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Una rubrica del martedì che non parla di secessione, referendum o indipendentismo per evitare di provocare in redazione quattro o cinque scissioni. Ma per il futuro non escludiamo di indire elezioni aperte ai lettori proprio su Appunti Sparsi, senza poliziotti che vi picchiano in casa ma al massimo con un sorridente Paolo Stradaioli alla porta che vi invita alla sagra della cipolla di Cannara, un posto vicino a dove sta lui consigliato da Tripadvisor.

Un gol molto sagra della cipolla. Esegue la Viola, che ok calcio le divise del calcio fiorentino, ma in verde fa proprio strano.

1. Come sta il Milan?

Meglio di quanto non si pensi. I catastrofisti letti in giro hanno lasciato che i venti minuti finali cancellassero quanto di buono fatto dal Milan nei primi 70′ contro la Roma. In quattro giorni, i rossoneri hanno vinto una partita che sembrava essergli scappata clamorosamente di mano e perso un’altra in cui sostanzialmente Di Francesco si è rimesso al pari con la fortuna rispetto alle milanesi.

Contro il Rijeka in Europa League, il Milan è disposto con quel modulo che ormai possiamo considerare definitivo: il 3-5-2. Davanti Cutrone e André Silva, dietro il terzetto Romagnoli-Bonucci-Musacchio che Montella ha riproposto domenica. Pur centellinando le fasi in cui alzare il ritmo del motore, il Milan ha segnato due gol ai croati senza apparenti difficoltà. La maggiore novità (anche questa confermata contro la Roma) è Borini a tutta fascia, sulla sinistra, una delle poche posizioni per lui inedite ma che ha coperto con ottima corsa.

Col Milan in totale controllo e avanti di due gol (una bella azione di Silva per il vantaggio, Musacchio da due passi per il raddoppio) entra pure José Mauri, per dire quanto la partita fosse in ghiaccio. Invece Romagnoli si addormenta, stende un avversario in area ed è rigore. Poi Acosty svernicia Bonucci e segna un gol buffissimo dopo un rimpallo con Donnarumma. Misteriosamente, ma davvero misteriosamente, è 2-2. Se Borini non si fosse trasformato in De Bruyne con un assist al bacio per un movimento da rapinatore di Cutrone (in leggero fuorigioco) il Milan avrebbe pareggiato una partita non-pareggiabile.

Questo perdere-la-bussola dopo un gol subito è successo anche contro un avversario di ben altro valore, la Roma. La linea a cinque prevede Rodriguez sulla sinistra e Borini a destra, con Çalhanoglu, Biglia e Kessiè in mezzo. Davanti André Silva si è guadagnato il posto al fianco di Kalinic.

Pur giocando con due moduli diversi (la Roma col classico 4-3-3 difranceschiano), le filosofie di gioco delle due squadre si basano su principi simili: possesso sì ma propedeutico ad un gioco verticale piuttosto; diretto, difesa alta e corta, si sfrutta l’ampiezza del campo, le mezzali devono inserirsi dovunque. Due squadre molto simili, in uno stadio di evoluzione del progresso tattico simile sebbene il nucleo della Roma si conosca da anni e quello dei rossoneri solo da poche settimane, hanno voluto negare all’altra il passaggio per la zona centrale del campo.

L’uscita della Roma avveniva sempre verso sinistra: un po’ perché Manolas imposta come quelli a Cannara, un po’ perché Kolarov è il regista occulto della squadra. Le mezzali del Milan però uscivano alte a prendere i terzini avversari, garantendo ai rossoneri un recupero del pallone in zona di qualche metro più avanzata rispetto ai romanisti. Il Milan è più volte arrivato sulla trequarti avversaria, ma la mono-dimensionalità di RR68 e Borini ha prodotto meno del previsto e le conclusioni da fuori da dimenticare. Al Milan è mancato il gol: André Silva ha giocato un’ottima partita, ma sotto-porta è ancora un ragazzino con un anno e mezzo di professionismo alle spalle.

