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Dopo la “pausa” sono tornati a giocare i club e siamo tanto contenti. Si è ripreso subito alla grande con un sacco di partitine wow, così tante che alcune possono anche deludere, abbastanza da non venire incluse, tipo Athletic-Siviglia. In un VIII episodio che comprende molti gol sotto forma di giffettine, un racconto del derby e un’importante partecipazione di Paolo Stradaioli, deludere è un verbo fuori contesto, come se Giovinco andasse al Manchester United.

Spero la vostra settimana sia sorprendente come un assist di De Bruyne e felice come i suoi compagni che devono solo calciare a rete.

1. Inter – Milan, prima

Appunti Sparsi: Allora Paolo, non so se questa parte ha senso perché la partita si è già giocata e hai già stroncato un mio vocale su WhatsApp definendolo una tautologia. Però è sempre importante ricordare le premesse, non credi?

Paolo Stradaioli: C’è parecchia carne al fuoco. Il Milan trova un avversario solido a cui piace tenere il pallone ma sa giocare anche senza e l’Inter trova una squadra con poche certezze che però ha mostrato lampi di bel gioco. Le premesse sono discrete, anche se manca quello che è un po’ mancato negli ultimi derby: l’X-Factor. Se dopo mezz’ora è ancora 0-0 chi la sblocca? André Silva? João Mário? Quindi la mia speranza è che si sblocchi subito, e poi con due squadre infarcite di ottimi giocatori potremmo assistere a una bella partita.

App. Sp.: Discrete premesse!? Sarà il biglietto a San Siro, ma non si avvertiva così tanto hype per un Derby da… sei anni? Da Mourinho? Non mi sorprenderei se la partita restituisse un’immagine totalmente diverse delle due squadre, ergo magari finisce catastroficamente per l’una o per l’altra: a Spalletti un pareggio potrebbe tutto sommato andare bene, nonostante giochi in casa; se non vince o delude, Montella rischia il posto. Ed è quello che, tra le due, allena la squadra più psicolabile. Non ho capito a che X-Factor ti riferisci, se ad una diagonale sbagliata di Abate che costa carissimo sappi che la chiuderei prima. Con la vita, intendo.

PS: Oddio, una diagonale di Abate dei bei tempi fa molto 2010.

App. Sp.: *emoji della scimmietta che si copre gli occhi*

PS: Mi riferivo alla capacità del singolo di spaccare le partite. A chi toccherà la marcatura di Perisic? Forse se punta Borini un paio di volte potrebbe anche risolverla lui. Non so quanto convenga al Milan sacrificare Suso sulla trequarti per giocare con Borini e Rodríguez che giocoforza dovranno rimanere parecchio bassi vista l’influenza di Perisic e Candreva nel gameplan dell’Inter. Non mi stupirei di vedere un Milan conservatore sotto il 30% di possesso palla almeno nei primi 20/30 minuti.

App. Sp.: Se Perisic incomincia a creare buchi neri sulla sinistra potrebbe essere un problema, effettivamente. Suso il trequartista temo proprio non possa farlo, senza contare che André Silva se isolato potrebbe verrà mangiato dai centrali nerazzurri. Interessante sarebbe la rottura delle catene che in questo avvio di stagione stanno intrappolando Bonaventura: qualche metro più avanti, libero di agire tra le linee e dialogare con Suso, banchetterebbe nel mezzo spazio di cui dovranno occuparsi Borja Valero e D’Ambrosio. Dall’altra parte, Bonucci si è fatto mangiare la faccia da tanti quest’anno, Boadu Maxwell Acosty del Rijeka compreso, e temo Icardi se lo cucini a fuoco lento.

PS: Occhio perché Bonucci vive per queste partite. Spero vivamente che le catene di Jack rimangano al loro posto perché quando gioca spensierato è devastante; nessuno lo ricorda più, ma un anno fa mandava avanti la baracca quasi da solo e ha un IQ calcistico da primo della classe. Tra i nostri mi aspetto un bel segnale da Dalbert perché ancora non si è capito se ha cittadinanza in Serie A o se è ascrivibile alla categoria dei Caner Erkin e il derby è bello anche perché ti regala protagonisti inaspettati. Due lire sul gol di Karamoh io ce le metterei. Comunque siete voi i favoriti, lo ha detto anche Mirabelli (emoji del gufetto).

