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L’unica rubrica che è già al secondo ciclo anche se deve ancora compiere un anno di vita. Come le due stagioni iniziali di Twin Peaks: la prima lunga appena più di un dribbling di Dybala, la seconda infinita come le traiettorie che disegnava Beppe Mascara.

1. Atlético Madrid – Siviglia

La prima, grande sfida ospitata dal Wanda Metropolitano si è rivelata una partita incerta, sempre in bilico, chiusa dalla caparbietà dei padroni di casa. Schierati col classico 4-4-2 simeoniano, l’Atleti fa rifiatare Godín e Juanfran in vista della super-sfida di Champions contro il Chelsea. Al loro posto Savic e Vrsalijko, che con L. Hernández e Filipe Luís compongono la linea difensiva. I quattro in mezzo sono Carrasco, Saúl Ñíguez, Gabi e Koke. Griezmann e Lucky Vietto davanti. Gli andalusi, invece, rispondono col tipico modulo di Berizzo, quel 4-3-3 che lo rese vincente al Celta Vigo. Anche questa estate, il Siviglia non ci ha risparmiato acquisti molto ♥, ma, sebbene voglia, Berizzo non può schierare tutti i giocatori offensivi che ha a disposizione. Per scalfire la retroguardia del Cholo ha pensato a Jesús Navas, Luis Muriel (di cui Carlo Pizzigoni ha parlato benissimo) e Pablo Sarabia. Il perno in mezzo al campo è Steven N’Zonzi, che col Mudo Vázquez e Banega forma un terzetto di centrocampo bellissimo. (L’unico modo per migliorare il Siviglia è mettere Ganso in porta, Ben Yedder e Nolito in difesa e puntare al 95% di possesso palla).

L’impostazione dal basso degli ospiti è particolarmente interessante. N’Zonzi si abbassa tra Lénglet e Carriço, mentre Banega e Vázquez si sfalsano in zone più avanzate del campo per rendersi pericolosi dove conta davvero. Tutto l’Atleti è concentrato nel far ricevere male e pressato l’ex Inter: Vietto e Griezmann ne schermano il cono di luce, uno tra Saúl e Gabi non ha paura di lasciare la linea a 4 per alzarsi e andargli a mettere pressione. Tolta (o quantomeno ridotta) al Siviglia la fonte di gioco, l’impostazione dei centrali e N’Zonzi stagna nella banale geometria. Complice anche una partita incolore del Mudo, la manovra andalusa non è mai risultata fluida come nei giorni migliori (la particolare disposizione quasi verticale dei tre centrocampisti di Berizzo si evince anche da qui). The same old Atleti, la squadra cui basta mettere granelli di sabbia negli ingranaggi altrui e sfruttare il talento della propria linea delantera per vincere le partite. In questo caso, c’è voluto anche un errore di N’Zonzi, che regala a Carrasco l’1-0 appena dopo l’intervallo. Una delle poche circostanze in cui il Siviglia è riuscito ad uscire con qualità dal pressing colchonero: Vázquez ne è l’estemporaneo artefice. Non devono sorprendere i soli 0,38xG prodotti dagli ospiti (dato @11tegen11): Muriel ha offerto una prestazione abulica, peraltro non particolarmente supportato dagli esterni. Da segnalare è il supporto in fase offensiva dell’ex Sassuolo Vrsalijko, che ora indossa notevoli baffi e tatuaggi vistosi.

