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Di Giovanni Ciappelli

Il girone sudamericano di qualificazione per il Mondiale di Russia 2018 ci ha regalato ieri una delle più intense, crudeli e ciniche notti degli ultimi anni. Al Brasile già sicuro ormai da tempo della qualificazione, stanotte si sono aggiunte Uruguay, Argentina, Colombia mentre il Perù sfiderà la Nuova Zelanda nel playoff con l’Oceania.

Su dieci nazionali una sola era già certa del posto, tre già matematicamente eliminate, sei lottavano per tre posti ed uno spareggio: 243 combinazioni di risultati possibili. Fin qui il mero dato statistico, ciò che classifica e tabellini ci riportano.

Le voci, le notizie e i riscontri delle ultime ore su questi incontri, però, ci regalano situazioni degne della penna di Osvaldo Soriano, perle che forse soltanto il Sudamerica può riservare nel magico, a volte torbido, comunque affascinante mondo del futbol.

Brasile-Cile 3-0, ubriacarsi e farsi i fatti propri

Sembra che in Brasile fosse montato a livello popolare un movimento per “biscottare” l’ultima partita ed inguaiare ulteriormente l’Argentina a vantaggio dei due volte campioni del Sudamerica. Il ct Tite pare non aver dato ascolto visto che la nazionale verdeoro ha travolto la Roja, condannandola all’eliminazione – peraltro il Brasile non ha mai perso in casa una partita di qualificazione mondiale, improbabile che si volesse macchiare un record del genere solo per fare sgarbo agli argentini – ma non si sa mai. In Cile, invece, c’è chi l’ha presa piuttosto male:

E chi l’ha presa peggio: Carla Pardo, moglie del portiere del City e capitano della nazionale Claudio Bravo, su Instagram ha ringraziato il marito e la maggior parte dei suoi compagni “que se pelaron el culo” (“che si sono fatti il culo”) sparando però ad alzo zero contro altri giocatori che “se iban de fiestas e incluso no entrenaban de la borrachera que llevaban” (“andavano a fare festini e non si allenavano da quanto erano ubriachi”).

Lo psicodramma cileno raggiunge l’apice se si contano effettivamente i risultati del campo: la classifica vedrebbe il Cile al quinto posto qualificato al playoff, Paraguay e Perù eliminati. Tutta colpa di un ricorso, peraltro vinto dai cileni. 7 settembre 2016 Cile-Bolivia 0-0, per i boliviani gioca il paraguaiano naturalizzato Nelson David Cabrera. Sei giorni prima Cabrera era sceso in campo anche nella vittoria 2-0 de La Verde contro il Perù.

Peccato che Cabrera non sia ufficialmente tesserabile per la Bolivia: ha già giocato con la nazionale paraguaiana. Sia il Cile che il Perù fanno ricorso e lo vincono, ottenendo il 3-0 a tavolino. La Roja prende due punti in più rispetto al risultato del campo, il Perù ne guadagna tre: proprio quelli che servono nella classifica finale per agganciare in classifica i cileni ma con una migliore differenza reti. Fiammella peruviana ancora accesa, speranze cilene naufragate. Per un ricorso vinto…

Ecuador-Argentina 1-3, affidarsi a Dio

Dopo 37 secondi l’Argentina era sotto di un gol e con un piede calcistico nella fossa. Bisogna affidarsi a Dios, che forse non sarà mai D10S come Diego, ma qualche volta la tripletta gli esce dai piedi: Messi ne mette davvero tre – notevole la giocata sul terzo – e si avvera la preghiera del Papu Gomez che aveva letteralmente acceso un cero, non alla Madonna, ma di fronte ad una copertina di Fifa 16 raffigurante Leo. L’atalantino posta la prova del “voto” con l’eloquente commento “Ha funzionato!”.

La nuova frontiera dei calciatori e delle loro stories su Instagram.

In Sudamerica alcuni giornalisti avevano parlato anche di misteriosi premi a vincere a favore dell’Ecuador da parte di presunti terzi sempre in ottica anti-Argentina: tesi ovviamente smentita dal ct Celico e dalla riprova del campo, dove la difesa ecuadoriana non è sembrata irreprensibile…

Paraguay-Venezuela 0-1, donne e buoi dei paesi tuoi

Erano flebili le speranze dell’Albiroja, ma dopo il ribaltone inflitto alla Colombia 5 giorni fa – da 0-1 a 2-1 con l’ex romanista Sanabria eroe degli ultimi minuti, perché non crederci? Del resto il Venezuela ultimo in classifica non aveva nulla da chiedere dalla trasferta di ieri. Magari “addolcendolo” un po’ sarebbe stato ancora più arrendevole. Il ct della Vinotino Dudamel e tre giocatori, Rondòn, Rincòn ed Herrera, hanno confessato a fine gara di essere stati avvicinati la sera precedente il match da “chicas en el hotel tratando de persuadirnos. Eran bastante bonitas y buscaron tentarnos”. Traduzione: compagnia femminile, presumibilmente paraguaiana, per “placare” la vis pugnandi dei venezuelani.

Se i giocatori abbiano effettivamente consumato non è dato sapere, resta il fatto che a scanso di equivoci il fanalino di coda Venezuela, a 6 minuti dalla fine, ha messo dentro il gol che chiudeva definitivamente le porte di Russia 2018 al Paraguay. Non prima della classica corrida: il bollettino di guerra parla di due espulsi nel recupero e sette ammoniti, perché la garra – chicas o non chicas – in Sudamerica non mancherà mai.

Perù-Colombia 1-1, dalla marmellata al biscotto

Negli anni ’70 i peruviani erano una discreta mina vagante ai mondiali, ad esempio a Messico 1970 o ad Argentina 1978. Proprio sul mondiale argentino si crea la nuvolona nera del sospetto sul Perù: passerà alla storia come la “marmelada peruana” il 6-0 che i padroni di casa rifilano alla Blanquirroja, con il portiere peruviano Quiroga – argentino di nascita – non proprio determinato nel non far segnare i suoi compatrioti. Vittoria larga che serve all’Argentina per affiancare in classifica nel gironcino il Brasile, e superarlo proprio per la differenza reti.

Dalla marmellata ieri si è (forse) passati al biscotto: girano vari video di uno stranamente loquace Radamel Falcao nei confronti degli avversari peruviani, che chiedono informazioni verso la fine della partita alla panchina sugli altri parziali.

Colombia e Perù erano già sull’1-1, il Cile perde in Brasile ed il Paraguay è sotto col Venezuela: insomma, “state buoni se potete” avrebbe detto San Filippo Neri. Da che la palla rotola su un prato la questione si è sempre riproposta: è giusto fermarsi se il risultato sta bene a tutti e due?

Nota a margine: il gol del pari peruviano arriva da calcio di punizione, Guerrero calcia in porta anche se si tratta di una punizione indiretta; il portiere della Colombia e dell’Arsenal Ospina tocca prima che il pallone entri, “sanando” così la situazione. Gol valido…

Uruguay-Bolivia 4-2, lasciate fare a noi

Quattro gol della Celeste (Caceres, Cavani e doppio Suarez), due autogol sempre della Celeste sul tabellino: protagonista Godín che prima spazza sugli stinchi di Gaston Silva per la classica carambola in area di rigore, poi di testa toglie le ragnatele dall’angolino della porta (sbagliata).

Bonus track: la veggente

In un programma televisivo peruviano del 18 settembre, una veggente, al secolo Aura Sanchinelli, aveva previsto l’eliminazione del Cile, la qualificazione dell’Argentina ed il posto al playoff del Perù. Solo in Sudamerica.

  • Zynkali

    Viva il sudamerica, ottimo articolo.