2. Inter – Milan, durante

Commentando live il derby con Paolo, non ha nemmeno proferito consiglio su quale panino scegliere nel pre-gara. “A Perugia si dice che il Borghetti è il caffè del tifoso”, ha aggiunto.

App. Sp.: Hanno inquadrato Diego Milito, e quanti brutti ricordi.

PS: Eheheh.

(Comincia la partita)

PS: Zitti zitti che forse Borja è in una di quelle serate…

App. Sp.: Zitto zitto che forse Miranda è in una di quelle serate… E perché Nagatomo e non Il Visconte Dalberto?

PS: Nagatomo è un usato non sicuro, che fai, non lo metti?

(Segna l’Inter, 1-0)

PS: MAURITOOOO!

App. Sp.: Che amarezza. 0 occasioni, 1 gol di Icardi. Bravo lui.

PS: Potrebbe essere il titolo della sua seconda autobiografia.

App. Sp.: Ancelotti è ancora libero?

(Altri pensieri negativi da chi sta perdendo il derby, poi comincia il secondo tempo)

App. Sp.: Toglie Kessié, è pazzo.

PS: Eheheh.

App. Sp.: Aspetta un attimo, stiamo andando bene. Forse la soluzione era mettere giocatori offensivi a cazzo.

(Il Milan pareggia: 1-1)

PS: Maledetti, siete tornati in campo meglio di noi.

(L’Inter torna avanti)

App. Sp.: Uh, questa non l’ho vista arrivare.

PS: SEMPRE LUI #LaLeggeDelGol

(Handanovic non riesce a respingere: 2-2)

App. Sp.: Quando si pensa possa accadere qualcosa, avviene l’inverso. Ti volevo chiedere se Skriniar è molto solido solo dal secondo blu e se sai che il Betis è sul 3-4 dopo essere stato sotto 0-4.

PS: Skriniar miglior acquisto nostro. Ed è tornato a segnare il Valencia.

(Icardi trasforma il rigore: 3-2 definitivo)

App. Sp.: Mi butto di sotto.

PS: Onore alle armi. Era un pareggio, ma Spalletti le partite che deve pareggiare le vince.

App. Sp.: Lo cacciano. Non dovrebbero, ma lo cacciano.

PS: Naaa, valuteranno positivamente la reazione del secondo tempo. L’atteggiamento della ripresa è stato incredibile. E Betis-Valencia è finita 3-6.

Ti prego: fa che non lo caccino, ti prego fa che non lo caccino, ti prego fa che non lo caccino…

3. Inter – Milan, dopo

PS: Prima di parlare della partita vorrei farti vedere qualche numero perché io non ho più spiegazioni razionali e magari te ne hai. Icardi ha toccato 27 palloni, di cui solo 7 in area, ha completato 9 passaggi (Handanovic 12, Donnarumma 22), ha tirato 4 volte verso la porta ma la cosa più bella è che in stagione hanno tirato più di lui, tra gli altri, Pavoletti, Galabinov e Massimo Coda. Come fa? Come fa un giocatore che tira meno di Massimo Coda (MASSIMO CODA) a essere così determinante in una partita del genere? Io sono esterrefatto.

App. Sp.: Mi hai ricordato un pochino di cose, riassumo. 1) I tempi in cui, se uscivo di casa per vedere la squadra della città, c’era Massimo Coda in attacco. 2) Quella volta che Klay Thompson ha segnato 60 punti con tipo 10 palleggi. 3) Così magari parliamo anche del derby: quanto è stata strana questa partita. Assurda per certi versi, decisa da un rigore, gol annullato, un legno a testa. Un derby che ci ha detto molte cose: Suso come unico supporto della punta non può giocare, l’Inter ha uno dei migliori allenatori del campionato, il Milan sta facendo piccoli passi avanti e il cammino è ancora lungo, mentre l’Inter se continua a vincere partite che non merita fino in fondo (vedasi xG senza rigore) fa davvero paura.