Al tiro deviato una dozzina di volte di Sarabia finito sul palo, ha risposto la traversa di Filipe Luís, meravigliosamente imbeccato da Koke. Lo stereotipo dell’Atleti squadra che sa solo fare catenaccio e ripartire è stato spazzato via (anche) da questa partita. Capitan Gabi valuta sempre l’occasione migliore: quando c’è da aggredire l’avversario sulla propria trequarti, alza il volume del pressing; quando le due linee devono essere strette a ridosso dell’area di Oblak, alza il segnale di fumo dell’arrocco e chi passa più. Fino all’errore di N’Zonzi, il Siviglia sembra tenere. Lénglet va in difficoltà se puntato da brevilinei, per il resto si è vista la solita spaventosa forza fisica di Mercado e la tranquillità di Carriço. La partita, tuttavia, termina al 70′, circa due minuti dopo che Griezmann ha deciso di scendere dal letto per conquistare Gotham City. Carrasco arriva sul fondo e mette una palla rasoterra all’indietro inarrivabile per chiunque. Griezamann la conquista con un tackle, poi si allarga oltre la linea da 3 punti e tira uno scaldabagno sotto le gambe di Sergio Rico. Dopo il gol, Simeone ringrazia e lo sostituisce. Lunga vita all’Atlètico Madrid.

2. Prossimi guastatori di foto

N’Golo Kanté ha debuttato qualche giorno fa in Champions League e, nella foto pre-partita che il francese ha pubblicato fiero su Instagram, c’è Davide Zappacosta (ci sono anche altri poco-più-che-mestieranti, d’altronde si sfidava il Qarabag, ma si cavalchi pure l’infantile odio italiano e la vile banalità del periodo ipotetico se-ce-l’ha-fatta-zappacosta). Perché? Beh, perché come sapete l’ex Toro gioca al Chelsea e ha pure segnato un gol clamoroso in quella partita. Eppure nella nostra immaginaria, irrealizzabile cartolina della Champions, nella quale possiamo immaginare il nostro visino nella squadra più forte del mondo, non dovrebbe esserci uno Zappacosta. É vero che uno Zappacosta vale circa 120 Ferrari 458 Italia, ma preferiremmo Roberto Carlos al fianco; Marcelo male che vada. Insomma, seguono alcuni debutti europei di giocatori che non vediamo l’ora giochino in Champions, irrimediabilmente rovinati da un altro #DZ21.

Davide Zappacosta rovina la foto della finale del Bernabéu dell’Inter. [Il montaggio vi è offerto con amore, e con uno stile volutamente un po’ giurassico, da Sarita].

Kessié ha sì già debuttato in Europa League sul campo dell’Austria Vienna, ma il Fifa 18 di Kessié ha come difficoltà di base una modalità che si chiama Austria Vienna, quindi figuratevi. Il centrocampista del Milan farà il suo esordio solo nella Champions 2020-2021, quando farà parte della collezione dei giocatori più fisicamente dominanti del Manchester United. A rovinargli l’esordio: Peter Crouch, che Mourinho riesumerà dalla tomba col voodoo di Adebayor più e più volte. Quanto gli rovina effettivamente l’esordio: meno di Fellaini.

Il Gallo Belotti ha un’estate per decidere dove portare i propri talenti, dopo un finale di stagione e un Mondiale in cui ha fatto fuoco. Tra mille e una polemica, opta per la Juventus, che nel frattempo ha venduto Higuaín in Cina. L’esordio in Champions del centravanti di Calcinate sarà rovinato da Mattia De Sciglio, che non avrà ancora risolto i propri problemi esistenziali. Quanto gli rovina effettivamente l’esordio: non tantissimo, perché una clausola del contratto di Belotti limita a 500 i minuti da trascorrere con De Sciglio in campo nell’arco della stagione. E 90′ se ne erano appena andati nella trasferta di Glasgow.

Anthony Modeste, vecchio amico di questa rubrica, torna in Europa nel mercato di gennaio per rinforzare l’Apoel Nicosia, che ha incredibilmente vinto il gruppo H davanti al Real Madrid estromettendo Dortmund e Tottenham ed è un concreto candidato alla vittoria finale. A rovinargli l’esordio, negli ottavi più ellenici di sempre contro l’Olympiacos, c’è Igor de Camargo, che lo guarda brutto anche nella foto di rito perché gli portò via il posto nell’Hoffenheim nel 2013 e de Camargo queste cose se le ricorda. Quanto gli rovina effettivamente l’esordio: nulla, perché Modeste si nutre di rancore e gelosia.