I progressi intravisti nei rossoneri, dunque, lasciano ben sperare. Eppure, la partita di San Siro è stata decisa da giocate quasi estemporanee dei fuoriclasse giallorossi (tiro all’angolino di Dzeko e inserimento da Nainggolan di Nainggolan). Nel Milan quello che assomiglia di più ad un fuoriclasse, Suso, era seduto in panchina perché col 3-5-2 quello è il suo posto. La difesa, inoltre, è sembrata ancora una volta vulnerabile: su entrambi i gol, il terzetto dietro si è comportato molto male, ma Musacchio un po’ peggio degli altri. Garantire impermeabilità in vista del Derby dev’essere il primo pensiero di Vincenzo Montella.

2. Non sapete nulla di Marco Moscati

La B come non l’hai mai vista.

Quest’anno Macheda non è più il giocatore preferito del Novara. Preferito da chi? Ma un po’ da tutti, dai. Ha preso il suo posto, nelle nostre fantasie e nell’angolino alto alla sinistra dei portieri avversari, il pallone calciato da Marco Moscati. Transfermarkt lo valuta poco più di mezzo milione, anche se il Livorno lo sta mandando in prestito un po’ ovunque con poca cognizione di causa: Guido Camarlinghi e Lorenzo Di Curzio li fanno dei gol del genere?

C’è talmente tanta roba sull’internet riguardo Marco Moscati che si è deciso di fare un articolo a parte. Non sapete nulla di Marco Moscati. (Sì, questo è un taglio netto al pippone originale operato dopo aver notato che durava mezz’ora solo la parte di Moscati. Si nota quindi scusate). Per ora segnatevi il nome, in alcune delle province più belle d’Italia è una religione.

3. Real Sociedad 4-4 Real Betis

É stata una partita matta, in uno stadio dal nome bellissimo, ha giocato (e ha segnato!) il giocatore che ha definitivamente scalato le gerarchie dei feticci di questa rubrica (per la classifica attendete il punto #8): Xabi Prieto. Este verano vamos a la Anoeta por ver la Real y Xabi Prieto: dev’essere un sogno diverse a San Sebastián di questi tempi, dove succedono 8 gol anche in una giornata di pioggia e tristezza.

0-1. Fabián Ruiz controlla con la coscia destra al limite dell’area avversaria, serve un lob morbido verso Antonio Sanabria, che parte in leggero fuorigioco tra i centrali Txuri-urdin. L’ex Roma e Sassuolo, poi, è perfetto: il controllo di destro impedisce il recupero di Odriozola e, dopo un rimbalzo così naturale del pallone su un campo madido, il mancino per battere Rulli è perfetto.

1-1. Il pareggio arriva su un cross di Álvaro Odriozola. Strano, vero? La palla arriva su Willian José a rimorchio dopo un lavoro di raccordo a centrocampo, viene deviata da Barragán ed entra.

2-1. La Real Sociedad passa in vantaggio e tutto nasce da un colpo di tacco assurdo di Willian José, con cui tra l’altro fa tunnel a Barragán. Kévin Rodrigues crossa come si deve fare in quelle circostanze, ovvero una palla pronta per essere calciata verso il dischetto del rigore. Ad impattare la sfera all’angolino basso è Mike Oyarzabal, un altro dei ventenni terribili della RSO.

2-2. Pareggio Betis al 28′. Il calcio d’angolo battuto da Andrés Guardado finisce sulla testa di Feddal. L’ex Parma, Siena e Palermo non riesce ad angolare, ma Willian José anticipa Rulli e se la butta in porta.

2-3. Gli ospiti tornano avanti col capitano, Joaquín, sfruttando il mancato intervento di Raúl Navas, che un secondo prima stava scappando verso la propria porta con la linea, un secondo dopo ha dimenticato come colpire la palla.