PS: I discorsi sulla mano di Spalletti, da un punto di vista tattico, secondo me lasciano ancora il tempo che trovano ma la mentalità che imprime il tecnico di Certaldo sulla squadra è veramente pazzesca. Lo scorso anno vinse il derby di ritorno senza superare la metà campo, poi Wallace fa la vaccata e lo sblocca la Roma. In questa partita la testa ha contato tanto e il Milan è un po’ che non sta giocando con la mente libera. Purtroppo quando spendi così tanto è normale che montino le critiche se non arrivano i risultati, però Montella ieri ha fatto quello che avrebbe fatto un grande allenatore: si è accorto di aver sbagliato la formazione, ha rischiato, ha avuto ragione lui e poi il fantasma di Abate si è impossessato di RR68 et voilà. Altro dato: il Milan non aveva mai rimontato da situazione di svantaggio, l’altro ieri lo ha fatto due volte. Magari anche questo è un segnale.

App. Sp.: Non so quanto sia riproducibile, al di fuori di un contesto piuttosto speciale come un secondo tempo di un derby dove nel primo sei stato sculacciato, la formazione super-offensiva del Milan. Perché se le due punte + Suso e Bonaventura risolvono diversi problemi (creatività, isolamento di A. Silva) ne aprono altri. Il Milan è ancora assai carente in transizione negativa: Adani ha speso il confronto Vecino-Gerrard quando l’ex Viola ha tagliato come una lama nel burro le linee rossonere palla-al-piede. Il Milan ha sì disarmato Borja Valero, ma se lasci che Perisic-Candreva-Icardi banchettino contro una difesa che commette ancora grossolani errori individuali è un problema. Il Diavolo deve ancora pareggiare e 8 incontri sui 14 ufficiali disputati sono finiti con 2 gol o più di scarto: una squadra nuova che o va molto bene o va tragicamente male. Il Milan deve ora vincere contro AEK Atene, Genoa e Chievo per affrontare la Juve con maggiore serenità ed equilibrio, tattico e mentale.

4. Liverpool – Manchester United

di Paolo Stradaioli, che per questa partita aveva un sacco di hype ed è finita 0-0.

Con un golletto per parte sarebbe stata l’istantanea perfetta della Premier League. C’era Mourinho che non voleva tenere il pallone, Klopp che non sapeva che farsene e allo stesso tempo non voleva lasciare il pallone a Mourinho, che a sua volta voleva indirizzarlo tra i giocatori meno talentuosi del Liverpool che a loro volta hanno cercato; direi che ci fermiamo qui che un Inception basta e avanza.

Due squadre che per lunghi tratti di partita hanno mostrato una verve creativa praticamente nulla e senza Coutinho in campo sarebbe stata la solita partita che Mourinho vuole indirizzare in un modo e alla fine va come dice lui.

In realtà ha rischiato e non poco, merito di un Liverpool che, saltata la prima pressione dello United, diventava pericoloso con quel tridente ipercinetico che fa gola a molti. Coutinho dicevamo è un giocatore sopra la media e quando riceve lui si accende tutta la squadra, per questo i Red Devils difendevano con un canonico 4-4-2 in cui Lukaku e Mkhitaryan – più che schermare la ricezione di Henderson – sono stati attenti a non concedere l’imbucata nel mezzo spazio occupato dall’ex Inter o da Firmino.

Lo United ha difeso per tutta la partita compatto, facendo densità in zona palla quando gli altri andavano in verticale e lasciando liberi di salire in conduzione solo Matip e Lovren. I Red Devils però hanno sofferto tremendamente le giocate di Coutinho proprio perché il ragazzo non ha dato punti di riferimento per tutta la partita, galleggiando nella metà campo offensiva come se stesse facendo salotto. Tolta la monumentale occasione di Matip nel primo tempo il Liverpool ha faticato a produrre palle gol e anzi, nonostante lo United si limitasse al “palla lunga e pedalare”, sui piedi di Lukaku è capitata una palla ghiottissima a cui si è opposto Mignolet.