3. I mille problemi del Milan

Il Milan, sì, ha mille diavoli per capello. Posto che i dubbi sulla rigidità di Montella si sono confermati errati (chi diceva che Montella non avrebbe mai e poi mai cambiato il suo 4-3-3 non ha mai visto la sua Fiorentina) e un mesetto dalla prima stagionale dei rossoneri è bello che passato, le incognite sembrano ancora tante, forse più del previsto, a cominciare dalla posizione (in campo e non) di alcuni uomini-chiave.

Al Luigi Ferraris di Genova si presenta un Milan molto simile a quello che avuto la meglio sull’Udinese sette giorni prima. 3-5-2 con Abate al posto di Calabria e Zapata per Musacchio. Parlando della partita di domenica scorsa, Appunti Sparsi ha chiosato con un preveggente: “Sarà un cammino lungo e sono preventivabili altri scivoloni”. La buccia di banana è interpretata dalla Sampdoria, un’ottima squadra che, al secondo anno di Giampaolo, sta cercando il salto di qualità definitivo attraverso il caratteristico 4-3-1-2. Non è un caso, tra l’altro, che il nuovissimo Milan abbia incassato sconfitte sui campi di ottime squadre già rodate e che ben poco hanno cambiato in estate (Samp, Lazio).

La pressione costante, organizzata e decisa per tutto il match dei blucerchiati costringe Bonucci al lancio lungo. Il centrale della Nazionale eccelle in questa dote, quindi riesce spesso a trovare Abate largo, ma quasi mai i rossoneri risalgono centralmente il campo con efficacia. E quando lo fanno, sono imprecisi. Il merito va all’ottima preparazione della partita di Giampaolo: Zapata e Quagliarella ostruiscono le linee di passaggio verso Zapata e Romagnoli; Ramírez morde le caviglie di Biglia, mentre Praet e Barreto si orientano quasi a uomo su Kessié e Bonaventura. Torreira è il ragno recupera-palloni davanti alla difesa. É stato interessante vedere cos’è successo quando il sistema ha fatto acqua: Ramírez si fa attrarre dalla palla, Biglia può ricevere indisturbato e servire Suso, abile nello smarcarsi nel mezzo spazio di destra, alle spalle di Praet e di uno spaesato Torreira. In fase difensiva, invece, Suso scherma Torreira, ma la Samp non ha problemi e relegare il pallone alle punte là davanti. Kalinic si è sbattuto, ma spesso è isolato tra Silvestre e Ferrari, che hanno avuto vita fin troppo facile (lo sterile attacco del Milan ha prodotto solo 0,24xG e la solitudine di Kalinic è visibile dalla pass-map).

Già una settimana fa Appunti Sparsi ha palesato diversi dubbi sulla (presunta) congenialità del contesto a Suso, interrogativi che, a quanto pare, nemmeno Montella è riuscito a sciogliere. Se con l’Udinese era bastato, contro un minimo di organizzazione e qualità (che bello sentir suonare lo stesso spartito da Torreira, Praet e Ramírez!) il Milan è andato in difficoltà. Senza due erroracci individuali di Zapata (il primo in società con Bonucci, che continua a non sembrare tranquillo), occorre aggiungere, la partita sarebbe finita tranquillamente 0-0: in questo senso una doccia fredda potrebbe far bene ai rossoneri, che devono davvero rivedere diverse cose se vogliono evitare figuracce contro la Roma, a San Siro, tra pochi giorni.

4. West Ham – Tottenham e i Momenti Premier™

Forse siamo solo omertosi nell’ammetterlo. A noi stessi, ai nostri amici, alla nostra timeline di Twitter. Guardiamo la Premier League perché è un evento, perché ci sono gli stadi pieni e il pubblico caldissimo, per Di Canio che strilla al commento, per vedere i giocatori più costosi del mondo. Ma, più passano le giornate e più ve ne convincerete anche voi, non si guarda la Premier per il puro livello di calcio espresso. Forse non si sta dicendo nulla di nuovo, e anzi tutto questo è solo un datato stereotipo da quattro soldi, ma chi ha visto, sabato 23 settembre, West Ham – Tottenham potrebbe capire.