3-3. Il nuovo pareggio RSO è confuso come dev’essere confusa una partita con 8 gol. Un contropiede 3-vs-3 sembra vanificato da un brutto controllo del pallone di Juanmi, che però si stende in scivolata per anticipare Feddal e prolungarla in qualche modo verso Willian José. Lo stesso centravanti però aveva dato l’azione per persa, così come gran parte dell’Anoeta e sicuramente tutta la difesa bética, così sul secondo palo Xabi Prieto scaraventa in porta dimenticato da tutti.

3-4. All’84’ un rilancio dalla difesa (non si capisce quanto voluto o meno) coglie incredibilmente di sasso i centrali della RSO, tanto che il neo-entrato Sergio León può involarsi solo verso Rulli. Scarica uno scaldabagno sotto la traversa ed esulta battendosi il petto come se il suo fosse il gol decisivo, il pugno del KO.

4-4. E invece no, impatta definitivamente la partita un colpo di testa fragoroso di Diego Llorente. Il canterano del Real Madrid buca Adán per la quarta volta e poi esulta correndo verso la metà-campo perché quella partita era da vincere.

4. @nellosplendor l’italiano

Questo episodio è particolarmente cool perché per una volta l’ospite parla molto di più non quanto faccia Appunti Sparsi. Gabriele Anello ci accompagna su tre punti della rubrica (e non era mai successo) attraverso un approfondito dibattito su temi della Serie A caldi come Dybala. Poi si vola in Asia per una (interessantissima) panoramica sul pallone a mandorla e si finisce in giro il mondo. Mi raccomando cliccate sui link della parte asiatica, sono più freschi dell’ultimo taglio di Pogba.

App. Sp.: La Sampdoria ha distrutto il Milan, poi è crollata ad Udine. Com’è possibile che due anime così diverse coabitino nella rosa di Giampaolo?

GA: Partiamo da una premessa importante: sono 21 anni che seguo la Sampdoria e faccio fatica nella mia mente a trovare un risultato più bugiardo di questo. Tra l’ingenuità di Puggioni in occasione del primo rigore e l’espulsione di Barreto, di fatto la gara si sarebbe comunque indirizzata su certi binari, però i quattro gol di scarto sono uno scarto eccessivo per quanto visto in campo. Detto questo, la Sampdoria è sembrata poco aggressiva: anche qualora i ragazzi di Giampaolo fossero rimasti – senza ingenuità – in parità numerica e senza rigori contro, la gara sembrava indirizzata verso un blando 0-0. Questo ahimè non è un atteggiamento nuovo: quando hai una rosa giovane (e quest’anno la Sampdoria non fa eccezione), capitano i periodi di grandi strisce positive e di cadute senza spiegazione. Il 2016-17 della Sampdoria è stato un otto-volante (vinci a Milano due volte, ma non riesci a battere il Palermo in 180’… anzi, la pareggi due volte al 90′), mi auguro di vedere una minor varianza di prestazioni da parte dei blucerchiati quest’anno.

App. Sp.: La Serie A è l’unico habitat rimanente per il rombo a centrocampo (Chievo, Cagliari, oltre alla Samp). Riesci a darti una spiegazione?

GA: Una spiegazione tattica onnicomprensiva non ce l’ho. Quello che posso dire è che Giampaolo fa bene a insistere su questo modulo: con interpreti simili, a Empoli ha funzionato bene con una squadra che – alla vigilia del 2015-16 – era data tra le probabili retrocesse, viste le tante partenze. Penso che per il 4-3-1-2 serva un centrocampo capace di giocare con compiti ben precisi, quasi integralisti (Torreira è il manifesto in questo senso). Credo che Giampaolo sia – assieme a Eusebio Di Francesco – il tecnico più integralista in A: su 38 partite della passata stagione, difficilmente l’ho visto usare un modulo diverso dal 4-3-1-2.