Nella ripresa lo spartito non è cambiato; il ManUtd ha fatto sempre più fatica ad affacciarsi nella metà campo avversaria e in una partita del genere l’assenza di Fellaini (i’m a target maaaaan) ha pesato non poco. Dall’altra parte però la squadra di Klopp ha nuovamente confermato la totale assenza di un piano B contro squadre che intasano gli spazi e non permettono la ricezione profonda agli attaccanti.

Per esempio svuotare l’area e inserire gente, qui Can la mette fuori ma è un’opzione che il Liverpool non ha quasi mai cavalcato durante il match.

I tre centrocampisti sono stati annientati dalla coppa Matic-Herrera che sembra stata disegnata da uno dei cattivi di James Bond per dominare la Premier (e ci sarebbe anche Pogba ai box), Firmino si è acceso a intermittenza e Salah è rimasto troppo spesso isolato dal gioco. Soltanto nel finale la buona performance di Alberto Moreno ha permesso di creare situazioni di superiorità posizionale sulla catena di sinistra, troppo poco per impensierire la miglior difesa del campionato.

Insomma, per Klopp la strada è tutta in salita, per Mourinho questo è un punto guadagnato ma anche lui dovrà inserire delle novità nella sua proposta reattiva perché dall’altra parte di Manchester si sono dimenticati dov’è il pedale del freno.

5. Le cose migliori di Verona – Benevento

Perché anche tra la spazzatura possono nascere violette profumate.

-Il Verona non ha ancora segnato nel primo tempo.

-Il coro “Hellas Verona vinci per noi”.

-L’involuzione dell’Henry di Valmontone.

-Con buona gamba ma piedi di Abate, e quindi il terzino devi fare: Letizia, Gaetano.

-Con buona gamba ma piedi di Abate, e ti mettono esterno d’attacco: Parigini, Vittorio.

-Daniel Bessa, nella bassissima Serie A, ci può anche stare.

-Peter Iemmello non ha giustificato la vena #Iemmeller della rubrica.

-Memushaj lancia lungo come se dovesse salvare un cucciolo dall’attacco di un predatore.

-Il Verona non era mai passato in vantaggio.

-Il Benevento non ha ancora un punto. ♥ <- per gli amici campani.

6. Roma – Napoli

di Pau Calleioli

Guardare una partita del Napoli in questo momento appaga come guardare una puntata della vostra serie preferita. Per quanto può esserci magari un personaggio che non piace, o una recitazione fiacca in alcuni frangenti, o il doppiaggio che non rende alla perfezione, rimanete lì incollati perché la trama è talmente avvolgente da farti rimanere lì, a chiederti se è possibile che qualcuno con le tue stesse caratteristiche biologiche possa pensare qualcosa di simile.

La risposta è sì, perché una proposta posizionale come quella del Napoli di Sarri in Italia non l’avevamo mai vista.

Dall’altra parte c’era una Roma che meriterebbe due righe e, non me ne vogliano gli amici romanisti, ma non sarebbero belle parole. Ci sarebbe da dire che la Roma ha giocato una partita in cui non ha costruito mezza palla gol se non da calcio piazzato e che ha la sua unica fonte di gioco nella capacità di Edin Dzeko a venire incontro e associarsi con esterni e mezz’ali. Intendiamoci, Dzeko è un maestro a fare ciò ma se hai la tua primaria fonte di gioco a 70 metri da dove dovrebbe iniziare l’azione, c’è chiaramente qualcosa che non va.

Si potrebbe approfondire il discorso, certo, ma l’ennesima partita totalizzante del Napoli è un elemento narrativo di maggior impatto. Dico totalizzante perché la cosa che realmente mi impressiona guardando il Napoli è lo sviluppo di una fase di riaggressione che ad oggi è una delle prime cinque in Europa. Una squadra italiana che fa una fase di non possesso di questo tipo non la vedevamo dal Milan di Sacchi. Poi c’è l’altra faccia della medaglia (e qui i puristi del gioco smetteranno di leggere), quella che è maledettamente simile al cadenzato possesso palla dell’Olanda ’74. Perdonate ma è così. Non succede niente nel fraseggio del Napoli; non un’accelerazione, non un lancio, non un dribbling, NIENTE. Poi qualcuno si accende, si va in verticale e senza che lo spettatore se ne accorga questi hanno già tirato in porta. Volete le prove?

