile per il Milan, che deve affidarsi agli esterni per trovare soluzioni. Appena Suso entra in possesso in una zona diversa dalla linea laterale, infatti, due avversari sono pronti a saltargli addosso. Lo spagnolo non è tuttavia marcato a uomo e tanti avversari cominciano sempre di più a prendere le misure, concentrando il piano gara a rendere sterile la naturale fonte di gioco rossonera. Sta a Montella e al giocatore stesso trovare sempre la miglior posizione in campo (verosimilmente non è l’ultima volta che il Milan cambierà, magari temporaneamente, modulo) e le giuste contromosse alle varie gabbie tattiche ad hoc.

La regia di Biglia ha sollevato Bonaventura e Suso da responsabilità di costruzione e per diversi fasi di partita il Milan si è avvicinato a quel Bel Gioco™ tanto agognato dal suo allenatore. Quando la palla circola fluente da un lato all’altro, gli esterni arrivano sul fondo e combinano guai: è triste pensare cosa avrebbe potuto combinare Andrea Conti in un sistema del genere. Calabria e RR68, tuttavia, si sono comportati egregiamente: spesso in fase offensiva si trovano all’altezza di Kalinic e c’è sempre il lanciarazzi Bonucci che può servirli.

Eppure sono i friulani a passare in vantaggio (gol poi giustamente annullato dal VAR) in seguito ad un errore di Bonucci e Musacchio. Il primo lascia girare Maxi López con irrisoria facilità, il secondo si ricorda della regola del fuorigioco un millesimo di secondo in tempo. Scampato il pericolo (realmente l’unico creato dall’Udinese, a parte il gol del pareggio gentilmente offerto dalla Romagnoli Alessio & Co.) il Milan domina la partita. Se gli inserimenti delle mezzali nella zona centrale sono sempre assorbiti al meglio, lo stesso non si può dire della fasce. Ed è proprio da un cross di Calabria che nasce il primo gol di Kalinic.

Il Milan, insomma, ha compiuto un altro passo nella direzione giusta. Sarà un cammino lungo e sono preventivabili altri scivoloni, ma una volta che il potenziale della rosa verrà esplorato a dovere, le prime piazze del campionato saranno lì ad aspettare.

3. Un Mühren che gioca ancora

Girovagare per siti quali whoscored.com può portare alla follia, alla onniscienza calcistica o a scoprire che tale Robert Mühren è un centrocampista centrale dello Sparta Rotterdam. Il cognome non può che evocare, da subito, un particolare ricordo nelle menti dei tifosi più anzianotti. Per questo cassetto delle scarpe ri-aperto dopo tanto tempo c’è il punto successivo, in questo tiriamo un po’ il fiato come Thiago Motta nei minuti finali del primo tempo e ci gustiamo una punizione di Mühren il Giovane, che, siccome non ne conosciamo ancora il volto, possiamo immaginarcelo come Robb Stark, che va bene.

Un gol che sogniamo tutti di segnare sul campetto di porfido della parrocchia, da fermo, senza che la ragazza più bella fuori dalla rete si accorga che ti stai impegnando. E senza una goccia di sudore, ovviamente.

4. Due Mühren che non giocano più

La famiglia Mühren è legata a doppio filo con Volendam, una piccola cittadina di pescatori 20km a nord di Amsterdam. Il bisnonno di Robert era un insegnate della zona talmente apprezzato che gli hanno dedicato una strada. Il nonno Jan ha scritto e messo in musica l’inno del piccolo Volendam FC, mentre il fratello Pe faceva lo speaker per il club, e ora ha una tribuna col suo nome (il Kras Stadio ha quasi 7000 posti e la maglia del Volendam costa davvero poco, quindi fateci un pensierino, ma occhio che il sito è in olandese).

Torniamo a Jan, la cui progenie comprende 5 figli maschi e 4 femmine. Jack ha seguito le orme dello zio ed è tuttora lo speaker del club, Jan (sì, come il padre) è un famoso cantante locale e Peter (il padre dell’odierno Robert) ha dovuto ritirarsi a 26 anni dal calcio giocato. Due, invece, sono arrivati nel calcio che conta: Arnold e Gerrie. Una bella storia recente relativa alla famiglia è quella di Robert che segna col Volendam all’Amsterdam ArenA 6 giorni dopo la morte del 67enne zio Gerrie, al 67′.

Gerrie fu una leggenda del Grande Ajax, quello che vinse tre Coppe dei Campioni di fila. Il suo gol più importante è forse quello che permise ai Lancieri di battere il Real al Bernabéu. Vince più o meno tutto ciò che può con l’Ajax, non viene chiamato ai Mondiali ’74, si stanca del calcio europeo e va a dominare campionati ad Hong Kong, dove nemmeno gli danno la medaglia perché è un europeo.