App. Sp.: Alcuni uccellini di Appunti Sparsi hanno parlato, rivelando la tua presenza alla prima partita di sempre giocata al San Paolo alle 12:30. Com’è stata Napoli-Cagliari?

GA: È stato ammaliante: il Napoli di Sarri è come una ricetta raffinata, cucinata però sempre alla stessa maniera e con risultati eccellenti. Qualcuno ha paragonato il taglio di Callejón su passaggio di Insigne al “Stockton to Malone” degli anni d’oro degli Jazz nello Utah. Io personalmente sono spaventato di come la fascia sinistra – governata da Ghoulam, Hamsik e Insigne – sia come il Triangolo delle Bermude: ci passi e non torni più indietro. O se ce la fai, hai rischiato di prendere gol. Certo, nel conto va messo anche un Cagliari piuttosto scolastico: sono rimasto un filo deluso dalla squadra sarda.

App. Sp.: E il Napoli per lo Scudetto come lo vedi? Soprattutto se Dybala non si conferma molto più forte di Messi (si scherza eh).

GA: Penso che siamo di fronte al now or never per il Napoli. Non so se e quanti lasceranno Napoli la prossima estate. Se dovessi fare dei nomi, penso che Koulibaly andrà a dominare in Premier League, così come credo che Zielinski sia un profilo eccellente per il campionato inglese. Inoltre, anche uno tra Mertens e Insigne potrebbe andare: il primo perché qualcuno gli offrirà un contratto-monstre e all’alba dei trent’anni ci pensi a queste cose, mentre il secondo ha scelto come procuratore Raiola (e quindi tenderei a non esser tranquillo). Queste mosse potrebbero avvenire indipendentemente dalla vittoria o meno dello scudetto, ma le condizioni migliori per l’impresa sono in questa stagione: il Napoli è tecnicamente perfetto, mentalmente è cresciuto e ha delle avversarie alla portata. Lo si vede anche in Champions: sia a Kharkiv che a Napoli, non ho visto grande concentrazione o quanto meno la stessa che la squadra ha in campionato. L’obiettivo mi sembra uno e manifesto: lo scudetto.

App. Sp.: Una sfida: riassumi in cinque righe, per noi che l’abbiamo vista, Atalanta-Juve, ma non puoi usare la lettera T.

GA: Dicevamo del Napoli… gli orobici mi sembrano la seconda squadra che ha un suo canovaccio ben preciso in Serie A. 3-4-3, Papu Gómez e disposizione chiara sul campo di gioco. Persino i bianconeri sfigurano nella ripresa con Gasperson e i suoi ragazzi. Se dovessi scegliere un profilo specifico da segnalare, impressiona José Luis Palomino: mi sembra che il ragazzo abbia già preso le misure alla nostra lega. Eccelso su Dzeko alla prima di A, ha concesso il bis anche con Dybala. Il lavoro di Gasperini è pazzesco: un anno fa, non avremmo scommesso su uno scenario del genere. Se posso, la polemica di Allegri sull’uso del Var mi pare fuori luogo (senza la T è molto, molto dura).

He did it!

5. @nellosplendor l’asiatico

(Gabriele scrive di calcio asiatico un po’ ovunque, ma in particolar modo sul sempre ottimo MondoFutbol.com)

App. Sp.: In un bellissimo video che hai girato durante il tuo viaggio in Giappone, hai parlato di una possibile, anzi esistente, alternativa al calcio occidentale. Allora ti chiedo: tra vent’anni, quando i due mondi saranno inevitabilmente venuti a contatto (vedi Tokyo 2020), sarà il calcio asiatico ad assomigliare a quello occidentale o più il contrario?

