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Nelle ultime settimane, uno dei luoghi dove si è concentrata l’attenzione internazionale è la Spagna: la questione del referendum prima, e dell’eventuale indipendenza poi, della Catalogna – con tutte le connesse reazioni da parte del governo centrale di Madrid – sono state al centro di numerosi dibattiti, tanto in Spagna quanto all’estero.

Rimanendo sull’onda dell’attualità e riprendendo un mini-ciclo di articoli iniziato a fine agosto e dedicato al calcio nei più piccoli paesi d’Europa, ci spostiamo quindi nella penisola iberica, per dare un’occhiata da più vicino al caso di Andorra.

Il campionato

Il campionato andorrano è – escludendo quelli di Montenegro e Kosovo, che si sono resi indipendenti nel 2006 e nel 2008 – il più giovane del continente: il primo torneo nazionale risale solamente al 1995/96, mentre uno sperimentale svoltosi l’anno prima venne riconosciuto come ufficiale dalla Federcalcio solo in seguito; precedentemente, il trofeo più importante a cui si potesse ambire nel principato era la Copa Constituciò, di cui si erano comunque disputate solamente tre edizioni.

Il primo dei campionati disputati vide 10 squadre a contenderselo, con una sola retrocessione prevista, in modo da allargare la competizione a 12 formazioni già dalla stagione seguente: a finire in seconda divisione è il Construccions Emprimo, che totalizza appena 4 punti in quella che è tuttora la sua unica esperienza nella massima serie; retrocessione che forse brucia ancora adesso, se si pensa che la penultima classificata, lo Spordany Juvenil, riesce a fare 8 punti in più pur subendo ben 101 reti, una cifra già decisamente alta in un campionato normale, e che diventa stratosferica se pensiamo che le giornate previste erano appena 18: in media, 5,6 gol subiti a partita.

Dall’altro lato della classifica, a lottare per il titolo si trovano il Principat, squadra della capitale, e l’Encamp, dell’omonima parrocchia civile confinante con Andorra la Vella: alla fine la spuntano i biancoblu di “periferia”, precedendo di due punti il Principat.

Verrebbe da chiedersi come mai, visto il numero ridotto di formazioni, il primo campionato non si fosse potuto disputare con una formula di 27 o 36 partite, simile a quelli in vigore ad esempio in Austria (10 squadre e 36 giornate) o Scozia (12 squadre e 33 giornate); a parte la questione organizzativa, esisteva infatti un problema logistico non indifferente, visto che trovandosi a un’altitudine media di circa 2.000 metri, i campi da gioco erano – e sono – ben pochi, portando così a disputare l’intero campionato in un singolo impianto, lo stadio comunale di Aixovall (capienza di 1800 posti).

Lo stadio comunale di Aixovall

Questa peraltro diventerà la norma, interrotta solamente nel 2010/11 grazie al Principat e ai Lusitans – squadra rappresentante la comunità portoghese del principato – che traslocarono allo stadio comunale di Andorra la Vella, già inaugurato nel 1990.

I primi campionati vedono, in generale, uno squilibrio davvero enorme tra le squadre di testa e quelle impantanate nelle ultime posizioni, e il caso del 1996/97 è emblematico: il titolo è vinto dal Principat, che totalizza 61 punti su 66 totali segnando 115 reti, seguito ad appena 2 punti di distanza dalla matricola dei Veterans d’Andorra (nome curioso, visto che non esistono forze armate e la difesa del Paese è demandata a Francia e Spagna); in totale contrasto con le prime due troviamo gli (ex) miracolati dello Spordany, che arrivano a migliorare il record negativo dell’anno precedente con 137 reti subite (6,20 a partita) e uno zero spaccato alla voce punti fatti; due sconfitte per 10-0, due per 10-1, due 8-0, e poi 12-0, 7-2, 6-1, e così via.

Il trend continua l’anno dopo, con il Principat che compie il bis spuntandola di un punto sul Santa Coloma: entrambi i club vincono ben 18 partite su 20, con Rafael Sanchez Pedrosa, punta di quest’ultima, che arriva a siglare 36 reti; per contro, l’Assegurances Doval vince appena due incontri in tutto il campionato, di cui uno – a retrocessione avvenuta – con il risultato di 10-2.

L’apice di questa situazione venne raggiunto nel 1999/00, quando il Constel·lació festeggiò il suo primo e unico alloro nazionale vincendo tutte e 12 le partite previste, anche in questo caso corredate da goleade in doppia cifra e da un’altissima media realizzativa: 70 reti in 12 incontri, cioè quasi 6 a partita; le giornate peraltro dovevano essere 14, ma il ritiro del Benito a metà torneo portò alla riduzione delle giornate da disputare.

