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Appunti Sparsi è molto giù per le condizioni della sua squadra del cuore, che in campionato ha vinto 5, perso 5 e pareggiato 1, avaro bottino viste le aspettative. Anche se tale squadra era impegnata nella miglior partita del weekend di Halloween, non se ne parlerà.

1. Il tuo nuovo attaccante preferito: I. K. Thelin

Nato a Örebro, nella provincia del Närke, da madre svedese e padre congolese, Isaac Kiese Thelin è il corrente capocannoniere del campionato belga. Non è un campionato messo così male: nel ranking Fifa il Belgio è stato appena scavalcato dall’Ucraina al nono posto, rimanendo però davanti a Turchia, Svizzera, Olanda, Austria e Grecia. Essere capocannonieri in Jupiler Pro League, insomma, non fa proprio schifo.

Thelin gioca per il Waasland-Beveren, ma è in prestito dall’Anderlecht. Gioca con finlandese, un lussemburghese, un angolano e un giapponese al Freethiel Stadion di Beveren, una cittadina nel nord del Belgio famosa per ogni sorta di manichino, marionetta, burattino, bambola, pupazzo. Se avete la automatonofobia e vivete a Beveren potreste avere un problema.

Il secondo giocatore più prolifico del campionato si chiama Boureima Hassane Bandé, burkinabé classe ’98 i cui gol non sono sufficienti per smuovere il Mechelen (o Malines, che dir si voglia) dall’ultima piazza. Può sembrare divertente, ma il Mechelen/Malines ha vinto una Supercoppa Europea trent’anni fa. Inter, Borussia Dortmund o Arsenal mai.

Tornando a Thelin, è importante notare alcune cose. Tirò, con John Guidetti e Victor Lindelöf, uno dei rigori che permisero alla Svezia di vincere l’Europeo U-21 in Repubblica Ceca nel 2015, eppure non è più giovanissimo. Ha 25 anni e vanta già convocazioni, presenze e gol in Nazionale maggiore (non come Milinkovic-Savic) e ha già giocato la Champions League (non come Belotti). Fece talmente bene in quella stagione al Malmö che gli ESPYs svedesi lo nominarono tra le rivelazioni dell’anno (il premio andò poi alla nativa di Gudmundrå Sandra Näslund, sciatrice) e il Bordeaux decise di puntare su di lui. Secondo Transfermarkt, Thelin venne pagato undici volte la somma spesa dal Malmö per prelevarlo dal Norrköping: 3,5 milioni. Sulle rive della Garonna, però, fa talmente male che dopo 29 presenze è già in prestito all’Anderlecht, che questa estate lo acquista per pochi spicci. Di spazio non ce n’è nemmeno tra i bianco-malva, così Thelin si mette il #92 sulle spalle e va a riempire le reti del club di Beveren, che nel 2010 si è fuso coi rivali cittadini in bancarotta e ora il nome completo recita Koninklijke Voetbalclub Red Star Waasland-Sportkring-Beveren. Un bel nome.

Ma in campo, cos’è che sa fare Thelin? Beh, intanto a porta vuota la butta dentro. É in grado di punire quel difensore che la liscia di testa o scivola con un tiro al volo all’angolino. Segna di testa sul 3-0 a San Pietroburgo ed esulta perché aveva messo GOAL nella schedina. A Bordeaux, comunque, è riuscito a scambiare la maglia col suo collega-connazionale più forte di sempre, Ibra. Segna su assist di feticci di questa rubrica come Wahbi Khazri. Caracolla ma non cade, anzi insacca. A volte non segna, ma lotta su ogni palla come se fosse l’ultima. Si muove come un antilope tra le rocce aguzze fin da piccolo e in casa o in palestra mostrava al mondo il suo talento. Al Bordeaux sembra normale fare un quarto d’ora di video sul suo arrivo. Qualcuno fa notare che a Ibra ha pure servito assist d’oro.

Spesso esulta così, portandosi la mano alla fronte e scrutando l’infinito. Per sapere il perché dovremmo conoscere lo svedese.

2. Le cose migliori da Athletic Bilbao – Barcellona

A) Aritz Aduriz, 36 anni e iniziare a sentirli.