Gli Hammers, in un preoccupante momento di crisi che ha gettato coach Bilic sulla graticola, schierano un 3-4-2-1 molto Conte, il Tottenham a specchio, con là davanti i soliti Alli-Eriksen-Kane. La scarsa organizzazione nel primo pressing del tridente claret&blue permette a Sissoko di alzarsi al pari di Eriksen ed Alli, lasciando il compito di far salire la sfera ai difensori + Dier. Gli esterni sono altissimi, ad altezza Kane. Questo garantisce un vantaggio posizionale agli Spurs, che possono godere di diversi uomini in zone avanzate del campo. Non è un caso che riescano spesso e volentieri a portare un elevato numero di uomini dalle parti di Hart, con gli esterni che garantiscono ampiezza e Eriksen-Alli pronti a sfruttare i mezzi spazi. Il West Ham, per praticamente tutta la partita, nemmeno prova a giocare a pallone. Dal fondo, Hart rinvia verso Kouyaté per la spizzata e oddio speriamo succeda qualcosa; si cerca la velocità di Antonio e la fisicità di Arnautovic, ma tutto ciò è decisamente poco per fare sentire Chicharito amato e coccolato.

Il gioco espresso da entrambe le squadre è stato per lunghi tratti insufficiente. Il West Ham per volere del proprio allenatore, verrebbe da dire, e il Tottenham per colpa del confusionario Sissoko e del non-essere-Xavi di Dier. Anche Aurier e Davies hanno fatto una bella baraonda, ma il primo Momento Premier™ è offerto da Cresswell, che ritiene ok scaraventare la sfera nel vuoto dopo una fase di casino generico. Sissoko si alza al fianco dei fantasisti anche in fase difensiva; forse a sproposito, si scoprirà nella ripresa. La partita proprio non vuole saperne di decollare ed è così che si arriva ad un altro Momento Premier™: alcuni ringhiano contro altri, alcuni cadono, Zabaleta sembra correre poggiando sui talloni, se vi sporgete alla finestra la salma di Cruijff sta chiedendo pietà. La Premier, inoltre, è un campionato viscido perché fa sembrare minuto Angelo Ogbonna e i neofiti come Davinson Sánchez vengono ribaltati come sacchi di sale.

Una partita così brutta non è salvabile da nessuna giocata di nessun giocatore, ma Harry Kane sarebbe il giocatore perfetto. E per fortuna è in campo. Il primo gol nasce da un pessimo errore sull’asse Carroll-Kouyaté ed è un esempio di quanti cuoricini possano emanare gli avanti del Tottenham. Erkisen in una frazione di secondo lancia Alli tra le linee; Dele tira un fucilata al posto di un cross, che però Kane è abilissimo nel trasformare in rete, sfiorando appena la sfera con la fronte. Sul raddoppio del Tottenham, il West Ham sta ancora pensando ai modi possibili per giocare peggio: Kane appoggia in rete. Segneranno anche Eriksen, Chicharito e Kouyaté, ma Kane ruba la scena colpendo due legni. Il primo con un calcio di punizione da zona defilata: una traiettoria a giro ma potente, rapida ma che cuoce il portiere un attimo alla volta. Il secondo è uno schernire Reid in campo aperto, andando verso sinistra e colpendo il palo dopo una deviazione di Hart. La Regina benedica Harry Kane.

5. Ehi, c’è Daniele V. Morrone!

Appunti Sparsi ha avuto il piacere di intervistare Daniele V. Morrone, uno dei più apprezzati autori di Ultimo Uomo. Daniele ha ampliato il discorso su due delle partite analizzate finora, mentre, nel punto successivo parla a mano libera della Liga, ovvero il miglior modo e la miglior cosa di cui possa parlarvi. DVM conosce il calcio spagnolo come le proprie tasche e, come questa rubrica, ha un segreto maltenuto: è fan di Xabi Prieto. Ma ora, una giffetta per tirare il fiato.

Il gol più bello della settimana in Liga: Chema Rodriguez apre così Levante – Real Sociedad.

App. Sp.: É moralmente corretto sprecare la nostra vita a guardare calcio inglese e rimanere ignoranti su quello spagnolo o tedesco, dove c’è qualcosa di bello dietro l’idea di ogni squadra?

DVM: Io purtroppo ho scelto di tifare per l’Arsenal vent’anni fa e quindi sono legato alla visione della Premier League da motivi affettivi. La Premier League è un pacchetto che assicura partite comunque d’intrattenimento per atmosfera e giocatori in campo, però ecco, se non fosse per il tifo ne vedrei molta di meno perché il calcio inglese non è esattamente il tipo di calcio che fa per me. Da quest’anno ho limitato le partite non delle big della Premier League che vedo scegliendo se c’è altro in contemporanea sempre una della Liga, della Serie A o della Bundes. Al momento non mi sto pentendo della scelta.

App. Sp.: Come valuti questo primo inserimento di Muriel negli andalusi? Il Siviglia ne ha a sufficienza per fare bene in Champions e rimanere tra le prime 4 in campionato? Con Diego Costa e Vitolo dove potrà andare l’Atleti? Ovvero, considerando la Mission di Simeone: in che posto della griglia di partenza li vedi per conquistare la Champions?

DVM: Pensavo che Berizzo riuscisse ad inserirsi più rapidamente nel sistema di Sampaoli e a farlo suo. Invece il Siviglia al momento ha molte cose interessanti (Ganso resuscitato, Sarabia titolare per fare due esempi), ma anche alcuni accorgimenti di Berizzo che non mi convincono ancora (Mercado terzino destro bloccato perché?). Rimane ovviamente una candidata ai posti in Champions perché il campionato è ancora lungo e c’è tutto il tempo per smussare il sistema. Sarò breve, invece, sull’Atleti. Posta la permanenza a gennaio di Griezmann, con l’aggiunta di Diego Costa e Vitolo l’Atleti può vincere ogni competizione in cui partecipa. Come ogni anno ormai la squadra di Simeone è una delle candidate alla vittoria della Champions League e avere da gennaio Diego Costa al posto di Vietto e Vitolo al posto di Carrasco non può non mantenere salda questa convinzione.

6. DVM knows his Liga

App. Sp.: Scrivesti di Yeraj Álvarez come di un centrale per certi versi più pronto di Laporte. Ora che il ciclo di chemio per combattere il tumore è andato a buon fine, che stagione prevedi per l’Athletic? E’ l’anno in cui esplode Iñaki? E Ziganda è l’allenatore giusto per il dopo-Valverde?

DVM: Yeray è un centrale che adoro, un ragazzo estremamente determinato e lo scorso anno ha già mostrato di poter tornare alla grande dopo poco tempo anche dopo la chemio. Certo aver saltato la preparazione estiva rischia di allungargli i tempi per tornare al 100% ma è solo una questione appunto di tempo per lui. L’Athletic Club ha una rosa per lottare almeno all’Europa League e penso che solo in primavera potremo sapere se potrà arrivarci anche quest’anno. Per quanto riguarda Ziganda, lui vorrebbe mantenere le idee di Valverde ma sappiamo troppo poco ancora per poterlo giudicare come post Valverde, che rimane il miglior allenatore della storia recente della squadra basca quindi non me la sento di fare previsioni. Di buono al momento c’è il ritorno nelle rotazioni per Iturraspe e soprattutto l’esplosione di Muniain, già intravista lo scorso anno e ora finalmente completa. Ora l’Athletic Club è la sua squadra ed è un passaggio fondamentale perché Aduriz non era più in grado di avere tanto volume di gioco. Iñaki al momento possiamo dire che è lo scudiero perfetto per Muniain, muovendosi in zone più centrali rispetto alla versione di Valverde riesce ad essere più aggressivo rispetto all’area di rigore e penso questo sia ottimo per il calcio di Muniain che necessita di giocatori verticali davanti per creargli spazio. Penso che al momento il giocatore più importante è il 10 e che Iñaki è più utile in rapporto al compagno che preso come sigolo.

App. Sp.: Tra i tuoi feticci dell’anno scorso in Liga, inseristi anche Sandro Ramírez, che ora sta faticando eccome in Premier League (come il Malaga in Liga, tra l’altro). Ti pongo una domanda, collegandomi a queste due realtà diverse, che è uscita su un articolo di UU pochi giorni fa: quale strategia di mercato pagherà di più, conservazione o rivoluzione?

DVM: Tolte le situazioni di player trading puro, penso dipenda tutto dalla fase di sviluppo della rosa: se la squadra è ancora con margini di miglioramento, se non ha toccato insomma quello che l’allenatore ritiene il tetto massimo di sviluppo è giusto continuare con gli stessi uomini e provare solo a coprire le lacune della stagione precedente. Contando sulla crescita come gruppo e sulla nascita di sempre maggiori automatismi. Il Napoli mi sembra l’esempio perfetto in questo senso. Se invece si intravede un tetto allo sviluppo della rosa e se si pensa sia stato toccato allora non ha senso continuare ad insistere ed è giusto passare ad una rivoluzione. Penso al Milan, che comunque vada a finire la stagione necessitava di uno scossone per cambiare una dinamica altrimenti non lontana dalla mediocrità. Nel caso dell’Everton ha fatto bene a provarci Koeman ma il margini di riuscita era talmente esiguo vista la distanza tra le sei grandi che la probabilità di finire in questa situazione era altissima. Meglio però fallire dopo averci provato che vivere nella mediocrità.

App. Sp.: Dembélé si è rotto e starà fuori un bel po’ di tempo. Quanto perde il Barça e, potessi rimpiazzarlo con un altro giocatore della stessa fascia di prezzo, chi sceglieresti?

DVM: C’è poco da girarci attorno, il Barça perde tantissimo con Dembélé fuori questi mesi e il sistema attuale prevede al suo posto l’utilizzo di un esterno puro che però può essere solo di livello inferiore vista la rosa. Per quanto riguarda il rimpiazzo non penso ci sia sul mercato un giocatore per cui non vale la pena comunque aspettare il ritorno di Dembélé al 100% (c’era Mbappé ma ora è fuori mercato), che ha il ruolo di esterno nel sistema di Messi che sembra ottimo per il suo sviluppo. non che non vorrei andare sul mercato a gennaio intendiamoci, però lo farei per un profilo differente che possa giocare con Dembélé al suo ritorno: il 1 gennaio la clausola di Griezmann sarà di 100 milioni e io andrei il giorno stesso con l’assegno a casa del giocatore. Non esiste opzione migliore del francese nel sistema attuale del Barça (Messi falso 9, un esterno puro e un attaccante esterno che taglia). Griezmann che taglia da destra sui filtranti di Messi non mi sembra troppo da chiedere.

Cos’è capace di fare Dembélé.

App. Sp.: Dopo questo avvio di stagione con (di nuovo, si può dire?) più bassi che alti, sei ancora sicuro che il posto più giusto per Özil sia l’Arsenal?

DVM: No, penso che al momento l’opzione migliore per Özil sia il Bayern alla disperata ricerca proprio di creatività nella trequarti offensiva e che rischia altrimenti di diventare James dipendente in primavera. Volendo fare un po’ di fantamercato penso che uno scambio con Javi Martínez aiuterebbe entrambe le squadre. Con l’Arsenal che avrebbe lo spagnolo come centrocampista centrale e finalmente un partner affidabile per Xhaka e Ramsey che scala davanti dove muoversi liberamente per fare il suo calcio, per intenderci.

App. Sp.: Con Giovanni De Biasi in panchina, l’Alavés riuscirà a salvarsi? Bojan Krkic ci restituirà un po’ di lampi dal passato? Al Mendizorroza hanno zero punti 🙁

DVM: Non ho idea di che calcio voglia fare De Biasi dato che è appena arrivato e dubito lui stesso conosca bene già il materiale a disposizione. Il problema è che La Liga è il campionato più esigente del mondo dal punto di vista tecnico tattico e l’Alavés ha perso la spina dorsale della squadra della scorsa stagione, una squadra dalle caratteristiche tecniche e dal profilo tattico talmente marcato da non poter essere riprodotto con giocatori differenti. Non sono ovviamente una pessima squadra, ma non penso si possa creare qualcosa di più di un sistema per provare a lottare fino alla fine. Sono al momento i maggiori candidati a scendere anche non considerando che devono ancora vincere una partita. Non certo l’ambiente senza pressione che voleva Bojan per il suo ritorno in Liga.

App. Sp.: Cosa accadrà al Barcellona quando Messi tornerà in una ionosfera raggiungibile per gli altri? Ciò che sta facendo è assurdo, ma non di solo Messi può vivere una squadra di calcio. O forse…?

DVM: Fin quando dura questo Messi è giusto cavalcarlo al massimo e l’idea di Valverde di fissarlo nella fascia centrale e riavvicinarlo all’area di rigore non può che trovarmi entusiasta. Anche perché quando gira Leo nella fascia centrale tutti gli altri giocatori ne escono migliorati (ok non Suárez attaccante esterno ma ci si accontenta). Penso ad esempio ad Iniesta che ora che ha Messi costantemente vicino a cui associarsi può permettersi un calcio che ne maschera il declino fisico e ne esalta l’incredibile qualità tecnica. Non è detto che Messi debba scendere di livello, parliamo del miglior giocatore della storia e non mi stupisco più di nulla con lui.

App. Sp.: Scrivesti di Paco Jémez come di un allenatore che non si può odiare: ora però allena in Messico. Non c’è più spazio per lui in Liga? Che squadre vedresti bene nelle sue mani?

DVM: Paco aveva bisogno di “disontossicarsi” gli anni col Rayo in Liga ed è stata una sua scelta quella di lasciare l’Europa. Adesso tra terremoti e alluvioni in Messico ha ben altri problemi a cui pensare e per cui tirarsi su le maniche per aiutare com’è solito fare, ma se dovesse decidere di tornare sarebbe fantastico rivederlo a casa alle Canarie. Dove ha allenato solo una stagione e dove ora troverebbe una squadra perfetta per il suo calcio

7. Tweet sparsi™ & altre cose

Se siete arrivati fin qui, avrete notato che è già stata molto lunga, circa 4000 parolone mal-assemblate. Ragion per cui, per la prima volta nella sua storia, Appunti Sparsi si ferma al settimo punto, che è sempre il numero di Pato. Due robette e via, a settimana prossima.

-C’è un ubriaco dietro l’account social del Napoli.

-In Grecia hanno battuto questo calcio di punizione assurdo.

-Non abbiamo nemmeno fatto in tempo a parlare degli uomini-copertina, Aubameyang e Morata, che hanno fatto fuoco questa settimana. Se Appunti Sparsi fosse scritta da Paolo Stradaioli ci sarebbe stato spazio pure per Sneijder e per l’inizio su di giri di Falcao, con un tocco di Jägermeister.

-Il messaggio salvifico di Christian Puggioni dopo aver battuto il Diavolo.

-Dal vangelo del ghetto. Di Tony Pulis.

-L’ottimo, ma veramente ottimo, video del Borussia Dortmund contro il razzismo e i neo-nazi.

-Marc Noble ringrazia un suo tifoso cinese. Ma lui è sudcoreano.

-In MLS si gioca ancora su dei campi da football :'(

-In quest’altra azione, dalla Eredivisie, riconoscerete voi stessi in Fifa 18.

-Aubameyang siede sulle Lamborghini arcobaleno:

Starting the week like … 🚀 #playfree #A⚡

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