GA: Tra le due, vedo più facile la prima ipotesi. Del resto, il Giappone e l’intera Asia (soprattutto il Sud-Est) guardano al calcio europeo con molta curiosità e ammirazione. Sono andato a vedere il derby di Tokyo – tra F.C. Tokyo e Kawasaki Frontale – e c’è una caratteristica che prenderei subito dal calcio asiatico e in particolare giapponese: la passione che non sfocia in violenza. Gli episodi correlati a quest’ultima sono rarissimi in Giappone e quest’atmosfera è piacevolissima. Tra vent’anni, l’Asia sarà certamente più avanti rispetto al momento attuale. E se Tokyo 2020 rischia di essere un fardello economico notevole per il Giappone (un paese che ha un’economia stagnante, anche se è la terza del mondo, e una popolazione che potrebbe diminuire del 30% tra 50 anni), i Giochi Olimpici potrebbero anche sdoganare il calcio in Giappone come lo sport più popolare. Definitivamente.

App. Sp.: Avrai seguito la romantica cavalcata della Siria verso il Mondiale: Russia 2018 passa ora da uno spareggio contro l’Australia per uscire dalla “conference” asiatica (si giocherà a breve) e poi è previsto un altro spareggio, contro una squadra della CONCACAF. Insomma, ce la faranno?

GA: Ho l’impressione di no. Penso che l’ostacolo più grande sia proprio l’Australia. Il problema è che la Siria ha giocato un grandissimo girone di qualificazione: già arrivare al terzo turno e qualificarsi in anticipo per la Coppa d’Asia 2019 è stato un miracolo. Poi hanno vinto in Cina, battuto in casa Qatar e Uzbekistan, fermato la Corea del Sud: degli eroi, insomma. E dopo il vantaggio momentaneo in Iran, la Siria era qualificata DIRETTAMENTE al Mondiale 2018. Pazzesco. Però 180′ contro l’Australia – per quanto in difficoltà e scarica – mi sembrano una bella montagna da scalare. Dico che è questo l’ostacolo principale perché l’entusiasmo ti spingerebbe a dare il meglio eventualmente contro Honduras o Panama (non ci credo che gli Stati Uniti non si qualifichino direttamente al Mondiale, anche se Siria vs. USA sarebbe la madre di tutte le sfide).

App. Sp.: Ti dirò la verità: io, e penso tanti altri, non abbiamo mai visto una singola partita integrale di CSL, la A cinese, tanto meno di J. League giapponese. Da quali squadre dovremmo cominciare?

GA: Penso che l’ABC sia nei Kashima Antlers, che hanno vinto il campionato l’anno scorso (sul come dovremmo aprire una discussione di mezz’ora, quindi passiamo oltre) e lo rivinceranno anche quest’anno. Sono la squadra che ha costretto il Real Madrid ai supplementari ed è stata la prima volta che una squadra fuori dal duopolio UE-Sud America abbia costretto i vincitori a tanta fatica. Ci è voluta la tripletta di Ronaldo per chiuderla, altrimenti gli Antlers – il cui giocatore-feticcio che ancora non conosci è Mu Kanazaki – avrebbero avuto una chance persino nei 120′. Siccome poi si sono capite le mie simpatie, Kazama è andato a Nagoya e i Grampus sembrano un esperimento surrealista del calcio. Vi ricordate van Gaal che schiera Kuyt terzino ai Mondiali? Ecco, Kazama è #madness.

App. Sp.: Cos’è sta cosa che in Giappone solo pochissime squadre delle serie minori hanno la licenza per scalare categorie?

GA: Il calcio professionistico in Giappone è nato vent’anni fa: nella stagione inaugurale c’erano solo 10 club. Oggi le società con una licenza pro sono 57 (54 nelle tre categorie pro più tre nella quarta categoria, la Japan Football League, che è la prima amatoriale), ma soprattutto il sistema funziona. Se la J1 è stata inaugurata nel ’93, la J2 è nata nel ’99, mentre la J3 nel 2014. La crescita è graduale e tante squadre hanno il sogno di arrivare al professionismo: tuttavia, se non hai la licenza per la rispettiva categoria, in Giappone non puoi esser promosso. Un accorgimento utile, perché evita fallimenti e incomprensioni; ogni anno i conti vengono monitorati e per ottenere la licenza devi essere in grado di mantenere anche una certa media di presenze allo stadio. Se hai meno di 1000 spettatori di media, non ti fanno diventare pro. Se il tuo stadio non è a norma, non puoi salire di categoria. Si cresce così, nella maniera più attenta possibile.