B) Il nuovo San Mamés e i suoi tifosi, che applaudono Valverde, giocatore e allenatore storico dei bianco-rossi, che loro chiamano El Txingurri, “la formica” in basco.

C) Messi.

D) Prima volta che Valverde vince da avversario in casa sua, prima volta senza subire reti (Grazie ter-Stegen), ennesima sofferenza.

E) Gli schemi su calcio piazzato dell’Athletic.

F) Messi sul palo col destro dopo lo slalom.

G) Il suono della traversa colpita da Paulinho.

H) Sergi Roberto, che ha sempre un po’ più energia degli altri.

I) Il punto esclamativo di Paulinho, che deve solo appoggiarla.

L) Messi che calcia di controbalzo in slow-motion.

3. Le cose più brutte da Hellas Verona – Inter

A) Nel pre-partita Handanovic non ne voleva sapere di uscire dagli spogliatoi. Non si sa il perché, eppure l’italiano lo sappiamo.

B) Si è giocato in due metà-campo per circa 3′. Poi Fares ha iniziato ad inciampare sul pallone.

C) L’Henry di Valmontone, alla seconda citazione consecutiva. E ora ditemi che questa rubrica è inutile.

D) Il numero di volte che Compagnoni ha parlato di un po’ di confusione, ma anche l’elogio alla tecnica (?) di Nícolas.

E) Quelli che “Candreva non ha mai azzeccato un cross in vita sua”.

F) Herteaux e Caracciolo, che sul vantaggio di Borja Valero prendono entrambi lo stesso uomo sul primo palo dimenticandosi del barbuto pelato sul secondo. L’ex Caen sembra non voler usare il mancino nemmeno per calciare i sassi sul marciapiede.

G) Marco Fossati, un bravo ragazzo.

H come Henry)

I) La partita di Perisic, ma anche quella di Icardi, e l’uscita di Handanovic.

L) Souprayen, enigma al ribasso.

4. Halloween e il calcio

Due link utili per addentrarsi in una relazione complicata.

-Abbinamento Pirlo-Joker: onesto.

Martín Cáceres sembra uno con cui preferiresti bere Bloody Mary a nastro ad Halloween piuttosto che difenderci insieme la porta del Verona.

-A Joleon Lescott, più che Halloween, interessa mangiarti il braccio.

-Podolski è molto a proprio agio #TooClassy

Questa di Buffon perché…?

-La Juve è sempre l’MVP di Halloween. Traveste e foto-monta i propri giocatori come nessun altro.

-Da cosa potrebbe vestirsi l’Ingegnere Pellegrini. Perché Appunti Sparsi è anche consigli di moda e travestimenti.

-Marcelo e i suoi riccioloni non fanno paura. Minnie-moglie tantomeno. Marcelo travisa il significato di Halloween e non è carino da parte sua.

-L’essenzialismo di Balotelli.

-Balotelli però si veste come ad Halloween anche quando non è Halloween.

Santissimi. Numi.

-David Luiz ci tiene.

-Vestirsi da se stessi è sempre un ottimo modo per fare auto-ironia.

-A casa Coutinho Halloween è una roba seria, c’è da fare bella figura. Quindi viaaa di orologio pacchiano, camicia sbottonata e sorrisi dipinti sulla mano.

-L’amico Firmino preferisce la canotta dei Lakers e Batman.

-Mentre qua sotto c’è Shaqiri. O così hanno detto.

Vampire Van Persie non è tanto bello quanto suona bene. Peccato.

5. Bayern Monaco – RB Lipsia

di Gabriele Gatti, conduttore di un podcast carino.

Bayern e Lipsia si erano già affrontate mercoledì sera in coppa nazionale, il DFB-Pokal, in casa del Lipsia, col Bayern vincitore ai calci di rigore. Hasenhüttl si era detto soddisfatto della prestazione dei suoi e aveva dichiarato di voler provare a mettere in difficoltà il Bayern anche in campionato all’Allianz Arena, dove l’anno scorso I Tori avevano malamente perso 3-0 in una partita dominata dai bavaresi e influenzata dal rosso preso da Forsberg dopo 30′ (va aggiunto che al momento dell’espulsione dello svedese la squadra di casa era già in vantaggio di due reti).