Il fratello Arnold ha vinto davvero tutto, tra cui una leggendaria Coppa Uefa con l’Ipswich Town di Bobby Robson nel 1981. Se nemmeno lui è al fianco di Rep, Neeskens, Krol, Cruijff, Van Hanegem, Rensenbrink e la ciurma nel ’74 (aveva solo 23 anni all’epoca), vince l’Europeo nel 1988 con quel gol di Marco Van Basten. Il cross tutto sballato è suo, di Arnold Mühren.

5. Gianluca Savoldi (l’ex) calciatore

Appunti Sparsi ha avuto il piacere di scambiare due chiacchiere via mail con Gianluca Savoldi. Si ringrazia infinitamente il bomber, figlio d’arte, opinionista per la sua disponibilità. Questa è la pagina Facebook sulla quale dice la sua sul calcio e non solo.

App. Sp.: Buongiorno Gianluca. Parlaci un po’ della tua relazione con Napoli, la città, la tifoseria, una squadra in cui ha giocato con successo anche tuo padre, nella quale hai segnato un gol iconico mostrando la canottiera “Ho fatto…13”.

Savoldi: Una risposta che richiederebbe un libro. La mia famiglia è legatissima a Napoli, io e mia moglie ci siamo sposati lì. Quel “famoso” gol ai tempi di un Napoli-Reggina lo segnai con la maglia amaranto. Era un vero e proprio spareggio per la promozione in Serie A. Noi due punti sopra, loro in casa con lo stadio pieno (70.000 spettatori se non ricordo male). La partita finì 1-1 ed il mio gol del vantaggio risultò decisivo per la promozione finale. Fu il tredicesimo in campionato ma anche un “13” al tempo stesso…

App. Sp.: Come sta andando la collaborazione con gli juniores nazionali della Pro Sesto? Il tuo ritorno full-time nel mondo del calcio è vicino?

Savoldi: Il direttore Jacopo Colombo ha puntato su di me per questo incarico e, prima di ogni altra cosa, vorrei raggiungere gli obiettivi prefissi. Nel frattempo mettermi alla prova servirà anche a me, per capire di che pasta sono fatto.

App. Sp.: Domanda banale ma la risposta, sono sicuro, non lo sarà: il compagno più forte con cui hai mai giocato?

Savoldi: Davvero difficile. Francesco Cozza dal punto di vista delle abilità personali non aveva niente da invidiare ad un Totti, per esempio. Anche nel suo caso il legame con la maglia con cui era cresciuto è stato un grande pregio, ma anche un limite. Nakamura era impressionante, da rimanere a bocca aperta solo a vedere il controllo di palla, rapido e con un piede che la metteva dove voleva. La sua è cultura molto diversa dalla nostra e poteva esser gestito meglio. Mozart infine era un brasiliano tosto, “europeo”. Grande tecnica ma altrettanto grande lottatore.

App. Sp.: Gasperini ti allenò a Crotone nel 2004-2005. Con te giocava Ivan Juric, che ora è l’allenatore più gasperiniano di tutti. Raccontaci un po’ cosa significa essere allenati dal tecnico torinese.

Savoldi: Il Gasp è sempre stato preparatissimo, ma la sua forza è stata quella di fare il salto da un allenatore “scolastico” ad un vero e proprio “esperto” di calcio. Ha lasciato le sue certezze per costruirsi sul campo la sua idea di calcio. È davvero unico. Ivan è un metallaro, un tipo senza fronzoli, persona per bene. Queste caratteristiche e la scuola Gasperini lo porteranno lontano.

Messa in pratica della cura Gasperini.

6. Gianluca Savoldi l’opinionista

App. Sp.: Su TMW Radio hai recentemente parlato del Napoli. Hai detto che il Napoli ha margini di miglioramento: quali? Che mosse può attuare Sarri per migliorare? Scendere a compromessi tra il suo credo e l’avversario forse? Si concentreranno davvero sul campionato, specialmente dopo la sconfitta in Ucraina?

Savoldi: Sarri rischia di rimanere schiavo delle sue stesse idee, ma d’altra parte chi impone il proprio gioco così assiduamente non può avere un ampio raggio di manovra. Soliti problemi: utilizzo di pochi giocatori (esclusivamente quelli funzionali al sistema), spreco di risorse, mancanza di alternative sia a livello di concetti tattici, sia numeriche. Nonostante questo, giù il cappello al gioco che esprime. All’Empoli (con tutto rispetto per il club toscano) puoi permetterti certe cose, se vuoi vincere a qualcosa è un altro discorso.

App. Sp.: Pensi che Montella sia l’uomo giusto per portare il Milan tra le migliori 4 d’Italia?