Questa è una normalissima azione in verticale, come se ne vedono a bizzeffe nel calcio contemporaneo. Per chi volesse capire come si è arrivati alla conclusione di Mertens cliccando qui viene riproposto il video dell’azione. Spoiler: è quasi un minuto di niente. Un possesso palla fine a sé stesso così ben orchestrato da costringerti a rimanere appiccicato allo schermo per vedere quando e come un errore possa interferire in una sinfonia di tale bellezza. La perfezione non esiste, la perfettibilità però sì. Ho finito, vostro onore.

7. Juventus – Lazio

In questa ottava giornata si sono affrontate le migliori 6 squadre della Serie A. Chiude il lotto Juventus-Lazio, due squadre che si presentano al big match di Torino in maniera differente. Entrambe hanno risentito degli impegni internazionali dei propri giocatori migliori (ma non Higuaín né Milinkovic) o assenze di lungodegenti (De Sciglio, Felipe Anderson, Höwedes, Basta). Il tecnico livornese, dopo aver lasciato precauzionalmente a riposo Pjanic e fatto sedere a sorpresa Dybala, ha schierato i suoi con un 4-3-3, che, a differenza della partita di Agosto, pareggia il numero di uomini in mezzo al campo. Inzaghi è rimasto fedele al 3-4-2-1 col quale ha fatto tanto bene in questo avvio di stagione.

La Juve è stata attenta a non concedere più micidiali ripartenze alla spaventosa progressione di Immobile, lascia giocare Leiva marcando le mezzali biancocelesti con le proprie; il trigger per un pressing più alto era l’uscita di Matuidi o Khedira su Leiva. Nella prima mezz’ora la Juve ha giocato meglio, affidando a Bentancur il compito di disinnescare Luis Alberto. Senza il suo creatore di gioco e con un Leiva più impreciso del solito, la Lazio fatica terribilmente a risalire il campo. Le uniche via d’uscita sono Milinkovic larghissimo sulla sinistra a dirottare palloni via aerea e buttarla sostanzialmente  in caciara stile Premier League, esaltando Caressa al commento, un po’ meno i puristi.

Per 45′ Luis Alberto non la vede mai e soprattutto nelle battute iniziali sembra lamentarsi di palloni che non arrivano, di compagni che con lo coadiuvano nel pressing e altre cose per cui allargare vistosamente le braccia. Eppure gli basta un’azione per fornire ad Immobile l’assist vincente del pareggio. Una Lazio tornata in campo più concentrata, ben disposta e accorta sfrutta al meglio i varchi che una sonnolenta difesa della Juve le apre, proprio nella zona più centrale del campo.

Leiva è libero di portare palla per una ventina di metri, pesca Immobile, che avrebbe pure lo spazio per girarsi, ma scarica su Milinkovic. Il suo passaggio di prima inclina il campo e coglie fuori posizione sia Matuidi che Bentancur. Luis Alberto la fa sembrare una cosa facile, ma con stop-pausa-filtrante congela Chiellini, evita recupero di Matuidi e mette Immobile non solo davanti a Buffon, ma nella condizione di calciare di prima intenzione.

Sbalordisce comunque la passività dei bianconeri nel difendere la zona nevralgica.

Dopo un erroraccio del Pipita davanti a Strakosha (almeno in questa gara, la Fortuna ha pubblicamente scelto il suo preferito) la Juve subisce un secondo gol identico. Ancora, De Vrij avanza palla-al-piede indisturbato fino ben oltre la metà campo. Trova Milinkovic con un bel passaggio verticale, in una zona inusuale per il serbo, sul centro-destra, che coglie ancora alla sprovvista Bentancur e Matuidi. I due devono rincorrere, ma mica fanno in tempo: in un tempo insospettabile per uno della sua taglia, Milinkovic ha già stoppato col destro e messo in porta Immobile di mancino.