L’andamento dell’incontro non è stato poi tanto diverso da quello di dieci mesi fa. Heynckes ha sorpreso abbandonando il 4-2-3-1 a favore di un 4-3-3 in cui davanti ad Ulreich figuravano Alaba, Hummels, Boateng e Kimmich. Javi Martínez, tornato stabilmente a centrocampo col ritorno dell’allenatore tedesco, ricopre la posizione di pivot davanti alla difesa, Thiago e Rudy sono le mezzali; Robben, Lewandowski e James Rodríguez si spartiscono il tridente. Il Lipsia invece è sceso in campo col consueto 4-2-2-2 con Gulácsi in porta, Halstenberg, Orban (omonimo del Primo Ministro ungherese), Upamecano e Klostermann in difesa, Keïta e Demme mediani, Sabitzer e Forsberg a gravitare negli half spaces della trequarti e Poulsen-Werner davanti.

L’idea di gioco della squadra di Hasenhüttl è stata evidente fin dall’avvio: l’azione non è quasi mai iniziata dal basso ma si è sempre cercato il rinvio lungo di Gulácsi, solitamente per Poulsen (ma talvolta anche per Klostermann), che doveva provare a far da sponda per i compagni o spizzare la palla per Werner che tagliava alle sue spalle. Invece in caso di contrasto aereo perso, gli altri giocatori in zona dovevano aggredire in avanti per riconquistare il possesso sulle seconde palle nel caso di palloni vaganti o sul possesso avversario in caso di controllo della palla da parte di un giocatore del Bayern.

Anche in fase di impostazione bassa del Bayern erano evidenti le idee del Lipsia: squadra corta e compatta pronta ad alzare forsennatamente il pressing principalmente in due situazioni: retropassaggio e passaggio laterale verso il terzino. Il Bayern però non ha avuto grossi problemi a sviluppare gioco, muovendo la palla velocemente, con le due mezzali che spesso si sono posizionate tra le linee alle spalle del centrocampo avversario per ricevere il pallone e la partita è stata ben presto influenzata dall’espulsione di Orban, nata proprio da una situazione di questo tipo all’undicesimo minuto di gioco.

Boateng serve Rudy tra le linee, bravissimo a controllare palla e a servire coi tempi giusti Robben che viene atterrato dal capitano del Lipsia. Dopo l’espulsione il Bayern è riuscito a controllare ancor più facilmente la partita e ogni volta che ha spinto sull’acceleratore è diventato pericoloso: il Lipsia si è difeso con un 4-4-1 piuttosto passivo ma i bavaresi sono riusciti a sfondare sia centralmente (con le mezzali che ricevevano nuovamente palla tra le linee) che sugli esterni (come nel gol del vantaggio, in cui Robben, partendo largo a destra, ha fatto un uno-due con Rudy e poi con l’esterno sinistro ha servito un assist perfetto all’altezza del dischetto del rigore per James Rodríguez), senza mai subire particolari pericoli difensivi.

Nel secondo tempo la squadra di Heynckes, in vantaggio per 2 a 0, ha deciso di fare possesso palla con ritmi mediamente bassi, senza creare grosse occasioni e amministrando il risultato. Dalla passmap del Bayern risaltano due cose: le mezzali libere di ricevere tra le linee e i due terzini molto alti e partecipi in fase offensiva.

Ora i bavaresi sono primi in classifica: da quando Heynckes è tornato hanno sempre vinto e nel giro di tre giornate sono passati da -5 a +3 punti sul Borussia Dortmund, che affronteranno sabato, in crisi. Sono tornati a giocare bene, occupando il campo in maniera corretta e muovendo il pallone velocemente. Attenzione a non sottovalutarli in Champions.

6. Sampdoria – Chievo

di Alberto Mapelli, che di recente ha pure scritto questo sul giocatore più infuocato d’Europa.

Visto che la rubrica si chiama Appunti Sparsi e sono un ospite che si comporta come se fosse a casa sua, su Samp-Chievo 4 a 1, aka lapartitapiùbelladelweekend, butterò giù una serie di riflessioni/sentenze che seguono un filo logico difficilmente riconoscibile:

-La Sampdoria ha 20 punti, una partita in meno, 4 punti di vantaggio su quelli dietro che sono molto meno convincenti (Milan e Fiorentina), tanti giocatori interessanti e un ottimo allenatore –> per ora avevo ragione io, è la sorpresa del campionato.