Proprio qui si inserisce la più importante cesura del calcio andorrano: i neocampioni del Constel·lació, qualificati automaticamente ai preliminari di Coppa UEFA, si rifiutarono di spartire con la Federcalcio locale – che certo non navigava nell’oro – gli introiti derivanti dalla partecipazione al secondo torneo continentale: questa decisione, unita alle accuse di irregolarità nel tentato ingaggio di nuovi giocatori, la porterà al bando della massima serie per 7 anni (ma non alla revoca del titolo); un ergastolo calcistico di questo tipo, quando peraltro le accuse di irregolarità non erano mai state provate, porterà la società alla decisione di sciogliersi a pochi mesi da uno storico doblete.

Da allora, queste situazioni di enorme disparità sono state più sporadiche, e soprattutto è cambiato il formato del torneo: le prime 4 vengono ammesse ai playoff per il titolo, mentre le ultime 4 affrontano nei playout per determinare quale scenderà in cadetteria.

A oggi, la squadra più vincente è il Santa Coloma, che ha conquistato 11 titoli, di cui sei degli ultimi otto anni; da segnalare, tra le altre squadre che hanno militato o militano tuttora in massima serie i “portoghesi” del Lusitans – vincitori di due campionati – e l‘Inter Club d’Escaldes, che vanta due terzi posti e 20 partecipazioni in campionato, tutte giocate con la maglia nerazzurra a strisce verticali, oppure il Casa Benfica, che come dice il nome si rifà in tutto e per tutto – dai colori sociali allo stemma – ai suoi più famosi mentori di Lisbona, cui si ispira anche il Penya Encarnada.

Il crest del Casa Benfica

Le coppe europee

La prima stagione in cui le formazioni andorrane si affacciano alle competizioni europee è il 1997-98; il Principat, da campione in carica, debutta in coppa UEFA rimediando due batoste (8-0 in casa e 9-0 fuori) da una squadra ben più preparata come il Dundee: nel 2001-02 avviene un mezzo miracolo, con il Santa Coloma che limita ad un passivo minimo (0-1) la prevedibile caduta interna contro il Partizan Belgrado.

È una sconfitta di misura che, seppur di natura chiaramente episodica, sembra comunque avere un effetto positivo sull’ambiente: nel primo turno dell’Intertoto del 2002 il Sant Julià riesce a strappare un 2-2 ai nordirlandesi del Coleraine (l’andata era terminata 5-0), dopo aver mantenuto il vantaggio fino a 5 minuti dal termine; e soprattutto, nel 2005, sempre in Intertoto, i Rànger’s compiono davanti ai 400 spettatori dello stadio comunale di Andorra la Vella una vera e propria impresa, riuscendo a fermare sull’1-1 – dopo essere anche stati in vantaggio – lo Sturm Graz, squadra che fino a pochi anni prima si poteva facilmente trovare nei gironi di Champions League.

Il 19 luglio 2007 il calcio andorrano vive una delle date più memorabili della sua storia: in Coppa UEFA arriva la prima, storica vittoria (1-0) in una competizione internazionale, peraltro contro un avversario di un certo spessore come il Maccabi Tel Aviv (che poi vincerà 4-0 il ritorno); match-winner per il Santa Coloma è il 32enne Juli Fernandez, che quasi un anno prima era andato a segno in quella che è la sua unica realizzazione in nazionale in un incontro giocato proprio contro Israele.

Juli Fernandez con la maglia della nazionale di Andorra

In quella settimana inoltre c’era stato l’esordio assoluto in Champions League per una squadra di Andorra: i primi a prendervi parte sono i Rànger’s, sconfitti in entrambe le partite dallo Sheriff Tiraspol, mentre nel 2009-10 arriva, grazie alla modifica di formato dei preliminari nella massima competizione continentale, uno storico passaggio del turno con la vittoria ai rigori del Sant Julià contro i sammarinesi del Tre Fiori; da lì però ha avuto inizio un calo preoccupante, che ha avuto come risultato un cocente 5-1 subito dai Lusitans contro i modesti faroesi dell’EB/Streymur nell’estate del 2013.

Da quella sconfitta l’andamento è stato assai altalenante: l’anno seguente è arrivato un nuovo passaggio del turno – questa volta ottenuto dal Santa Coloma – al secondo preliminare di Champions: anche in questo caso è stata una qualificazione soffertissima, visto che la rete che ha eliminato gli armeni del Banants è arrivata al quinto di recupero con una rete del portiere Eloi Casals; nel 2015 però è arrivata la doccia fredda di un’altra sconfitta difficilmente perdonabile, quella interna per 2-1 contro i novellini delle competizioni europee dei Lincoln Red Imps, di Gibilterra, la cui federazione era stata riconosciuta dalla UEFA soltanto due anni prima.