Un esempio? Negli ultimi giorni hanno assegnato le licenze per le varie categorie, rituale che in Giappone avviene sempre per la fine di settembre. Il Football Club Ryūkyū – squadra di Okinawa, isola a sud costa meridionale del Giappone – ha ottenuto la licenza per giocare in seconda divisione e i tifosi hanno festeggiato così l’evento.

App. Sp.: Parlaci di un vecchio amico di questa rubrica, Anthony Modeste. Sappiamo che gioca in Cina ora. Come va? Sta bene? È tutto ok? Segna ancora a nastro?

GA: Mi sembra che stia faticando un filo. La convivenza con Pato non è delle più semplici: nonostante quattro gol in cinque gare, Modeste ha saltato metà delle partite. Il Tianjin Quanlian – partito con l’obiettivo di fare molto bene – è ancora in corsa per un posto in AFC Champions League. Credo comunque che lasciare Colonia non sia stata la migliore delle mosse per tutte le parti in gioco: il Colonia ha finora perso tutte le gare giocate tranne un pareggio in Bundesliga, Modeste avrebbe potuto continuare a segnare in Germania e il Tianjin deve riscattare il francese per 29 milioni di euro (dopo i 6 del prestito).

Un gol cinese di Modeste.

App. Sp.: Kwang Song-Han è il nordcoreano che sta spaccando la B con la maglia del Perugia (di proprietà del Cagliari). Quale futuro intravedi per lui?

GA: Difficile dirlo: è entusiasmante la sua crescita e il talento c’è, altrimenti tra Cagliari e Perugia non staremmo vedendo certi numeri. L’auspicio sarebbe quello di dargli tempo, anche nell’esaltazione. Sicuramente il prestito a Perugia sta funzionando bene.

App. Sp.: Un long shot: il Giappone arriverà ai quarti di finale a Russia 2018?

No, perché il patrimonio mi sembra buono, ma la guida tecnica un filo fallace. E avere un ct che pretende di spiegare ai giornalisti il calcio invece di semplicemente diramare le convocazioni per le prossime due amichevoli non aiuta a rasserenare il clima.
La JFA ha un canale ufficiale su YouTube e mette sempre lo streaming live delle convocazioni. Halilhodžić ne ha approfittato per fare uno show e demolire il bel calcio, giustificando il tutto con la vittoria per 3-0 del PSG sul Bayern.

App. Sp.: Un XI ideale di giocatori che militano in Asia che nessuno conosce ma che, secondo te, potrebbero essere acquistati da un Genoa qualunque e fare ottima figura.

GA: Kosuke Nakamura (Kashiwa Reysol – JPN); Zheng Linpeng (Guangzhou Evergrande – CHN), Gen Shoji (Kashima Antlers – JPN), Morteza Pouraliganji (Al-Sadd, IRN), Moayad Ajan (Al-Zamalek – SYR); Junya Ito (Kashiwa Reysol – JPN), Yosuke Ideguchi (Gamba Osaka – JPN), Nawaf Al Abed (Al-Hilal, KSA), Nam Tae-hee (Al-Duhail SC, KOR); Wu Lei (Shanghai SIPG – CHN), Ahmed Khalil (Al Jazira – UAE). Ottima non lo so, ma sarebbero esperimenti interessanti.

6. @nellosplendor l’internazionale

App. Sp.: Se ti regalassero un abbonamento stagionale a una squadra e una macchina del tempo, quale andresti a vedere?