-Il primo tempo è stato molto divertente e intenso, pieno di occasioni da gol, molto Premier. Il Chievo ha provato a pressare sulla trequarti e ha aperto voragini alle spalle (vedi il gol di Zapata); allo stesso tempo ha creato almeno 5 palle gol che sono finite tutte magicamente fuori, mentre Viviano ha fatto un grande intervento solo su Meggiorini, che rischia di fare un gol pazzesco ma come sempre non ce la fa (a 00.59 di questo video). Se fosse finito 1-3 il primo tempo non ci sarebbe stato nulla da dire.

-Caprari da trequartista atipico fa diminuire in parte il controllo della squadra ma ne aumenta incredibilmente la pericolosità, si muove moltissimo e crea presupposti per andare a segnare (vedi sempre gol di Zapata).

-Il Chievo ha una bella classifica (15 punti) e basa da anni la propria salvezza su un gruppo solido e storico, soprattutto difensivo. Nelle ultime tre partite ne ha presi 10 e davanti non ha Icardi o Higuain per vincere segnandone uno in più. Urge una sistemata.

-La Sampdoria ha preso ancora gol su calcio d’angolo e sembra sempre in difficoltà. La sistemazione a zona con una squadra non composta da colossi non sembra una soluzione adeguata. Da rivedere.

-Lucas Torreira è un giocatore fantastico.

Il primo gol in Serie A non si scorda mai. Soprattutto se è uno scaldabagno tirato da 35 metri.

7. Nessuno conosce Vincenzo Grifo

Hoffenheim-Borussia Mönchengladbach è stata decisa da un italo-tedesco più forte e meno romanzato di Diego Armando Contento. Tornato a giocare 90′ dopo problemi alle articolazioni, sotto gli occhi di Joachim Löw Grifo ha fornito due assist decisivi per la rimonta dei Puledri. (Per fortuna il nativo di Pforzheim se n’è andato da Friburgo, perché l’accostamento Grifo-Grifone non si può sentire. Meglio parlare di Grifo il calciatore, non di Grifo metafora di un anacronistico fuggi-fuggi in Germania).

In estate, il Gladbach ha deciso di investire 6 milioni di euro su questa ala sinistra del 1993. Nel percorso di crescita, Vincenzo dice di dovere molto a Markus Babbel, allenatore che lo fece esordire tra i grandi con la maglia proprio dell’Hoffenheim. Alla cacciata di Babbel il ragazzo si smarrisce e finisce che lo mandano in prestito prima a Dresda (andata male) e al FSV Frankfurt (Wiki cita già alla seconda riga il fatto che sono i cugini poveri dell’Eintracht. Qui Grifo è andato benino comunque, da vedere e rivedere i gol di allora. C’è un suola-tunnel che farà impallidire Neymar e una punizione assurda).

Nell’estate 2015 il Friburgo decide di puntare 1,5mln su di lui. Grifo domina nella 2.Bundesliga 2015/2016: è l’unico giocatore in doppia cifra per gol (14) e assist (11). Il destro è il suo piede preferito ed è in grado di telecomandare il pallone dove vuole: qui un’altra punizione al tritolo durante l’annata magica al Friburgo. Più è decentrato sulla sinistra, più diventa pericoloso dando giro alla palla: Grifo calcia in top spin come Busquets smista in mezzo al campo. Non è tuttavia solo un freak tecnico, siccome non è raro vederlo recuperare palloni attraverso un pressing alto forsennato o finalizzare di prima intenzione dopo 60 metri di progressione. Grifo ha un fisico importante, che gli consente di non essere mai undersized rispetto al proprio marcatore. É un giocatore utile perché tatticamente disciplinato e adattabile a tanti sistemi diversi, minaccia senza nemmeno aver bisogno della palla costantemente tra i piedi. É del tutto normale per lui segnare dopo un tunnel o accentrandosi dopo una finta col doppio-passo. Colpisce discretamente di testa, il mancino non è da buttare: Grifo sa fare bene tante cose. L’impressione, vedendolo giocare, è che stia scoprendo le potenzialità del proprio corpo col passare degli anni, in modo lento e graduale.