Interessante è anche notare come Chiellini, che non è stupido, si ricordi del primo gol ed è indeciso se uscire alto su Milinkovic o meno. Immobile gioca proprio su questa fatale indecisione e  si butta alle spalle del laureato. Steso da Buffon, trasforma il rigore. Errore dal dischetto di Dybala a parte, la Juve ha davvero tanta strada da fare se vuole ri-vincere lo Scudetto, mentre la Lazio ha confermato una volta di più di potersela giocare per un piazzamento in Champions.

8. Borussia Dortmund – RB Lipsia

di Paul Streetaioli, che stavolta ha scelto la gara giusta.

Si preannunciava una partita scoppiettante e lo è stata, una partita molto Bundesliga come in Bundesliga non se ne vedevano da tempo. A sfidarsi erano due dei laboratori tattici più evoluti nel panorama europeo, con l’intensità forsennata del Lipsia di Hasenhüttl e l’esasperata verticalità del nuovo Borussia di Peter Bosz.

Il 4-2-2-2 del Lipsia si preoccupa di non concedere l’1vs1 agli avversari specialmente sulle fasce e aggredisce continuamente il primo possesso del Dortmund con il rischio di essere saltati e di dover rincorrere gli avversari. Tutti discorsi interessanti, ma al terzo minuto Ilsanker si addormenta con il pallone tra i piedi e Aubameyang picchia l’1-0.

Il piano gara del Lipsia però non cambia di una virgola e il Borussia soffre parecchio il pressing disumano degli avversari. Evidentemente lo soffre psicologicamente anche Burki perché su un calcio di punizione esce male e Sabitzer di testa pareggia. Non siamo neanche al 10’.

Il pallino del gioco ce l’hanno sempre i padroni di casa, che hanno un magnifico modo di pensare in verticale che porta spesso Aubameyang nei pressi dell’area di rigore (non per niente è l’attaccante che tira di più in Bundesliga). Il Lipsia d’altro canto non è solo una squadra ingiocabile sulla corsa ma possiede anche delle individualità che palla al piede fanno male. Una di queste è Bruma (nome completo Armindo Tué Na Bangna) che siede Toljan, tunnel a Burki e Poulsen appoggia il gol del 2-1.

Uno dei tanti freak tra i 22 in campo.

La mole di gioco prodotta dal Dortmund però non si esaurisce e anzi un paio di miracoli di Gulacsi tengono fermo il risultato fino alla fine del primo tempo. Nella ripresa il BVB si dimentica di scendere in campo, il Lipsia fa il solito lavoro di recupero e scarico, Augustin buca centralmente entra in area e Sokratis lo stende. Rigore ed espulsione. Lo stesso Augustin realizza e chiude virtualmente la partita. Vi piacerebbe.

Passano neanche dieci minuti che Ilsanker, non pago della sua prova, affossa Aubameyang a centrocampo quando la palla è da tutt’altra parte. Secondo giallo e siamo tornati in parità numerica. Passano altri cinque minuti e Upamecano (ma che nome pazzesco!) tocca il solito Aubameyang dentro l’area di rigore in maniera quasi impercettibile. Nessuno all’interno dello stadio se n’è accorto, ma l’arbitro chiama il VAR e in effetti il contatto c’è. Rigore, Aubameyang 3-2.

La partita purtroppo si acquieta anche perché nessuna delle due squadre ha le forze per continuare a giocare sovraritmo e la girandola dei cambi non produce gli effetti sperati per Bosz. Il Lipsia però non la vuole proprio vincere e nei minuti di recupero Halstenberg litiga con il pallone, ne approfitta Aubameyang che però spara addosso a Gulacsi, la sfera finisce sul sinistro di Yarmolenko che spara altissimo.

Il Borussia Dortmund perde al Westfalen per la prima volta dopo 41 partite e a batterli è stata una squadra che non è più una cenerentola con ai piedi un paio di Louboutin, ma è una legittima candidata al ruolo di reginetta anche perché la vittoria di ieri è arrivata senza Werner e Folsberg e con Keita che con il corpo è in Germania, ma con la testa già pregusta l’aria di Liverpool.