GA: Diciamo che già andare a vedere il Napoli di Sarri è stato un bello spettacolo. Nel passato recente, direi il Porto di André Villas-Boas e il primo Borussia Dortmund di Jürgen Klopp, nonché il Real Madrid di Del Bosque. Se poi devo menzionare qualche esempio fuori dagli schemi, credo che osservare una gara del Kawasaki Frontale sotto Yahiro Kazama o dei Sanfrecce Hiroshima con Hajime Moriyasu dev’esser stato un bello spettacolo (anzi, il primo ho avuto la fortuna di vederlo. E meritava).

App. Sp.: Vista Chelsea-Manchester City, De Bruyne non sembra esser contenibile. È il miglior trequartista al mondo o Isco ha qualcosa da dire in merito?

GA: Bella lotta. Personalmente preferisco il belga, se non altro perché da quando Guardiola l’ha preso in gestione, De Bruyne ha dimostrato di poter giocare virtualmente ovunque. Isco è un fenomeno e di lui si parla (giustamente) tanto non solo per le sue dote tecniche, ma anche per la centralità che ha sullo scenario Mondiale, visto che è l’attuale stella della Spagna, nonché la risorsa principale del Real Madrid nell’ultimo anno. Per De Bruyne è leggermente diverso, perché Belgio e City non producono gli stessi risultati. Tuttavia, sono due grandi del calcio dei nostri giorni e non vedo l’ora di capire se potranno evolversi ancora.

Spaccare le difese e farlo sembrare facile.

App. Sp.: Su Crampi Sportivi scrivi anche di F1: ti va di paragonare un po’ a caso, un po’ no, squadre a piloti?

GA: Difficilissimo. Calcio e F1 sono due sport molto diversi. Però si può fare un accostamento tra F1 e basket, in particolare tra due suoi grandi interpreti. L’ho scritto a dicembre 2016 su L’Ultimo Uomo, ma ribadisco come Lewis Hamilton sembri sempre più stare a questa categoria come Michael Jordan stava alla NBA prima del suo primo ritiro nel 1993: l’inglese ormai vale più della F1 in sé, almeno mediaticamente. Hamilton genera traffici folli sui suoi social, sa fare self-marketing, ma soprattutto sa eccellere nel suo sport. E prende posizioni sui più svariati temi, da ultimo quanto sta accadendo nello sport USA con il fenomeno delle proteste nei confronti di Trump: non mi stupirei di vederlo inginocchiato durante l’inno americano nel pre-gara di Austin (si correrà in Texas il 22 ottobre).

App. Sp.: Una proposta per migliorare la scabrosa qualità media della Serie A?

GA: Molti parlano di tagliare le squadre, ma questo non spiegherebbe perché non c’è la stessa richiesta altrove in Europa, né perché la qualità delle partite dovrebbe necessariamente migliorare (come se le squadre negli anni ’90 e 2000 non tirassero i remi in barca). Penso che la strada maestra sia una più equa redistribuzione dei diritti televisivi, coinvolgendo anche B e C nel fornire più fondi. Solo così avremo un calcio italiano più combattuto, visto che la Serie A è già tatticamente interessante. Inoltre, la crisi della qualità media del calcio italiano non credo si misuri dalla Serie A, ma da quant’è diventato facile collezionare doppie promozioni dalla C alla massima serie.

7. I numeri del Villarreal sono un po’ meno brutti

Per una volta, non si parla di metrics, statistiche avanzate, expected goals o differenza reti, ma dei numeri sulle magliette dei giocatori, che ovviamente sono più importanti anche dei numeri sul conto corrente. Già l’anno scorso avevamo portato avanti una campagna di sensibilizzazione per fare qualcosa contro questi numeri “disegnati da un bambino piccolo in presa al panico”. I piani di alti di Joma, che tra le altre veste Swansea, Espanyol, Getafe, Atalanta, Tolosa e Sampdoria, seguono Appunti Sparsi e hanno apportato alcune modifiche per migliorare la condizione di vita dei numeri sulle sudate schiene dei calciatori. Ma neanche tanto.