Nell’estate 2017 lascia Friburgo (6 assist e 8 gol al primo anno di Bundes) per Mönchengladbach. Nuovo avanzamento di carriera, nuove aspettative. La partita di cui sopra contro l’Hoffenheim è un po’ un piccolo estratto di ciò che è Grifo ora. Colpisce il palo con un tiro a giro splendido dall’angolino sinistro dell’area, serve un cioccolatino a Thorgan Hazard per il pareggio e ne salta due con l’agilità di un camoscio per lasciare a Ginter la gioia del gol del vantaggio. Dominante. Prenditi la Bundesliga, Vincenzo!

8. Manchester United – Tottenham, ma solo le (poche) azioni interessanti

Nel primo tempo è successo talmente poco, anche il Tottenham è stato così rinunciatario ad impossessarsi della partita, che la noia ha preso il sopravvento. Prima frazione riassumibile così:

0-0 e sbadigli.

Lo United è schierato sostanzialmente a specchio: la difesa a 3 di Mou comprende un rinato Phil Jones, un attento Smalling e un rientrante Bailly. In mezzo Herrera e Matic cercavano di strappare la pagnotta dalle mani di Sissoko e Winks, mentre davanti ad ambo le coppie di mediani avevano posizione perlopiù fluida quattro trequartisti: Alli, Erikse, Mkhitaryan e Rashford, vent’anni oggi. Interessante specialmente la posizione del danese, più basso del solito, per agevolare uscita del pallone e creare superiorità in mezzo. Senza Kane (problemino al ginocchio), è stato il Tottenham a parcheggiare il bus e ripartire sfruttando la velocità di Son. Mourinho, essendo Mourinho, ha comunque rifiutato di prendere in mano il pallino del gioco e ha chiuso la prima frazione col 46,1% di possesso, tirando solo due volte verso la porta avversaria.

Nel secondo tempo sono ben 9 i tiri dei Red Devils verso Lloris. La squadra di Mou è riuscita a mantenere per 90′ un ritmo alto, mentre dopo l’ora di gioco il Tottenham è crollato. Nonostante questo, il secondo tempo è stato notevole, per entrambe le squadre. Quando le idee si annebbiano e i Momenti Premier™ si susseguono, vince la squadra più Premier delle due in campo. E quando c’è il Manchester United vince sempre il Manchester United.

53:44. Mkhi si destreggia tra Winks e Sissoko, calcia da poco dentro l’area di rigore ma è un tiro senz’anima. Lloris però non trattiene e Davies fa un miracolo in anticipo su Rashford.

54:04. Lo United resta in possesso, Matic serve bene Mkhi in profondità, il suo cross arretrato è giusto… Ma Lukaku ha il posizionamento di un cane in chiesa e l’occasione sfuma.

64:06. La rasoiata di Valencia termina alta, ma di pochissimo eh.

76:43. Quel fenomeno di Eriksen vede cose che David Lynch sogna. Mette in porta Alli con una palla che canta buttami dentro, ma Alli non la butta dentro.

80:45. Sul rilancio lungo di De Gea, una spizzata semi-casuale di Lukaku manda in porta Martial. Il francese brucia Alderweireld e anticipa l’intervento di Dire. Buca Lloris e regala tre meritati punti ai suoi.

9. Golazo del Pipita

Contro quella squadra che vi dicevo all’inizio, uno dei migliori attaccanti al mondo ha segnato un gol di una bellezza ammorbante. Mostruoso anche il velo di Dybala.

10. Consiglio di lettura

Non vengono mai oltremodo spinti, su questa rubrica, pezzi ideati, formulati, realizzati, copertinati dalla banda di scappati di casa che ospita Appunti Sparsi, ovvero lo scappato di casa. Ecco, uno strappo alla regola, perché cinque degli sbandati di cui parlavamo prima hanno trovato la sponsorizzazione Gillette (Il Meglio Di Un Uomo) e hanno scritto ideato, formulato, realizzato e copertinato un pezzone su Andrea Pirlo, che a breve si ritira 🙁 . Segue uno stralcio.

Pirlo ha fatto parte di quella categoria di eletti capaci di soggiogare l’entropia e il caos del gioco al proprio volere, narratori onniscienti in grado di architettare trame complesse soltanto per il gusto di dimostrare come per loro – e per loro soltanto – fosse facile risolverle.