Savoldi: Il problema non è tanto riuscirci, ma riuscirci quest’anno. Arduo compito quello di Montella: assemblare in poco tempo un gruppo per la maggior parte nuovo (Il Milan quest’anno ha fatto una campagna acquisti “alla Moratti”) e soprattutto con calciatori al primo campionato in Italia. Non sarà facile.

App. Sp.: Un’altra tua ex squadra, l’Atalanta, ha appena schiantato l’Everton. Che tipo di stagione hanno nelle corde i ragazzi di Gasperini?

Savoldi: La mia Dea è tornata in Europa dopo 26 anni. Bisognerà vivere questo sogno più a lungo possibile (del campionato che importa, non abbiamo obblighi di classifica). Non avevo dubbi che avremmo fatto un figurone in Europa e così sarà anche nelle prossime partite.

App. Sp.: Argomento di cui puoi parlare a ruota libera: la/il VAR, di cui non mi sembri un grande fan, leggendo la tua pagina Facebook.

Savoldi: Sì, lì ne ho già parlato nei dettagli, così lascio una sintesi. Con la video assistenza arbitrale si vedono molti più particolari, ma non sempre sono utili considerando che la portata di un contatto si valuta meglio a velocità reale. Il tutto comporta fermare il gioco per davvero troppo tempo. Alla fine le proteste che si risparmiano “dopo” la decisione dell’arbitro si compensano abbondantemente con quelle per richiedere il parere del VAR “prima”. Morale della favola: si discute più di prima. Solo che prima c’era la moviola adesso c’è anche la “moviola della moviola”. Anche con il Var non finiranno mai di litigare, mai.

App. Sp.: Quale squadra/e segui con maggior attenzione al dì fuori delle solite? Quale progetto tattico ti entusiasma maggiormente?

Savoldi: Seguo tutte le realtà, dal Chiasso (società svizzera vicino a casa dove allena un giovane spagnolo molto in gamba, Guillermo Abascal, ndr) all’Inter di Spalletti e all’Atalanta del Gasp.
Dai Giovanissimi alle Primavera (di Atalanta, Milan, Inter ma anche dei miei colleghi della Pro). Si impara molto da tutti.

App. Sp.: Massimo Carrera fu un tuo compagno di squadra (Napoli 2003-2004). Hai mai visto giocare il suo Spartak Mosca campione di Russia?

Savoldi: Massimo è un allenatore che sta facendo molto bene perché moderno ma concreto al tempo stesso. Sono molto contento per lui, si merita grandi successi.

7. Tutto ciò che fa Agüero è segnare

Il centravanti del City non viene più impiegato alternativamente a Gabriel Jesus, ma spesso i due partono assieme. Due punte, oppure l’argentino fa il centravanti e il brasiliano l’esterno: sono una delle coppie più terrificanti della Premier. In 377 minuti, Agüero è già a 5 gol, 2 assist e un centro-copertina di Appunti Sparsi. Ha segnato tre gol a Vicarage Road sabato 16, in uno di quei pomeriggi settembrini uggiosi che ci rassicurano, perché l’inverno sta arrivando ed è subito tè caldo e biscotti.

Facile, direte voi, segnare contro una squadra orfana di Walter Mazzarri quando a passarti la palla ci sono Kevin De Bruyne e David Silva. Il che è vero, ma devi sempre buttarla dentro. E il Kun ha pochi rivali quando si tratta di finalizzazione.

Guardiola ha cucito attorno al suo terminale offensivo un sistema congeniale alle sue caratterstiche: non serve che tocchi cento palloni, è più importante che segni a ripetizione (un gol ogni 16 tocchi di palla vs Watford). Eppure, non è mai fuori dal gioco dei Citizens, come conferma la pass-map. Segue il terzo gol di Agüero, qui per una sintesi di una straordinaria prestazione individuale.

Mariappa, Kabasele e Doucouré sembrano più che altro birilli. O segnaletica stradale. O pali della luce. Insomma, qualcosa di molto piantato. (Per gli appassionati di Ricardo Quaresma: ne ha segnato uno simile al Konyaspor questo weekend).

8. La nuova esultanza più brutta dell’anno

Eravamo fermi a quella di Firmino che si abbassa i pantaloni e fa il gesto del pistolero a destra e manca. Un’esultanza molto brutta, ma in un preliminare di Champions è più importante segnare. È anche per questo che una nuova, improponibile danza dopo un gol è salita sul trono.

Apparentemente, è una domenica a mezzogiorno come tante altre. Il Villarreal sta passeggiando sul campo dell’Alavés (una delle due squadre in Liga che non hanno ancora ottenuto un punto e ha più allenatori cacciati che gol segnati) e per mille motivi se segni il terzo gol non fai nulla di strano. Abbracci magari i tuoi compagni accorsi per i complimenti e torni verso la metà-campo. Per completare lo sfondo idillico nel quale ci troviamo: nonostante il Mendizorrotza di Vitoria-Gasteiz sia quasi tutto esaurito, per i padroni di casa partono Rodrigo Ely e Bojan Krkic. Splende un bel sole sulla capitale dei Paesi Baschi. Il raddoppio del submarino amarillo porta la firma di Carlos Bacca.

Non pago di tutta questa noia, Cédric Bakambu esulta in modo strano, quasi ossessivo, dopo aver appoggiato in rete la sua seconda marcatura di giornata. Detta il filtrante con un bel movimento nello spazio, riceve da Samu Castillejo che è molto forte e ha un metronomo nel piede, e brucia Pacheco in uscita. Poi si avvia verso la bandierina per esultare e il meglio che riesce a fare è una cosa strana col braccio. Per tre volte sembra voler suonare un mega piatto gigante (tipo) o frustare un toro in piena tradizione spagnola. Oppure sta tentando di aprire un rubinetto per l’acqua di una fontanella a Ivry-sur-Reine, la sua città natale.

L’account Twitter di Bakambu è uno dei motivi per cui il centravanti della RD Congo era – and still is – uno dei giocatori preferiti da Appunti Sparsi. Presenta a modo suo il match tra Canelo e GGG, svela la nuova BBC e ci ricorda quanto erano sgraziati i numeri sulle maglie del Villarreal la scorsa stagione. #Bakagoal

9. KD, gli account falsi e qualcuno che ne potrebbe trarre spunto

L’ultima notizia dal mondo NBA riguarderebbe un utilizzo – ehm – improprio di Twitter da parte di Kevin Durant. La stella di Golden State avrebbe infatti creato e usato profili falsi per denigrare coloro che insultano il suo account ufficiale e avrebbe pure rincarato la dose sulla sua ex squadra, Oklahoma City. Cosa ci sia di vero in tutto questo Appunti Sparsi non lo sa e forse non lo vuole sapere, ma si è inventato alcuni calciatori che potrebbero fare lo stesso. Così, per allenare la fantasia.

-Giaccherini forse non è questo tipo di persona, ma potrebbe creare un account di Sarri e tanti altri account che insultino quello di Sarri che non lo schiera mai. Questo solo quando il docile Emanuele abbandonerà la gimmick da baby face e passerà alle forze del Male.

-Mirko Antenucci, dopo 18 gol in B, è stato ricompensato con gli acquisti di Borriello e Paloschi che gli ruberanno minuti, aria e notorietà. Non è difficile identificare in lui i pochi incattiviti che si scagliano contro Semplici, ogni domenica sera, su Facebook.

-Adebayor potrebbe avere un profilo (“MC Togo Mega Fan”) in cui non fa altro che condividere quella volta che segnò all’Arsenal ed esultò come un pazzo.

-Un sedicente affermato insegnante d’inglese contatta Armando Izzo su Twitter. Dopo le prime tre lezioni a 150€ via Skype, il tizio si rivela essere Amato Ciciretti.

-Il Daily News esce con una prima pagina un po’ assurda, ma con molto senso: Gareth Bale avrebbe ingaggiato un equipe di social media manager per screditare CR7 sui social. Si scopre che i meme sulla statua di Ronaldo sono tutti nati da questi 1658 account falsi.

10. Tweet sparsi™ & altre cose

-Chris Smalling ha un account Twitter iper-curato. Qui ricorda di un gol segnato al Chelsea 6 anni fa, taggando i protagonisti, con tanto di emoji e hashtag, tutto al posto giusto. Meno spontaneo di Smalling in percussione sulla fascia.

-Proprio mentre su queste pagine esce un articolo su Mbappé e quanto è forte e quanto spaccherò la Ligue 1 e tutto il resto, Cavani e Neymar vengono alle mani per un calcio di rigore. Se stanotte lasciate la finestra della camera aperta, potrete ascoltare i pianti di Emery lamentoso.

-Cose belle di Twitter: Michael Caley che zittisce cose.

-Tra i 20 giocatori più veloci su FIFA 18, nessuno gioca in Serie #BringBackBiabiany

Bony che canta, se non siete riusciti a vedere il documentario su Tupac che usciva questi giorni nei cinema.

-Il Colonia si rivolge direttamente all’Altissimo.

-L’account dello stadio di Wembley ricorda che al proprio interno ci sono un casino di cessi con una gif di Peter Griffin.

-Avete visto questo gol pazzeschissimo dalla B turca?

-Congedo con la dose quotidiana di Davide Zappacosta, ma prima eccovi il rigore sbagliato di recente da Teófilo Gutiérrez (aprire il video solo dopo aver messo a letto i minori).