A rendere ancora più difficile capire se il bicchiere vada visto mezzo pieno o mezzo vuoto ci si sono messi pure i Lusitans, che, nell’incontro di Europa League disputato nella medesima settimana della Caporetto del Santa Coloma, sono riusciti a perdere appena 1-0 in casa contro il West Ham di Slaven Bilić.

A vedere le ultime due stagioni, tuttavia, sembra che la tendenza non sia particolarmente positiva.

La Nazionale

Di San Marino abbiamo detto come la nazionale, nonostante i risultati non esaltanti, ricevesse comunque un certo affetto da parte dei sostenitori locali.

Si può dire lo stesso di Andorra? Credo di no, viste queste premesse: la prima è che nello stesso territorio del Principato gli andorrani non siano la maggioranza assoluta dal punto di vista della cittadinanza (il 46% circa); le altre minoranze hanno ovviamente le loro nazionali di riferimento (Spagna e Portogallo); allo stesso tempo i nazionalisti andorrani sono sostenitori dell’annessione alla Catalogna – ovviamente indipendente – e di conseguenza la selezione di Andorra può essere vista e sperata politicamente come una entità più che altro transitoria.

Dal punto di vista sportivo, comunque, le soddisfazioni – considerato che si sta parlando di un calcio giocato quasi sempre a livello amatoriale  – ultimamente non sono mancate.

Il 2017 per il momento può infatti essere tranquillamente definito come l’anno migliore per la selezione andorrana: tra febbraio e giugno è stata stabilita la più lunga striscia di imbattibilità, con due vittorie su tre incontri – 2-0 a San Marino e un clamoroso 1-0 sull’Ungheria – con un piccolo rimpianto per un mancato en-plein, a causa del pareggio a reti bianche con l’abbordabile nazionale delle Fær Øer; tre vittorie di fila sarebbe stato un risultato sicuramente sorprendente, considerando che l’ultima vittoria (1-0 sulla Macedonia) risaliva addirittura al 2004, cui avevano fatto seguito sconfitte anche contro undici più che modesti come quelli di Guinea Equatoriale, Liechtenstein o Saint Kitts e Nevis.

Di questi tre incontri, soltanto quello con San Marino era una semplice amichevole, il che ha significato 4 punti nelle qualificazioni mondiali: in 20 anni di attività, solo per Germania 2006 i Tricolors ne avevano raccolti di più; inoltre, se a Riga nell’ultima giornata fosse arrivato un pareggio sarebbe stata la Lettonia ad essere relegata all’ultimo posto del girone, con la seleccion che avrebbe evitato il “cucchiaio di legno” nelle qualificazioni – europee o mondiali che fossero – per la prima volta.

Dando un’occhiata al ranking FIFA (dove Andorra occupa la 144esima posizione) balza all’occhio il fatto che la nazionale del principato ora si trovi davanti alla Lituania: per dare un’idea dell’avanzamento fatto negli ultimi 12 mesi, basti pensare che al momento del sorteggio la graduatoria mondiale della FIFA metteva la nazionale di Koldo al 202esimo posto in classifica, mentre la Lituania era al numero 110; una distanza di ranking equivalente a quella odierna tra la Germania e il Lussemburgo.

Ovviamente, nonostante gli indubbi progressi, non si può parlare di generazione dorata, anche perché sono solo due i giocatori che hanno assaggiato la massima serie di un campionato estero, o comunque la cadetteria di un torneo di primo livello: in primis il capitano Ildefons Lima, il quale ha militato in Messico per un breve periodo con il Pachuca, per poi passare in Spagna con Las Palmas in Segunda, nella serie A svizzera con il Bellinzona, ed è conosciuto in Italia soprattutto per le 5 stagioni con la Triestina, di cui ben 4 in serie B (e due partite contro la Juventus); l’unico pro oltre a lui è il compagno di reparto Marc Vales, che in Finlandia con il Seinäjoki sta lottando per l’accesso alla prossima Europa League.

Ildefons Lima affronta Del Piero

A voler fare l’ultimo paragone con San Marino, si può vedere come di avvenimenti poco onorevoli per il calcio andorrano ce ne siano sicuramente pochi – il più importante risale al 2000 con la squalifica del Constel·lació – mentre dal punto di vista sportivo le relative soddisfazioni non siano mancate, per un Paese di neanche 500 km² e 85.000 abitanti, molti dei quali con un’identità sicuramente non andorrana.

In questi giorni, la Generalitat catalana e il governo centrale spagnolo si stanno affrontando in un vis-a-vis che sembra senza soluzione su tempi brevi: per ora il Principato di Andorra è il solo Paese al mondo ad avere il catalano come unica lingua ufficiale, ma le cose potrebbero presto cambiare; curiosamente un’eventuale indipendenza della Catalogna avrebbe effetti forse imprevedibili sul calcio locale, proprio nell’anno migliore della storia della sua Nazionale.