9. Atlético Madrid – Barcellona

Barcellona e Atlético Madrid se le sono suonate per 90′, ma nessuna delle due squadre è uscita da un Wanda Metropolitano infuocato con la testa dell’altra su una picca.

Sono i terzini blaugrana a garantire ampiezza, mentre gli esterni del 4-4-1-1, Iniesta ed André Gomes, occupano i mezzi spazi (dai quali inventano e tagliano verso il centro)

La posizione di Gomes è particolarmente intelligente perché costringe Saúl a prestare un occhio di riguardo. Non appena Rakitic cambierà gioco, le compatte linee dell’Atleti scaleranno su Alba ed Iniesta. Squadra in 35 metri, indicazioni di Godín, 4-4-2 contro la fine del mondo e si alza il muro colchonero.

Il Barça difende à-la-Simeone, ma la costruzione dell’Atleti è ben poca cosa. La solita posizione profonda di Carrasco sulla sinistra obbliga Valverde all’asimmetria, con circostanze dove Suárez ripiega sulla sinistra in un 4-1-4-1 che permette a Busquets di pattugliare le zone di campo più a rischio con la solita classe. L’Atleti si affida, come sua natura, alla riconquista del pallone in zone più avanzate possibile per sguinzagliare in un me vs the world Griezmann.

Come Simeone mette il suo miglior giocatore al centro del sistema, così Valverde. Infortunatosi anzitempo Dembélé e non ritenendo Deulofeu pronto per una partita del genere, Messi è stato totalmente sbrigliato tatticamente, pur mantenendo una prerogativa centrale. Non è più quel Messi, tuttavia, che viene sterilmente a smerciare innocui palloni nel cerchio di centrocampo: ora cerca di creare coni di luce in cui ricevere solo nei 35 metri finali.

Le nuove catene di fascia del Barça sono ancora in fase di rodaggio, così come Rakitic potrebbe avere ora fin troppo spazio da difendere alle proprie spalle e farsi attrarre dalla palla non è consentito. Porta così avanti i suoi Saúl, sfruttando lo spazio creato dall’uscita del croato su Carrasco. L’Atleti non è comunque riuscito a dare una continuità alla propria manovra: una maggiore abilità del controllo della sfera potrebbe aiutare nelle partite più combattute. Tirare maggiormente il fiato palla-tra-i-piedi li aiuterebbe ad uscire dall’apnea difensiva e placherebbe una smodata ricerca della verticalità e della ripartenza a qualsiasi costo. Insomma, l’andazzo della partita dovreste averlo intuito.

Valverde l’ha sì pareggiata con i cambi, come scrive Charles Onwuakpa, ma anche con una naturale conversione dei 1,21xG prodotti (dati @11tegen11). L’assist decisivo è di Sergi Roberto, che dalla trequarti mette in mezzo una palla tagliata e veloce. Savic lascia che Suárez si liberi dalla sua “marcatura” e impatti di testa il pareggio. El Pistolero ha spedito nel baratro del Difensore Che Non Marca™ un’altra vittima.

10. Le cose peggiori di Verona – Benevento

Oltre al fatto che il calendario l’ha piazzata, unica opzione della massima serie italiana, un lunedì sera che non vi tornerà indietro e se non avete rubato Sky Go dall’abbonamento del compagno di stanza per guardarla, va bene lo stesso.

-Valoti pensa di essere Del Piero.

-Chibsah e Rômulo fanno sembrare Cataldi una mezza via tra Gerrard e Juninho.

-Il commentatore definisce sfortunata l’esperienza spagnola di Cerci.

-Peter Iemmello tira mozzarelle e non ha giustificato la vena #Iemmeller della rubrica.

-La pagina Wikipedia di Fares dice che Fares è un attaccante. Ha giocato da difensore centrale, e ora tutto è più chiaro.

-La maglia dell’Hellas è piena di sponsor anonimi.

-Ricordate il frivolo hype estivo verso Ciciretti? Quando lo consigliavamo come feticcio al Fanta e tutto il resto? Ecco, fa la panca ora.

-L’uscita del pallone della coppia Antei-Djimsiti, che non è titolare fisso nella Nazionale albanese.