Questa foto sembra sorridente, ma più la si guarda più sembra beffarda. Il font della scritta Enes Ünal sulla maglietta accentua questa sinistra percezione.

-I numeri sembrano invece ok, rientrati nella norma, con un’ombreggiatura al limite del carino.

-Allora era Ünal l’unico sfigato a fare la presentazione con la vecchia maglia…

-… che si usa ancora per l’Europa League?

-Come trema il diez di Castillejo sulle divise di un rosso fluo incerto sul campo del Maccabi Tel Aviv.

Daniele Bonera tra numeri che stanno prendendo vita.

-Il #6 di Víctor Ruiz sembra volere azzannare il collo dell’ex Napoli (notare il diez del Maccabi, brizzolato, si chiama Barak Itzhaki e per ora vanta tre (3) minuti di Europa League).

-Il #16 sui pantaloncini di Rodri ha la stessa faccia di Rodri.

-Strano comunque. Immagini ufficiali segnalano un cambio di stile, come accennato in precedenza. Indagheremo.

8. Power Ranking Feticci

É una rubrica capricciosa che classifica, cataloga, schematizza tutto e tutti ok? Dev’essere un onore per questi giocatori essere inseriti in questa lista e se non ringraziano o non portano visual sarà piacere mio urlare loro in faccia che SONO LICENZIATI.

10°: Henry Fa’arodo, il centravanti capitano della Nuova Caledonia che anche quest’anno ha fallito nel tentativo di portare i suoi ai Mondali e, nonostante a breve uscirà dalla classifica, ogni tanto ci ricorderemo del suo Marist F.C. su YouTube.

9°: Sulley Muntari, che sta perdendo posizioni dopo averne guadagnate a suon di ammonizioni anno scorso. Perché? É ancora senza squadra 🙁

8°: Reza Ghoochannejhad, a secco da tre partite.

7°: Klaas-Jan Huntelaar, che ha appena battuto 0-4 la squadra di Reza Ghoochannejhad.

6°: Wahbi Khazri, l’arte di giocare col tacco e poi pensare alla giocata giusta.

5°: Dimitri Payet, un po’ troppo mainstream per una rubrica hipster e controcorrente.

4°: Cédric Bakambu, che ne ha messi tre anche questo weekend, ma esulta malissimo.

3°: Anthony Modeste, del quale abbiamo appena sentito cose poco belle.

2°: Xabi Prieto delle Isole Basche di Ferro.

1°: El Fideo Di María, che più che altro è una religione quindi se ne parla poco e con poche immagini, come fanno i musulmani con Maometto.

9. Quello che ha preso Luis Alberto

Che non è un titolo, è solo ciò che hanno chiesto i tifosi laziali ad ogni barista per tutta la sera dopo questa punizione dello spagnolo contro il Sassuolo.

10. Tweet sparsi™ e altre cose

-Depay ha tirato la maglia ad un tifoso, il quale, trovandola puzzolente, l’ha restituita.

-Non è bella come la copertina di Appunti Sparsi, ma su questo articolo di Alberto Mapelli Sarita ha fatto un ottimo lavoro: distopico, pastelloso e halloweenesco. E il selezionatore dell’Italia potrebbe farlo Ettore Messina.

-Una classifica dei bomber ponderata.

-La distinta di Skenderbeu-Young Boys.

-Kakà fa gli auguri di compleanno a Sheva ricordando quella canzoncina molto romantica.

-Avete visto che è successo a Lille?

-Hugo Boss fa sembrare Florenzi uno gnomo.

Alberth Elis degli Houston Dinamo è tutto matto.

-L’Uruguay si allena nei campi di parrocchia.

-Hanno scritto un pezzo rap su Marco Fassone: